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        <title><![CDATA[Grottesco]]></title>
        <description><![CDATA[Ultime novità da mangiastorie!]]></description>
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            <title><![CDATA[Grottesco]]></title>
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                <title><![CDATA[L'armadietto]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                     L’ARMADIETTO       Era una notte lunga,interminabile.   Dalla finestra socchiusa entravano leggere folate di vento che gonfiavano le tende di mussola bianca. Con la brezza tiepida mi sembrava di percepire profumi di primavera: teneri annunci di nuova vita, di dolce rinascita. Io, invece,mi sentivo morire!   e qualcosa era apparso Piero Grossiero. Ma certo, Piero Grossiero, da Brugine, o semplicemente il Grosso, come lo chiamavamo al liceo. Era stato un mio compagno del liceo ed anche dei primi anni di Università, quando, circa trent'anni prima, studiavamo entrambi medicina all'università di Padova. Per un attimo pensai di aver visto un fantasma. Invece seduto in quella panchina del giardino pubblico, davanti a me, c’era proprio lui: Il Grosso in carne ed ossa . Era il più bravo della classe, intelligente, buono spiritoso, anticonformista e pieno di fantasia. In quel momento mi passarono davanti tutti i pomeriggi passati assieme seduti ai tavolini del Pedrocchi a parlare di tutto e di niente. Per la verità, col Grosso, più del secondo argomento che del primo. iEro comunque proprio contento di rivederlo. Ormai era passato così tanto tempo era scomparso anche quel senso di...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Grottesco]]></category>
                <pubDate>Sun, 09 Oct 2011 18:13:00 +0200</pubDate>
                <g:id>1166</g:id>
                <g:publish_date>2011-10-09</g:publish_date>
                <g:rating>3</g:rating>                                                    
                    <c:associauncibo>                                                    <c:value><![CDATA[ciliegie rubate]]></c:value>
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                <title><![CDATA[Miss Dark  - parte 3]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 Miss Dark – parte 3         Il tempo di realizzare che l’ultimo giro sottile di corda era stato tagliato da Glauco, concentratissimo nel suo assurdo sforzo di liberatore, che Alessia allungò l’avambraccio destro con una decisione&nbsp; sconosciuta. Sentì la coscia sudata e risalì rapida come un mangusta sù fino al membro. In un istante, con disgusto ma con forza, serrò il pugno sullo scroto del suo aguzzino, stringendo come una pazza, digrignando i denti e urlando.        L’urlo di Glauco superò di gran lunga il suo e l’assordante rimbombo della televisione messi assieme. Era paonazzo, gli occhi fuori dalle orbite. Ad Alessia sembrava di stringere una viscida lumaca gigante, ma il suo padrone era in suo potere, finalmente. Era lui questa volta ad essere immobilizzato dal dolore, i ruoli erano stati sovvertiti. Dire che lo teneva per le palle non era una metafora. Doveva essersi immobilizzato come un gattino preso per la collottola.        Alessia, inondata dalla sua stessa adrenalina, finalmente parlò, ansimando.        “Perché non mi dai un gancio destro ora, Glauco… eh?”....                ]]></description>
                <category><![CDATA[Grottesco]]></category>
                <pubDate>Wed, 13 Jan 2010 15:06:55 +0100</pubDate>
                <g:id>85</g:id>
                <g:publish_date>2010-01-13</g:publish_date>
                <g:rating>5</g:rating>                                                <c:editor_rating>4.6</c:editor_rating>
                                                    
