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        <title><![CDATA[Drammatico]]></title>
        <description><![CDATA[Ultime novità da mangiastorie!]]></description>
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            <title><![CDATA[Drammatico]]></title>
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                <title><![CDATA[Buon anno nonostante]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                    C'era nell'aria quella frenesia tipica delle sette di sera del giorno di san Silvestro, quando la gente si affanna a comprare l'ultima bottiglia di spumante, l'ultimo pacchetto di sigarette, l'ultimo sacchetto di noccioline prima che tutto chiuda e ci si infili in qualche festa aspettando la mezzanotte per urlare tutto il proprio disprezzo per l'anno passato e tentando di ingraziarsi il successivo.      Per Giuseppe non era così.      Giuseppe odiava le feste, odiava il Natale, odiava perfino la Pentecoste, che è una festa religiosa che i bravi cristiani generalmente ignorano. Per Giuseppe era festa quando riusciva a dormire al caldo o quando un passante impietosito faceva scivolare un euro nella mano lercia e rinsecchita. Giuseppe aveva 72 anni e non aveva più voglia di vivere; aveva quindi scientemente deciso (per quanto il suo livello alcolico poteva permettergli) di addormentarsi ripeno di buon etanolo cullato dalla ninna nanna dei botti e di non svegliarsi più. E c'era quell'uomo vestito di nero che continuava a dargli la caccia e a rinchiuderlo in quella specie di ospedale dove la tortura era all'ordine del giorno e da cui era scappato ancora...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Fri, 30 Dec 2011 17:23:00 +0100</pubDate>
                <g:id>1393</g:id>
                <g:publish_date>2011-12-30</g:publish_date>
                                                                <c:editor_rating>4.2</c:editor_rating>
                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Un biscotto un po&#039; rinsecchito]]></c:value>
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            </item>
                        <item>
                                <guid>http://www.mangiastorie.it/racconti-brevissimi/61-drammatico/1334-lettera-di-licenziamento.html</guid>
                <title><![CDATA[Lettera di licenziamento]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 p { margin-bottom: 0cm; text-align: justify; }p.western { }   Solo davanti a quel pc ci passava le nottate, a frugare la rete, a cercare conforto nelle parole scambiate con qualche persona sconosciuta su una delle mille chat. Non si stancava mai di cercare i legami con gli altri, ma era irrimediabilmente solo, e lo era tanto fino al punto che chattare non gli dava più la soddisfazione dei primi tempi. Pensò molto a come porre rimedio a quella situazione, non ci dormì per notti intere, tant’è che sua madre più non lo riconosceva.   Era sempre più nervoso e intrattabile ogni giorno che passava. Poi ad un tratto l’illuminazione, la grande idea: lui, insignificante ragazzo di periferia, di famiglia operaia, lavoratore precario e occasionale praticamente disoccupato, aveva trovato il modo per dare un significato al suo essere al mondo.    Quella mattina uscì fischiettando e disse in tono allegro a sua madre che sarebbe passato dall’Ufficio di Collocamento per un certo lavoro.   La madre, colta di sorpresa da questo repentino cambiamento di umore, ne fu felice.   Lui invece, benché fischiettasse mentre scendeva le scale, era dell’umore di sempre, valeva a...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Tue, 13 Dec 2011 21:15:00 +0100</pubDate>
                <g:id>1334</g:id>
                <g:publish_date>2011-12-13</g:publish_date>
                                                                <c:editor_rating>4.3</c:editor_rating>
                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Barbe amare]]></c:value>
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            </item>
                        <item>
                                <guid>http://www.mangiastorie.it/racconti-brevissimi/61-drammatico/1160-retorica-sugli-anziani.html</guid>
                <title><![CDATA[Retorica sugli anziani]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 Lavoro da qualche anno in una casa di riposo ed ogni tanto, un ospite leva il disturbo e ci lascia per sempre. È come non fosse mai esistito, nessuno sembra conoscerlo, nessuno parla di lui, tutti gli altri vecchietti continuano con lo stesso accanimento ad attendere alle solite cose. Solo i parenti, un po’ infastiditi, un po’ vergognosi, vengono quatti quatti, quasi di nascosto per un’ultima visita. «Non era meglio ricoverarlo? Avete fatto tutto il possibile?», chiedono rancorosi. Non lo so. Tutto il possibile per far cosa? E voi parenti, avete fatto tutto il possibile? Anche durante la vita, quando arrivano i parenti, spesso è per dovere, è raro notare sguardi di complicità e di simpatia, il più delle volte si fanno strada dal passato vecchi rancori e sotterranee lotte per il potere. Il sentimento più presente, quasi costante, è l’imbarazzo. Non c’è molto da dire e c’è voglia di andarsene. Per la morte di un parente, quasi vergognandosene, a volte, qualcuno piange, ma è raro, di solito bisogna far presto ad archiviare tutto il più rapidamente possibile. La morte va rimossa il prima possibile dai pensieri e dalla realtà; e tutti gli ospiti della casa di riposo tornano,...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Fri, 07 Oct 2011 23:25:00 +0200</pubDate>
                <g:id>1160</g:id>
                <g:publish_date>2011-10-07</g:publish_date>
                                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Pane e olio]]></c:value>
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            </item>
                        <item>
