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La cucina che non c'è la cucina che non c'è La cucina che non c'è - seconda cucina

La cucina che non c'è - seconda cucina

 
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“Lo vuoi vedere il mio dragone?” Preso dal panico, ricordo solo di aver aperto la prima porta che mi sono trovato sotto mano. Non che io sia omofobo, intendiamoci, è solo che preferisco ruzzolare giù per una scala buia e misteriosa che trovarmi faccia a faccia con un’amica che di nome fa Tristano. Mentre sto cadendo e le mie duecentosei ossa impattano tutte contro ogni singolo gradino,penso che Tristano è un nome proprio datato, e che un appuntamento per i single della città in un ristorante cinese è proprio una cosa triste. Non volevo venirci, io. Mi ci hanno convinto. -Male non ti farà, giusto?-Aveva detto Gustaf con la sua aria compiaciuta, perché lui no che non ne aveva di problemi a trovarne di passere. Un po’ male finora ha fatto, replicherei. Insomma mentre cerco di defilarmi dalla parodia di una Gina Lollobrigida nei suoi anni peggiori, intenta a spiegarmi a come la chirurgia estetica sia...
 
 
“Perché io l' avevo detto, in tempi non sospetti. Sissì, appena uscito da scuola, gliel' ho detto ai miei: checcazzo mi mandate all' Università a fare, tanto, tempo 5 o 6 anni e finiamo tutti a lavorare dai cinesi! E infatti, me e te dove siamo?” Nilesh alzò gli occhi al cielo chiedendosi come facesse quell' italiano a non accorgersi quanto poco gliene fregasse a chiunque delle sue chiacchiere. Padron Huang o chi per lui l' aveva assunto tre o quattro giorni prima, da quando il precedente pizzaiolo di punto in bianco non s' era più presentato al lavoro. Nilesh non s' era fatto troppe domande sulla sua sorte: alla Perla Di Giada RistoranteCantonesePizza&Kebab il ricambio di schiav... ehm, di dipendenti era piuttosto rapido. E i rapporti umani erano in genere tiepidi: la stragrande maggioranza dei colleghi erano cinesi, che, lo sanno tutti, culturalmente son portati a farsi i fatti loro e a non parlare una parola di qualunque lingua che non sia il mandarino. A parte i camerieri, che qualcosina col mondo esterno ci hanno a che fare; ma lì in quella cucina l' unico stronzo che doveva sorbirsi la versione umana di Radio That's Amore...
 
 
La signorina Efisia abitava in un piccolo paese in provincia di Nuoro e sosteneva di avere origini cinesi da parte della trisnonna. Pur non avendo alcun tratto orientale, nutriva una profonda, al limite dell’insano, passione per le cose cinesi. Solo che lei in Cina non c’era mai stata, tutto quello che sapeva lo aveva appreso dalle riviste, dalla TV, dai ristoranti e dai negozi cinesi che frequentava spesso. Aveva trasformato casa sua in una piccola Chinatown. Ovunque c’erano calligrammi, lanterne, dragoni, tavolini bassi e altri oggetti raccattati un po’ ovunque. Ovviamente dei falsi clamorosi e grossolani che commercianti senza scrupoli le avevano rifilato a carissimo prezzo. Viveva facendo la badante a vecchie signore rintronate che non capivano nulla di ciò che lei predicava in ordine alla sua passione, passione che - e non riusciva a spiegarsene la ragione – peraltro allontanava tutti i suoi potenziali pretendenti. Un bel giorno vinse una somma enorme al lotto e non ci pensò nemmeno un secondo: mollò le vecchie e si mise subito all’opera per aprire un ristorante cinese. Non avendo mai visto quella originale da vicino, aveva dato vita...
 
 
Non sono pazzo. Non importa ciò che penserete di me o della mia storia, ma giuro che tutto andò proprio come vi narrerò. Sono un ragazzo noto per essere scansafatiche. Lo ammetto, il lavoro non è mai stato il mio forte. Preferisco descrivermi come maggiormente incline ai divertimenti delle grandi città. Le notti a New York passarono velocemente e ben presto ebbi bisogno – mio malgrado – di un vero lavoro per racimolare qualche spicciolo. Bussai di porta in porta per tutta la città, finché la notte mi colse in un'anonima viuzza priva d'importanza. Era poco più che un vicoletto oscuro, all'apparenza frequentato solo da gatti randagi e bidoni di rifiuti. Il buio era rischiarato dal chiarore intermittente di un'insegna al neon. Originariamente doveva rappresentare il sole che sorge dall'orizzonte, ma in seguito ad un errore l'insegna fu montata capovolta. Per tal motivo il ristorante fu chiamato “La Taverna del Sol Calante” e non del “Sol Levante”. Un cartello recitava “CERCASI IMPIEGATO”. Senza alcuna fretta regalai alla notte l'ultimo sbuffo di fumo di una...
 
 
  L’APPUNTATO ESPOSITO   Questo è il tipo di cosa che danno da fare a me. A me, che sono l’ultimo arrivato e lo sfigato del Comando. Vabbè, verrà il mio turno, farò carriera e a mia volta affibbierò missioni del cavolo io a qualche pischello sottoposto Ma per il momento mi tocca scrivere questa relazione, cioè questo verbale, cioè il resoconto, cioè non so nemmeno io come chiamarla questa idiozia, e non so nemmeno se mi crederanno quando la leggeranno : è una storia assurda Anzi, mentre la scrivo, non ci credo neanche io. Vabbè, leviamoci sto dente   E siccome il computer non lo so usare, infilo il foglio nella macchina da scrivere   “addì 15 aprile duemilaundici, alle ore sette e trenta del mattino, il sottoscritto Appuntato Esposito Gennaro,  durante il servizio, riceveva la telefonata anonima di un privato cittadino il quale segnalava rumori e attività sospetti, fin dalla notte precedente, nel Ristorante Cinese “La Grande Muraglia Blu”, sito in...
 
 
Smile! Aprii la porta di scatto. Caddi dando quella spinta finale, tanto che pensai di essermi rotto una spalla. Il freddo ferro del portone metallico che mi aveva tenuto prigioniero era spalancato. Diedi un ultima occhiata alla cella che avevo usato nelle ultime settimane, mesi, anni. Quel qualcuno che mi aveva nutrito, per la prima volta si era scordato di richiudere la porta, e così riuscii a sfondarla. Ma non sapevo chi fosse, o da quanto fossi lì. Sapevo solo di essere in grado di intrecciare i peli della mia barba a quelli del mio pene - e fidatevi, quando non si ha nient'altro da fare, è un passatempo divertente. Sapevo anche che l'angolo-cesso puzzava più di qualsiasi altra cosa avessi mai odorato in vita mia – e sono il capo di una piccola impresa di pulizie. Un cinico bastardo con due divorzi alle spalle ed una bottiglia di Jack Daniels come migliore amica. Ma la storia che vi stavo raccontando era un altra... Ah sì, la cucina. A ben pensarci, il nuovo panorama che mi salutava non...
 
 
 
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