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Racconti a Puntate

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CAPITOLO II : L'INFANZIA DI EDHELDUR “Se c'è una cosa su cui tutti i racconti che ho sentito concordano è l'aspetto del Cavaliere Nero, descritto sempre con lunghi capelli corvini e occhi color del ghiaccio. Del padre aveva i capelli e della madre i tratti delicati del volto. La sua bellezza era pari solo a quella della sorella. Anche Lorelin aveva capelli neri come quelli del fratello e la sua pelle era chiara quanto la luna. [...] Ricordo distintamente quei tempi lontani, in cui Edhel era solo un bambino. Lo si vedeva spesso appollaiato sui rami degli alberi con uno sguardo accigliato. Parlava molto poco e sorrideva ancor di meno. La gente lo guardava e gli parlava di suo padre, nella speranza che la sua vita gli fosse d'esempio. In molti nutrivano la speranza che Edheldur imbracciasse la nobile via del padre, diventando il nuove eroe e campione del villaggio. Ovunque si guardasse attorno a sé vedeva elfi che non facevano altro che parlare della grandezza di Anfindur suo padre. Non è facile essere il figlio di uno fra i più grandi eroi dei propri tempi. Molti dicevano che...
 
 
Capitolo 5 – Ciclone a Mattonrosso“Lord Sognirosa? Che nome ridicolo...!”“Lo è”, ammise la signorina Scudoferro. “Ma è il più terribili dei nobili! Lo vede in che stato è la nostra città! Noi poveri facciamo tutti i lavori peggiori, la maggior parte di notte, di modo che nessuno debba vederci. E i ricchi vivono sulle nostre spalle”Borr non sapeva cosa rispondere. Sentiva la voglia di duellare con i cattivi, di divenire un guerriero famoso. Certo che, un intero castello di soldati, magari era un po' troppo come inizio...Sì, va bene. Anche con Torevas aveva fatto una cosa del genere, solo era più della serie toccata e fuga. A questo giro, come sarebbe andata?“Se io acconsentissi ad aiutarvi, lei potrebbe aiutarmi nel mio viaggio verso casa?”Era confusa dalla domanda. “Vuole che venga con lei?”“Per i calzini lerci di Azemar, no!”, aveva ancora problemi con quel suo aspetto orripilante. “Vorrei solamente provviste, e dei soldi se possibile”“Mi dispiace. Non possiedo nessuna delle due. Se fronteggiaste lord Sognirosa, suppongo lo fareste per la gloria soltanto”“Signorina Scudoferro, la sua storia mi commuove”, biascicò nell'imbarazzo. “Ma la sua richiesta è assurda! Quale eroe, per quanto generoso ed altruista, accetterebbe un'avventura simile senza profitto alcuno, anzi,...
 
 
Un giorno mi trovai a passeggiare per una rinomata via di Londra, quando entrai nel negozio di un noto antiquario. Una piccola finestra illuminava malamente ciò che appariva più come un magazzino che un vero negozio. Oggetti di ogni tipo e provenienti da ogni parte del mondo affollavano gli scaffali. Il proprietario del negozio sembrava avere una spiccata passione per i gingilli più stravaganti. Vidi un orologio con i numeri in senso inverso nel quadrante, toccai sete antiche e pregiate del lontano Oriente, annusai profumi esotici tanto misteriosi quanto ammalianti. Rimasi quasi un'ora intera a curiosare nella montagna di oggetti esposti quando i miei occhi caddero su un rotolo di pergamene. I manoscritti sembravano molto antichi e la lingua con cui erano stati scritti mi era ignota. Alcune parole erano sbiadite e intere frasi erano illeggibili a causa di alcune bruciature o macchie di inchiostro. Nonostante ciò i segni sulla carta erano stati tracciati con un'eleganza che mai avevo visto prima d'ora. Incuriosito dalle pergamene, ne chiesi all'antiquario il contenuto. La mia curiosità rimase insoddisfatta poiché mai nessuno era riuscito a decifrare quello strano sistema di scrittura. Da allora e per molti giorni a venire...
 
