I Racconti
Racconti a Puntate
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Racconti a Puntate
| Avventura (22) | Comico (10) | |
| Drammatico (2) | Erotico (2) | Fantascienza (43) |
| Fantasy (47) | Giallo&Noir (25) | |
| Horror (40) | Introspettivo (10) | |
| Pulp (4) | ||
| Surreale (62) | ||
| Trash (12) |
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Ecco, ci era riuscita. Era riuscita a stanare uno dei mortali. Quello sarebbe stato il primo. Poi si sarebbe dedicata ad ammaliare anche l’altro. C’era sempre qualcuno che cedeva alle sue lusinghe. Lei sapeva che i mortali non sapevano resistere a certe sue esibizioni. Per quanto terrorizzati, la loro irresistibile libido li portava invariabilmente ad amarla. E per lei amore significava morte. Ubbidienti, i suoi scudieri si ritirarono nell’ombra per permetterle di accogliere la sua prossima vittima. Per il mortale ci sarebbe stato solo un attimo di piacere assoluto, prima di sprofondare per sempre nei gorghi del terrore e dell’inferno più profondo. Gianni vide con orrore il collega abbandonare il nascondiglio e avviarsi verso lo spettro bellissimo. Si trattenne a stento dal cercare di fermarlo e quindi di farsi scoprire. Dopo un primo momento di sorpresa Gianni aveva riacquistato una certa padronanza di sé. Federico invece era andato sempre di più perdendosi, lo sguardo fisso alla scena che avevano davanti, la bocca semiaperta. Poi era scattato verso lo spettro, chiaramente ipnotizzato....
3. Si era levato anche il vento, mentre la pioggia non accennava a smettere. Gianni guardò l’ora. Mezzanotte e trentacinque. Arrivare alle sei sarebbe stata dura. Calcolò un paio d’ore per scavare il loculo. Una mezz’ora per prendere il caffè all’unico bar aperto del posto, fuori dal cimitero, in zona fiorai. Mezz’ora compreso il viaggio di andata e ritorno. Con un po’ di fortuna anche trentacinque, quaranta minuti. Così si facevano le tre e un quarto. Un’altra ora e mezzo per rifinire le altre due fosse. Forse anche due ore. E poi catenaccio fino alle sei. Non vedeva altra via. Si avviò dietro al collega. In breve raggiunsero il luogo in cui avrebbero dovuto scavare. Si trovavano in mezzo a un campo avvolto nel buio. Alla luce incerta delle torce si vedevano soltanto poche tombe disadorne. Il vento, sibilando, contribuiva a rendere la scena ancora più spettrale. Le lampade dei due becchini ballavano come impazzite. Gianni osservò con curiosità i due loculi da rifinire. Rifinire per modo di dire. Gli escavatori non erano arrivati neppure a mezzo. Probabilmente avevano dovuto interrompere il lavoro per evitare di finire...
PROLOGO Mezzanotte. Silenzio nel cimitero deserto. La luna è già alta nel cielo, nonostante una velatura insistente di nubi. La luce violenta dei fari di un’auto di passaggio illumina i mattoni scrostati del muro di cinta. Il rumore del motore scompare talmente veloce in lontananza da sembrare quasi irreale. Ma tutto questo non ha alcuna importanza per gli occupanti del Lotto 33, Loculo 15. Il rumore della strada non arriva, laggiù. Piano piano un sepolcro si apre, strane figure ne scivolano fuori. Sono impalpabili, eteree, ma non terrificanti. Si abbracciano e si baciano come vecchi conoscenti che si sono appena ritrovati. Una di esse ha figura di donna, una donna bellissima. Gli altri sono indistinguibili. Il loro aspetto è quasi piacevole, attraente. Ma ugualmente ispirano una vaga sensazione di inquietudine. E non a torto. Uno a uno, si muovono verso una zona meno solitaria dello sterminato camposanto. E’ giunta l’ora di nutrirsi. 1. Federico Belli Montagnani era nervoso. Odiava quei maledetti turni...
