Il ragno – parte prima – il Trasloco (di Fermento Lattico ed Epiphany) In evidenza Hot
Associa un cibo
Prima di crollare a terra ho sentito distintamente un “Fanculo” provenire alle mie spalle. Tanto che ho avuto il tempo di pensare “Ma a chi fanculo?”. Il “fanculo” era digrignato da una voce cupa e bruciata. Molto bruciata. Qualcuno avvezzo a concedersi cicchetti di lava seguiti dall’immancabile sigaretta.
Mr. “Fanculo”, non ho mai avuto il piacere di vederti. Rimarrai per sempre Mr. “Fanculo”. Fanculo dunque, Mr. “Fanculo”…
Il mio sguardo era fisso sulla campagna rianimata dalla primavera, verde e chiazzata di giallo, le chiome dei pioppi lontani mosse dal vento. Ero lì fermo che riprendevo fiato nel bel mezzo di una lunga passeggiata agreste. Quelle cha fanno bene alla salute. Rimiravo il bel paesaggio, così bello che qualcuno in altre epoche si sarebbe messo a dipingerlo. Ma ecco che all’idilliaca immagine qualcuno allega un sonoro sbagliato, un roco e infernale “fanculo”. The final fanculo. Tempi moderni, i quadri col sonoro. Prima di potermi girare per vedere chi fosse è arrivato un dolore così forte da diventare qualcosa di solido e separato dalla mia nuca che nel frattempo andava in briciole. Ho sentito un “craaack”, sordo, come se qualcuno avesse strizzato un sacchetto di cornflakes dentro la mia testa. I miei cornflakes.
Nell’unico incidente in macchina che ho fatto non ho dato la precedenza a uno che sbucava da una curva cieca. Ricordo bene come tutto fosse incredibilmente rallentato, quasi a fotogrammi: l’altra macchina che avanza, la faccia sorpresa del grassone alla guida, la faccia che si schianta sul parabrezza, la faccia che rimbalza all’indietro come una palla di gomma.
Così anche in quel momento, tutto rallentato e nitido. Il fanculo, che mi è rimasto registrato da qualche parte nel cervello che non ho più, il dolore esplosivo, seguito dallo sgretolarsi dei miei cornflakes, l’ondeggiare dei pioppi, la caduta a terra.
Sono passate sicuramente parecchie settimane da quel giorno e ora sono certo di essere completamente decomposto. Numerosi topi di ogni taglia e larve bianchicce e instancabili si sono alternati sulla mia testa e al suo interno, fino a svuotarla per bene. Un gran via e vai frenetico, laborioso e meticoloso, mosso dalla stessa energia che muove il mondo. L’oscura regia, si direbbe. Molte notti e molte giornate si sono alternate davanti alle mie orbite sempre più vuote e sempre più ampie. Piogge fitte, lune piene o a spicchio, nubi bianche che si inseguono. La scia sottile di un aeroplano che sfuma nel cielo grigio pomeridiano. Fuochi d’artificio che rigano il ventre piatto della notte mi annunciano che siamo già a maggio. Maggio è il mese più bello dell’anno. Ci vedo benissimo, è vero, ma semplicemente guardo sempre la stessa cosa, non potendo più muovermi. Un ciuffo d’erba alta, su cui un ragno piuttosto grosso ha tessuto la sua tela. Un ragno tutto nero con sottili segni rossi simili a caratteri, come fosse stato decorato da un cinese. Dietro la tela, sorretta dai robusti steli verde scuro, la porzione di un tronco d’albero e a fianco il cielo che col passare delle ore si inscurisce fino a trabordare e inondare tutto di nero denso; poi di nuovo chiarore arancione, quindi luce piena che mi riporta di nuovo il ragno, immobile sulla tela. A volte si muove furtivo verso il centro della trama, come si fosse dimenticato qualcosa, poi torna al suo posto, un po’ in disparte. Andando a memoria ricostruisce i pezzi di tela danneggiati. Un tipo metodico. Non l’ho mai visto mangiare, forse mangia di notte. Ciao, ragnetto.
Così trascorro le mie giornate, e so tutto di quel ragno. Sono diventato come una di quelle cineprese nascoste che si lasciano lì a girare e girare durante i documentari. Notte e giorno, giorno e notte. Tutto scorre sul palcoscenico di due metri per due che il caso mi ha costruito davanti.
