Un gatto tira l'altro - 8 Hot
Un gatto tira l’altro - parte 8
Rimase un quarto d’ora buona a fissare il telefonino manga, nella speranza di risentire sua madre. Qualche parola in più, qualche spiegazione, almeno un dettaglio. La signora Carla era da sempre tremendamente logorroica, capace di sfiancare chiunque, soprattutto al telefono. Trasformava piccoli avvenimenti di nessuna importanza in resoconti dettagliati, tra il rapporto di polizia e l’inventario notarile. Un difetto che ora Amalia desiderava con tutto il cuore. Sommergimi di parole mamma, raccontami dell’ortolano, del fornaio e della vicina odiosa, del tuo cane Speck, di quanto caga bene e con che frequenza …già anche lui era scomparso con lei, erano inseparabili. Probabilmente ora lo rincuorava, gli sussurrava nelle piccole orecchie grigie a pelo corto che andava tutto bene, e probabilmente insisteva con i rapitori in merito ai suoi bisogni fisiologici: “Il cane ha bisogno di andare al bagno…mi ha sentito giovane? Ehi, dico a lei giovane! Giovane?!”. Era sicuramente così.
L’attesa angosciosa rallentava e amplificava tutto e Amalia era sprofondata in un torpore grigio che aveva spento il suo saporito sguardo alla fragola, e che le impediva di tenere la testa ritta.
Il manga adesivo del cellulare rimaneva immobile e muto, con i suoi occhioni grandi e liquidi e il sorriso a mezza luna storta. Non c’era niente da sorridere, stupido cartone animato, e Amalia iniziò a grattare un angolo dell’adesivo per levare quel ghigno dalla superficie. L’unghia lunga e nera cigolò sulla plastica come una pala meccanica sull’asfalto, quando la vibrazione dell’apparecchio la fece sussultare di paura. Una chiamata? No, solo un messaggio. Due sms, precisò il display. Dopo una combinazione rapida di tasti, scoprì che il primo messaggio era la solita pubblicità di un centro abbronzatura per donne islamiche, “La Lampada di Aladino”: la sua vita digitale binaria ebbe appena il tempo di affacciarsi al mondo reale che un decimo di secondo dopo Amalia l’aveva annientata con un colpo di “ok”.
Il secondo sms era della leader delle “TheRapinaVagina”, un gruppo di trans che univa calcetto e rivendicazioni politiche. Il loro scopo fondamentale era quello di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema del costo del cambio di sesso, e per questo organizzavano tornei di calcetto fra trans. Tutti rigorosamente giocati in piena notte, nei parchi pubblici o strade di periferia, in provocante tenuta da drag queen e tacchi a spillo con suola gommata. Alcuni dei giocatori che partecipavano ai tornei erano tecnicamente molto dotati nel gioco, mentre la maggior parte degli altri erano più che altro buffe comparse che correvano ingobbite e tiravano di puntone, emettendo strilli e parolacce. Ma le “TheRapinaVagina” sapevano tutte il fatto loro, avevano piedi di velluto, intelligenza tattica, rapidità, agilità, e correre su un tacco 12 sull’asfalto delle strade di periferia, per loro era come indossare un unico comodo tacchetto. Alla fine di ogni torneo, un trans a turno per ogni squadra si esibiva in un balletto sexy mentre un altro leggeva le rivendicazioni politico-sanitarie pensate da ogni schieramento, più o meno sempre le stesse da anni: operazioni di cambio di sesso gratuite finanziate dallo stato; inserimento del cambio di sesso nelle assicurazioni sulla salute, perché cambiare sesso poteva capitare a tutti e senza preavviso, e “al cuore non si comanda cosa deve stare in mezzo alla mutanda”. E poi a seguire un po’ di storie personali e aneddoti del gruppetto. A fianco un banchetto, con gadget di ogni tipo, per la raccolta firme. Più che incontri sportivi erano occasioni per fare baldoria tutta la notte e sensibilizzare il variegato e divertito popolo della notte, che non mancava mai e applaudiva fino allo sfinimento.
Le “TheRapinaVagina” rappresentavano il meglio. Quando giocavano, la visione surreale e confusa di corpi glitterati che inseguono una palla, illuminati dalla sola luce fredda dei lampioni, era impreziosita di veri e propri numeri di giocoleria calcistica. Vulva, la leder del gruppo, un metro e novanta e spalle da lottatore, aveva sempre giocato fin da piccola con talento e passione, fino a militare come mezza punta in una squadra di serie A, sul nome della quale abbondavano scommesse mai confermate. Così anche per Clito, Gnocca e Tampax, tutte con nobili imprese alle spalle, seppure in serie minori.
Utero e Labbra rappresentavano il lato artistico: si erano formate nel circo, alla scuola di giocoleria. Erano stati regolarmente sposati fra loro ma poi Utero, ex Francesco, aveva deciso che quel corpo non era il suo e l’utero lo voleva davvero. Labbra, ex Amanda, aveva fatto il passaggio contrario, da donna a uomo, forse per simbiosi inversa. Ora era l’unica che giocava con una barba nera e vistosa, e solo per adeguarsi alla coreografia vestiva da donna e usava un nome femminile. Vivevano a due isolati dalla Roulotte dell’Amore, in un monolocale tutto colorato affacciato sui tetti del centro commerciale. L’amore era finito dopo i primi interventi chirurgici e ora erano rimasti come fratello e sorella, quasi che il sentimento coniugale che un tempo li univa, dopo tutto quel via vai di crisi d’identità, si fosse confuso al punto da cambiare anch’esso natura.
L’sms di Vulva la invitava all’ennesima serata “sportivo-gine-libertaria”, dove si sarebbe ribadito per la milionesima volta che “farsi la vagina ha prezzi da rapina”, uno slogan ormai leggendario che loro non mancavano mai di ribadire con entusiasmo nelle loro coreografie da cheerleader. Appena il tempo di rendersi conto del mittente, e Amalia aveva richiamato immediatamente l’amica di tante baldorie notturne. Sulle cause umanitarie, per quanto strane, crescevano solide amicizie, come fiorellini selvatici fra le fenditure della roccia. Una persona su cui potere contare.
Amalia tra i singhiozzi raccontò tutto l’accaduto a una Vulva incredula, che la bombardava di domande di ogni tipo.
Si diedero appuntamento alla roulotte, Vulva l’avrebbe raggiunta lì nel giro di un’ora. Per fortuna era giorno di chiusura pomeridiana per il suo negozio di casalinghi ed elettrodomestici “La tana delle donne”.

