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Fantascienza

Racconti a Puntate

Avventura  (22) Comico  (10)
Drammatico  (2) Erotico  (2) Fantascienza  (43)
Fantasy  (47) Giallo&Noir  (25)
Horror  (40) Introspettivo  (10)
Pulp  (4)
Surreale  (62)
Trash  (12)
 
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Ebbe fortuna. C’era una baldracca in attesa degli ultimi clienti all’angolo della strada. Dalla corporatura gli sembrava abbastanza simile alla ragazza. Certo, avrebbe dovuto vestirsi di stivaletti di sintococcodrillo e minigonna vertiginosa, top aderente e occhiali a specchio ultima moda. Chiunque l’avrebbe scambiata senza dubbio per una puttana. Ma forse quello era il travestimento migliore. E la sofisticata damina dei quartieri alti avrebbe dovuto adattarsi. Chiamò la donna. Quella si avvicinò ancheggiante. Il Conte D. la squadrò in viso. Merda! Era un fottuto trave. Va be’, si disse. Non ho scelta. Per fortuna il trans era mingherlino e dalla corporatura esile. “Hai bisogno di nulla, tesoro?” cinguettò al Conte non appena si fu avvicinato. La voce era meno di basso di quanto lui si fosse aspettato. Ma era un particolare insignificante, quello. “Di te,” rispose il Conte D. uscendo dall’ombra. Il trans parve squadrare attentamente il suo abbigliamento per qualche secondo. Poi sorrise, e il Conte comprese di essere stato scambiato per qualche giovin signore dei quartieri alti in cerca di emozioni proibite. Decise di approfittarne. “Ho bisogno della tua comprensione e del tuo silenzio,”...
 
 
B: HACKER, KILLER, PIRATI E ALTRE STRANE STORIE Sean Young afferrò il telefono e si affrettò ad accenderlo. Si trovava al buio della propria stanza all’interno della sede della Compagnia, e aveva appena spento il terminale interno. Sullo schermo si poteva ancora notare una debole luminescenza che si andava dissolvendo. Sean compose un numero riservato e attese. Era impeccabilmente vestito, anche a quell’ora della notte. I capelli corti, lucidi di brillantina, splendevano nel debole chiarore del display del telefonino. Si trattava di un antico strumento appartenente alla preistoria delle telecomunicazioni. I suoi parenti erano andati per la maggiore sulla Terra fra la fine del XX secolo e gli inizi del XXI, ma, dopo la guerra, nelle zone ad alto potenziale tecnologico, erano stati rapidamente soppiantati dai terminali-Rete. Di quelli ce n’era uno in ogni angolo di strada o di locale pubblico, e in casa si potevano usare i computer collegati alla Rete periferica. Perché portarsi dietro un noioso aggeggio pronto a squillare nei momenti più inopportuni? Tuttavia, i terminali-Rete erano strettamente sorvegliati dalla Compagnia di Telecomunicazioni appartenente al Governo Centrale, e se si voleva avere un colloquio strettamente riservato...
 
 
Si svegliò d’improvviso nella notte. Un terribile incubo. Ecco cos’era stato, a farla balzare a sedere sul letto, il cuore le che martellava in petto. Aveva sognato quell’uomo, quello vestito di nero, che aveva visto di sfuggita nel locale, quella sera. Lui le si era avvicinato con dolcezza, e sembrava affascinante. Invece, quando l’aveva fissata negli occhi, lei aveva visto soltanto due orbite vuote, un teschio ghignante dai lunghi canini affilati che grondavano sangue. Era troppo. Ho bisogno di bere, si disse Leonore. Si sentiva la testa vuota e la bocca impastata. Ma non aveva voglia di attivare il computer soltanto per ottenere un bicchiere d’acqua. Decise di scendere nelle cucine per prenderlo da sola. Due passi le avrebbero fatto bene, e l’avrebbero aiutata a schiarirsi le idee. Scostò le coperte e posò i piedi sul pavimento freddo. Poi infilò le pantofole e si avviò. C’era qualcosa che non andava. Beth se ne accorse nel bel mezzo della sua rilassante avventura notturna, proprio quando era vicina all’orgasmo. Dannazione, si disse, maledetto computer, proprio adesso! Ma ormai...
 
