
Ogni mese Mangiastorie elegge il suo Re. Il Re dei Golosi. Ovvero colui che si dimostra il più assiduo nel gustare i racconti altrui, saccheggiando (come fanno i Re) la Dispensa dei Golosi...
Il popolo di Mangiastorie riconosce tale nobiltà d'animo e generosità, permettendo al Re di esporre per un mese intero l'incipit di un proprio racconto in Home Page, la massima vetrina.
Il Re viene acclamato dal popolo festante, la sua arte è esaltata, proprio come egli ha esaltato quella altrui.
Viva il Re!
Il Re dei Golosi del periodo 7 giungo-24 luglio è di nuovo Mario Borghi (Stranoforte), classificato terzo al concorso "Racconti Slot Machine".
Proponiamo di seguito l'incipit di un suo contributo, "Palme, pitosfori e ippocastani".
Palme, pitosfori e ippocastani
Non avevo nemmeno mai visto la neve e lì ne sarebbe scesa tanta, anche sui ricci e sulle foglie degli ippocastani. Per giorni ho ripetuto “ippocastano”, una parola dal suono secco, esplosivo.
Le battaglie di ricci e di castagne, anzi di “castagne matte”, così si chiamano i frutti dell’ippocastano, riempivano i nostri pomeriggi autun-invernali e di lividi le facce e le mani dei maschietti, mentre sulle bancarelle improvvisate dalle femmine – e che stessero lontane, tra di loro – una castagna matta poteva essere tutto: dall’etto di stracchino, al pezzo di focaccia, al detersivo.
Una volta provai ad assaggiare una castagna matta, aveva un sapore amaro, immangiabile. Mi vide un barista: “se avete fame venite pure qui che vi do qualcosa”. “… se avete fame…”. Spesso pensavo che l'ippocastano fosse un albero completamente inutile, come la mia presenza lì.
Fortunatamente provenivamo da un altro paese ligure, altrimenti i miei genitori, una campana ed un emiliano, avrebbero fatto la fine degli altri immigrati arrivati li, assieme a noi nel 1969, l’anno della luna, a cercare fortuna: ghettizzati. Ma pur sempre felici.
Ma io rivolevo i pitosfori e le palme, e lì non crescevano. Qualche volta ho anche pianto, mi mancavano da morire, ed il gelato non aveva lo stesso sapore. A 5 anni il mondo ti sovrasta e non riesci a capire perché di colpo, dal sole e dall’odore del mare di Sanremo, ti puoi trovare al gelo dell’entroterra ligure; un gelo secco di montagna
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Il Giardino dei Veleni (parte prima)Autore: Miss Weeddy Sezione: Racconti Brevi Categoria: Comico Erano soliti sedersi dove alle cinque,in autunno, era possibile scorgere il sole che moriva, rosso, paonazzo di calore ardente, che scivolava al di sotto della linea dritta del lago. Le grandi finestre lasciavano che quella luce si riflettesse e li immergesse in una dimensione punicea. Erano soliti ritrovarsi lì ormai da anni, più o meno da quando rispettivamente avevano perso le proprie consorti. Di fronte ad una tazza di te e ad una di caffè, discutevano per ore di qualunque cosa. Ogni tanto le loro discussioni si facevano cosi accese che doveva essere la silenziosa Adriana, la quieta cameriera slovena, a dividere i due in preda a deliri di conoscenza, mentre tentavano di colpirsi con arti ormai troppo stanchi per combattere. Una volta, mentre stava lavando i vetri della cucina, le era capitato di udire un forte tonfo provenire dal piano di sopra e recandosi in tutta fretta alla sala soprastante aveva trovato i due sul pavimento. Gianfranco, il più giovane dei due, stava sopra Luigi e lo strattonava per il colletto della camicia urlando: -E' stata la frivola interpretazione di D'Annunzio a rovinare completamente la teoria del superuomo di Nietzsche! E' stato solo un contributo alla nascita del regime fascista! Nietzsche non parlava della violenza fisica, non parlava del giusto trionfatore di una massa di schiavi!Parlava della nascita di un uomo nuovo!Un uomo libero!- Luigi stava paonazzo sotto e strepitava:- No!Lui parlava proprio di quello! Parlava di un elite che controlla il prossimo e mette ordine nella società!- E dopo una faticosa lotta era riuscita a dividerli. Li aveva anche sentiti discutere per quattro ore consecutive. Quella volta il problema era se fosse meglio la scrittura anglosassone, breve e incisiva,come il caffè, o quella italiana, più prolissa e ricca di parole, come un buon thè. |










