Racconti a Puntate
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Sono al parco, seduto su una panchina. Passa davanti a me una giovane sui vent'anni, correndo. E' snella, atletica, bellissima. La corsa fa ondeggiare i fianchi e i seni. Mi sento eccitato. La seguo con calma perché fa molte pause per riprendere fiato e fare stretching. Esce dal cancello e mi ritrovo in un appartamento ricco e moderno. La ragazza è davanti a me, avvolta in un accappatoio. Mi chiede chi sono e si lancia sul telefono. La fermo afferrando l'asciugamano che cade per terra. Lei è nuda come una dea, ma sta chiamando la polizia. Prendo un vaso e lo spacco sulla sua testa, come la donna della segheria. La ragazza cade e lascia il telefono. Vedo un pesante fermacarte di bronzo su un tavolo e lo uso per sfondargli il cranio. Materia grigia e sangue mi bagnano la giacca, ma sento la mia risata risuonare come campane a festa. Di nuovo quel lampo candido e feroce. Sono in casa dei miei genitori. La riconosco dall'arredamento sobrio e dall'attaccapanni ingombro di cappelli. Avanzo barcollando verso la luce della cucina...
Urlo dallo spavento e dalla paura mentre l'aria fredda corre velocissima sulla mia pelle e il cuore balza in gola. La sagoma della cornacchia diventa sempre più piccola e nera contro il bianco della luna e una risata argentina risuona sulle cime dei pini e dell'antico noce. Poi di colpo il mondo si spegne e diventa nero. Mi sveglio dopo un tempo indefinito. Sento il mio corpo spezzato e il freddo ruvido dell'asfalto sotto di me. Apro gli occhi e vedo il prato e la foresta silenziosa. Vedo anche una macchia liquida che si allarga e capisco che è il mio sangue, che esce dalla mia testa rotta. Il dolore mi fa danzare davanti agli occhi mille scintille bianche. Provo a muovermi, ma non riesco a spostare ne le gambe ne le braccia. Chiamo la cornacchia, le chiedo perchè mi ha lasciato cadere, ma non risponde e non sento il familiare battere delle ali sopra di me. Giro la testa a guardare il cielo e vedo un'ombra piombare sul mio petto. Il colpo mi fa sbuffare fuori tutta...
Non so perché sono qui. Mi hanno rinchiuso in questa stanza e mi hanno detto che sono malato. Hanno detto che ho ucciso io quelle tre donne, ma non è vero! Si sono inventati tutto! Un giorno mi sono alzato come ogni maledetto lunedì e all'improvviso, mentre facevo colazione, la polizia ha sfondato la porta e mi hanno arrestato sbattendomi per terra. Ho chiesto perché, ma l'unica cosa che ho visto sono state manette e facce urlanti. Mi hanno fatto salire su un'auto e mi hanno chiuso in cella. Due giorni dopo mi hanno interrogato e mi hanno chiesto di tre donne uccise la settimana prima. Ho risposto che non le conoscevo, ma loro hanno urlato di sì e che hanno trovato un'ascia sporca di sangue in cantina. C'erano le mie impronte sul manico e il sangue era dell'ultima ragazza uccisa. Mi hanno fatto vedere delle foto delle donne morte e ho vomitato sul tavolo. Erano state fatte a pezzi. Il poliziotto ha urlato di confessare, ma io stavo male e non ero stato io. Quando...
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