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        <title><![CDATA[Introspettivo]]></title>
        <description><![CDATA[Ultime novità da mangiastorie!]]></description>
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            <title><![CDATA[Introspettivo]]></title>
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                <title><![CDATA[La chiave della vita - Il viaggio del falso poeta (terza parte)]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                     Arrivarono alla panchina, il cuore roboante nel petto. Diana era lì, sulle gambe le zampette di un gatto magro con le orecchie lunghe e sempre attente. Lo accarezzava, delicata, mentre aspettava il treno in ritardo. “Ragazzi, questo è Row”. Parlava come se niente fosse accaduto,  sulle labbra un sorriso amorevole. La ragazza strofinò la mano sotto al collo sottile e la bestiola raddoppiò le fusa. “Sotto al collo impazziscono. L’ho visto tante volte nei film”. Nei film .Quella ragazza non era mai vissuta in un mondo reale. Era stata confinata nel  ring della grigia provincia, di cui non era riuscita a parare i colpi. Lei, modello di perfezione, tanto più irraggiungibile  quanto più aveva chiuso le frontiere del sé, era il frutto di una finzione auto-prodotta.  Alex strinse i pugni. Ora stava cercando di mettere a fuoco i propri confini, ma ancora gli riusciva difficile uscire dal suo perimetro di egoismi e falsa poesia. Una goccia macchiò il marciapiede, seguita da altre. Ricami di piombo si disegnavano sopra le loro teste, confuse e incerte. “E ora che facciamo?”. Diana si alzò in piedi. “Andiamo a Milano”. Alex si grattò la testa,...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 22:00:00 +0100</pubDate>
                <g:id>1413</g:id>
                <g:publish_date>2012-01-09</g:publish_date>
                                                                    
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                <title><![CDATA[La chiave della vita - Il viaggio del falso poeta (seconda parte)]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                     “Vai a Torino?” gli chiese la ragazza con gli occhiali.  “Sì” fece una pausa “In realtà dovevo andare a Milano, ma poi… È una storia un po’ lunga”. “Dai, raccontacela! Io sono Susy, lei Diana. Non è una chiacchierona, ma sapessi quanto è intelligente! Bellissima e intelligentissima!”. La bionda gli strinse frettolosamente la mano e si volse verso il finestrino, imbronciata. Poi lo squadrò, mentre lui spiegava della diversa destinazione, del risveglio, della decisione di cambiare direzione.  Susy srotolò la tiritera della gita, del Salone del Libro di Torino e di qualche giorno da turiste non per caso. “Siamo studentesse  iscritte…”. Diana la fulminò. “Parla per te, per favore”. Il treno si fermò ad Alessandria e la ragazza si alzò, recando con sé la borsa. “Vado in bagno”. “Scusala. È in una giornata no. Dicevo…” il treno ripartì, accanto a loro presero posto due ragazzini che si scambiavano commenti e allusioni. “Ma era una modella quella?”. “Non è una ragazza, è un sogno!”. Parlavano indubbiamente di Diana, di cui notarono poco dopo l’assenza. Susanna si alzò e si portò accanto alla zona di raccordo tra  i due vagoni, dove sulla destra...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 21:51:00 +0100</pubDate>
                <g:id>1412</g:id>
                <g:publish_date>2012-01-09</g:publish_date>
                                                                    
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            </item>