 
La sala era gremita, adesso. I quattro musicisti sul palco stavano facendo un casino d’inferno. La birra scorreva a fiumi, e il Conte D. era sempre seduto immobile al suo tavolo. Fu allora che Beth e Leonore fecero il loro ingresso e andarono a sedersi in un séparé poco lontano, schivando numerose bottiglie vuote che volavano in tutte le direzioni. Molti degli avventori le osservarono con cupidigia e lanciarono loro richiami volgari. Li ignorarono. “Ehi, è fantastico,” disse Leonore a Beth non appena si furono sedute. Dovette gridare per superare il frastuono della musica. “E’ terribilmente eccitante.” Beth sorrise. Aveva ritrovato buona parte del suo buonumore. “Visto?” le disse. “Devi sempre fidarti della vecchia Beth, tu.” “Ma non è vietato suonare musica a questo volume, e con vecchi strumenti elettrici?” urlò Leonore, nonostante il suo viso fosse a pochi centimetri da quello dell’amica. “Certo che è vietato,” ghignò Beth. “E’ proprio questo che lo rende così eccitante.” Leonore sorrise e si tirò su. Beth digitò sulla tastiera inserita nel tavolo e ordinò una birra. Leonore osservò a sua volta il menù e...
 
 
Salve a voi tutti, internauti mangiastoriani. Eccomi ancora a tormentarvi con un nuovo racconto (lungo, naturalmente) che vi terrà compagnia per diverse puntate. Stavolta si tratta di una storia appartenente al mio periodo “cyberpunk”, ovvero risalente più o meno agli anni fra il 1994 e il 1995. Perdonate dunque le eventuali e probabilissime ingenuità nella trama e le inevitabili incongruenze tecnico/informatiche (dovute alla “preistorica” tecnologia dell’epoca). Naturalmente, non poteva mancare un accenno ai vampiri e ad altri miei insopportabili “must”. Spero che vogliate seguirmi comunque: andiamo a incominciare? GEMINI A: IL CONTE DRACULA NEL XXII SECOLO Si muoveva nel buio, a proprio agio. Era alto, sottile, la figura infagottata in un lungo cappotto scuro. In quel momento di lui si potevano vedere soltanto i capelli arruffati che spuntavano oltre il bavero rialzato. Era già notte, in quel quartiere desolato di New York. Ma la luce del sole non si faceva vedere molto spesso nel cielo grigio. La penombra era lo stato di vita naturale della Megalopoli. Il tipo si infilò in un vicolo ancora più...
 
 
LA DITTA La grande Ditta si era sempre presa cura di me. Mio padre aveva lavorato per quarant'anni al Project, e prima di lui mio nonno era stato una delle colonne del reparto Production. Giorno dopo giorno avevo visto la Ditta crescere di dimensioni. Le figliali sembravano moltiplicarsi come delle amebe. Avevo visto nascere il Work-over, il reparto Safety, la Security, la Corrosion, il Magazzino. Erano bei tempi quelli di mio nonno; ancora I dipendenti dei vari reparti parlavano tra di loro e persino con quelli dell'ufficio personale. La lingua ufficiale era l'inglese standard tecnico. Si usavano termini come " Screwdriver, hammer, speedometer, spanner, tank, I love you, e quant'altro. Con questa lingua ci si poteva capire con persone di tutte le nazionalita': tedeschi, francesi, spagnoli, croati, polacchi. Tranne con gli inglesi e gli...
 
 
LA DITTA La grande Ditta si era sempre presa cura di me. Mio padre aveva lavorato per quarant'anni al Project, e prima di lui mio nonno era stato una delle colonne del reparto Production. Giorno dopo giorno avevo visto la Ditta crescere di dimensioni. Le figliali sembravano moltiplicarsi come delle...
 
