Un gatto tira l'altro - 2 Hot
UN GATTO TIRA L'ALTRO
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Poi, quel pomeriggio di venti anni prima. L’uomo misterioso che attraversa l’erbaccia alta, si avvicina alla roulotte. Bello, adulto ma bello. Elegante. Sorridente, affabile, spiritoso. Fumatore, voce roca. Poche battute, e poi...
SBAAAAM!
Qualcosa spezzò il filo dei pensieri improvvisamente, uno schianto sordo dall’interno della roulotte. Il tempo di girare il collo e vedere il piccolo cliente disperarsi con le mani sul riportino, affranto per essere riuscito a rovesciare l’intero frigobar.
“Non si apriva e ho tirato forte...scusa..”
Era la prima volta che lo sentiva emettere un suono. Aveva un bella voce calda e roca, che non c’entrava nulla col suo corpicino spaventato, come se avesse scaricato da internet un sofware per simulare belle voci. Un androide impostore. La cosa per un attimo la divertì non poco, una piccola bolla iridescente che macchiò il pomeriggio grigio.
Sistemato il frigo bar, concordarono che Riportino avrebbe aggiunto al prezzo anche il rimborso per le bottiglie fracassate: 35+5. 40 euro tonde.
Dopo un minuto Riportino era seduto con pantaloni e mutande abbassate, sguardo in alto. Estatico e allo stesso tempo teso, come chi si fa fare una appendicite da un cieco. Mentre Amalia, sigaretta in bocca e sguardo semichiuso poggiato sulla tappezzeria a fiori della roulotte, lo masturbava pensando al suo vecchio diario e alla bolletta dell’Enel dell’altra topaia, che era finita anche lei chissà dove. Talento per il disordine, in costante manifestazione. Caos creatore. Big Bang ridotto e parcellizzato in dosi giornaliere.
Orgasmo: Riportino, là dov’era finito, nel Mondo del Piacere, forse riusciva a vedere la sua bolletta, forse anche il suo diario.
Amalia aveva un suo credo, di cui non aveva mai fatto parola a nessuno. Un ultramondo del piacere carnale da cui si potevano percepire cose extra sensoriali. Uno dei sensi corporei più forti portava a trascendere la propria natura umana, vincendo tempo, spazio e gli stessi limiti sensoriali. C’era dentro un po’ della vecchia serie tv “Ai confini della realtà”, una spolverata di filosofie orientali e l’infinito trabordante fiume di sesso che scorreva in quella roulotte da vent’anni, e che aveva finito per infiltrarsi in ogni pertugio, lasciando una appiccicosa muffa rosa.
“Hai visto la mia bolletta dell’Enel?”
“Eh?”
“Hai visto una bolletta dell’Enel?”
“Quale, quella?” chiese Riportino con la sua voce improbabile, rallentata e abbassata di un tono dall’onda del recente piacere.
“Grazie! E’ proprio questa...Ma come hai fatto?”
Amalia maneggiò la bolletta con grande commozione, come un santino miracoloso. Il suo credo era aveva avuto un segno. Rimise soddisfatta la bolletta da dove l’aveva presa, su un piccolo tavolinetto, dove l'avrebbe vista anche un cieco in punto di morte. Regalò quindi a Riportino uno sguardo di riconoscenza, densissimo, al gusto di fragola. Riportino dovette abbassare gli occhi per difendersi da tanto straripante sapore.
Mentre osservava sparire lo studentello fra l’erba alta, sempre seduta sulla soglia della sua tana tonda, Amalia si ricordò che quella stessa mattina doveva venire a trovarla sua madre, per darle un parere su alcune decorazioni adesive a forma di tulipano che aveva appiccicato per abbellire il cesso. Forse era meglio chiamarla. Stava diventando vecchia, e troppo in fretta.
Amalia doveva alla sua bellezza se se la Rolutotte dell'Amore era ancora là dopo vent'anni. Ogni tentativo di farla sloggiare era andato misteriosamente a vuoto. Ogni autorità locale aveva abbandonato l'impresa, come un bambino che piano piano, addormentandosi, lascia cedere l'orsacchiotto che tiene in mano. Dormi dormi, bel bambino. Nessuno aveva reclamato, in fondo.
Una bellezza tutt'altro che convenzionale la sua, che sfidava convenzioni, canoni estetici, qualsiasi teoria interpretativa. E nessuno era riuscito a darne una definizione soddisfacente. E non uno che condividesse la stessa definizione con un altro. La bellezza di Amalia probabilmente aveva il potere di incarnare il singolo, unico, mutevole desiderio altrui, di plasmarsi a seconda di chi la osservava.
Non erano quindi i tratti della fisionomia a mutare (non erano quelli i superpoteri di Amalia), quanto la percezione che se ne aveva, scivolosa come lo smottamento inesorabile di un terreno dentro la profondità del mare. Nel quale nessuno osava tuffarsi e nuotare, almeno non oltre il punto in cui si toccava per bene, il salvagente intorno ai fianchi. Nei suoi occhi scuri e liquidi c'era da perdersi, e istintivamente nessuno li fissava, se non a una certa distanza di sicurezza.
Per questo Amalia era sempre sola, si diceva, senza mai un compagno. Non per via del mestiere che esercitava, come l'accusava sua madre, al contrario alquanto apprezzato da una folta schiera di entusiastici fan, pronti a promettere amore eterno.
In fondo, e questo era il punto, spavantava la gente, oltre che ad attrarla. Come un elastico di carne e ossa.
Solo se fossimo stati lo specchio della vecchia roulotte, quello stretto e lungo del cesso, vicino alle decorazioni adesive nuove, avremmo avuto una visione oggettiva e distaccata di quella bellezza. Secondo la testimonianza muta e riflettente di quella superficie un po' sudicia, raccolta dai pochi che avevano avuto il privilegio di trovarsi nel bagno mentre si truccava, Amalia incarnava sia il maschio che la femmina, nel volto come nel corpo. In un tale perfetto equilibrio, che attraeva egualmente entrambi i generi, secondo una progressione esplosiva proporzionale al tempo trascorso con lei. Bastavano pochi minuti e si era immersi in una dimensione di languida adorazione, di soffocante turbamento. Uomini o donne, ognuno ci trovava la parte mancante, la soluzione al vuoto da colmare. Pagare risultava quindi naturale. Ma la lunga esposizione portava tutti, inevitabilmente, alla fuga.
Gli studenti, forti della loro cultura di vario genere e grado, avevano così riassunto le testimonianze dello specchio del cesso: "Lo specchio dice che Amalia ha i tratti perfetti di Antinoo, il giovane amante dell'imperatore Adriano: la stessa simmetria, la stessa armonia di proporzioni, per quanto acerba. La stessa severità di sguardo ingenuo, la stessa popolarità da star di tempi remoti di cui nessuno sa più niente. Ma dice anche che ad Antinoo si sovrappone la spigolosità magnetica di Fanny Ardant a cosce aperte, mentre Gerard Depardieu la scopa perduto, ne La signora della porta accanto. Cosce che sono alte vette taglienti, ripide e tortuose al punto che si perde l'orientamento e la ragione. Alle alte vette si accede partendo da valle, attraversando i promontori dei due zigomi sporgenti, lasciandosi alla sinistra il naso sottile e alle spalle i suoi occhi chiusi dal piacere".
Tale mistica erotica era pubblicata sul sito www.amaliacheammalia.net, assieme a qualche foto rubata.
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Opinioni inserite: 1
Sono perplesso
La mia perplessità non deriva tanto dallo stile di scrittura, quanto dagli argomenti che non sempre mi appaiono di buon gusto.

