I Racconti Racconti Brevissimi Introspettivo Palme, pitosfori & ippocastani.
 

Palme, pitosfori & ippocastani. Hot

scrivi all'autore
 The form could not be submitted

Non avevo mai visto gli ippocastani, non ne avevo nemmeno mai sentito parlare. A Sanremo non c’erano. C’erano le palme e quelle siepi di pitosforo che, in grandissimi vasi, recintavano i dehors dei locali pubblici, dall’odore acre e strano che ancora adesso associo al cono gelato che mi compravano quando ero piccolo nelle gelaterie vicine ai pitosfori.

 

 

Non avevo nemmeno mai visto la neve e lì ne sarebbe scesa tanta, anche sui ricci e sulle foglie degli ippocastani. Per giorni ho ripetuto “ippocastano”, una parola dal suono secco, esplosivo.
Le battaglie di ricci e di castagne, anzi di “castagne matte”, così si chiamano i frutti dell’ippocastano, riempivano i nostri pomeriggi autun-invernali e di lividi le facce e le mani dei maschietti, mentre sulle bancarelle improvvisate dalle femmine – e che stessero lontane, tra di loro – una castagna matta poteva essere tutto: dall’etto di stracchino, al pezzo di focaccia, al detersivo.
Una volta provai ad assaggiare una castagna matta, aveva un sapore amaro, immangiabile. Mi vide un barista: “se avete fame venite pure qui che vi do qualcosa”. “… se avete fame…”. Spesso pensavo che l'ippocastano fosse un albero completamente inutile, come la mia presenza lì.
Fortunatamente provenivamo da un altro paese ligure, altrimenti i miei genitori, una campana ed un emiliano, avrebbero fatto la fine degli altri immigrati arrivati li, assieme a noi nel 1969, l’anno della luna, a cercare fortuna: ghettizzati. Ma pur sempre felici.

Ma io rivolevo i pitosfori e le palme, e lì non crescevano. Qualche volta ho anche pianto, mi mancavano da morire, ed il gelato non aveva lo stesso sapore. A 5 anni il mondo ti sovrasta e non riesci a capire perché di colpo, dal sole e dall’odore del mare di Sanremo, ti puoi trovare al gelo dell’entroterra ligure; un gelo secco di montagna.
E poi quegli inverni rigidi che ti sembra che le orecchie ti si siano cristallizzate e hai paura di toccarle perché pensi che possano frantumarsi. A Sanremo l’inverno era gradevole, non sapevo cosa fosse il freddo ma lì, sulle montagne liguri, anche le estati erano fresche.
“AFFITASI STANSE E CASE BASTA CHE NON SIENO MERIDIONALI” ha campeggiato sulla facciata di qualche casa fino agli anni ’80, fino a che un giorno qualcuno ha strappato quel cartello, affogando con quel gesto il coraggio di chi lo aveva scritto.
I miei genitori avevano pagato il dazio già a Sanremo, ma probabilmente non se ne sono nemmeno accorti. Nelle grandi città tutto si diluisce e la voglia – sana, intensa, pervicace e solare – di uscire dalla disperazione ha curato ogni ferita. Forse ghettizzati, ma sicuramente felici.
Il destino si è replicato e mi sono trovato dall’oggi al domani in una terra dove il concetto di “continentale” è difficile da spiegare, ma facilissimo da comprendere, per chi lo è. Non avevo mai visto una pecora né un nuraghe, ma l’esempio di chi mi ha portato dalle palme agli ippocastani mi è stato di aiuto. Vitale direi, visto che ho imparato a convivere decorosamente con un nobile popolo che comunque ti si rivolga, in italiano o nella sua antica lingua, ti comunica immediatamente un fine razzismo, gentile e indolore. Fortunatamente oggi scalfito dal progresso e dalla convivenza. Ma resti sempre continentale.
Quando torno al mio paese freddo – quello caldo è Sanremo, ed è sempre il mio - rivedo quegli ippocastani, sono sempre al loro posto, ma per terra non c’è più nulla. I ricci e le castagne e le foglie vengono rimosse da solerti spazzini ancor prima che si posino per terra. Ma io vorrei giocarci ancora e con gli amici abbiamo deciso che un giorno ci arrampicheremo sugli alberi per farci una provvista di qualche quintale, poi faremo una battaglia epica sul piazzale della Chiesa e, quando avremo finito tutte le munizioni, pieni di lividi antichi su tutto il corpo, andremo a saccheggiare le bancarelle delle femmine – chi maestra, chi commerciante, chi casalinga – improvvisate sulle panchine, o compreremo e fuggiremo senza pagare (“quanto costa?”, “Tre foglie, grazie”, “E questo?”, “Una foglia e 4 sassolini”). Giuriamo? Ok giurato e lo facciamo. Poi riapro i vecchi libri, in cui avevo messo alcune foglie di ippocastano a seccare. Sono ancora li, sanno di passato.
Adesso che ci penso eravamo la maggioranza nel paese freddo, noi figli di immigrati terroni; adesso che ci penso ci guardavano dalla testa ai piedi, tra lo schifato ed il divertito; adesso che ci penso qualcuno sul campetto diceva:
“ma cosa ci sei venuto a fare qui? Non potevi restare a casa tua, scusa noi mica veniamo da voi”.
“Ricordati che io qui ci sono nata e voialtri siete venuti a starci, quindi per favore tacete” mi disse una compunta negoziante. Di quelle vere, non delle panchine. Ma non capivo cosa avessi io di diverso. Erano loro i diversi, loro e quegli inutili ippocastani.
“Sei cresciuto a scatolette e a carne continentale, che non serve”.
L’altra metà del dazio l’ho pagata dopo.