            </item>
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                                <guid>http://www.mangiastorie.it/racconti-brevi/110-grottesco/84-missa-dark-parte-2.html</guid>
                <title><![CDATA[Miss Dark - parte 2]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 Miss Dark – parte 2         La sedia si impennò un poco sul davanti, la testa di Alessia fu sbalzata all’indietro come un palloncino, &nbsp;e un piccolo firmamento di stelline roteanti le apparve dentro al cervello.    Fu lì, nel delirio di quel colpo, che si materializzò il primo coniglietto bianco. Le stelline si radunarono in un solo punto, e come piccoli mattoni luminescenti gli diedero forma. Il coniglietto, una specie di Hello Spank ma con le orecchie molto più lunghe e rosa, gli occhi simil disneyani, grossi dentoni e un corpo più snello la salutò imbarazzato con la manina, strizzando gli occhi a “x”. Poi le fece un grosso sorriso, si girò su se stesso e per farla sorridere mosse velocemente la coda a batufolo, infilando la testa fra le gambe. Era buffo e Alessia rise a mo’ di pernacchia con le labbra.    “C’hai poco da ridere, stronza” disse Glauco, di nuovo piegato su lei, a un centimetro dal suo naso. Rimanendo piegato a metà, le gambe divaricate e proteso in avanti col busto, &nbsp;come un orango pelato eccitato dalla lotta, si esibì con due ganci...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Grottesco]]></category>
                <pubDate>Wed, 13 Jan 2010 15:03:46 +0100</pubDate>
                <g:id>84</g:id>
                <g:publish_date>2010-01-13</g:publish_date>
                                                                                    
            </item>
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                                <guid>http://www.mangiastorie.it/racconti-brevi/110-grottesco/83-missa-dark-parte-1.html</guid>
                <title><![CDATA[Miss Dark - parte 1]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 Miss Dark – parte 1        I piccoli conigli bianchi la fissavano. Erano immobili. Gli enormi occhi neri, spalancati e lucidi, avevano catturato uno spettacolo osceno, e ora ciascuno di loro stringeva al petto le piccole zampe anteriori. Erano disperati e tremavano. Le lunghe orecchie erano ripiegate all’indietro come maniche flosce, mosse da scatti nervosi. Dalla piccola bocca semiaperta, coperta dai grossi denti bianchi, sembrava dovessero uscire parole di consolazione. Ma nulla, solo silenzio. I lunghi baffi sottili erano ripiegati in basso, in attesa che il colpo mortale venisse sferrato.        I piccoli conigli bianchi sono esseri molto sensibili, non dovrebbero assistere a simili spettacoli.        SantoIddio non dovrebbero…        Ma era successo, inevitabilmente. Servivano a questo.        Alessia si era accorta che stava morendo di caldo sulla piccola terrazza invasa dal sole implacabile. Grosse gocce di sudore le cadevano una dopo l’altra sulla settimana enigmistica, come se la sua testa fosse un vecchio rubinetto. Si alzò, borbottò fra se “che cazzo di caldo che fa ”, sciabattando verso...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Grottesco]]></category>
                <pubDate>Wed, 13 Jan 2010 15:00:59 +0100</pubDate>
                <g:id>83</g:id>
                <g:publish_date>2010-01-13</g:publish_date>
                <g:rating>5</g:rating>                                                <c:editor_rating>3.6</c:editor_rating>
                                                    
            </item>
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                <title><![CDATA[Il martirio di Squinzia - parte 3]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 IL MARTIRIO DI SQUINZIA – parte 3    Quando il corpo di Squinzia penetrò nella stanza ad una velocità supersonica, schiantandosi come un meteorite di carne, la vecchina stava pregando disperata. Come ogni notte, in preda all’agitazione, si era alzata a controllare se nel cassettone i preziosi c’erano ancora tutti, sepolti da strati di biancheria protettiva. Aveva razzolato &nbsp;come un topo cieco nello scoprire che erano spariti, il cuore impazzito che stava per mandarla al creatore. Piagnucolando disperata si era quindi spostata in una stanza adiacente, per pregare la sua santa protettrice: Santa Clelia Degli Oggetti Volanti Identificati, una suora martire, appartenuta all’ordine del Sacro Ginocchio Sbucciato di Gesù. La leggenda voleva che a ucciderla fosse stata un orda di saraceni, gettandola da una torre altissima. Nello stesso punto dov’era schiantata era zampillata una fontana di pietre preziose, usate poi dalla gente del luogo per uscire dalla terribile indigenza. Per la sua storia unica, era venerata in particolare anche da paracadutisti, &nbsp;astronauti e stuntman di Cinecittà. Sull’altarino a lei dedicato, ricavato da una vecchia cassapanca, la vecchina aveva quindi acceso diligentemente due candele, e si era messa a pregare in disparte su una sedia. &nbsp;L’immagine della santa,...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Grottesco]]></category>
                <pubDate>Wed, 13 Jan 2010 14:11:15 +0100</pubDate>
                <g:id>78</g:id>
                <g:publish_date>2010-01-13</g:publish_date>
                                                                <c:editor_rating>5.0</c:editor_rating>
                                                    