Un gatto tira l’altro – 15 Tutto ricurvo su un minuscolo citofono, il pelosone in camice diede due colpetti al pulsante e rispose “Sono io” prima ancora che qualcuno, dall’altra parte, chiedesse qualcosa. La porta diede lo scatto e i due entrarono. Di nuovo un corridoio lungo, identico a quello di un ospedale. Pochi passi e furono dentro a una stanza bianca con lettino ambulatoriale e scrivania. “Aspetti qui, signora. Nel frattempo le porto la merendina”. Anche se Carla non aveva chiesto nulla, la fame era troppa per protestare e anzi si immaginò qualcosa di veramente enorme, al cioccolato. Un Sacher torte o giù di lì, disposta su un enorme vassoio bianco, con una fetta tagliata a mostrare il doppio strato di ripieno. Addentò la fetta e godette. Ma Carla non ripose nulla. Cullandosi in quella appetitosa visione, semplicemente sorrise allo scimmione gentile che gli avrebbe portato tutto quel ben di dio. Gli fece ciao con la manina senile, dondolando i piedi nelle ciabatte da orso. Dopo qualche minuto, e per quel che importava poteva essere passata...
Un gatto tira l’altro – 14 Varcata la soglia dello strano ufficio sotterraneo, Carla fu fatta accomodare dall’ominide occhialuto su una lunga panca di formica bianca, sotto la luce di un neon che disegnava un’aura giallo smorta. Intima ma triste. Il resto dell’ufficio era in penombra. “Attenda, per favore” le sussurrò il gigante peloso chinandosi su di lei, come rischiasse di disturbare qualcuno. Ma nel grande ufficio, per quel che si riusciva ad intravedere, non c’era anima viva. Ed era praticamente privo di qualsiasi tipo di arredamento, se non di una scrivania con una piccola lampada accesa, una sedia e una serie di scaffali metallici grigi. Sopra la scrivania, che si trovava sul lato opposto della stanza, riuscì a scorgere un cartello, appeso al muro grezzo in cemento armato: “Blocco 1 – Amministrazione e Contabilità”. Pur senza occhiali, fin là riusciva a distinguere bene le lettere, anche perché il cartello era enorme, quasi un’insegna autostradale. Dunque si trovava in quel reparto, ora lo sapeva, meglio di niente. Ma la conferma di trovarsi all’interno di un dedalo sterminato...
“Penso sia giunto il momento di mettere a frutto gli anni di studio che, come tuo tutore, ti ho garantito per tutto questo tempo, mio caro Tulan.” Il principe Pandive il Dorato, signore di Floyn, si volse verso il suo interlocutore, che stava in piedi davanti a lui, immobile. “Dopo tutto, ho mantenuto l’impegno che presi sul letto di morte di mio fratello, tuo padre, quando gli promisi che avrei badato a te in tutto e per tutto, e che ti avrei assicurato un avvenire. Mi sembra di averlo fatto.” Tulan Dor, un giovane alto e magro dai capelli scuri lunghi e arruffati, decise di rimanere sul vago, per prudenza. “Non posso negarlo, onorevole zio.” Pandive si volse sui cuscini a prendere una coppa di vino dalle mani di una schiava, e il suo grosso corpo ebbe un sussulto. “Bene... Adesso hai quasi ventitrè anni, è ora che tu trovi il tuo posto nel mondo... Ho intenzione di affidarti una missione!” “Un’altra, onorevole zio?” “Un’altra?!...
Vulva si affrettò a ultimare rocambolescamente la depilazione alla zona inguinale. Colpi secchi che le scorticavano la pelle. Ripensava alle parole che gli aveva appena detto Amalia al telefono. Concentrandosi sul ronzio sordo della macchinetta strappa-peli, riusciva a impedire che i pensieri schizzassero da tutte le parti. Un rapimento. Che situazione assurda. Roba da sceneggiato televisivo, da soap come “Destini sospesi”, la sua preferita. Già, doveva ricordarsi di registrare la puntata dei 20 anni della serie. Promettevano bei colpi di scena, come se ce ne fosse stato bisogno. Una strano senso di smarrimento misto ad adrenalina gli faceva flettere i muscoli tonici delle gambe nude. Che fare? Amalia aveva escluso categoricamente di rivolgersi alla Polizia. Non si fidava, troppe volte aveva avuto a che fare con viscidi incapaci. E il suo status di puttana la rendeva ricattabile. Non voleva aggiungere un problema ad un altro. Ogni tentativo di farla ragionare era andato a vuoto, ci avrebbe riprovato nei prossimi giorni, ora Amalia era troppo sconvolta. Da sempre pragmatica, anche quando all’anagrafe faceva Vitaliano, Vulva era degna del suo nome. Come l’apparato esterno femminile, si era sempre mostrata funzionale nel proteggere gli anfratti delicati delle persone...