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                <title><![CDATA[La chiave della vita - Il viaggio del falso poeta (prima parte)]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                         Ho portato con me la chitarra. Sta dormendo nella custodia da quasi due giorni, da quando sono scappato  per recuperare la reminiscenza del senso della mia vita. Non so quando l’ho perso, forse è sempre stato accartocciato in un angolo della mia anima. O del mio fegato, perché dubito di avere  un’anima e se ce l’ho non mi appartiene più. O forse non mi è mai appartenuta.   Il senso della vita. Quello che altri vogliono impormi, pescando nel sacchetto  le biglie delle possibilità, mentre quelle che riguardano loro le occultano abilmente. Sulla mia testa, burattinai che muovono fili invisibili, iniettando illusioni e morfina. Non sono un poeta dormiente. Sono l’uomo che deciderò di essere. Ma per deciderlo, devo accendere la luce sulla mia vita.  “Alex, dove vuoi andare?”. Maria ha cinque anni. Gioca con le bambole che le somigliano, disegna uomini-scheletri e ha occhi fatti per piangere. Serena la tiene tra le braccia, cullando il suo dolore. Alex indossò il giubbotto di jeans.  “I bambini lo conoscono”   “Il senso del dolore è innato. Come l’istinto che ti spinge tra le braccia di...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Sun, 08 Jan 2012 17:22:00 +0100</pubDate>
                <g:id>1406</g:id>
                <g:publish_date>2012-01-08</g:publish_date>
                <g:rating>4</g:rating>                                                <c:editor_rating>4.1</c:editor_rating>
                                    
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                <title><![CDATA[OLTRE (the end?)]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 p { margin-bottom: 0.21cm; }   Era raro per me avere reazioni tempestive nelle situazioni critiche, ma quella volta feci un eccezione alla regola. Mi sentivo diverso, come uno di quei personaggi tanto invidiati dei romanzi che sanno sempre esattamente cosa dire e cosa fare, senza tentennamenti o ripensamento alcuno. Un talento, questo, che nella vita reale non mi capitava quasi mai di avere. In quel preciso momento mi sentivo un eroe in procinto di compiere epiche gesta, un leggendario e prode cavaliere o più semplicemente un redivivo Don Chisciotte che, non avendo più nulla da perdere, è in grado di portare a termine vittorioso qualsiasi impresa gli capiti innanzi, anche la più strampalata e irrisolvibile.   Forse perché mi sentivo come in un sogno, in un mondo irreale di un fumetto ove io ero il protagonista, o l’eroico cavaliere di un libro fantasy. Come tale avvertivo la sensazione di possederne la prontezza, la determinazione ed il coraggio che mai in vita mia avevo posseduto. Con la presenza di questa nuova temerarietà, prendere la decisione di tuffarsi in quegli oscuri abissi non aveva più quel freno – il timore del non ritorno – a bloccarmi lì rigido,...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Mon, 05 Sep 2011 14:19:00 +0200</pubDate>
                <g:id>895</g:id>
                <g:publish_date>2011-09-05</g:publish_date>
                                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Pasticcio di maccheroni al forno annegati nella besciamella!!]]></c:value>
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                <title><![CDATA[OLTRE (3th part)]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 p { margin-bottom: 0.21cm; }   Immerso in queste fantasie, mi lasciavo galleggiare e guidare dalla mente come un naufrago per luoghi mai visti, inesplorati, ancora vergini dalla prepotenza dell’uomo, incontaminati e per questo così irreali, illusori, onirici, ma pur sempre vividi e nitidi, confondendo i sensi e insinuando il dubbio che fossero in un qualche modo reali: universi paralleli.    scrisse Oscar Wilde, mentre Stephen King:, così come non c’è nulla di più affascinante, e quanto mai pericoloso, di vivere una favola. Una di quelle favole che ti crei tu, che puoi plasmare con la mente come un pezzo d’argilla che prende forma dalle abili e sapienti mani di un artista. Questo processo mentale però può esser pericoloso e alienante, perché quando ti lasci andare e apri le porte della mente per liberare i pensieri, puoi giungere ad un punto superato il quale è difficile distinguere il falso dal vero, il reale dai sogni…dove la realtà è un concetto del quale è bene diffidare e che talvolta la sua solidità non è maggiore di quella di una tela di ragno. Dove nulla è più reale di un sogno! Questa era la sensazione che si faceva...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Mon, 05 Sep 2011 14:06:00 +0200</pubDate>
                <g:id>894</g:id>
                <g:publish_date>2011-09-05</g:publish_date>