Inizialmente non avevo la giusta disposizione d’animo per dare un gran peso al ragnetto. Mr. Fanculo, ammazzandomi, assieme al sangue ha liberato le mie preoccupazioni di cadavere ancora caldo. Chi avvertirà quell’ansiosa di mia moglie Lisa? Dove diavolo ho lasciato l’auto? Qual è il numero verde per bloccare la carta di credito? E le chiavi di casa? Katiuscia dal bel caschetto biondo, curve perfette venute dall’est, morderò ancora tue natiche sode strizzate in vestitini a fiori? Preoccupazioni e appetiti ancora vivi. Nostalgia, ansia, paura, panico. Rassegnazione, rabbia.. Pensieri futili misti a domande esistenziali. Le stesse che ci si fa da vivi, ma con più tempo a disposizione per dargli credito. Da non credere cosa possa rimbombare nella penombra di un cranio spolpato.
Poi col passare dei giorni è subentrata una sorta di grande stanchezza, un’immensa e placida predisposizione al lassez faire, e da allora concedo la mia attenzione solo a ciò che mi scorre davanti alle orbite. Non seleziono più e ora tutto ciò che è fuori entra dentro, nel silenzio composto della mia calotta cranica. Non esisto più, tecnicamente. Se volete, chiamatela libertà. Io, forse per scheletrica consolazione, me ne sono autoconvinto.
Si dice che l’assassino torni sempre sul luogo del delitto, ma di Mr. Fanculo, almeno di qualcuno che immagino possa credibilmente esserlo, nessuna traccia. A dir la verità nessuna traccia di nessuno, in questo tratto di campagna incolto e isolato. A lui non penso mai, quel ch’è fatto è fatto. Come dire: beh, Fanculo.
Se avessi ancora le orecchie o se potessi ancora udire qualcosa, mi cullerei al sibilare del venticello che probabilmente mi attraversa il cranio. Un piccolo diversivo.
Qualche giorno fa però non ho più visto il ragnetto, è sparito. Fino a quando, ormai all’ingiallire dell’ennesimo tramonto, l’ho visto entrare in una delle mie orbite, come un bambino che scavalca la finestra del vicino, addormentato davanti alla tv. Io non dormo più e darei un occhio per una tv, ma d’un tratto ecco la sua sagoma scura e arrotondata, le sue zampette veloci mi sono sembrate minacciose.
D’istinto mi è venuto di scacciarlo, ma chissà la mia mano e il mio braccio dove sono, se sono ancora lì adagiate lungo il mio scheletro, o se qualche animale notturno li ha portati via. Ma in fondo chi se ne frega, è solo l’impronta sbiadita di quello che era il mio istinto di sopravvivenza. Entra ragnetto, entra.
Ragnetto è entrato e si è messo a girare nervosamente dentro e fuori, in cerca di chissà che. Solo a notte fonda si è calmato e ha preso possesso di quella che, a tutti gli effetti ormai, è diventata la sua nuova casa.
Deve essere un tipo con qualche mania simil-spirituale, mi sono fatto questa idea, perché appena sorta l’alba si mette sempre sulla soglia di casa, cioè la mia mascella ormai divelta, e osserva il sorgere del sole. Sarà micca un newage? Poi esce e sparisce per un po’.
Proprio oggi la grande sorpresa!
Mi è comparsa davanti una scarpa marrone di cuoio, di quelle classiche tutte ricamate da ghirigori, come usava mio padre. Scarpa allacciata con dentro un piede, semicoperta da un pantalone grigio chiaro, anche questo superclassico. Un tipo in età o un amante del superclassico. E’ rimasto lì per qualche istante, si è chinato su di me di tre quarti svelando una corporatura robusta, un po’ di pancia sotto la camicia bianca, la cravatta a ciondoloni. Troppo in alto per vedergli la faccia. E se n’è andato.
Ma chi è che osserva un cranio e le ossa annesse e poi se va indisturbato, a passi lenti, riaggiustandosi i pantaloni? Chi è che, prima di ritornare sui suoi passi, getta un mozzicone di sigaretta proprio davanti a me e lo spegne pisciandoci sopra?
Chissà sei hai detto qualcosa, Mr. Fanculo.
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Recensione Utenti
Opinioni inserite: 1
Come sempre..ti odiooo!!
L'inizio è da fuochi d'artificio. La tua tecnica di scrittura (che ti invidio da sempre) è esemplare!
Il ragno e lo scheletro...che straordinario punto di vista!
La trama già mi coinvolge, voglio leggerlo ancora...
La smania di vivisezionarti è cresciuta ;)
Cibo
Consiglio
Pro e Contro
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