            </item>
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                <title><![CDATA[Il martirio di Squinzia - parte 2]]></title>
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                <description><![CDATA[
                                 IL MARTIRIO DI SQUINZIA – parte 2         La stringeva in mano, ma non la gettò via. Voleva vedere, tremante, cos’era, stupita della sua stessa audacia! Con l’altra mano raccolse rapida lo zippo dalla tasca interna della tunica, lo accese e sciolse&nbsp; il denso buio&nbsp; con la luce tremolante della fiamma. La portò vicino all’altra mano, che il panico aveva&nbsp; serrato come una pinza insensibile. La fiammella illuminò due grossi occhi a palla, scuri, incastonati in un microscopico corpo ossuto a pelo corto. Lo riconobbe: era il pincher nano della vecchina!. “Fanculo, stupido stronzetto! Mi hai fatto spaventare a morte!”. Doveva essersi in qualche modo infilato nei vestiti, mentre era nella camera della mummia. Evidentemente solo pochi istanti prima, nel vicolo buio, la piccola bestia aveva trovato il coraggio estremo di serrare le piccole fauci. Era il suo dovere di cane. Doveva farlo. “Crepa!” aveva pensato quanto i suoi piccoli canini avevano penetrato il gigantesco nemico. Ora era lì, penzoloni, serrato per la nuca da una suora in preda alla follia cieca della sua stessa adrenalina, una fiamma enorme a illuminarlo.        A Squinzia si serrarono...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Grottesco]]></category>
                <pubDate>Wed, 13 Jan 2010 14:08:55 +0100</pubDate>
                <g:id>77</g:id>
                <g:publish_date>2010-01-13</g:publish_date>
                                                                                    
            </item>
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                <title><![CDATA[Il martirio di Squinzia - parte 1]]></title>
                <link>http://www.mangiastorie.it/racconti-brevi/110-grottesco/76-il-martirio-di-squinzia-parte-1.html</link>                
                <description><![CDATA[
                                 IL MARTIRIO DI SQUINZIA – parte 1         In fuga, a piedi. Passi svelti, ma senza correre per non dare nell’occhio. Giusto il tempo di realizzare di avere svoltato in un vicolo cieco, buio al punto da condurla in pochi metri dentro al cuore della notte. Freddo e umido. Il caldo secco della strada da cui proveniva, ampia e trafficata, era svanito dopo pochi passi, così come le luci acide delle insegne al neon e dei lampioni. Anche i suoni, di ogni genere, dalle voci dei passanti al rombo sordo delle auto, si erano come dissolti.        Giusto il tempo di sentire che una antica paura si stava irradiando lenta ma inesorabile, come lava attraverso le vene. Il respiro farsi minimo, impercettibile. Le pupille spalancarsi fino ad esplodere come due oblò travolti dalla furia di un oceano nero, a&nbsp; cercare disperatamente un barlume di luce.        I vicoli bui e chiusi, come misteriose trivelle, risvegliano fobie sepolte. In Squinzia quella dei ragni. In effetti era giunta sin lì come una mosca che va a sbattere nella tela del suo aguzzino...                ]]></description>
                <category><![CDATA[Grottesco]]></category>
                <pubDate>Wed, 13 Jan 2010 14:07:51 +0100</pubDate>
                <g:id>76</g:id>
                <g:publish_date>2010-01-13</g:publish_date>
                                                                                    
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