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  Prima di crollare a terra ho sentito distintamente un “Fanculo” provenire alle mie spalle. Tanto che ho avuto il tempo di pensare “Ma a chi fanculo?”. Il “fanculo” era digrignato da una voce cupa e bruciata. Molto bruciata. Qualcuno avvezzo a concedersi cicchetti di lava seguiti dall’immancabile sigaretta. Mr. “Fanculo”, non ho mai avuto il piacere di vederti. Rimarrai per sempre Mr. “Fanculo”. Fanculo dunque, Mr. “Fanculo”… Il mio sguardo era fisso sulla campagna rianimata dalla primavera, verde e chiazzata di giallo, le chiome dei pioppi lontani mosse dal vento. Ero lì fermo che riprendevo fiato nel bel mezzo di una lunga passeggiata agreste. Quelle cha fanno bene alla salute. Rimiravo il bel paesaggio, così bello che qualcuno in altre epoche si sarebbe messo a dipingerlo. Ma ecco che all’idilliaca immagine qualcuno allega un sonoro sbagliato, un roco e infernale “fanculo”. The final fanculo. Tempi moderni, i quadri col sonoro. Prima di potermi girare per vedere chi fosse è arrivato un dolore così forte da diventare qualcosa di solido e separato dalla mia nuca che nel frattempo andava in briciole. Ho sentito un “craaack”, sordo, come se qualcuno avesse...
 
 
Mentre sfondo anche l’altra manica del maglioncino della defunta d’un tratto dalla mia bocca esplode un urlo gutturale. Primordiale. Cavernicolo. Incontrollato. Messo su carta, è un fumetto a tutta pagina con dentro un “Uargggggh!” stampato a grossi caratteri tremolanti. Lo prolungo in modo animalesco, spinto da un istinto che sento affondare le sue radici dritto dritto nel pozzo del mio passato di primate. Potrei lottare per accaparrarmi la migliore femmina del branco e offrirle il ramo più à la page della foresta. Potrei gustarmi in pace una banana assieme alla mia prole giocosa e pelosa. Potrei poggiare i miei grossi occhi marroni sul fiume Congo, facendomi cullare dallo spettacolo del suo maestoso incedere nella foresta al calar del sole. Potrei sferrare un gran ceffone a questo vecchio che mi tiene in scacco, disarmalo e rispedirlo nella sua cantina-ventre-di-balena con un grosso calcio in culo. Invece interrompo l’urlo, la bocca semiaperta, gli occhi eccitati che fissano questo vecchio topo nazista dallo sguardo ceruleo. Questa volta si è scomposto un po’, inarcando leggermente le sopracciglia. Mi punta addosso quel cannone e mi dice: “Volevi spaventarmi?” ...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 24a) Lì Angelo Nero provò molto dolore e una profonda umiliazione, da cui però riuscì a sfuggire imponendosi di dimenticare. Dopo un lungo periodo riuscì a dimenticare tutto, o per lo meno riuscì a rendere molto vago il ricordo del suo passato, e trasformò la dimensione di cui era prigioniero nel “Mondo dei Sogni” che ho conosciuto. Lentamente riuscì a recuperare parte delle sue capacità: non poteva penetrare nelle coscienze degli uomini, ma poteva riviverne i loro sogni e percepire la dimensione onirica degli esseri umani traendone comunque una fonte di piacere. Di tanto in tanto incontrava esseri umani dotati di particolare sensibilità e capacità, e provava a entrare in contatto con loro. Spesso però falliva perché trovava soggetti non soddisfacenti. Io invece ero stato per lui una grande scoperta, in me aveva trovato una buona possibilità di interazione. I suoi simili però evidentemente non si erano affatto dimenticati di lui e stavano in guardia. Dopo un po’ si sono resi conto che il loro compagno stava per riprendere la sua antica passione e sono venuti a riprenderlo. Mi sa...