concorso cucina_home_1_def

 
I Racconti Racconti a Puntate Surreale Un gatto tira l'altro - 4
 

Un gatto tira l'altro - 4 Hot

Scrivi una mail all'autore
 The form could not be submitted

Un gatto tira l’altro  - parte 4


Fino a quando un giorno da quelle profondità giunse una richiesta, sotto forma di eco inarrestabile: la vendetta doveva essere comunque attuata. Ma contro chi, se non c'era nessuno su cui rifarsi? Il grosso verme non rispose, la metteva alla prova, ne era certa.

Astrid sentiva di dovere dare una risposta a quella richiesta inconscia. Era la priorità assoluta.

Scendendo verso il centro della città per passeggiare e trovare un po' di ristoro, dopo una notte agitata da un ansia crescente, il suo passo stanco si fermò su una immagine assai eloquente. Un vecchino mal ridotto era chinato a raccogliere ortaggi e altra mercanzia, evidentemente uscita dal grosso cesto di vimini della sua vecchia bicicletta, rovesciata a terra poco distante. Il vecchino malediceva il cielo con bestemmie di varia fattura e raccoglieva un ortaggio, malediceva e ne raccoglieva un altro. E così via. Un monologo carico di rancore, non molto diverso, se non per proporzioni, disperazione e soprattutto interlocutore, da quello che la agitava da mesi. Era l'unico colpevole che Astrid aveva trascurato nella sua analisi così razionale, puntigliosa e dispendiosa. Lei, che mai aveva creduto in niente, cresciuta in una famiglia atea, non aveva considerato nelle sue indagini un sospettato di così grande portata. Dio.

Passò le settimane seguenti in cerca di nuovo sapere e di nuove risposte, tra biblioteche pubbliche, cattedrali, basiliche, spingendosi fino a piccole chiese disperse nelle colline intorno alla città, per giungere infine  a un piccolo eremo a quasi 50 kilometri di distanza, immerso nella quiete di malinconici colori autunnali.

Doveva sapere, colmare la propria ignoranza in materia, riempire il vuoto con una valanga di nozioni teologiche e almeno una prova empirica. La prova dell'esistenza di quell'indiziato sfuggente.

Quando giunse al piccolo eremo di San Luca il tramonto stava curvando sulla vallata sottostante le sue lunghe braccia indistinte, striate di rosso, porpora e giallo. La quantità di nozioni e testimonianze di fede di cui si era riempita il cervello nei giorni precedenti, con letture, filmati e reportage, divorati con avidità bulimica, era sta riattivata durante il viaggio in auto. Come un giovane cacciatore che ripete a memoria le nozioni impartitegli dal padre, prima di inoltrarsi nel fitto del bosco.

Parcheggiò la macchina nel piccolo piazzale ghiaiato antistante l'eremo. Dal baule estrasse una sacca con attrezzi vari, da scasso improvvisato, portati nel caso avesse trovato l'eremo chiuso: un piede di porco, un lungo e grosso cacciavite, un pinza e una torcia.

Così era. Nessuna luce trapelava dall'interno del piccolo edificio di sassi. Con la torcia illuminò la targa con esposta la lunga tiritera storico-artistica dell'eremo. Edificio dell'anno mille...bla, bla...conserva le spoglie sacre di un santo locale, tal Luca Di Gianni, nobile del posto che aveva scelto di abbandonare la vita mondana e aveva fondato il luogo di preghiera...dopo la morte della amata moglie. Perfetto, pensò, uno come me. Uno che aveva cercato Dio dopo la morte di qualcuno che amava. “Vediamo se lo ha trovato...”, tagliò corto Astrid poco prima di iniziare a forzare la vecchia serratura. Dopo meno di un 20 secondi era dentro, il piede di porco aveva fatto il suo dovere senza grossi sforzi.

Buio fitto. Qualcuno doveva essere stato lì poco prima, perché l'ambiente non era freddo, e l'odore di incenso e candele si percepiva ancora bene. D'altra parte era domenica, giorno lavorativo.

Astrid cercò un interruttore e lo trovò poco distante dalla porta. Una unica lampadina balenò nella sua luce per un attimo, per poi morire in un bagliore subito dopo. Bruciata. Cazzo, e ora? Avrebbe usato le candele, logico.

Con l'accendino accese cinque candele da una parte dell'altare, altrettante dall'altra, e si mise a sedere. Aspettò un'ora buona, il tempo di calmarsi e di concentrarsi in qualche preghiera, del tutto nuova per lei. Rimase quindi in silenzio, lasciando cadere la torcia e tutte le nozioni che aveva imparato in così poco tempo.

D'un tratto si accorse di qualcosa che pulsava piano, nel silenzio scuro di quello spazio angusto e  vecchio di secoli. Una sensazione sottile ma oggettivamente certa, sicura come il tremolare  delle piccole fiamme delle candele che le stavano davanti. La sensazione si tramutò rapidamente in  un tepore languido misto a commozione, una carezza eterea e sublime, un abbraccio amorevole a cui Astrid si abbandonò esausta.

