Cannibali e vampiri - parte prima Hot
La scrittrice era carina, snella e piacevolmente trasandata. Seduta al suo banchetto nella libreria affollata, aveva continuato a firmare copie del suo nuovo romanzo per tutta la sera. Il suo agente le sedeva protettivo al fianco. La ragazza era sui vent’anni. Era già al secondo libro di successo. Il negozio era affollato di ragazzi più o meno della stessa età. E tutti avevano con sé una copia firmata del suo favoloso libro nuovo. La scrittrice scosse la testa e i capelli bruni, a caschetto, ondeggiarono ammiccanti. Più di un giovane che affollava la libreria si trovò a considerarla estremamente attraente. La ragazza invece stava pensando che iniziavano a venirle dei tremendi crampi alla mano. Era ora di finirla con tutta quella pagliacciata.
* * *
La pagliacciata, invece, durò fino alle nove di sera. Quando finalmente anche l’ultimo degli entusiasti clienti se ne fu andato, la scrittrice si alzò e annunciò che sarebbe tornata in albergo. Il suo agente si offrì di accompagnarla con la sua auto. Ma lei declinò, sapendo che tanto quello non avrebbe perso occasione per riprovarci.
“E’ pericoloso,” le ripeté per l’ennesima volta. Ma lei lo ignorò. Si avviò tranquillamente lungo la strada deserta, in attesa di un taxi. Non salutò il titolare della libreria che aveva cortesemente ospitato per quella sera il loro carrozzone itinerante. L’agente rimase in negozio per rimediare a quella deprecabile dimenticanza.
Il freddo novembrino cominciava a farsi sentire e si condensava in tante nuvolette bianche davanti alle labbra. La giovane si strinse nel giubbotto di stile militare. Fu allora che sentì dei passi dietro di sé. Si voltò di scatto, spaventata, ma non fu abbastanza rapida. Qualcuno la afferrò per le braccia e le premette qualcosa di schifoso sulla bocca. Non ci mise molto a cadere a terra svenuta.
* * *
Si risvegliò all’interno di un luogo piacevolmente riscaldato. Prima di rendersi conto di dove si trovasse, si accorse di essere legata strettamente a una sedia per i polsi e le caviglie. Il suo misterioso rapitore le aveva tolto gli anfibi e i pesanti calzini di lana e li aveva distrattamente poggiati poco più in là. L’aveva lasciata a piedi nudi, forse per rallentarne la fuga in caso fosse riuscita a liberarsi. Provò istintivamente a gridare ma non le fu possibile. Era imbavagliata.
Suo malgrado, non poté fare altro che guardarsi intorno. Il posto sembrava un monolocale. Piuttosto pulito, quasi accogliente. Un tavolo in mezzo alla stanza, moquette sul pavimento, un impianto stereo appoggiato in un angolo, un personal computer sul tavolo. Lo stereo diffondeva le note dell’ultimo cd dei Metallica, un suono per lei familiare – la sola cosa, forse. La luce proveniva da una piantana che si elevava al soffitto nell’angolo opposto a quello dello stereo. L’unica finestra aveva gli scuri serrati, a notte. Poi, a guardarci meglio, la ragazza si rese conto di molte piccole cose che rendevano quel posto inquietante. La pulizia era tutt’altro che evidente, tanto per cominciare. Un sacco dell’immondizia giaceva abbandonato sulla moquette, a lato del cucinotto. Sul piano del lavello erano posate una macchinetta per il caffè presumibilmente vuota e alcune tazze non lavate. La moquette era sfilacciata in più punti. Un letto sfatto faceva mostra di sé all’altro lato della stanza.
Poi finalmente vide il suo carceriere, seduto su quel letto. Un giovane alto e magro, dallo sguardo torvo. La fissava cupamente. Capelli incolti, barba di tre giorni, sigaretta incollata all’angolo della bocca. Poteva avere trent’anni come trecento. Indossava una camicia a scacchi, jeans e scarpe da tennis. Un orecchino con finti brillanti al lobo sinistro. Nient’altro di notevole.
Il tizio si alzò e si diresse verso di lei. La scrittrice lo guardò fisso, con aria di sfida. Ma dentro di sé aveva molta paura.
