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Marta salva il mondo dagli alieni - parte 2 Hot

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MARTA SALVA IL MONDO DAGLI ALIENI - parte 2


“Dì un po’, sei ubriaca?” chiese Marta alla rana, fiduciosa in una rivincita. La storia del sorteggio non le era piaciuta. Una creatura così piccola e sensibile e …

La rana si voltò di scatto e alitò dritto in faccia a Marta, per darle la prova che non aveva toccato alcool. Ma alla Nostra arrivò un enorme ondata calda e umida, con un aroma che si avvicinava a qualcosa di simile al fiato da sigaretta, moltiplicato per 10.000. Marta trattenne il conato di vomito in modo eroico e quasi soprannaturale, tirando giù il finestrino per tornare a respirare qualcosa. D’altra parte era la Predestinata…doveva saper sopportare le prove più audaci.

“Cosa devo fare, mia Rana?” disse Marta, ormai calata nella parte.
“Vedi Marta, le cose non sono così semplici” cominciò la strana creatura, continuando a guidare come un anziano cieco. “La battaglia si svolgerà in un campo di battaglia virtuale, un enorme campo di battaglia virtuale”

“In che senso?” chiese Marta con la testa ancora fuori dal finestrino. Il concio con cui si raccoglieva i capelli si era ormai disfatto in una sorta di ammasso informe svolazzante.
“Non si svolgerà nello spazio, tesoro, ma qui sulla terra. Dentro un enorme videogioco, Space Invaders. Piazzato sulla cima di una collina, il luogo convenuto in cui ti sto portando ora”.

Marta era troppo giovane per aver giocato di persona a Space Invaders, uno dei primi videogiochi da bar, uscito nel 1980, proprio quando lei stava per nascere. Gli alieni bianchi di varie fogge, con le loro zampette agitate, che scendevano a zig zag a conquistare il pianeta, e che occorreva colpire il più possibile col cannone monocolpo posto alla base dello schermo…poi schivare i missili e altre diaboliche armi lanciate dagli alieni per distruggere il cannone, unico eroico baluardo rimasto contro l’invasione nemica….
Una grossa responsabilità, a cui Marta venne sinteticamente addestrata dalla rana, più impegnata a guidare come una folle che a spiegare nei dettagli il gioco che attendeva la Nostra.

Arrivarono dunque alla collina, illuminata da una luna gigantesca. Nel silenzio irreale scesero dall’auto, che immediatamente tornò a sembrare completamente fuori uso.
Dopo pochi passi una Marta rassegnata e stanca e la sua Rana mentore giunsero alla cima prescelta. Si presentò loro finalmente ciò per cui erano venute. Rimasero sbalordite entrambe. Un gigantesco videogame da bar, consumato dagli anni, si stagliava come un enorme totem. In alto, nel cielo stellato, Marta notò tanti punti luminosi e lampeggianti, simili a quelli degli aerei, radunarsi rapidi sopra di loro.

“Sono gli alieni cattivi” disse la rana. “Sono venuti ad assistere allo scontro. Se perdi, attaccheranno e distruggeranno il pianeta”. La rana, da scanzonata che era stata fino a quel momento, assunse un espressione grave e preoccupata. Lei, le aveva spiegato lungo il penoso tragitto, era l’unica testimone degli alieni buoni. Gli alieni buoni, proprio in quanto tali, odiavano la violenza, e non avevano esercito. Erano però riusciti a convincere quelli cattivi a quella sfida insolita. Per gli alieni cattivi, già padroni di tutto l’universo, sarebbe stato solo un piacevole diversivo a conquiste divenute fin troppo facili.
Marta seguì le indicazioni della rana lilla. Salì lungo una scaletta poggiata sul videogioco, simile a quelle dei pompieri. Scalino dopo scalino, il terreno diveniva sempre più piccolo, la sua paura sempre più grande. Giunta alla fine della scala, si infilò nel buco dove un tempo si inserivano le monetine, passando sotto la grande scritta “Lire 200”, che ricordava ai giocatori di un tempo il prezzo della avventura che si accingevano a vivere.
“Valgo 200 Lire”, pensò Marta per associazione. Proseguendo lungo un corridoio buio, svoltò a destra, avvicinandosi a quelle che sembravano vecchie valvole. Oltre, come le aveva indicato la rana, c’era il punto più difficile: una grande voragine nera, dentro la quale Marta doveva gettarsi.


Marta rimase un minuto abbondante davanti a quella prova. Solo quando udì la minaccia della rana provenire da fuori “Allora, devo venire lì ad incoraggiarti come dico io, cocca?”, capì che non aveva più scelta.

Si tappò assurdamente il naso con le dita e si buttò di sotto, come in un’immersione nel tempo.

La colse una grande scossa elettrica, vide mille colori balenarle nel cervello, sentì un grande dolore su tutto il corpo, poi più nulla.

Aprendo gli occhi si trovò dentro il videogioco, bidimensionale. Grossi pixel colorati davano forma a ciò che Marta era diventata. Ora era un’eroina elettronica, simil pin up, con tanto di camicia a quadri, foularino, jeans aderenti e scarpe rosse con enorme tacco. O meglio, ciò che grossi quadrettoni luminosi riuscivano ad esprimere per farla apparire tale. La paura era scomparsa, e ora, da vera figura di vecchio videogames, Marta si muoveva sullo sfondo dello schermo agitando ritmicamente le braccia, con i pugni serrati, saltellando e minacciando gli alieni di sopra con movimenti regolari della bocca.