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 23a) che potevo perderti e che non avrei mai saputo che cosa si prova a baciarti, ad amarti. Avevo preso coscienza già da qualche tempo dell’attrazione che provavo nei tuoi confronti, ho cercato di dominarla e credevo di esserci riuscita. Professionalmente ho commesso una gravissima scorrettezza, non avrei mai dovuto innamorarmi di te…forse questa è la dimostrazione che come psicologa non valgo molto, non ho saputo evitare…avrei dovuto rinunciare…ma adesso in ogni caso non so se potrò rivederti…” Continuava a parlare, ma io non capivo niente. I suoi occhi divennero lucidi e gonfi. - “Che cosa stai dicendo, Juliet! Che cosa c’entra mia madre?” - “Hiroshi, ti ricordi la prima volta che ci siamo visti? Ricordi l’uomo che era con me?” - “Si, beh…vagamente. Un tipo anonimo e inespressivo…un funzionario dell’amministrazione giudiziaria, se non ricordo male.” - “Esatto, proprio lui. Ieri mi ha convocato per parlarmi. Prima ha voluto sapere di te. Mi ha chiesto generiche informazioni sul tuo stato di salute e sui progressi della terapia. Io gli ho...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 22a) Poi improvvisamente assume un’espressione seria, inizia a spogliarsi, lentamente. Lascia cadere tutti i suoi abiti sul pavimento. Io resto fisso a guardarla come inebetito. Alla fine è lì, di fronte a me, mi guarda, mi prende una mano e se la mette sul viso. - “Hiroshi…ti piaccio? Mi trovi…attraente?” Io non credevo ai miei occhi! Una donna bellissima, un corpo perfetto, che mi chiede una cosa del genere! Deglutisco ancora, ormai ho la saliva azzerata, tiro un respiro e provo a dire qualcosa. - “Juliet…tu sei bellissima…ti trovo stupenda!” Allora lei mi sorride, porta la mia mano giù sul suo seno e chiude gli occhi. - “Juliet…perché proprio io?” - “Perché… tu sei puro, e io… voglio essere la tua prima donna.” In quell’istante eterno, nella mia mente si è accesa una luce solare, un fulmine velocissimo ha percorso i miei pensieri e mi ha fatto realizzare all’istante la situazione. Mai come in quel momento ho sentito forte dentro di me la determinazione...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 21a) - “Bé, Hiroshi, è difficile per me parlarne…ti potrà sembrare assurdo, ma io…a me piacerebbe molto poter sentire…poter provare…” - “Ma insomma, Angelo! Parla chiaro! Guarda che se vuoi dirmi che ti piacerebbe sentire le sensazioni che può provare un essere umano, questo lo avevo capito già da un bel pezzo! E mi piacerebbe molto aiutarti, ma non so proprio come fare, a meno di farti entrare nel mio corpo!” A queste parole il volto di Angelo rimane assorto per un lungo momento, poi il suo viso s’illumina di colpo. Mi guarda fisso e accenna un sorriso. -“…Entrare nel tuo corpo…però! Non ho mai provato fin’ora, in effetti qualche volta ho saputo di possessioni diaboliche…non vedo perché non possa farlo anch’io…e poi sarebbe diverso, sarebbe solo per percepire i segnali del tuo corpo…devo approfondire! Senti Hiroshi, l’idea potrebbe essere buona, ma non so se posso e non so bene come, devo informarmi presso qualcuno dei miei fratelli…Io adesso vado, ci vediamo più tardi.” - “ Ma come più tardi! Angelo, io...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 20a) -“Si, Angelo. Un’altra volta magari.” Al mio risveglio, come avevo previsto, mi sono ritrovato con le mutande sporche. La visione di quel sogno erotico mi aveva provocato una eiaculazione durante il sonno. Sono andato in bagno a lavarmi, senza pensarci ho usato un sapone di mia madre. L’ho riconosciuto subito dal profumo, è un sapone al burro di karité. Penso a mia madre: chissà che cosa sta facendo in questo momento, chissà se qualche volta mi pensa. Il ricordo delle ultime parole che ha proferito verso di me ancora mi turba, non riesco ad accettare l’idea che volesse uccidermi. Tutto questo è terribile. Scaccio via questi pensieri opprimenti, la mia vita ne è già piena oltre misura, è inutile continuare a pensarci. Mi farei solo del male. Mentre finisco di lavarmi, non so perché, mi viene in mente Juliet. Guardo il mio viso allo specchio e penso a lei. Incredibilmente sento la sua mancanza, anche se è una cosa assurda visto che la conosco appena. § Durante...