Egò - parte prima Hot
Ecco. Ci siamo. Egò. Io. Chi sono io, in realtà? O meglio, che cosa sono? E’ qui il punto focale. Non lo so nemmeno io. Tanto tempo fa avrei potuto dire... Lasciamo perdere. Tanto tempo fa era tanto tempo fa. Adesso è adesso. Allora forse sapevo chi ero. Adesso so soltanto questo. Che non lo so. Ne ho perso la concezione.
La ragazza nuda giace ancora nel mio letto. Per forza. E’ morta. Eppure io non l’ho sfiorata neanche con un dito. Be’, lo so, ha un coltello ancora conficcato in gola. Sono stato io a infilarlo là. Però confermo quanto sopra. Con le dita non l’ho toccata. Ha sporcato tutte le lenzuola, è vero. E’ sangue, e ormai è secco. Sarà dura mandar via le macchie. Eppure, con l’aiuto di questo tempo caldo e asciutto penso di farcela per questo pomeriggio. Sempre che ne abbia voglia.
Se vengono le Guardie e la trovano lì, stesa nel mio letto, fredda nonostante il caldo (buona, questa), sarò nei guai fino al collo. Probabilmente verrò processato e giustiziato. Impiccato. Fucilato. Ghigliottinato. Aaahhh...
Penso che la ghigliottina sia lo strumento di morte che faccia soffrire più di tutti. O forse no, chissà. La cosa buffa è un’altra. Se per ipotesi venissi scoperto e arrestato, rischierei la testa per un motivo del tutto irrisorio, secondo me. Fondamentale, secondo loro.
Se venisse la Milizia non mi arresterebbe per l’assassinio della donna. No. Certo che no. Era una battona, a chi volete che importi della sua vita. Verrei quasi sicuramente giustiziato a causa della mia immoralità. Ah-ah. Dio, che schifo! Un funzionario statale che si accompagna a una simile prostituta. Via, un’ignominia da punire con la massima severità.
Il bello è che lo fanno tutti. L’importante è non essere beccati. Che volete farci? E’ così. Le regole del gioco sono queste. E io devo accettarle.
Non so cosa mi sia preso. Non avevo mai ucciso nessuno in vita mia, a parte qualche mosca. In realtà, non mi ero neanche mai avvicinato a una prostituta.
Invece, oggi...
Be’, una prima volta deve esserci per tutto. Solo che, una volta che si è denudata e si è distesa sul letto, io l’ho uccisa. Invece di farci l’amore, ho preso il coltello da cucina e gliel’ho ficcato in gola. Così. Senza un motivo. Devo dire che mi sembra più bella adesso di prima...
E’ stato allora, comunque, che ho ricominciato a pensare a me stesso. Chi sono io, in realtà? Un bruto maniaco, forse? Penso che, agli occhi di un osservatore esterno, avrei poche argomentazioni da opporre a una simile ipotesi. Invece io so che non è così.
Ma, se non è così, chi sono io?
Mi viene da pensare - chissà perchè, poi - a un mio vecchio compagno di scuola. Si chiamava Landolfo Gigli. Era un discreto aspirante scrittore. Scrittore in potenza, ma non in atto. Si dice così in filosofia, no? Almeno secondo i dettami di una scuola di pensiero che io adesso assolutamente non ricordo.
Ricordo però che questo ragazzo si dilettava a scrivere non soltanto racconti, ma anche saggi, poemi, pensieri e poesie. Faceva tutto fra il serio e il faceto, non sapevi mai quando scherzava oppure quando era il momento in cui potevi prenderlo sul serio.
Be’, insomma, questo Landolfo Gigli usava per le sue opere pseudonimi strampalati che ancora oggi sono ben vivi nella mia mente. Giglio Francesco Landolfinelli era uno di essi. Oppure Lando Giglionetti dei Dolfinati. Roba da pazzi.
Non ricordo invece una parola del contenuto dei suoi “pensieri” (chi era stato a scriverli, Landolfinelli oppure Giglionetti oppure qualche altro ancora?) eppure so che erano una massa assurda di parole messe insieme senza capo nè coda.
Invece, invece...
A ripensarci ora, mi rendo conto che questo Gigli aveva molto più genio di me. Questo è sicuro. E chi ci dice che la visione del mondo contenuta nei suoi bizzarri “pensieri” non fosse quella giusta?
Che cosa sappiamo noi del mondo che ci circonda, se non quello che vediamo con i nostri occhi e percepiamo con gli altri quattro sensi? Potremmo anche far parte di un minuscolo universo circondato da migliaia altri universi - paralleli, intersecabili eppure assolutamente intangibili.
Poteva aver ragione Landolfinelli con il suo mondo costituito di materia pura in perpetua trasformazione.
