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        <title><![CDATA[Giallo&Noir]]></title>
        <description><![CDATA[Ultime novità da mangiastorie!]]></description>
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            <title><![CDATA[Giallo&Noir]]></title>
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                <title><![CDATA[E se ti perdi?]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 Mi sono perso? Dopo tutto questo tempo, mi sono perso?   Quando ero giovane mi buttavo su tutto, spinto dalle mie passioni e dall’infinita fiducia in me stesso e nelle mie possibilità.   Ho lavorato molto, ho viaggiato, ho conosciuto così tanta gente che ho bisogno del computer  per non scordare i loro nomi.   Ho avuto molte donne, mi sono fidanzato, sposato, ho avuto due mogli e tre figli che stanno diventando grandi.   Dopo tutto ciò, dopo aver costruito una buona carriera da manager, dopo avere guadagnato tanto e speso altrettanto, mi trovo davanti, di nuovo, a un futuro.   Ma ora è diverso, ora devo accelerare, non ho più tutto quel tempo.   Se voglio sperimentare, mettermi alla prova, capire dove andare, allora devo farmi venire in mente qualcosa, qualcosa che significativamente rappresenti un cambiamento.   Qualche giorno fa, ho cercato su Internet delle agenzie di “casting e provini”: volevo di nuovo fare l’attore come quando avevo 16 anni.    Un lavoro ce l’ho. Non guadagno più come una volta, ma non sono in mezzo a una strada.   E’ il “progetto” che mi manca,...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Giallo&Noir]]></category>
                <pubDate>Mon, 16 Apr 2012 16:59:00 +0200</pubDate>
                <g:id>1501</g:id>
                <g:publish_date>2012-04-16</g:publish_date>
                <g:rating>5</g:rating>                                                    
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                <title><![CDATA[Il sovrintendente Molinas - capitolo 2 -]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                     “Malato?! Ho preso servizio dieci minuti fa, oggi mi tocca il turno di pomeriggio. Le servo il solito corretto?”   “No… anzi sì” fece Molinas. Poi riprese: “Toglimi una curiosità, Tony. Tu hai un cugino che si chiama Mattia?”   “Non che io sappia, dottore. Perché?”   “No, niente… mi era capitata una pratica sotto mano…”   “Spero niente di serio”   “Sciocchezze. Ottimo il caffè” e salutò.   Di fare nuovamente la strada sotto la pioggia non aveva alcuna voglia, quindi sedette qualche minuto a riflettere, indeciso se accendere una sigaretta o succhiare una mentina. Si risolse per la sigaretta: “E che cazzo! Nemmeno Kojak ciucciava le mentine!” si giustificò.   E da riflettere ce n’era gran tanto.    Primo. Era evidente che Mattia Venanzi non era chi aveva dichiarato di essere.   Secondo. Lo conosceva, o almeno sapeva che era un poliziotto.   Terzo. Stava cercando di comunicargli qualcosa. Ma perché usare tutti quei sotterfugi? Cosa c’era sotto?    E quella cazzo di email! Perché aveva avuto tutta quella maledetta fretta di cestinarla?   Quando finì la sigaretta l’intensità...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Giallo&Noir]]></category>
                <pubDate>Thu, 24 Nov 2011 08:20:00 +0100</pubDate>
                <g:id>1238</g:id>
                <g:publish_date>2011-11-24</g:publish_date>
                                                                <c:editor_rating>4.6</c:editor_rating>
                                    
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            </item>
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                <title><![CDATA[L'esteta]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                L’ESTETA Fissava il coltello che aveva in mano, con aria disgustata. “No, non va” – si disse. Aveva appena ucciso un barbone, in un vicolo. Si era assicurato che non passasse nessuno e che le finestre che affacciavano su quel tratto di strada fossero serrate. Era inverno e alle tre di notte non fu difficile riuscire a garantirsi un minimo di privacy. Il tipo era uno qualunque, di quelli che non noteresti mai se non per la puzza e per i mucchi di stracci attorno. L’aveva visto dirigersi verso quella specie di giaciglio, con passo malfermo. Una volta assicuratosi del suo sonno, aiutato dalla bottiglia appena scolata, aveva colpito. Con grazia, eleganza. In fondo, il suo scopo era proprio quello: dimostrare che si può uccidere con stile. Troppi omicidi volgari, in giro. Lui era un perfezionista. Un esteta. Avrebbe fatto un ottimo lavoro. Un’opera d’arte. Però qualcosa non gli piaceva, ora. Troppo sangue sparso a caso, e poi la posizione di quel “coso”. “Ma perché i barboni sono così brutti?” – pensò, inquieto. Ma rinunciò. Era tardissimo e aveva sonno. Si avviò verso la piazza per recarsi a casa, poco lontano. Ma qualcosa lo trattenne e tornò indietro. “Forse se...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Giallo&Noir]]></category>