Cominciò a singhiozzare, come non aveva fatto da molto, troppo tempo, e rimase lì a sciogliersi, non molto diversamente dalle piccole sottili candele.

Pianse a lungo. Perché aveva avuto la prova dell'esistenza di Dio, e quelle di Astrid erano lacrime di commozione sincera; e perché lui era l'unico colpevole che meritava la sua vendetta, e quelle di Astrid erano lacrime di frustrazione insopportabile. Le une si mischiavano alle altre.

Ma si aggrappò di nuovo alla ragione, e dopo qualche vorticare di pensieri confusi, concluse che quello che aveva sentito poco prima era solo un lato di Dio, e che lui avrebbe pagato per l'altro. Quello che gli aveva portato via marito e figlio. Il lato oscuro, il mistero di una creazione imperfetta, fonte di infinita sofferenza da sempre. Se ne sarebbe pentito.

Rimase ancora un'ora buona, in silenzio, prigioniera delle acque tormentate del suo mistico delirio, per annegarci volutamente dentro.

Aveva avuto la conoscenza che voleva, ma come usarla ora, per esaudire il desiderio di vendetta che aveva iniziato a riecheggiare dentro di lei, da quelle oscure profondità?

Aggrapparsi a Dio e dimenticare tutto era fuori dalla logica che aveva così faticosamente costruito in quelle settimane di studio. Troppi i punti che non tornavano nel concetto di un Dio esclusivamente buono e allo stesso tempo creatore di una realtà capace di essere così orrenda.

Ma vendicarsi di un creatore invisibile e immateriale, oltretutto onnipresente, era altrettanto illogico. Cacciatore e preda stavano su piani di realtà differenti.

Le venne in soccorso, dal grande deposito di nozioni teologiche di cui aveva fatto indigestione, l'affermazione che “il corpo è il tempio dello spirito”,  e da qui la necessità di rispettare e onorare la carne e le ossa che ci erano state date in dono... Come aveva fatto a non arrivarci subito?! Ecco dunque la soluzione! Ecco il punto di contatto, la porta di accesso della propria vendetta! Il suo corpo... Era così lampante e semplice allo stesso tempo...Avrebbe torturato, deformato, messo in ridicolo il suo corpo, perché facendolo lo avrebbe fatto in faccia a Dio, gli avrebbe reso indietro il suo dono tutto rovinato, ridendogli in faccia e con un bel: “Non lo voglio più!”. Avrebbe insozzato e preso a martellate quel tempio, gli avrebbe costruito dentro muri e stanze senza senso, da bello lo avrebbe reso uno scempio di arte moderna da due soldi. Molto più raffinato del torpiloquio blasfemo e delle bestemmie più fantasiose e irriverenti, che aveva sentito una volta ad un festival popolare. Quella contro il suo corpo sarebbe stata un'opera silenziosa e sistematica, realizzata con metodo e pianificazione...

...ma una battaglia persa in principio, realizzò subito dopo Astrid, sostenuta dalla ragione, lo sguardo perso negli ultimi bagliori delle candele, ormai del tutto consumate. Che sarebbe stata dolorosa, l'avrebbe probabilmente portata alla pazzia e sarebbe terminata solo con la propria morte. Ma che, concluse infine, sarebbe stata una rivincita coi fiocchi... E tale era la sua ira, che del dopo, della pena ultraterrena, ammise con se stessa che se ne sbatteva.

Uscì dal piccolo eremo, barcollando un poco sul piazzale ghiaiato. Nel freddo pungente della sera salì tutta intirizzita a bordo dell'auto, avviò il motore e iniziò a scendere verso la città, un unico sterminato tappeto di luci, tremolanti e perdute come quelle delle piccole candele.

 

Cerca fra gli altri racconti di ab normal

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.8 (3)
Valutazione Autore
 
4.4
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
Valutazione Autore
 
4.8
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.8 (2)
Valutazione Autore
 
5.0
Valutazione Utenti
 
4.9 (2)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.6 (1)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.5 (2)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.7 (2)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.6 (2)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
4.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
5.0 (1)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.4 (4)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.7 (4)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.5 (2)
Valutazione Autore
 
4.6
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
4.6
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
Valutazione Autore
 
3.6
Valutazione Utenti
 
5.0 (1)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
4.8
Valutazione Utenti
 
4.8 (9)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.7 (6)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.1 (2)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.7 (7)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
5.0
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
4.6
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
3.8
Valutazione Utenti
 
2.8 (1)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Per poter scrivere un commento ti devi autenticare o registrare
 

Racconti consigliati per questa categoria Surreale

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
4.5 (2)
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
5.0 (1)
Powered by JReviews
 

Cerca...

Categoria:     Keywords: