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Mi sto schiacciando la mia biondina preferita nel terazzino sul tetto, dove domino la città. L'ho messa in modalità “porca” e oltre a suggerirmi cosa farle è in grado di prendere gardite iniziative. In questo momento si tiene alla ringhiera in posizione supina mentre le sbatto il suo culo sintetico e la cosa mi piace. Mi piace guardarla in faccia e toccare quei seni che sembrano veri. La biondina inizia a stringere gli sfinteri, dandomi ancora più piacere. Stringe ancora. Inizio ad essere in difficoltà. I muscoli sintetici di cui è dotata la mia bambolina da quindicimila euro stanno stringendo troppo forte. Le dico di mollare la presa ma sembra che non risponda ai comandi vocali. Inizia a farmi fale. Mi sta stritolando il cazzo con il suo culo. Inizio a ordinarle una serie di cose, ma non ne esco fuori, in tutti i sensi. Il tasto reset! Mi sdraio sopra di lei cercando il tasto reset che ha dietro il collo,...
Entriamo in casa lanciando il sacco sul pavimento. Fuori piovono goccioloni grossi come pugni, e le infiltrazioni dal buco sul tetto creano delle macchie sul soffitto grigio, pezzandolo e facendolo gocciolare su tutto il pavimento. Siamo a Ferragosto, ed il caldo che si mischia alla pioggia mi da l’idea di trovarmi dentro una spaventosa incubatrice. Questo cesso spoglio e umido è fitto dell’odore delle tavole di legno che marciscono. -Preparo un tè?- dice il mio socio. Mi guarda con gli occhi neri sovrastati da quei gomitoli di sopracciglia, le guance piene e le labbra sottili. -Ti sembra che abbiamo tempo per il tè? Dai tirala fuori di lì- Dico io, mentre mi passo una mano sui capelli bagnati. Febo prende il sacco e lo svuota rivoltandolo. -Io non so proprio da dove cominciare Ermes- Dice- Non so neanche cosa stiamo cercando-. -Lo so io. Quello che stiamo cercando ci renderà maledettamente ricchi. Dai tu prendila per le gambe io la prendo per le braccia e la mettiamo sul divano.- ...
Dolls - prima parte - di Ab Normal, Miss Weedy, Solo
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Il caldo torrido, il buio e l’odore di cartone da imballo, unito al nastro adesivo, mi mettono a mio agio. Creano un effetto d’insieme molto soporifero. Di nido artificiale. E’ quello che cercavo dentro questa fabbrica, così ospitale durante la chiusura di ferragosto. Si potrebbe credere, e a tratti mi pare proprio così, che sono il piccolo di uno strano uccello. Senza piumaggio, con arti secchi e brevi, grossa testa con pochi capelli, becco lungo e giallo. Nel buio apro il mio becco, ma nessuno ha pronti vermi o insetti per me. Lo spalanco, gracido un poco, ma nessuno arriva. Nessun battito di ali, di qualcuno che arrivi e mi nutra. Eppure mi immagino che il caldo che sento sia di una madre invisibile, del suo grossissimo culo di piume. Morbido e carezzevole, tutto per me, sopra di me. Umido e caldo. Mi sono costruito questo nido di cartoni da imballo nella speranza di ritrovare qualcuno. Li ho raccolti in magazzino, curvati a forza, appoggiandoli e fissandoli con nastro da pacchi a un gruppo di otto poltrone a rotelle, raccattate in giro nei vari uffici, che ho disposto in cerchio. Al centro ho collocato altri...
Questo racconto è una divertente parodia di vita e di uova frittellata.hahah!!!
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