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                <title><![CDATA[La focaccia di Battistin]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 La focaccia di Battistin       ...Me l'aseunno de neutte e poi m'adescioche perdo e bave comme 'na lumassa.   Chi ha coraggio me digghe che son nescio,mi ghe diggo de scì ... e tetto fugassa.                  Me la sogno di notte e poi mi sveglio / che perdo le bave come una lumaca / chi ha coraggio mi dice che son fesso / Io gli dico di sì … e succhio focaccia...(V. E. Petrucci "A Fugassa" ).   - Betta, anche questa notte lo stesso sogno, come se ci fossero due che ratellano [1] dentro la mia testa, cosa vorrà dire?-   Giovanbattista Sciaccaluga, Battistin per tutti, aveva la barba lunga di una settimana, gli occhi rossi e le rughe sulla fronte sembravano ancora più profonde del solito mentre accendeva la vecchia abatjour sul comodino.   La Betta, compagna di vita da tanti anni che nemmeno li contava più, si svegliò brontolando:   - Ancora quei due? Vuol dire che devi andare dal tabaccaio a giocare i numeri al lotto, cosa rompi alle...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Thu, 06 Oct 2011 20:05:00 +0200</pubDate>
                <g:id>1153</g:id>
                <g:publish_date>2011-10-06</g:publish_date>
                <g:rating>5</g:rating>                                                <c:editor_rating>5.0</c:editor_rating>
                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Focaccia genovese, ovviamente]]></c:value>
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            </item>
                        <item>
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                <title><![CDATA[Addio Audrey (Eva sfida Eva)]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                    Charlotte si mosse guardinga verso l’avversaria. Per anni aveva dovuto sottomettersi allo strapotere della perversa Audrey, ma ora, era giunto il momento di troncare quel rapporto. La ragazza puntò i suoi occhi di brace verso quelli della donna, impetuosi più di una gelida cascata.   “Apri bene le orecchie, diva!”   Alzando la testa, sporse le labbra in avanti, come se avesse voluto sputare contro la nemica-amica di sempre; ma doveva mantenere un contegno, dimostrarle la sua superiorità, la sua voglia di affrancarsi da lei, dalla schiavitù cui l’aveva sottoposta.   Audrey, che non si aspettava quell’irruzione da infarto, ostentò, come al solito, la sicurezza da divina.    “Ti ascolto!” disse sistemandosi l’accappatoio che le lasciava scoperte le gambe scolpite dal pilates.   La sua voce metallica risuonò per la stanza vuota, esattamente come il suo cuore.   Charlotte aveva progettato un discorso, ma nella foga sapeva che lapsus e mille emozioni ne avrebbero limitato e forse interrotto il corso. Sapeva che una enorme diga le impediva di esprimere quello si era proposta di dire.   “È finita! Io non sono più disposta a subire i tuoi soprusi,...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Tue, 04 Oct 2011 23:36:00 +0200</pubDate>
                <g:id>1140</g:id>
                <g:publish_date>2011-10-04</g:publish_date>
                <g:rating>4</g:rating>                                                <c:editor_rating>4.2</c:editor_rating>
                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Patate caramellate]]></c:value>
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            </item>
                        <item>
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                <title><![CDATA[GENTE PERSA]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                    La porta era già aperta quando arrivai sul pianerottolo di casa sua.Entrai e lo vidi, seduto sul divano con il telecomando in mano, fissare sua moglie sanguinante per terra con i capelli che le coprivano interamente il volto,mentre la tv trasmetteva qualche stupido programma.Illuminava la stanza a intermittenza, facendo di quel momento un’opera fotografica o la scena di un film.Rimasi impalato all’ingresso ad osservare un quadro che aveva del perturbante:la televisione di fronte ad un uomo che è di fronte alla moglie morta,che è di fronte a me.La televisione guarda un uomo che guarda la moglie morta,che io guardo.Specchi che guardano specchi.un mondo dentro l’altro in un vortice di ritorni.L’infinito dentro una stanza.   Da ormai diversi mesi Silvio era un disoccupato in cassa integrazione.Prima che l’azienda presso cui lavorava fallisse,faceva il capo cantiere.Lavorava dalle 6 del mattino alle 6 del pomeriggio dentro un tunnel, che prima o poi sarebbe diventato una galleria lungo un’autostrada.Guidava la costruzione di gallerie da 27 anni.E dentro quei 27 anni c’era di tutto. Litigi con il padre ,che lo costrinse a lavorare, perché non voleva che studiasse;partenze per lunghi mesi senza vedere la moglie,perché in italia non trovava lavoro;due...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Sat, 06 Aug 2011 14:02:00 +0200</pubDate>
                <g:id>834</g:id>
                <g:publish_date>2011-08-06</g:publish_date>
                                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[chiodo di garofano]]></c:value>
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            </item>
                        <item>
                                <guid>http://www.mangiastorie.it/racconti-brevissimi/61-drammatico/827-delirio-ai-quattro-venti.html</guid>
                <title><![CDATA[Delirio ai quattro venti]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                
L' angelo zoppo volava per nascondersi tra nuvole a quadretti, con frondee germogli buoni che volano innaffiati ed impaginati.Trasportava la conoscenza in alto, per spargerla meglio.Nulla sapeva sulla preghiera in coro di ogni angelo del mondo."Vento da est, porta in alto chi piange sapendo di offrirti regolare inciampo.Vento da ovest, asciuga il diamante e coprilo di polvere sollevata dal passo malfermo di chi umilia sé stesso con l' altrui riso negli sguardi, nascondi i diamanti al sole perché li mostrerà come trofeo, attento com'è a ribadire quel che vede,e poi tramontare incurante.Vento da sud, aiuta il vento da ovest per l' immane opera, forando con l' agoarroventato quell' uovo pieno di vergogna che presto schiuderà il tenero e compassionevole corvo dei bugiardi.Infine freddo vento da nord, addormenta tutto e sigilla la calma all' eternità, perché poi, altro vento non soffierà."