                                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[risotto con la zucca...e grattatina di cocco (stile parmigiano)]]></c:value>
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            </item>
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                <title><![CDATA[OLTRE (second part)]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                    Il fatto strano è che questi pensieri mi colgono sempre impreparato, rapidi e inattesi, lasciandomi smarrito, esterrefatto, come quando si riceve uno schiaffo improvviso. Così, come risvegliatomi da una profonda trance – con l’immagine di quel volo planato ancora negli occhi, interrotta da una sgradevole quanto imprevista sensazione di vuoto – , mi lasciai cadere disteso sul letto a fissare il soffitto.   C’era stato un tempo nel quale avevo inseguito un sogno, lo avevo desiderato ardentemente, e quel sogno m’aveva portato fin lì. L’Amore. Avevo tanto creduto in esso, nella sua forza, da dedicarmi anima e corpo per realizzarlo, mentre ora cerco forse il modo di dimenticarlo o di metterlo sottochiave nel cassetto dell’oblio insieme a tutti i ricordi e quelle immagini che mi riportano indietro, a un passato che non può più tornare. A quel tempo, così vicino al cuore eppur così lontano, durante il quale avevo davvero amato lei, e lei aveva amato me. Mi ero aggrappato così saldamente a quell’amore per tanti anni, mentre lentamente ma inesorabilmente, questo moriva perché non era più corrisposto. Come mi ero aggrappato all’illusione che se avessi continuato ad amarla, forse anche il suo amore per...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Sun, 04 Sep 2011 15:15:00 +0200</pubDate>
                <g:id>891</g:id>
                <g:publish_date>2011-09-04</g:publish_date>
                                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Piadina e salame con birra rossa]]></c:value>
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            </item>
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                <title><![CDATA[OLTRE]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                    Qualcuno aveva scritto - non ricordo chi - che un artista dovrebbe subire durante la sua giovinezza tanti traumi quanti può sopportare senza crollare. Ero perciò convinto che sarei riuscito a sopravvivere, nonostante i numerosi lembi di pelle strappati da quel filo spinato che custodisce il mio straziato e ormai insensibile cuore. Erano ormai trascorsi quasi 2 anni da allora, eppure lo sentii pungere d’ansia ancora una volta, insieme al bruciore del rimorso.   D’improvviso pestai sul freno, e con uno scarto deciso accostai l’auto sul ciglio della strada. Erano ore che viaggiavo senza meta, completamente assorto nei miei pensieri tanto da non accorgermi nemmeno dove mi trovassi. Cosa mi stava capitando? mi sentivo stranito e confuso, come quando l’allentarsi di una ferrea morsa che ti stringe il petto, lascia in bocca quel sapore amaro e metallico tipico dell’ansia.   Presi un lungo respiro, assaporando l’aria come fosse la prima volta in vita mia. Presi poi a guardarmi intorno per cercare di capire dove il mio errare con la mente mi aveva portato. Nulla del paesaggio che mi circondava riusciva a ricordarmi qualcosa, una strada già percorsa anche solo casualmente, nessun segno che mi...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Sun, 04 Sep 2011 14:38:00 +0200</pubDate>
                <g:id>890</g:id>
                <g:publish_date>2011-09-04</g:publish_date>
                <g:rating>4</g:rating>                                                    
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            </item>