 
Capitolo 4 – Madame ScudoferroPassato l'entusiasmo dell'avventura, il signor Cacciatopi ed il buon gigante Gorg, incominciarono a trovare le prime difficoltà della loro avventura.Il cibo, per esempio. Sì, certo, Borr trovava un paio di radici od una mela, ed era a posto. E dove non le trovi delle radici in mezzo alla foresta?Più difficili da trovare, erano mandrie di animali per Gorg. Adattandosi alla condizione, per quei giorni fece digiuno, e mangiò qualche lupo che incontravano per la strada, sputandone via la pelle come un umano sputerebbe i semini dell'uva.Fortunatamente, trovarono una città dopo poche giornate di cammino, il bellissimo paese di Mattonrosso, dove le persone erano cordiali, e i passeri cinguettavano ad ogni momento.“Non mi piace questa città”, ripeteva Borr. “La gente è troppo gentile. Ci deve essere qualcosa sotto”Gorg occupava il resto della strada, camminando piano per non schiacciare gli altri passanti. “Cosa dici? Mi sembrano gentili”“Aaah, perché tu sei ancora un bambino. Pensi che tutto il mondo sia buono, e non sai qual'è la realtà”“Mmh”, sussurrava per cercare di non farsi sentire, ed effettivamente solo quelli che lo ascoltavano dalle finestre del secondo piano di casa ci riuscivano. “Tu invece sei adulto. E senza sentimenti”“Per la...
 
 
Capitolo 3 – Partenza!“Ehi gigante!”Gorg aprì lentamente gli occhi.“Sono qui, qui!”Sbracciava, saltando, dimenando l'ascia nell'aria. Brillava nel chiar di luna, eppure il gigante non riusciva a vederlo.“Borr. Sei tu?”“Per i recalcitranti muli del contadino Oser, certo che sono io! Come fai a non vedermi? Non sono mica una formica!”“Borr. Per me, tu sei formica”Il nano s'azzittì un secondo. “Ok, su quello hai ragione”, accese una fiaccola che teneva alla vita. “Vedi la luce adesso?”“Sì”, andò a gattoni, facendo cadere il nano per lo spostamento d'aria. “Borr. Tu hai un'ascia!”“Esatto. Mi sono fatto anche un'armatura, ti piace?”, era un cotta di maglia pesante, con sopra un corpetto unico smanicato. Preso dall'eccitazione, vi aveva fatto anche dei disegni a bassorilievo.“E' bellissima”Il signor Cacciatopi gongolò. Sì, pensò, ho fatto proprio un bel lavoro. Così, sì, così devo andare avanti. “Non abbiamo tempo da perdere Gorg. Dobbiamo farti uscire da qui!”“E come? La notte ho le catene”, alzò il braccio, mostrando un catenone enorme, ogni maglia composta da due pali d'acciaio che avrebbero sorretto un palazzo.“Scusa, ma dove l'hanno presa? Come la fissano? E dove...?”“Boh...”“Ah, fa lo stesso”, mise l'ascia nel fodero. “Facciamo così, gigante. Io vado a prendere la chiave per la...
 
 
Capitolo 2 – Il gigante Gorg I giganti. Cosa dire su di loro che il mondo già non sappia? Vediamo un po'... Alti più delle querce millenarie, muscolosi quanto un toro, e intelligenti meno delle galline. Gorg, il gigante “da compagnia” del mercante Torevas, non era diverso. Lui, i suoi lunghi capelli neri, ed il viso da ragazzo. Il secondo era un elfo, non di quelli buoni. Il loro regno era piccolo, e molti della loro razza erano costretti a lasciare quel posto paradisiaco, per vivere insieme a quei brutti ceffi degli umani, o i rozzi ruttatori nanici. Ciò rendeva gli elfi, come dire, arroganti, furbi, fuori e dentro al loro territorio. E neanche Torevas faceva eccezione alla regola. “Vengano signori!”, ripeteva ad alta voce. Mostrava le merci del suo banco, stringendole tra le mani. “Provate i miei prodotti fantastici! Guardi signora! Questo è uno specchio che riflette la bellezza dell'anima. Lo provi!” Seguì le istruzioni e vi si specchiò. “Vedo solo me stessa...” “E sa cosa significa signora? Che lei è bellissima, fuori e dentro!” La non più giovane signora, arrossì dal complimento. Imbarazzata, sussurrò, “va bene. Mi avete convinta, datemene uno” Il signor Cacciatopi la guardò...
 
