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I Racconti Racconti Brevi Surreale Marta salva il mondo dagli alieni - parte 1
 

Marta salva il mondo dagli alieni - parte 1 Hot

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MARTA SALVA IL MONDO DAGLI ALIENI - parte 1

 

La vecchia Peugeot 307 verde chiaro aveva conosciuto primavere migliori, e ora che affrontava tornante su tornante la ripida salita che si arrampicava sulla collina, solo i fari sregolati a fendere il buio pesto della notte, il rombo del motore non prometteva niente di buono. Un rombo che era divenuto l’eco stanco di se stesso, l’urlo roco di un guerriero esausto, in gola il nodo stretto della vicina rottamazione. Curva dopo curva resisteva, il nobile destriero metallico, ma avrebbe voluto solo un giaciglio dove riposare le ossa consumate dai troppi kilometri, le braccia stancate da troppe buche, la pelle rinsecchita dall’alternarsi del sole rovente e della pioggia fredda invernale. Ma ne avevano viste troppe insieme lei e Marta, per abbandonarla proprio ora, nel bel mezzo di quella notte fredda e buia, senza la luce della luna a scaldare i loro cuori di viandanti. E col fiato caldo del riscaldamento che usciva dai bocchettoni del cruscotto, voleva a modo suo rassicurare la padrona ancora intirizzita.

“Che freddo boia…ma dove cazzo sono?” pensò Marta con un leggero velo d’ansia a serrarle il fiato. Era avvolta dal denso strato di onde sonore dell’autoradio e dalla cappa di fumo delle sue Merit Blu per potersi accorgere che la Peugeot 307, al secolo “Verdina”, stava passando a miglior vita. Lo fece improvvisamente e senza clamore. Banalmente, smise di andare, i fari si spensero, a dare il suo silenzioso addio al mondo. Fortunatamente era un tratto piano quello che Marta percorreva, prossimo a un piccolo paese, a giudicare dalle brutte insegne al neon che segnalavano un bar-sala giochi.
“Cazzo è!? No eh, proprio adesso Verdina…” esclamò “Nooooo!! Porca merda!”. L’auto non sobbalzò nemmeno, Marta semplicemente lasciò che si fermasse da sè. Davanti al bar-sala giochi. Con la lucidità che ogni cane randagio conosce nei momenti di panico, scese rapida da Verdina, senza dimenticarsi di accarezzarle il cofano ancora caldo. “Ti trovo subito un meccanico…” aggiunse, senza aspettare una risposta che non sarebbe arrivata (viste le condizioni..). Sgambettando sui tacchi alti, stringendosi nella giacca di pelle, entrò rapidamente nel bar. La domanda “Dov’è un meccanic…” che gli uscì istintiva dalla gola fu troncata dal rendersi conto che in quel bar non c’era nessuno. Nella penombra generata dalla sola luce di un neon sopra il bancone, che rompeva il buio altrimenti totale del locale, non si scorgeva nessuno, ne si udiva alcunché.
“Posto di merda…” pensò, non senza avvertire una sottile paura. Era già con un piede fuori del locale che venne bloccata da una sensazione deprimente. Oltre al bar, si rese conto che solo quattro case in fila lungo la strada componevano la sperduta località che la sorte aveva scelto per lei. Non scorgeva nessun segno di vita, e la fredda insegna “BAR SALAGIOCHI”, l’unica ad illuminare con la sua intermittenza quel nulla, sembrava introdurre a una dimensione irreale, sospesa nel tempo, presagio di indefiniti pericoli. Da cui sarebbe stato impossibile fuggire. Rovistò come un topo nella borsetta bianca di pelle, alla ricerca del cellulare. Lo estrasse e con sorpresa vide che nel piccolo display non c’arano le solite scritte di servizio, e nemmeno l’immagine di sfondo, una foto che la ritraeva appesa come una scimmia a un corrimano della metro, in preda ad una incontenibile risata da bambina. Ora il display era completamente invaso dalla figura di un grosso marziano che muoveva le sue minacciose zampe, riprodotto nello stile tipico dei primi videogiochi degli anni ’80, con grossi quadrettoni verde acido. A intermittenza, il marziano veniva sostituito dalla scritta “Save the world from aliens! Insert Coin”, che lampeggiava veloce. Marta non capiva. Provò a richiamare la rubrica o a digitare un numero, ma nulla, solo quello stupido sfondo da videogioco d’altri tempi. La linea non c’era proprio, e una musichetta stupida e metallica da videogame copriva ogni segnale di servizio.
Scese gli scalini del bar e giunse di nuovo in strada. Sospirò, guardando in alto. Le nuvole si erano via via diradate, scoprendo una luna piena enorme e sorridente, e un tappeto di stelle vibranti nel nero fitto e misterioso del cosmo. A Marta piaceva osservare il cielo di notte, provare il brivido di quell’immensità silenziosa, foriera di domande troppo grandi a cui rispondere. Si sentiva minuscola e perduta, ma accettava di buon grado quella posizione di subalternità. Rimetteva ordine a una realtà caotica e futile da cui ogni tanto sentiva il bisogno di fuggire, poggiando lo sguardo su tanta maestosità.
Quel momento di quiete fu però interrotto dal clacson di Verdina. Ma non era schiattata? Si girò si scatto. Di nuovo:”BEEP-BEEP!”. La paura tornò, questa volta come una grossa pinza paralizzante che le bloccava ogni muscolo. L’auto era vuota e buia, come poteva accadere che… L’abitacolo s’illuminò d’improvviso e una figura bizzarra la salutò con la mano, sorridente. Sembrava una enorme rana lilla, striata di nero, molto simile a un personaggio di Alice nel paese delle meraviglie. Portava grossi occhiali da nerd e pareva piuttosto miope, a giudicare dalle lenti spesse che, già a qualche metro di distanza, le riducevano gli occhi a due fessure scure. Poi la vecchia auto si avviò, e la grossa rana fece avanzare l’auto rediviva fino ad affiancare Marta. “Monta, forza!” disse la rana gigante, le zampe su freno e frizione come fanno gli umani. Solo la grossa pancia era schiacciata dal volante, sul quale le grosse dita verdi tambureggiavano nervose. Marta stava per svenire. Doveva cambiare vita, era la prova che si era sicuramente fottuta il cervello! Forse ora stava semplicemente davanti al suo computer, o stava correndo al parco, o era a chiaccherare amabilmente con amici davanti ad una birra, o era nel pieno di un’intervista, e vedeva tutto questo invece che la realtà! Si stropicciò gli occhi, si diede due dolorosi pizzicotti sulle guance, come quelli usava per stare sveglia al volante nelle lunghe trasferte. Niente, non si svegliava, continuava a vedere i grossi occhiali che incorniciavano quegli occhi piccoli e sporgenti di Rana. Gigante. Lilla. Parlante. Che guidava un’auto. Che prima non dava più segni di vita…
“Su monta, non avere paura di me, hai una missione da compiere!”
“Ma…io…”
“Marta, da brava, sei l’unica che può salvare questo strano pianeta dagli alieni…no?”
“COSA? MA IO STAVO ANDANDO A METTERE SU QUALCHE DISCO, CAZZO!”
“Non lo sapevi, cara?”