CAPITOLO XII Boris sentiva lesigenza di sfogarsi con Janet . Fino ad ora si era guardato le mani mentre parlava. Fece una pausa, alzò lo sguardo ma subito distolse gli occhi da lei per poter continuare. Ho noleggiato unauto, vi ho seguiti. Vi ho spiati. Ero lì quando Jason ti ha baciata. Sono impazzito di gelosia. Ti ho odiato perché mi hai mentito. Volevo ucciderlo, eliminarlo. Sarebbero poi passati mesi prima di farmi avanti ma avrei aspettato e ti avrei consolata. Stamattina però non ho visto che tu hai indossato la felpa gialla, la sua felpa gialla. E poi quando mi è sembrato il momento giusto mi sono avvicinato, convinto che la prima bicicletta fosse quella di Jason, ma non ho avuto il coraggio di investirlo. Non lho fatto! Dio mi aiuti, non lho potuto fare. Ho solo inchiodato per insultarlo e dirgli che vi ho avevo visti assieme. Avrei potuto ferirti. Ti chiedo scusa. Adesso mi sembra inverosibile anche solo lidea di voler uccidere Jason. E stato tutto così veloce. Janet...
CAPITOLO XI Che stronza! Lo sapevo. Altrochè se lo sapevo. Tutta colpa di quel Jason. Se non fosse arrivato lui, adesso saremmo assieme! Devo trovare una soluzione, assolutamente. Devo risolvere il problema. Jason e Janet stavano bene insieme e Jasmine era felice di vedere la sorella così innamorata, li prendeva in giro ma nessuno dei tre si sentiva mai fuori posto. Mancava una centinaia di chilometri per arrivare a Cambridge, erano addirittura in anticipo sulla tabella di marcia, grazie al tempo sempre bello che non aveva imposto soste obbligate. La mattina del 4 luglio il cielo era però molto velato sopra le loro teste, in lontananza le nubi in movimento erano nere e preannunciavano un temporale. Meglio accellerare ed arrivare ad un posto sicuro per fermarsi. Sta per arrivare un tempaccio. A dir il vero non sono dispiaciuta, farei una pausa volentieri. Sogno di finire il mio thriller con una tazza di thè caldo ed una pioggia scrosciante alla finestra. Basta che voi facciate le fusa in unaltra stanza. Scema! Anchio però mi fermerei con piacere. Mi è caduta...
XVI Il volo di Jason era decollato da pochissimo quando arrivati ormai alluscita dellaereoporto si diffuse il panico per una notizia proveniente dallAmerica. Due aerei terroristi schiantati contro le torri gemelle a New York. Lo sgardo di tutti i presenti era quello della paura, dello smarrimento e della vulnerabilità. Tantissimi di sedettero per terra, comprese Janet, Jasmine e Teresa. Cera la necessità di trovare un punto fermo per capire che non sarebbero stati spazzati via da un vento improvviso e gelido. Jasmine pensò allarticolo letto circa unimminente catastrofe annunciata dal cielo. Coincidenza? Janet trattenne il respiro, cercò il contatto delle piastrelle fredde del pavimento e pregò che non capitasse nulla a Jason. Si ritrovò per la prima volta a chiedere aiuto alla madre Jenna. Non sapeva cosa fare anzi era fin troppo consapevole di non poter far assolutamente nulla. Potè solo aspettare fino al giorno successivo per sentire la voce così incredibilmente vicina di Jason, al telefono dalla Nuova Zelanda....
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