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I Racconti Racconti a Puntate

Racconti a Puntate

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Racconti a Puntate

Avventura  (22) Comico  (10)
Drammatico  (2) Erotico  (2) Fantascienza  (43)
Fantasy  (47) Giallo&Noir  (25)
Horror  (40) Introspettivo  (10)
Pulp  (4)
Surreale  (62)
Trash  (12)
 
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L'indirizzo è quello giusto, il nome sul campanello corrisponde, suono. Una telecamerina ronzante mi punta e, quasi subito, il cancello si apre. Mentre, a piccoli passi, avanzo su una palladiana dissestata, si apre anche il portone e mi ci infilo, chiedendo permesso. L'anta, pesante e scura, si chiude e io rimango nell’androne annaspando nel buio alla ricerca dell'interruttore. Nella cecità momentanea mi arriva, penetrante, odore di cantina. Striscia sulla parete il dito nervoso e trova, infossato nel muro, il dispositivo che accende. Adesso ci vedo. E’ una vecchia casa: pavimento in cementine liberty, scale eleganti con ringhiera in ferro e corrimano in legno. Il genere di case che adoro! Al piano terreno due porte: quella chiusa con chiavistello e lucchetto deve portare allo scantinato, l'altra, socchiusa, sembra l'ingresso di un'abitazione e se il Foschi non parla a vanvera, lì dovrebbe abitare la padrona dell'immobile. Mi avvicino per bussare ma l'uscio, cigolante, si apre da sé, svelando un tinello mal governato. Il cigolio della porta si somma a un secondo cigolio che non distinguo. "E' permesso?" domando e aspetto, ferma. Un forte odore mi investe e faccio una smorfia. "Chi cerca?", è una voce gentile a chiedere....
 
 
Fallo per lui, perché non esiste una condanna peggiore, che nascere con un cromosoma xy. Guardo l’uomo che se ne sta legato e mi guarda come il piccolo orfano che chiedeva ancora zuppa. Improvvisamente ucciderlo così, fuori dai giochi, mi sembra un togliersi una soddisfazione senza ricavarne pero un bel niente. Lui morirà, tutto questo è segreto, in quale modo potrebbe mai essere un deterrente per le prossime generazioni? Come al solito in una gattopardesca situazione mi sembra che tutto cambi affinché nulla cambi. Rendere segreto questo incontro non è molto diverso da tacere un’ingiustizia. Il paese dovrebbe sapere. Perché quando si tace e si danno per scontate alcune verità che ormai ci sembrano imprescindibili, è un istante perdere tutto e ritrovarsi al punto di partenza, anzi forse peggio di prima, perché ora ne saremmo complici agli occhi di tutti, poiché falsamente libere. E allora c’è chi dice che alla fine di che ci lamentiamo, il potere ce l’abbiamo noi, e come diceva un famoso politico ogni donna “siede sulla propria fortuna”, che...
 