 
Capitolo 1 – Il signor Cacciatopi Il signor Cacciatopi aveva di nuovo problemi con i bambini del vicinato. “Sei basso, sei basso!”, gli dicevano. E gli tiravano pomodori alla finestra, glieli schiacciavano nella cassetta delle lettere. Lui usciva fuori brandendo una scopa come un'ascia a due mani. “Se non ve ne andate da casa mia, vedrete come vi spazzo via!” I bambini non venivano colpiti dalle sue minacce mal riuscite, e continuavano a prenderlo in giro. “E come fai?”, lo schernivano. “Sei più piccolo di noi!” Vedete, il signor Cacciatopi era un nano. Aveva una barba consumata rossa, capelli corti raccolti in un codino, e un metro d'altezza. Per la sua razza, un metro significava essere alti. Purtroppo, tanti anni prima, la sua famiglia si era trasferita nel regno degli umani, e ora aveva di continuo problemi del genere. Incredibile, pensava tra sé e sé. Un membro dei Cacciatopi che viene, viene, viene, BULLATO da dei ragazzini senza un pelo sul volto! I peli erano motivo...
 
 
Lentamente Lugh ricompose i pezzi della sua conoscenza con Morana, rendendosi conto che nelle ultime settimane non doveva aver frequentato lei ma la sua sorella gemella Gowen. Con questa nuova consapevolezza arrivò a comprendere il perché i modi della ragazza fossero da un giorno all'altro cambiati: più dolci e non gli era sfuggito che in più di un’occasione, parlando con lui, era arrossita. "Hanno ucciso la ragazza sbagliata! Hanno ucciso Gowen invece di Morana!?!...", la voce gli morì in gola mentre in cuor suo non poteva non ringraziare gli dei di sua madre per quel fortuito scambio di persona. Gli dispiaceva per la povera Gowen, che era morta innocente vittima di un odio che riguardava sua sorella, ma era lieto nel sapere che la sua Morana, la terribile fanciulla, che l’aveva apertamente sfidato il giorno in cui si erano incontrati e che l’aveva quasi sconfitto in molte altre occasioni. "Morana è viva…Morana è viva…". Furono le prime parole che pronunciò quando Aristed ricomparve seguito da una figura interamente vestita di pelle e con il volto coperto da un pesante drappo nero, da cui si intravedevano a stento gli occhi. Lugh balzò in piedi e in pochi passi raggiunse l'apparizione...
 
 
Prese infine una lunga sciarpa intessuta in pesante seta nera ed un paio di guanti di pelle nera. Gli abiti con cui era entrata in quel palazzo per diventarne l’incontrastata regina. Si rimirò di nuovo davanti allo specchio nella sua candida nudità e cominciò la vestizione: prima infilò i pantaloni godendo della sensazione della pelle lavorata sulla pelle quindi infilò la leggera armatura che le donne della sua tribù portavano sotto gli abiti per mantenere la schiena dritta e sopra si fece scivolare la tunica nera. Notò con una punta di compiacimento come i suoi vecchi abiti ancora le andassero bene. Completò l’abbigliamento indossando gli stivali e quindi si avvolse la sciarpa intorno alla chioma nascondendola ed alla gola, in caso di necessità avrebbe facilmente celato i tratti del viso semplicemente sollevandone un lembo. Per completare l'abbigliamento indossò i guanti di pelle e si avvolse nel mantello. Will fece un balzo indietro quando si trovò di fronte la figura nera ed incappucciata, che fino a poche ore prima era stata la regina. "Vieni giovane Will, è tempo di andare", disse lei con voce sicura, la nota melodiosa e flautata era completamente scomparsa. Seguendo...
 
 
Jareth osservò il quadro che raffigurava sua madre, quando era ancora giovane ed affascinante, prima che la malattia e il troppo peregrinare minassero il suo fisico e la sua mente. Prima di soccombere al morbo che l'aveva contagiata era riuscita a rivelargli il luogo dove il suo laboratorio era posto entro le mura del palazzo reale del Regno dell'Ovest e gli aveva svelato la sua origine, chi fosse suo padre e il vero motivo per cui li aveva mandati via. Lui era figlio del re e come tale avrebbe potuto pretendere di salire al trono e governare, come legittimo successore. Dopo la morte della madre adorata Jareth aveva fatto ritorno al castello, senza rivelare nulla sulla sua origine. In breve tempo aveva conquistato la fiducia del monarca, che era il suo fratellastro, e aveva in questo potuto trovare quel luogo dove si sentiva veramente a casa e protetto con i suoi pensieri di vendetta nei confronti di chi l’aveva costretto a vivere come uno zingaro. Ora il suo progetto di vendetta stava per concretizzarsi e nessuno sarebbe riuscito ad ostacolarlo. Se anche il principe Lugh si fosse unito all’esercito del Sud e avesse tentato di fermarlo non avrebbe avuto...
 
 
 
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