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 19a) Non feci quasi in tempo a finire la frase che rimasi sbalordito da un suo prodigio: si avvicina, mi guarda intensamente e…i suoi occhi vedono anche per me! In poche parole io potevo vedermi con i suoi occhi, ed ero anch’io vestito come lui! -“Scusa, ma noi non possiamo usare gli specchi! Allora, ti piaci?” -“Si, mi piaccio moltissimo ma adesso riporta la mia vista verso di me altrimenti mi sento male! Non bastava vedere il mio corpo reale che dorme, anche la mia immagine virtuale devo vedere da fuori! Francamente lo trovo eccessivo! Ma perché siamo conciati così?” -“È soltanto per gioco, stasera volevo portarti a vedere un sogno risalente agli anni ‘30 e ho pensato che un abbigliamento consono ti avrebbe fatto sentire più a tuo agio. Come sempre non potremo interagire con ciò che vedremo, perché sono solo immagini oniriche memorizzate, ma almeno così ci sentiremo pienamente inseriti nell’atmosfera. Vieni, questa volta ti porto in un sogno che troverai gradevole.” Corridoio, infinite porte, “miao!”: Cristallo Rosso. Ormai quando...
 
 
(the Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 18a) Come ben sai la mia vita è stata molto avara di emozioni e sensazioni, fossero anche esperienze dure. Macchè! Neanche quelle! I miei genitori mi hanno sempre tenuto al riparo da tutto, in un mondo ovattato e privo di preoccupazioni. Mi hanno tenuto sempre sotto una campana di vetro, l’importante per loro era che studiassi, tutto il resto non aveva alcuna importanza.” Mi guarda un po’sconsolato, poi mi sorride: -“Dai, Hiroshi, usciamo da qui. Ti prometto che la prossima volta ti farò assistere a qualcosa di più tranquillo e carino. Andiamo.” Corridoio silenzioso, porta della mia stanza, vertigine. Pochi secondi e sono sveglio, di nuovo pienamente cosciente nel mio corpo. Ormai conosco il susseguirsi delle sensazioni, non mi procurano nessun fastidio. Apro gli occhi e rivedo il soffitto della mia stanza. Eccomi tornato alla realtà triste della mia vita terrena. Accendo il computer e inizio a scrivere nella sua memoria elettronica : “Diario di bordo di Hiroshi K. Data e luogo: è possibile stare in due luoghi e in due epoche differenti contemporaneamente?”......
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 17a) Un ufficiale, come liberandosi per un attimo da quella visione, si rivolse al Colonnello: -“Signore…non riesco a credere ai miei occhi…sono delle bestie…come hanno potuto…” -“Stai zitto! Stai zitto…non proferire alcun commento…ciò a cui i nostri occhi stanno assistendo non deve essere oggetto neanche di una parola…oggi, il paese intero, noi tutti, abbiamo conosciuto il totale e irrimediabile disonore…Lasciami soffrire in silenzio…” Nel frattempo la doccia di piscia andava esaurendosi. I soldati che formavano il plotone di esecuzione si stavano divertendo a scuotere il pene in faccia all’Imperatore, per liberarsi anche delle ultime gocce di urina, sempre tra le risate di tutti gli altri. Ma l’umiliazione pubblica del Divino Imperatore non era ancora finita. Sempre col solito fischietto, il sergente dispose l’inizio del secondo tempo. I soldati ubriachi scesero dal palco, inciampando tra l’ilarità generale. Altri soldati muniti di secchi d’acqua diedero una ripulita al palco e al Divino Imperatore che stava sempre piegato sul pianale di quel autocarro che era diventato il suo altare sacrificale. Tutti improvvisamente si azzittirono, come...
 
 
 
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