 
Ebbe fortuna. C’era una baldracca in attesa degli ultimi clienti all’angolo della strada. Dalla corporatura gli sembrava abbastanza simile alla ragazza. Certo, avrebbe dovuto vestirsi di stivaletti di sintococcodrillo e minigonna vertiginosa, top aderente e occhiali a specchio ultima moda. Chiunque l’avrebbe scambiata senza dubbio per una puttana. Ma forse quello era il travestimento migliore. E la sofisticata damina dei quartieri alti avrebbe dovuto adattarsi. Chiamò la donna. Quella si avvicinò ancheggiante. Il Conte D. la squadrò in viso. Merda! Era un fottuto trave. Va be’, si disse. Non ho scelta. Per fortuna il trans era mingherlino e dalla corporatura esile. “Hai bisogno di nulla, tesoro?” cinguettò al Conte non appena si fu avvicinato. La voce era meno di basso di quanto lui si fosse aspettato. Ma era un particolare insignificante, quello. “Di te,” rispose il Conte D. uscendo dall’ombra. Il trans parve squadrare attentamente il suo abbigliamento per qualche secondo. Poi sorrise, e il Conte comprese di essere stato scambiato per qualche giovin signore dei quartieri alti in cerca di emozioni proibite. Decise di approfittarne. “Ho bisogno della tua comprensione e del tuo silenzio,”...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 24a) Lì Angelo Nero provò molto dolore e una profonda umiliazione, da cui però riuscì a sfuggire imponendosi di dimenticare. Dopo un lungo periodo riuscì a dimenticare tutto, o per lo meno riuscì a rendere molto vago il ricordo del suo passato, e trasformò la dimensione di cui era prigioniero nel “Mondo dei Sogni” che ho conosciuto. Lentamente riuscì a recuperare parte delle sue capacità: non poteva penetrare nelle coscienze degli uomini, ma poteva riviverne i loro sogni e percepire la dimensione onirica degli esseri umani traendone comunque una fonte di piacere. Di tanto in tanto incontrava esseri umani dotati di particolare sensibilità e capacità, e provava a entrare in contatto con loro. Spesso però falliva perché trovava soggetti non soddisfacenti. Io invece ero stato per lui una grande scoperta, in me aveva trovato una buona possibilità di interazione. I suoi simili però evidentemente non si erano affatto dimenticati di lui e stavano in guardia. Dopo un po’ si sono resi conto che il loro compagno stava per riprendere la sua antica passione e sono venuti a riprenderlo. Mi sa...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 23a) che potevo perderti e che non avrei mai saputo che cosa si prova a baciarti, ad amarti. Avevo preso coscienza già da qualche tempo dell’attrazione che provavo nei tuoi confronti, ho cercato di dominarla e credevo di esserci riuscita. Professionalmente ho commesso una gravissima scorrettezza, non avrei mai dovuto innamorarmi di te…forse questa è la dimostrazione che come psicologa non valgo molto, non ho saputo evitare…avrei dovuto rinunciare…ma adesso in ogni caso non so se potrò rivederti…” Continuava a parlare, ma io non capivo niente. I suoi occhi divennero lucidi e gonfi. - “Che cosa stai dicendo, Juliet! Che cosa c’entra mia madre?” - “Hiroshi, ti ricordi la prima volta che ci siamo visti? Ricordi l’uomo che era con me?” - “Si, beh…vagamente. Un tipo anonimo e inespressivo…un funzionario dell’amministrazione giudiziaria, se non ricordo male.” - “Esatto, proprio lui. Ieri mi ha convocato per parlarmi. Prima ha voluto sapere di te. Mi ha chiesto generiche informazioni sul tuo stato di salute e sui progressi della terapia. Io gli ho...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 22a) Poi improvvisamente assume un’espressione seria, inizia a spogliarsi, lentamente. Lascia cadere tutti i suoi abiti sul pavimento. Io resto fisso a guardarla come inebetito. Alla fine è lì, di fronte a me, mi guarda, mi prende una mano e se la mette sul viso. - “Hiroshi…ti piaccio? Mi trovi…attraente?” Io non credevo ai miei occhi! Una donna bellissima, un corpo perfetto, che mi chiede una cosa del genere! Deglutisco ancora, ormai ho la saliva azzerata, tiro un respiro e provo a dire qualcosa. - “Juliet…tu sei bellissima…ti trovo stupenda!” Allora lei mi sorride, porta la mia mano giù sul suo seno e chiude gli occhi. - “Juliet…perché proprio io?” - “Perché… tu sei puro, e io… voglio essere la tua prima donna.” In quell’istante eterno, nella mia mente si è accesa una luce solare, un fulmine velocissimo ha percorso i miei pensieri e mi ha fatto realizzare all’istante la situazione. Mai come in quel momento ho sentito forte dentro di me la determinazione...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 21a) - “Bé, Hiroshi, è difficile per me parlarne…ti potrà sembrare assurdo, ma io…a me piacerebbe molto poter sentire…poter provare…” - “Ma insomma, Angelo! Parla chiaro! Guarda che se vuoi dirmi che ti piacerebbe sentire le sensazioni che può provare un essere umano, questo lo avevo capito già da un bel pezzo! E mi piacerebbe molto aiutarti, ma non so proprio come fare, a meno di farti entrare nel mio corpo!” A queste parole il volto di Angelo rimane assorto per un lungo momento, poi il suo viso s’illumina di colpo. Mi guarda fisso e accenna un sorriso. -“…Entrare nel tuo corpo…però! Non ho mai provato fin’ora, in effetti qualche volta ho saputo di possessioni diaboliche…non vedo perché non possa farlo anch’io…e poi sarebbe diverso, sarebbe solo per percepire i segnali del tuo corpo…devo approfondire! Senti Hiroshi, l’idea potrebbe essere buona, ma non so se posso e non so bene come, devo informarmi presso qualcuno dei miei fratelli…Io adesso vado, ci vediamo più tardi.” - “ Ma come più tardi! Angelo, io...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 20a) -“Si, Angelo. Un’altra volta magari.” Al mio risveglio, come avevo previsto, mi sono ritrovato con le mutande sporche. La visione di quel sogno erotico mi aveva provocato una eiaculazione durante il sonno. Sono andato in bagno a lavarmi, senza pensarci ho usato un sapone di mia madre. L’ho riconosciuto subito dal profumo, è un sapone al burro di karité. Penso a mia madre: chissà che cosa sta facendo in questo momento, chissà se qualche volta mi pensa. Il ricordo delle ultime parole che ha proferito verso di me ancora mi turba, non riesco ad accettare l’idea che volesse uccidermi. Tutto questo è terribile. Scaccio via questi pensieri opprimenti, la mia vita ne è già piena oltre misura, è inutile continuare a pensarci. Mi farei solo del male. Mentre finisco di lavarmi, non so perché, mi viene in mente Juliet. Guardo il mio viso allo specchio e penso a lei. Incredibilmente sento la sua mancanza, anche se è una cosa assurda visto che la conosco appena. § Durante...
 