Chi può dirlo?
Le ore sono passate, il pomeriggio è trascorso quasi per intero, e la mia ospite è sempre lì.
Dalla radio, il nostro Padre Spirituale ha appena terminato il suo sermoncino serale. Sì, Padre. Sì, Signore.
Mi è venuta voglia di fare un giochino. Chi vuole partecipare? Nessuno? Lei vuole partecipare, signora? No? Peccato. Non sa cosa si perde. Davvero.
Vediamo per quanto riesco ad andare avanti. Parto da un’idea e proseguo con una serie di concetti analoghi. Analoghi, ma subitanei. La prima cosa che mi viene in mente.
Vediamo...
Ahi, ahi, andiamo male, signora. L’unica cosa che mi sorge alla mente è una vecchia battuta denigratoria di certi cronisti sportivi.
Poche idee, ma confuse.
Signora... signora...
Signora... mamma. Mamma. Letto. (Mamma-lucco, bella puttanata questa. Ammonito.) Letto... culla. Culla... culo. Signora.
Come, già finito? No, non è possibile. Riproviamo.
Signora. S’ignora. Che cosa? Caso. Fatalità. Fato. Destino. Morte. Scheletro. Falce. Luna. Notte. Note. Musica. Organo. Bach. Toccata e fuga. Da cosa? Da casa. Perchè? Perchè non ci sto bene. Non stai bene in casa tua? No, mio padre mi picchia. E perchè mai? E’ sempre ubriaco, picchia la mamma, picchia i miei fratelli, picchia me. E tu non reagisci? Non posso. E’ più grande di me. Ma quando sarò grande... Più grande di lui. Gli punterò la doppietta al petto. Lui è legato a una sedia, non può reagire. Premo il grilletto. Parte il colpo. Il suo cuore
(così impari a violentarmi, vecchio pervertito)
esplode. Sangue. Sangue dappertutto. Un’orgia di sangue.
E’ tutto rosso, rosso sangue. Rosso rosso rosso. Il colore della vita, il colore della morte. Soprattutto della morte. Si estende come un sudario, il rosso è su tutto. La Morte Rossa di Poe. Il rosso della muleta del torero, lordata del sangue del toro. Il Mar Rosso, rosso del sangue degli egiziani uccisi. Ma non erano morti annegati? Rosso del sangue della strage degli innocenti. Ma non è avvenuta in Israele? Rosso...
No, non il rosso, non il sangue. No. No. Nooo...!
...Stavo sognando. Dio, che orrore. Il mio giochetto si è trasformato in qualcosa di agghiacciante, a mia insaputa.
C’è qualcosa di agghiacciante tra le mie mani...
Attenzione...
Attenzione...
Sì, lo so, cretino. Sei tu la cosa più agghiacciante che hai tra le mani.
Ah, ah.
Quando ero adolescente...
Che cosa accadeva quando ero adolescente?
Andavo a scuola, ecco che cosa accadeva. E poi?
Non ricordo. E’ notte, ormai... Eppure... A scuola...
Non mi piaceva andare a scuola. Gli altri ce l’avevano con me. Le ragazze ce l’avevano con me. Gli
(il Cristo)
insegnanti ce l’avevano con me. I miei
(il Cristo appeso alla parete)
ce l’avevano con me perchè non andavo volentieri a scuola. Era un circolo
(il Cristo appeso alla parete ce l’aveva con me)
vizioso.
Un giorno...
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Recensione Utenti
Opinioni inserite: 1
Diverso
Prima di tutto, non so come ho fatto a non accorgermi dei tuoi racconti, data la quantità impressionante. Detto ciò, lo stile è molto bello, a parte nei capoversi più lunghi o, per meglio dire, più "compatti", dove io avrei usato una punteggiatura diversa. Ma del resto lo stile non è il mio punto di forza...XD
Belli i deliri del pazzo, vedrò di leggere gli altri il prima possibile...
Cibo
Consiglio
Pro e Contro
Innanzitutto grazie per i complimenti... Ma cosa intendi per i capoversi più lunghi? Voglio dire, immagino tu voglia dire che i periodi sono troppo corti, interrotti da tutti quei punti. In effetti, se così fosse, devo dire che è un modo di scrivere (sia mio sia di altri) un po' datato (più o meno a metà anni 90, e infatti ad allora risale questo racconto) e che adesso questo stile dà un po' fastidio anche a me. Ma, oltre a ciò, era un tentativo di rendere al meglio i pensieri sconclusionati del serial killer: alla fin fine, un mero esercizio stilistico.
Per concludere, che lo stile non sia il tuo punto di forza non è affatto vero! ;-))
Ciao SirCredo