 
Quando il portone si chiuse alle mie spalle, mi trovai nella nera notte di Londra. I fumi di carbone rendevano la città cupa e misteriosa, soffocata dalla combustione che avveniva nelle sue viscere metalliche. Guardai passare davanti a me il treno pneumatico sospeso, un pitone di acciaio e vapore che trasportava i cittadini abbienti ai vari party e festini. Sotto di me, a duecento metri di dislivello, la plebe illetterata vociava lontana, camminando nelle vie putride e intasate di fumo dei bassifondi. Indossai il respiratore e un soffio di frescura indicò che i filtri funzionavano, fermando le pesanti polveri di carbone sospese nell’aria. Mi avviai verso l’elevatore per raggiungere la piattaforma degli aerostati di servizio e salii di altri trenta metri sopra la città, punteggiata di torri di raffreddamento e giganteschi macchinari che muovevano le industrie e le colossali meccaniche della metropoli. Quando raggiunsi la piattaforma e mi fermai, sotto di me c’era Londra: una sterminata città figlia dell’industria illuminata dal chiarore di milioni di lampioni a gas ed elettrici, percorsa da treni e dirigibili, carri a vapore e carrozze a cavalli. Una mano si appoggiò sulla...
 
 
L’aria dell’atrio è profumata e mi colpisce alle narici come una ventata di fresco dopo una lunga apnea. Lascio cadere sul petto la maschera del respiratore mentre slaccio le cinghie dei filtri. Un solerte maggiordomo mi accoglie e mi chiede di consegnarli l’impermeabile e tutta l’attrezzatura. Lo accontento volentieri e gli cedo l’apparato del respiratore e il lungo cappotto in tela impermeabile antiacido. L’uomo non fa una piega mentre raccoglie il tutto fra le sue braccia capaci e sparisce nella stanza accanto, probabilmente il guardaroba. “Bentornato, caro William!”, mi saluta una voce potente e allegra. Mi volto verso l’ampio scalone che sale dall’atrio verso le stanze superiori e vedo un uomo ormai sulla sessantina che mi sorride da sotto i folti favoriti bianchi. In mano stringe un sigaro e veste con un comodo completo da camera. Accanto a lui, l’esile figura femminile sembra quasi soffocata dalla presenza dell’uomo, ma la sua bellezza e grazia è tale che sembra splendere di luce propria. “Lord Marshall, Miss Marshall. Sono lusingato da tanta cordialità”, risposi inchinandomi ai miei ospiti. L’uomo e la giovane donna scesero...
 
 
Dopo altri quattro secoli, la Terra era all'equilibrio. Perfetto. Un segnale giunse dalle stelle. E DIO, nella sua infinita conoscenza, rispose. Un'altra razza vivente, senziente e tecnologica. Fratelli di un altro pianeta, chiedevano aiuto per il loro mondo devastato dalla piaga della corruzione e del disastro. E DIO mandò gli aiuti. Esseri immortali che il tempo non poteva scalfire costruirono un vascello spaziale a loro misura, lo riempirono di vita e conoscenza e salparono verso il sistema bisognoso. La Prima Missione. La Terra era tornata alla sua originale condizione, quell'Eden dimenticato dall'uomo. Francis ripensò a quegli esseri infelici, incapaci di elevarsi dalla loro grettezza e meschinità, per sempre impossibilitati a capire e preservare, ma solo devoti alla distruzione e alla letale ricerca del bisogno immediato. Uomini così indegni della fiducia di DIO, tanto da essere distrutti dalla loro stessa creazione. Francis ricordò un libro, un romanzo scritto da uno di quegli abbietti esseri, racconto di una creatura che si ribella al suo creatore. Così era stato DIO, solo che la creatura aveva superato il creatore quanto ad umanità e perfezione. Solo ultimamente erano apparse segnalazioni di avvistamenti, creature furtive che si muovevano nelle lande...
 
 
 
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