Q
ualcuno mi ha detto razzista, qualcun altro fascista. Persone che non si sono mai spostate dal loro nido e non immaginano nemmeno quanto può sapere, nostro malgrado, "di sale lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e 'l salir per l'altrui scale." Vi posso garantire che io lo so, eccome. Tantomeno hanno idea di come si possa sopravvivere. O si debba. Criticare è molto più comodo. Anche criticare chi non critica.
Ma io rivoglio quell’aria pungente, rivoglio quelle foglie, quelle palme e quei ricci e vorrei che tutti riuscissero ad adattarsi agli ippocastani – e far adattare i propri figli - come ha fatto la generazione dei miei genitori: in maniera elegante ed in silenzio e senza imporre che venissero piantate palme e pitosfori laddove difficilmente avrebbero resistito.
 



Cerca fra gli altri racconti di Stranoforte

(Usa le frecce scure per far scorrere l'elenco dei racconti dell'autore. Devi prima avere eseguito il login)
Valutazione editore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione editore
 
4.2
Valutazione Utenti
 
4.4 (4)
Valutazione editore
 
4.6
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Cerca fra tutti i racconti di questo autore

opinioni editore

 
Palme, pitosfori & ippocastani. 2010-08-17 14:48:09 Gianluca
Voto medio 
 
4.6
Qualità della trama 
 
4.0
Stile 
 
5.0
Scorrevolezza 
 
5.0
Coinvolgimento 
 
5.0
Originalità 
 
4.0
Gianluca Opinione inserita da Gianluca    17 Agosto, 2010
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

...e marrondindi!

Bravo Stranoforte! Un racconto veramente toccante e profondo, scritto con stile impeccabile. Complimenti veramente, mi ha coinvolto e mi è piaciuto.
PS: per chi non lo sapesse, da noi in Toscana gli ippocastani (o i loro frutti) son chiamati marrondindi (crasi che sta per marroni d'India) e i ragazzini sono soliti tirarseli dietro l'un l'altro per gioco (l'ho fatto anch'io!)

 

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Per poter scrivere un commento ti devi autenticare o registrare
 

Altri racconti selezionati dalla Redazione per il genere Introspettivo

Valutazione editore
 
4.5 (2)
Valutazione Utenti
 
4.7 (1)
Powered by JReviews
 

what's up?

 

Cerca

Categoria:     Keywords: