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E' l'alba del quarto giorno. Ascolto il respiro regolare e profondo di Olmo e guardo il muro sopra il termosifone. La parete bianca è albume montato a neve e io ci annaspo dentro, alla ricerca di un tuorlo di senso. Gledis, le lettere d'amore, il figlio smilzo della padrona di casa, Ernesta morta di crepacuore, l'affitto pagato, l'appartamento lasciato, il Foschi, Malerba, il singulto soffocato di Angela, l'uomo sudato al sexy-shop, il piccolo Eugenio annegato, la naiade ritrovata, l'uomo senza tronco nella foto, il maestro di musica, la Torrazzi che c'è o ci fa, il 1982... e tutto il resto: non potrei ricomporre questo mosaico neanche se fossi un genio dell'enigmistica!Cedo al calar delle palpebre e sprofondo in una nuvola di chiara d'uovo… La faccia larga del Foschi, bidimensionale, apre e chiude la bocca senza emettere suoni mentre, intorno, le orbitano tre santini: Eugenio, Ernesta e Gledis. Il santino di Gledis è una polaroid. C'è una quarta figurina che gira nell'aria, incrociandosi con le altre: è l'uomo solo gambe, mozzato dalla vita in su, con fibbia dorata ai lati dei mocassini marroni. Le immaginette compiono complete ellissi intorno al faccione in...
 
 
CAPITOLO II : L'INFANZIA DI EDHELDUR “Se c'è una cosa su cui tutti i racconti che ho sentito concordano è l'aspetto del Cavaliere Nero, descritto sempre con lunghi capelli corvini e occhi color del ghiaccio. Del padre aveva i capelli e della madre i tratti delicati del volto. La sua bellezza era pari solo a quella della sorella. Anche Lorelin aveva capelli neri come quelli del fratello e la sua pelle era chiara quanto la luna. [...] Ricordo distintamente quei tempi lontani, in cui Edhel era solo un bambino. Lo si vedeva spesso appollaiato sui rami degli alberi con uno sguardo accigliato. Parlava molto poco e sorrideva ancor di meno. La gente lo guardava e gli parlava di suo padre, nella speranza che la sua vita gli fosse d'esempio. In molti nutrivano la speranza che Edheldur imbracciasse la nobile via del padre, diventando il nuove eroe e campione del villaggio. Ovunque si guardasse attorno a sé vedeva elfi che non facevano altro che parlare della grandezza di Anfindur suo padre. Non è facile essere il figlio di uno fra i più grandi eroi dei propri tempi. Molti dicevano che...
 
 
1. LOS ANGELES, MEGALOPOLI OCCIDENTALE Le venne da urlare quando l’aereo rollò pericolosamente prima di scendere in picchiata, e si trattenne a stento. Si era appisolata, ed era immersa in una specie di sogno particolarmente complicato. La cabrata la colse completamente alla sprovvista. A dir la verità, questi nuovi aerei di linea ultraleggeri, in uso esclusivo per i voli interni, erano qualcosa che non riusciva ancora a convincerla. Ma, da quando erano arrivati gli alieni con la loro sorprendente tecnologia, l’aviazione civile non usava altro mezzo di trasporto. Guardò fuori dall’oblò, ravviandosi inconsapevolmente i riccioli scuri. La costa occidentale era sempre la stessa. Un’unica, interminabile striscia di luci al neon fosforescenti. Le metteva addosso un senso di disagio, come una reminiscenza di sensazioni ataviche, primitive. Forse si sentiva così perché il tropico era vicino, a quelle latitudini. Il tropico: caldo, umido, odori e profumi intensi e persistenti. Odore di sangue, di ossa, di animali che combattono per la sopravvivenza. Le ricordava l’Africa: la patria di tutti quelli della sua razza, anche se il sangue che le scorreva nelle vene si era parecchio diluito da qualche secolo a quella...
 
 
Capitolo 5 – Ciclone a Mattonrosso“Lord Sognirosa? Che nome ridicolo...!”“Lo è”, ammise la signorina Scudoferro. “Ma è il più terribili dei nobili! Lo vede in che stato è la nostra città! Noi poveri facciamo tutti i lavori peggiori, la maggior parte di notte, di modo che nessuno debba vederci. E i ricchi vivono sulle nostre spalle”Borr non sapeva cosa rispondere. Sentiva la voglia di duellare con i cattivi, di divenire un guerriero famoso. Certo che, un intero castello di soldati, magari era un po' troppo come inizio...Sì, va bene. Anche con Torevas aveva fatto una cosa del genere, solo era più della serie toccata e fuga. A questo giro, come sarebbe andata?“Se io acconsentissi ad aiutarvi, lei potrebbe aiutarmi nel mio viaggio verso casa?”Era confusa dalla domanda. “Vuole che venga con lei?”“Per i calzini lerci di Azemar, no!”, aveva ancora problemi con quel suo aspetto orripilante. “Vorrei solamente provviste, e dei soldi se possibile”“Mi dispiace. Non possiedo nessuna delle due. Se fronteggiaste lord Sognirosa, suppongo lo fareste per la gloria soltanto”“Signorina Scudoferro, la sua storia mi commuove”, biascicò nell'imbarazzo. “Ma la sua richiesta è assurda! Quale eroe, per quanto generoso ed altruista, accetterebbe un'avventura simile senza profitto alcuno, anzi,...
 
 
Un giorno mi trovai a passeggiare per una rinomata via di Londra, quando entrai nel negozio di un noto antiquario. Una piccola finestra illuminava malamente ciò che appariva più come un magazzino che un vero negozio. Oggetti di ogni tipo e provenienti da ogni parte del mondo affollavano gli scaffali. Il proprietario del negozio sembrava avere una spiccata passione per i gingilli più stravaganti. Vidi un orologio con i numeri in senso inverso nel quadrante, toccai sete antiche e pregiate del lontano Oriente, annusai profumi esotici tanto misteriosi quanto ammalianti. Rimasi quasi un'ora intera a curiosare nella montagna di oggetti esposti quando i miei occhi caddero su un rotolo di pergamene. I manoscritti sembravano molto antichi e la lingua con cui erano stati scritti mi era ignota. Alcune parole erano sbiadite e intere frasi erano illeggibili a causa di alcune bruciature o macchie di inchiostro. Nonostante ciò i segni sulla carta erano stati tracciati con un'eleganza che mai avevo visto prima d'ora. Incuriosito dalle pergamene, ne chiesi all'antiquario il contenuto. La mia curiosità rimase insoddisfatta poiché mai nessuno era riuscito a decifrare quello strano sistema di scrittura. Da allora e per molti giorni a venire...
 
 
Cari mangioni, eccomi di nuovo a voi con un raccontino piuttosto lungo (al solito...) quasi al limite del romanzo breve... So che spaventerò molti di voi, ma tant'è... Si tratta di un racconto del cosiddetto Ciclo di Bladelan (come anche Archivio Zero e Gemini che ho già postato, e un quarto che probabilmente non posterò perchè così da solo sa di poco), ovvero che ruotano attorno a un romanzo di fantascienza dal titolo "Bladelan". Buona lettura! PROLOGO Fuori, la giungla. Il caldo era insopportabile. In quel buco ai confini del nulla verde i condizionatori d’aria frullavano come impazziti. Rivoli di acqua di condensa si snodavano come serpi indolenti nella strada fangosa, andando a terminare la propria precaria vita nella fogna a cielo aperto che si apriva a lato della carreggiata. Poco lontano, la fogna si gettava direttamente nel fiume Ebola. Dentro, la bettola era piena di gente. Poche le donne, quasi tutte prostitute. Un’accozzaglia di personaggi pittoreschi, e senza dubbio pericolosi. Un musicista dalle treccine rasta, che suonava una coppia di bonghi, allietava la serata degli avventori. I quali, per lo più, dimostravano...
 
 
Capitolo 4 – Madame ScudoferroPassato l'entusiasmo dell'avventura, il signor Cacciatopi ed il buon gigante Gorg, incominciarono a trovare le prime difficoltà della loro avventura.Il cibo, per esempio. Sì, certo, Borr trovava un paio di radici od una mela, ed era a posto. E dove non le trovi delle radici in mezzo alla foresta?Più difficili da trovare, erano mandrie di animali per Gorg. Adattandosi alla condizione, per quei giorni fece digiuno, e mangiò qualche lupo che incontravano per la strada, sputandone via la pelle come un umano sputerebbe i semini dell'uva.Fortunatamente, trovarono una città dopo poche giornate di cammino, il bellissimo paese di Mattonrosso, dove le persone erano cordiali, e i passeri cinguettavano ad ogni momento.“Non mi piace questa città”, ripeteva Borr. “La gente è troppo gentile. Ci deve essere qualcosa sotto”Gorg occupava il resto della strada, camminando piano per non schiacciare gli altri passanti. “Cosa dici? Mi sembrano gentili”“Aaah, perché tu sei ancora un bambino. Pensi che tutto il mondo sia buono, e non sai qual'è la realtà”“Mmh”, sussurrava per cercare di non farsi sentire, ed effettivamente solo quelli che lo ascoltavano dalle finestre del secondo piano di casa ci riuscivano. “Tu invece sei adulto. E senza sentimenti”“Per la...
 
 
"… Veramente il tizio io non lo conosco", confessa la Torrazzi. "Come non lo conosci? Spiegati meglio!", abbasso le palpebre, respiro profondamente e tento di ritrovare la calma. "Proprio così, non so chi sia! Si firma Malerba, ma è solo un “ninneim”. Mi ha scritto una e-mail giorni fa, dicendo di avere avuto il mio nominativo dal maestro di musica…" "Il solito Iori del coro?" "Quanti maestri di musica vuoi che conosca?" (La Torrazzi è contralto nel coro della chiesa di Sant'Agnese, coro modesto ma dignitoso alla cui conduzione spicca, da anni, l'apprezzato maestro Iori)"Va bene Thor, vai avanti." "Mi interrompi!" "E va bene, scusa!" "Insomma, nella mail, 'sto Malerba, diceva di avere alcuni oggetti da vendere, cose appartenute da sempre alla sua famiglia e depositate, solo temporaneamente, presso un amico." "Quindi? Si può sapere dove l'hai ritirata questa roba?" Sono al limite. Emette un grugnito per trattenere il riso: "Non ci crederai, Manx: alla fine - mostra tutti i denti e sbotta nella sua risata assordante - alla fine, mi è toccato andare a prenderla al Sexy Shop!" ...
 
 
Capitolo 3 – Partenza!“Ehi gigante!”Gorg aprì lentamente gli occhi.“Sono qui, qui!”Sbracciava, saltando, dimenando l'ascia nell'aria. Brillava nel chiar di luna, eppure il gigante non riusciva a vederlo.“Borr. Sei tu?”“Per i recalcitranti muli del contadino Oser, certo che sono io! Come fai a non vedermi? Non sono mica una formica!”“Borr. Per me, tu sei formica”Il nano s'azzittì un secondo. “Ok, su quello hai ragione”, accese una fiaccola che teneva alla vita. “Vedi la luce adesso?”“Sì”, andò a gattoni, facendo cadere il nano per lo spostamento d'aria. “Borr. Tu hai un'ascia!”“Esatto. Mi sono fatto anche un'armatura, ti piace?”, era un cotta di maglia pesante, con sopra un corpetto unico smanicato. Preso dall'eccitazione, vi aveva fatto anche dei disegni a bassorilievo.“E' bellissima”Il signor Cacciatopi gongolò. Sì, pensò, ho fatto proprio un bel lavoro. Così, sì, così devo andare avanti. “Non abbiamo tempo da perdere Gorg. Dobbiamo farti uscire da qui!”“E come? La notte ho le catene”, alzò il braccio, mostrando un catenone enorme, ogni maglia composta da due pali d'acciaio che avrebbero sorretto un palazzo.“Scusa, ma dove l'hanno presa? Come la fissano? E dove...?”“Boh...”“Ah, fa lo stesso”, mise l'ascia nel fodero. “Facciamo così, gigante. Io vado a prendere la chiave per la...
 
 
Inspiegabilmente, ho dormito tutta la notte come un sasso, preda del materasso cedevole, con Olmo a guardia del mio corpo inerte. Inspiegabilmente, il rimbombo di quella voce, orribile ieri al telefono, funziona oggi da adrenalinico pungolo e mi spinge a ritenere questa indagine (ora di indagine si tratta!) una questione personale. Passato lo spavento, conservo la sensazione fisica del mio corpo nervoso e dico a me stessa che, chiunque sia il tizio della telefonata, beh, ha sbagliato indirizzo! Il cielo azzurro mi invoglia a prendere la bici. Per il centro sono circa sei chilometri, ma in giornate così, fresche e serene, godo di ogni pedalata. Mi fermo dal pasticciere per un pezzo di gnocco fritto fumante e cappuccio, e mi spunta il sorriso. Ancora pochi colpi di pedale e ci sono: sollevo la saracinesca e apro il negozio rimasto chiuso per due giorni. Voglio tornare a un’apparente normalità. Assentarmi per visitare aste e mercatini locali o per visionare oggetti da privati, rientra nella routine di questo lavoro. Insomma, nulla di strano nell'essere dentro e fuori il negozio senza regolarità di orari; ma sparire per giorni interi,...
 
 
 
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