                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Thu, 04 Aug 2011 18:00:00 +0200</pubDate>
                <g:id>827</g:id>
                <g:publish_date>2011-08-04</g:publish_date>
                                                                <c:editor_rating>4.2</c:editor_rating>
                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[Germogli buoni che fluttuano alti per propagarsi meglio.]]></c:value>
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            </item>
                        <item>
                                <guid>http://www.mangiastorie.it/racconti-brevissimi/61-drammatico/643-luna-park.html</guid>
                <title><![CDATA[Luna Park]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                    Sente freddo, rannicchiata sul pavimento gelido, con le gambe strette al petto e la testa tra le ginocchia. Non riesce nemmeno a piangere. Del resto non avrebbe lacrime a sufficienza per lavare via la sensazione di sporco che sente dentro. Nello stomaco, nel cuore, in ogni suo capillare. Resta lì, dondolandosi appena con le braccia avvinghiate alle cosce e la testa vuota. Nessun confine fisico tra lei e la stanza. Buio. Dentro e fuori. Freddo che sale lungo la schiena. Nello stomaco un pezzo di ghiaccio che non riesce a sciogliere. Non ci prova nemmeno. Per la prima volta affronta il vuoto assoluto del non provare emozioni e lo accetta senza opporvisi. Solo dei flash sporadici le affiorano alla mente. Ma non sono immagini nitide. Non vede però sente. Un respiro affannato. Ascolta. Non è il suo. Poi di nuovo il buio. Qualcosa di simile ad un rantolo, un suono cupo, un grugnito. Lentamente i pezzi del puzzle cominciano ad incastrarsi gli uni con gli altri. Sente un odore pungente, fastidioso. Forse sudore. Le pizzicano gli occhi. Il ghiacciolo inizia a sciogliersi, ma non è una liberazione. Tutt’altro. Lascia il posto ad un nodo doloroso che...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Sun, 13 Feb 2011 16:12:00 +0100</pubDate>
                <g:id>643</g:id>
                <g:publish_date>2011-02-13</g:publish_date>
                                                                                    
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                <title><![CDATA[il richiamo del Paradiso]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                
...le lancette che segnano l'ora del Paradiso...
                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Tue, 21 Sep 2010 18:03:00 +0200</pubDate>
                <g:id>533</g:id>
                <g:publish_date>2010-09-21</g:publish_date>
                                                                                    
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                <title><![CDATA[CANTA, PICCOLINA]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                             CANTA, PICCOLINA       &nbsp;       &ldquo;Canta, piccolina: canta per me&rdquo; diceva il nonno a Margherita e lei, vestita come Shirley Temple, piena di fiocchi e pizzi, coi capelli ricci pettinati in lunghi boccoli proprio come la piccola attrice in &ldquo;Riccioli d&rsquo;oro&rdquo;, cantava con quella sua voce acerba, ma gi&agrave; cos&rsquo; melodiosa ed incredibilmente intonata.       Allora il nonno si lasciava sfuggire una lacrima, infilava la mano tremante per l&rsquo;emozione nella tasca della giacca, estraeva il portafogli e prendeva una moneta, anzi, no, una banconota e la porgeva alla sua riccioli d&rsquo;oro dicendole: &ldquo;Conservala, ti servir&agrave; per studiare canto, perch&egrave; tu sarai una grande cantante e quando debutterai dovrai pensare a me, cantare solo per me.&rdquo;       Poi, dall&rsquo;altra tasca estraeva alcune caramelle di quella da vecchi, d&rsquo;orzo o rabarbaro e le porgeva alla sua nipote preferita, strizzandole l&rsquo;occhio: &ldquo;Non farle vedere ai tuoi cugini, queste sono speciali, fanno bene alla tua voce, anche se &egrave; gi&agrave; cos&igrave; bella che non ha bisogno delle mie caramelle&rdquo;.  ...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Drammatico]]></category>
                <pubDate>Thu, 20 May 2010 14:19:08 +0200</pubDate>
                <g:id>461</g:id>
                <g:publish_date>2010-05-20</g:publish_date>
                <g:rating>3</g:rating>                                                                    
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