* * *
La prima cosa che il giovane fece fu toglierle il bavaglio. Aveva un coltello. Glielo puntò alla gola.
“Se gridi ti sventro,” le disse gentilmente. Lei trasse un profondo sospiro ma evitò scrupolosamente di urlare.
Poi osservò meglio quelle guance scavate ispide di barba, quegli occhi chiari folli e indagatori e ricordò dove lo aveva già visto.
Quella sera stessa, in libreria. Era uno dei fan in fila per un copia firmata del suo libro. Ricordò bene di averlo notato perché differiva dal resto dei suoi ammiratori. Sembrava una mosca bianca in mezzo al gruppo delle scure. Si era chiesta che cosa ci facesse lì, ma aveva abbandonato la domanda non appena si era allontanato. Evidentemente si era aggirato nei paraggi e l’aveva aggredita nel buio del parcheggio. Ma che diavolo voleva da lei?
“Senta,” cominciò a dire con voce tremante. “Ho guadagnato un bel mucchio di soldi, ultimamente. Se sono quelli che vuole...”
“No, bella,” sussurrò lui. “E’ te che voglio.”
La guardò a lungo. Fu allora che lei si rese conto di essere nelle mani di un autentico pazzo.
* * *
“Così tu sei la famosa scrittrice,” cominciò il giovane, sempre brandendo il coltello davanti a sé. La ragazza non disse niente.
“Anch’io scrivo, sai,” continuò lui. “Solo che a me nessuno mi prende in considerazione. E invece tu, con un paio di libri... puf!” Fece un gesto impaziente, con la mano. “Miliardi... Notorietà...”
La giovane scrittrice si agitò sulla sedia. Stava cominciando a capire la situazione. E non le stava piacendo per niente.
“Vuoi leggere qualcosa che ho scritto?” le chiese improvvisamente lui.
“Be’, in questo momento...” tentò lei. “Ma se mi liberi, ti prometto che... Ti lascio il mio indirizzo, mi manderai qualcosa e ti giuro che...”
L’espressione delusa di lui le fece capire improvvisamente che non si trattava affatto del pericoloso pazzo che temeva di aver incontrato. Forse era solamente un povero demente frustrato che non aveva trovato niente di meglio da fare per trascorrere allegramente la nottata. Ritrovò immediatamente tutta la sua aggressività.
“Senti, tizio,” riprese. “Ti consiglio di liberarmi subito. Tra poco verranno a cercarmi e sarà meglio per te che...”
“Che succede, bellezza, hai ritrovato la favella?” disse lui con un ghigno che non riuscì molto bene. “Guarda che io...”
“Tu sei solo un piccolo fallito invidioso e frustrato!” gridò lei al colmo della collera. “Liberami! Liberami subito o sarà peggio per te!”
Il giovane ritrovò d’improvviso tutto il suo self-control. Fece ondeggiare il coltello davanti agli occhi di lei.
“Guarda che sono io ad avere il coltello dalla parte del manico, e non solo metaforicamente.” Indicò l’arma col mento. “Non so se te ne sei accorta.”
Alla ragazza spuntarono le lacrime agli occhi. Cercò di commuoverlo.
“Liberami, ti prego,” supplicò. “Liberami e giuro che non farò parola con nessuno di questa storia. Racconterò che me ne sono andata in disco a spassarmela e...”
“Nient’affatto, sorella,” la rimbeccò lui. “Stanotte voglio soltanto parlare. E tu parlerai con me. Di letteratura, s’intende.”
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Opinioni inserite: 3
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killer letterario
mi aspetto un proseguimento del racconto....
le reti son gettate, vediamo quanti pesci si raccolgono? ;)
Cibo
Consiglio
Pro e Contro
...e infatti prosegue, Duca! Cerca la seconda e ultima parte e vedrai soddisfatta la tua curiosità...
Grazie comunque per i lusinghieri commenti!
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Ma chi ti credi d'essere???
sono totalmente a favore del tipo,,,
Cibo
Consiglio
Pro e Contro
Proprio quello che speravo, vampirella.....
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uhm
Questo racconto mi ha rivelato una terribile antipatia verso la giovane scrittrice ignorante.
Cibo
Meno male, era quello che doveva fare....
Grazie del commento, Prosciuttè!