 
(The Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 19a) Non feci quasi in tempo a finire la frase che rimasi sbalordito da un suo prodigio: si avvicina, mi guarda intensamente e…i suoi occhi vedono anche per me! In poche parole io potevo vedermi con i suoi occhi, ed ero anch’io vestito come lui! -“Scusa, ma noi non possiamo usare gli specchi! Allora, ti piaci?” -“Si, mi piaccio moltissimo ma adesso riporta la mia vista verso di me altrimenti mi sento male! Non bastava vedere il mio corpo reale che dorme, anche la mia immagine virtuale devo vedere da fuori! Francamente lo trovo eccessivo! Ma perché siamo conciati così?” -“È soltanto per gioco, stasera volevo portarti a vedere un sogno risalente agli anni ‘30 e ho pensato che un abbigliamento consono ti avrebbe fatto sentire più a tuo agio. Come sempre non potremo interagire con ciò che vedremo, perché sono solo immagini oniriche memorizzate, ma almeno così ci sentiremo pienamente inseriti nell’atmosfera. Vieni, questa volta ti porto in un sogno che troverai gradevole.” Corridoio, infinite porte, “miao!”: Cristallo Rosso. Ormai quando...
 
 
(the Dream Usher - la maschera dei sogni - parte 18a) Come ben sai la mia vita è stata molto avara di emozioni e sensazioni, fossero anche esperienze dure. Macchè! Neanche quelle! I miei genitori mi hanno sempre tenuto al riparo da tutto, in un mondo ovattato e privo di preoccupazioni. Mi hanno tenuto sempre sotto una campana di vetro, l’importante per loro era che studiassi, tutto il resto non aveva alcuna importanza.” Mi guarda un po’sconsolato, poi mi sorride: -“Dai, Hiroshi, usciamo da qui. Ti prometto che la prossima volta ti farò assistere a qualcosa di più tranquillo e carino. Andiamo.” Corridoio silenzioso, porta della mia stanza, vertigine. Pochi secondi e sono sveglio, di nuovo pienamente cosciente nel mio corpo. Ormai conosco il susseguirsi delle sensazioni, non mi procurano nessun fastidio. Apro gli occhi e rivedo il soffitto della mia stanza. Eccomi tornato alla realtà triste della mia vita terrena. Accendo il computer e inizio a scrivere nella sua memoria elettronica : “Diario di bordo di Hiroshi K. Data e luogo: è possibile stare in due luoghi e in due epoche differenti contemporaneamente?”......
 
 
 
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