                <pubDate>Tue, 13 Sep 2011 13:41:00 +0200</pubDate>
                <g:id>902</g:id>
                <g:publish_date>2011-09-13</g:publish_date>
                <g:rating>3</g:rating>                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[vellutata di asparagi]]></c:value>
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            </item>
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                                <guid>http://www.mangiastorie.it/racconti-brevissimi/65-gialloanoir/346-il-collezionista-di-occhi.html</guid>
                <title><![CDATA[Il collezionista di occhi]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 Non sono mai stato bravo con le forbici. Da ragazzino odiavo l'ora di educazione artistica, perchè ero assolutamente incapace di tagliare lungo una linea dritta, come facevano tutti i miei compagni.  E più taglienti delle lame erano le occhiate di compassione della mia insegnante, rassegnata ai miei fallimenti. Ora però la cosa non mi dà più molto fastidio. Quando ritaglio le fotografie, come in questo preciso momento, posso permettermi di essere impreciso e di lasciare i bordi frastagliati.  Mi basta stare attento a non rovinare l' oggetto del mio interesse, ossia gli occhi.   E' da parecchio ormai che ho iniziato la mia collezione (qualcuno la chiamerebbe ossessione, e forse non avrebbe tutti i torti) e la mia casa è piena di album traboccanti di pupille e sguardi di ogni età, colore e dimensione. Di giorno scatto le foto, o le ritaglio dai giornali. La sera ne scelgo alcune a caso e mi immergo in esse. Occhi persi dentro altri occhi. Due mondi così simili e al tempo stesso così diversi che si riflettono a vicenda, come due specchi posti l'uno di fronte all'altro. Chi guarda chi, alla fine ?  Dicono -appunto- che gli occhi...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Giallo&Noir]]></category>
                <pubDate>Wed, 14 Apr 2010 12:23:47 +0200</pubDate>
                <g:id>346</g:id>
                <g:publish_date>2010-04-14</g:publish_date>
                <g:rating>3</g:rating>                                                <c:editor_rating>3.4</c:editor_rating>
                                                    
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                <title><![CDATA[UN CASO LAMPANTE]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                       UN CASO LAMPANTE         Quando Il commissario Alfonso Grieco, sezione omicidi della questura di Milano, arrivò in taxi (lui non possedeva una macchina propria) sul luogo della chiamata, erano già là tutti, schierati come un picchetto d’onore: c’erano il tenente Marchetti della scientifica, il dottor Riva, medico legale, il sostituto procuratore Santambrogio e i due aiutanti fidati di Grieco: Trentin e Jovine.    “Alfonso, che ci fai tu qui? Questo non è un caso per la omicidi: è così lampante che sarei in grado di risolverlo anche io da solo!” lo apostrofò il suo amico di vecchia data, il dottor Riva che stava, come sempre, divorando un enorme panino con la mortadella, sbucato da chissà dove.    Quando aveva ricevuto la chiamata Grieco era a casa a preparare la valigia: il mattino seguente alle otto circa aveva il treno per Sestri Levante, per i suoi unici dieci giorni di vacanza ad abbuffarsi di trenette e fritto misto da Bono, la pensione dove andava da anni, situata in una viuzza in discesa proprio davanti alla stazione e a non più di duecento metri...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Giallo&Noir]]></category>
                <pubDate>Fri, 05 Mar 2010 14:56:06 +0100</pubDate>
                <g:id>202</g:id>
                <g:publish_date>2010-03-05</g:publish_date>
                <g:rating>5</g:rating>                                                                    
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