La battaglia cominciò. Marta dimostrò subito molto coraggio ed una incredibile destrezza: dalla bocca le uscivano copiosi i colpi anti-alieno classici del gioco. Rapidi giungevano a segno, tenendo a bada l’avanzare delle orde nemiche. Si riparava lesta dietro le barriere di difesa, che a poco a poco, nonostante gli sforzi, si andavano però sgretolando.
Doveva fare ancora di più, trascendere le proprie possibilità. Doveva salvare il mondo. Si incazzò, richiamando a se una furia finora sconosciuta, bestiale. Da fuori, sul gigantesco display, Marta si agitava più velocemente, sparava più colpi, andava sempre a segno, secondo un tempismo sovraumano degno di un processore elettronico.

Ma Space Invaders è un gioco crudele, come sapevano bene gli alieni cattivi.

Le orde da combattere divennero sempre più numerose, sempre più veloci, sempre più imprendibili. Marta era esausta. La furia si stava tramutando in disperazione cieca, e i muscoli elettronici del suo corpo di pixel erano diventati legnosi e lenti. Il sudore virtuale colava copioso e la rendeva quasi cieca.

Il capo degli alieni cattivi, quelli reali, ormai annoiato, era pronto a dare il segnale di attacco ai suoi vascelli da caccia, immobili nel cielo notturno sopra la collina.

Fu allora, quando tutto sembrava perduto, che Marta dimostrò la superiorità della razza umana. Con le ultime forze rimaste, lesta si girò di schiena e con un colpo di reni fece uscire dal suo deretano a quadrettoni blu qualcosa di incredibile: un enorme missile bianco, finora sconosciuto al gioco, una sua unica e irripetibile creazione divina. Sulla fusoliera del missile la scritta “SUPER FART”, la Super Scora. Il missile avanzò per un breve tratto, per poi esplodere in un enorme fragore di luci colorate. Tutto lo schermo lampeggiò in modo accecante, la stessa struttura in legno del vecchio videogame vibrò fortemente, fino a oscillare in modo vistoso. La rana lilla, in basso, spaventata e incredula, assisteva alla scena riparata dietro a Verdina.

Il display divenne quindi improvvisamente nero, dando così modo alla luna di risaltare di nuovo con la sua luce lattea.

Poi, dopo quello che sembrava un intervallo infinito, necessario forse a calcolare qualcosa di inaspettato e indefinibile, l’enorme videogame si accese di nuovo. Al centro dello schermo qualcosa su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo: la scritta “MARTA WINS!” lampeggiava, gigantesca, cambiando ogni volta di colore. Ce l’aveva fatta, Marta aveva salvato l’umanità!

Il capo degli alieni cattivi, dopo un’alzatina di spalle, sbadigliò e diede l’ordine di ritirata alle sue truppe, che si dissolsero immediatamente come tanti puntini luminosi, nel silenzio del cielo notturno.

Rana lilla non stava più nella pelle dalla gioia, e come fosse la notte dei mondiali, salì su Verdina, la mise in moto e cominciò a strombazzare lungo la collina, zizzagando come una matta. “Campioni del Mondo!” urlava, alzando le corna verso l’alto, ultimo sfottò verso gli alieni cattivi…

Anche Marta stava esultando nella bidimensionalità dei suoi pixel colorati, saltellando sul fondo dello schermo, sotto la scritta lampeggiante. “IN CULO, ALIENI!” urlava a squarciagola, come un vecchio vikingo vittorioso che agita la sua mazza in segno di vittoria…

Non poté quindi rendersi conto che Rana lilla, in preda a una cieca euforia, si stava dirigendo ignara verso la grossa presa che dava corrente al mastodontico videogame.

Una frazione di secondo. Rana tentò di frenare, ma l’auto proseguì dritta sul grosso cavo elettrico, staccandolo di netto dalla insolita presa piantata nel terreno.

Il videogame monolitico si spense, e Marta con esso.

Prima che l’essenza della Nostra tornasse all’Assoluto da cui tutto proviene, risuonò un tremendo urlo per tutta la valle sottostante: “VEDI CHE ERI UBRIACA, RANA DI MERDA?!”

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Marta salva il mondo dagli alieni - parte 2 2010-02-23 15:19:55 Gianluca
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Gianluca Opinione inserita da Gianluca    23 Febbraio, 2010
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Grande

Mi ha fatto schiantare... Ma non sarà che con questo Marta ci saluta e non la vedremo più? ;-) Speriamo di no, eh!

Risposte dell'autore

Marta effettivamente è ispirata a un personaggio reale, una tipa davvero tosta e un po' fuori di testa...

Personaggio con cui i rapporti si sono un po' raffreddati (per inerzia), ma in effetti il personaggio a lei ispirato è interessante...colgo il tuo invito per non farlo morire, ma anzi farlo tornare presto nei miei deliri...
grazie ancora dei giudizi e della tua partecipazione :)

ps: aò, ma quando me mandi i fantasy? ;)

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Marta salva il mondo dagli alieni - parte 2 2011-05-01 15:37:59 Prosciuttella
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Prosciuttella Opinione inserita da Prosciuttella    01 Mag, 2011
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Sbronza di merda

Maledetti quelli che festeggiano guidando da sbronzi le macchine degli altri! Giuro.. io non l'ho mai fatto! Giurin giurello.. Si si okay, solo una volta! Uffa

Amo il finale, sei un grande!

Cibo

Che cibo o piatto assoceresti a questo racconto?
noccioline che finiscono inesorabilmentre tra i tasti =(
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