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                <title><![CDATA[DIARIO]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                    Qualcuno aveva scritto - non ricordo chi - che un artista dovrebbe subire durante la sua giovinezza tanti traumi quanti può sopportare senza crollare. Ero perciò convinto che sarei riuscito a sopravvivere, nonostante i numerosi lembi di pelle strappati da quel filo spinato che custodisce il mio straziato e ormai insensibile cuore. Erano ormai trascorsi quasi 2 anni da allora, eppure lo sentii pungere d’ansia ancora una volta, insieme al bruciore del rimorso.   D’improvviso pestai sul freno, e con uno scarto deciso accostai l’auto sul ciglio della strada. Erano ore che viaggiavo senza meta, completamente assorto nei miei pensieri tanto da non accorgermi nemmeno dove mi trovassi. Cosa mi stava capitando? mi sentivo stranito e confuso, come quando l’allentarsi di una ferrea morsa che ti stringe il petto, lascia in bocca quel sapore amaro e metallico tipico dell’ansia.   Presi un lungo respiro, assaporando l’aria come fosse la prima volta in vita mia. Presi poi a guardarmi intorno per cercare di capire dove il mio errare con la mente mi aveva portato. Nulla del paesaggio che mi circondava riusciva a ricordarmi qualcosa, una strada già percorsa anche solo casualmente, nessun segno che mi...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Sun, 04 Sep 2011 14:30:00 +0200</pubDate>
                <g:id>888</g:id>
                <g:publish_date>2011-09-04</g:publish_date>
                                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Hot dog e birra scura]]></c:value>
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            </item>
                        <item>
                                <guid>http://www.mangiastorie.it/racconti-a-puntate/123-introspettivo/860-lelisir-della-fantasia-e-le-avventure-nel-regno-di-mangiastorie-parte-6.html</guid>
                <title><![CDATA[L'Elisir della Fantasia e le avventure nel Regno di Mangiastorie - Parte 6]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                  “La combriccola del Lector, era tutta gente a posto…” Cantava così Lector X. Lui era un fan del Blasco, e come lui, voleva avere la sua combriccola, o meglio, un seguito di sostenitori, anche fanatici, ma soprattutto groupies coscia-lunga disposte a notti di fuoco e faville. “Come sei triviale!” gli ripeteva Prosciuttella, che in fondo, amava il suo sguardo vespertino. In esso erano racchiusi i misteri di un passato sofferto, ma mai rivelato. Lector X, al secolo Massimino, era stato un bambino molto infelice. Dislessico, isolato dai compagni di classe, che lo prendevano sempre in giro, con la solita tiritera: “Gna gna, gna gna, gna gna, ritardato tu sei e con te un libro non leggerei”. L’emarginato, sbocciato improvvisamente a quattordici anni. Al liceo passava le versioni di latino e sapeva tutto di letteratura. Ma le ferite dell’infanzia, con l’esposizione alla gogna della diversità, sanguinavano ancora. “I bambini ti calpestano, gli adulti ti annullano”. Lesse la frase che aveva scritto, poi stracciò il pezzo di carta igienica su cui l’aveva appuntato. Già l’ispirazione gli era venuta proprio come in quel momento. E lui aveva seguito il consiglio di Montale.  “Scrivere, scrivere. Ovunque, anche sul cesso”. No, questo...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Sun, 14 Aug 2011 09:58:00 +0200</pubDate>
                <g:id>860</g:id>
                <g:publish_date>2011-08-14</g:publish_date>
                <g:rating>5</g:rating>                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Rigattoni al ragù e panna]]></c:value>
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            </item>
                        <item>
                                <guid>http://www.mangiastorie.it/racconti-a-puntate/123-introspettivo/701-la-classica-piemontese.html</guid>
                <title><![CDATA[La classica piemontese - prima parte]]></title>
                <link>http://www.mangiastorie.it/racconti-a-puntate/123-introspettivo/701-la-classica-piemontese.html</link>                
                <description><![CDATA[
                                                ]]></description>
                <category><![CDATA[Introspettivo]]></category>
                <pubDate>Fri, 06 May 2011 17:21:00 +0200</pubDate>
                <g:id>701</g:id>
                <g:publish_date>2011-05-06</g:publish_date>
                <g:rating>4</g:rating>                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[I biscotti]]></c:value>
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