“MA NOOOO!”

“Ah! Doveva arrivarti qualcosa in proposito sul telefonino...beh, ti spiegherò strada facendo…Sali, cocca”

“NO!”
“Sali o ti tolgo il trucco con un colpo di lingua, che ti toglie pure il colore da vecchia a quei capelli che ti ritrovi. Chiaro, COCCA?” disse la rana, alquanto irritata.
Marta teneva alla sua vita, ma la rana con la sua minaccia aveva colto un punto sensibile. Basilare, per un incurabile vamp. I rischi, quando occorre, si prendono per qualcosa di importante.
Salì a bordo, meravigliandosi subito della mole di quella creatura. Però il colore della sua strana pelle gelatinosa era bello, un lilla che mandava un insieme di riflessi iridati. Assomigliava a carte sue tutine notturne e per un attimo arrivò ad invidiarglielo…
“…ma mi stai ascoltando, tesoro?”, la rana la riportò a cose più serie.
“Dunque, questo il punto. Il pianeta sta per essere invaso da alieni molto cattivi, Marta. E tu sei stata sorteggiata fra tutte le abitanti femmina della terra. Sei la Predestinata…”
“La Predestinata? Ma io non sono degna…” cominciò Marta, a caccia di complimenti ”..perchè mai una creatura così indifesa, sensibile e…”

“Non hai capito” la interruppe la rana, “sorteggiata vuol dire sorteggiata. E’ solo il caso che ti ha voluta. Non c’è stata nessuna valutazione. Hanno sorteggiato il tuo numero di cellulare. Fanno così gli alieni buoni”

La rana guidava in modo pessimo, tagliava le curve come un proiettile impazzito, frenava all’improvviso e a sproposito, al punto che Marta stava per vomitare anche l’anima. Forse era per via delle grosse zampe che erano imprecise sui pedali. Forse era ubriaca. UBRIACA?

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Marta salva il mondo dagli alieni - parte 1 2011-05-01 15:35:57 Prosciuttella
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Prosciuttella Opinione inserita da Prosciuttella    01 Mag, 2011
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Nerd

Cazzo, in questo racconto esce un sacco di nertitudo!!

Cibo

Che cibo o piatto assoceresti a questo racconto?
noccioline che finiscono inesorabilmentre tra i tasti =(
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Marta salva il mondo dagli alieni - parte 1 2010-04-01 15:17:38 Giordano Genghini
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Opinione inserita da Giordano Genghini    01 Aprile, 2010

Eccellente ma... tranciato

Iperracconto di fantascienza davvero coinvolgente. Si sale per i gradini della fantasia - fantascienza fino al finale. Al punto che, letta l'ultima riga, ci si aspetta di salire ancora oltre, come se il finale-dopo-il finale fosse tagliato (o scritto con inchiostro simpatico). O forse è proprio così?
Giordano Genghini

Risposte dell'autore

grazie della recensione Giordano,
quindi tu intendi che seppure giunti all'ultima riga della terza parte, il lettore rimane, come dire, a "bocca asciutta", senza essere saziato nella sua curiosità e appagamento?

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