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- Siate prudente e parlate solo quando ne avrete il nostro permesso, senza mai offendere e soprattutto senza nominare o invocare il cielo né i santi o altri che non sia colui che verrà. In questo caso tutto andrà per il meglio.- - Molto bene, sarò prudente, ma ora è tempo di iniziare. Dal passato ho capito che l’evocare gli spettri, specialmente quando se n’invoca uno in particolare, è cosa che non si compie senza attese e inganni.- E molto tempo passò infatti, durante il quale le tre megere, liberatesi dai vestiti, a tratti danzavano urlando parole incomprensibili, in altri momenti si gettavano a terra distese, mormorando oscene cantilene; più volte orrende forme presero corpo nella cappa del camino, scheletri ghignanti ancora riempiti di visceri, corpi mutilati e corrotti, ectoplasmi a contorcersi sopra le fiamme sfrigolanti, ma furono tutti respinti e dissolti da gesti e grida delle celebranti quel rito demoniaco. L’uomo assisteva in silenzio dall’angolo più distante, apparentemente calmo ma intimamente atterrito, e non nascose un’espressione di soliievo quando apparve una forma completamente umana tranne per la mancanza del naso.  Era senz’altro colui che era atteso: si sapeva come...
 
 
  "Questo disagio risvegliato in me dal reiterare ciò che è condannato dalla legge di Dio e degli uomini non deve rendere più fragile la mia determinazione: in verità nulla di ciò che si compie è giusto o sbagliato ma è il pensiero che lo guida a renderlo tale."  Così andava ragionando la persona incappucciata che, uscita da una casa in Bishop Gate, camminava a passo rapido restando il più accosto possibile ai muri della chiesa di St. Helens. Sulla quarantina, dal portamento eretto e agile, quell'uomo possedeva un volto particolare, dove una rada barba grigia e un’alta stempiatura che si spingeva sino al sommo del capo parevano espedienti studiati sapientemente per mettere in risalto lo sguardo intelligente e curioso. Ma esibire quel viso ed essere riconosciuto era quanto di più lontano dai suoi desideri, per questa ragione aveva atteso l'oscurità e accolto come un dono gradito la nebbia che, risalita dal Tamigi, rendeva la sua invisibilità quasi perfetta. Sempre di buon passo, si diresse un tratto verso ovest, oltrepassò la chiesa di San Paolo per poi svoltare a sud, attraversando la zona che un tempo ospitava il monastero...
 
 
FIGLI DI UN DIO QUALSIASI Federico Ciascheduno, Roma Marzo 2000 Ognuno per se’ Siamo seduti su centinaia di banchi nell’enorme salone del grande hotel Ergife, pieni di ansia e di timide speranze; mille posti per piu’ di diecimila candidati. Oggi c’e’ il grande concorso che potrebbe decidere dell’intera nostra vita, attendiamo col cuore in gola che la commissione detti il tema dell’esame, ognuno concentrato, ognuno chiuso in se stesso a ripassare mentalmente gli argomenti piu’ probabili. Finora eravamo amici, ci sentivamo parte di un tutto- Gli studenti- con gli stessi pensieri e gli stessi problemi, volevamo divertirci, laurearci e non pensavamo ad altro. Ora non siamo piu’ un gruppo; la nostra realta’ e’ strettamente individuale,forse per la...
 
 
p { margin-bottom: 0cm; text-align: justify; }p.western { font-family: "Georgia",serif; font-size: 10pt; }p.cjk { font-size: 10pt; } Prologo: In coda per più di un’ora davanti alla biglietteria, con la fretta che gli rodeva l’anima. Doveva fare il biglietto e aveva poco tempo, non poteva rischiare di perdere il treno. Sbuffava e bestemmiava tra i denti, malediceva l’impiegato della biglietteria per la sua lentezza e i viaggiatori che erano davanti a lui per il tempo che gli facevano perdere con le loro domande del cazzo sugli orari. Ma perché non consultavano gli appositi cartelloni? Sua moglie, dietro di lui, gli batteva affettuosamente la mano sulla spalla per cercare di calmarlo, salvo poi ottenere l’effetto opposto. Poi finalmente, dopo una tempo che gli era parso infinito, toccò a lui. Si era già preparato i soldi e li teneva in mano già da lungo tempo, tanto erano intrisi del suo sudore nervoso, ma quando fece l’atto di porgerli al bigliettaio, questi fece una cosa che lui non si sarebbe mai aspettato: ignorò la sua mano, alzo il lettore del codice abbarco e lo passò sulla sua fronte e gli disse: ...
 
 
Jovannìn Mio cugino Jovannin si è diplomato ragioniere senza fare un solo compito d’italiano. Li ha sempre copiati dai libri dei temi. Per la verità alle medie aveva tentato di scrivere anche qualche pensiero suo, qualche breve nota su quello che trovava scritto, ma i risultati erano sempre deludenti. Aggiungeva poche cose: - La mamma è buona. Il papà è lavoratore- Al massimo, paonazzo per lo sforzo- Il papà è un gran lavoratore- ma gli sembrava sempre di essere troppo fantasioso e prolisso: - Che c’è tanto da dire joccàn- pensava. Purtroppo, al momento della consegna dei compiti, trovava che i professori avevano sottolineato in blù e rosso solo i punti dove aveva messo i suoi pensieri. Così imparò una lezione fondamentale che non avrebbe più dimenticato: - Se si...
 
 
.Ivo kalivo era un pittore. Fin da bambino aveva manifestato una staordinaria vocazione per il disegno: gli riusciva tutto con una facilita’ disarmante. Non era mai passato per la fase degli scarabocchi, perche’ dalla sua matitina, uscivano gia’, case, alberi fiori, giardini."Bravo Ivo, che bei disegni" gli dicevano le suore della scuola materma, le signorine dell’asilo e poi tutte le maestre. Tutto ando’ bene fino all’adolescenza. Kalivo cominciava a sentirsi inquieto anche per quanto riguarda l’arte: le mie opere, pensava, devono avere valore, non perche’ assomigliano alla realta’, ma perchè rappresenteranno il mio mondo interiore. Kalivo entro’ cosi’ nell’avanguardia astrattista, ma piu’ cercava di semplificare il reale fino a raggiungerne l’astrazione dell’idea pura, piu’ gli uscivano immagini che sembravano cartoline di Natale. Continuava a ricevere tanti complimenti dagli amici e anche dai professori ma lui pensava: "Che schifo devo cambiar materiali." Uso’ le...
 
 
Davanti allo specchio, se ne rese conto in una folgorazione fulminante e repentina. Tutto fu chiaro e ogni tassello trovò il suo giusto spazio in quella che si era rivelata una caotica giornata, escludendo altri milioni di piccoli casini che si erano accavallati durante le precedenti ore. La sequenza di assurdità che aveva Intrappolato la sua quotidianità in una specie di film grottesco girato da un regista cieco sotto l'effetto di LSD, aveva preso il via quando la GattaMorta le aveva chiesto di lasciarle casa libera perché aveva intenzione di fare una certa rivelazione. In camera sua le aveva illustrato le sue intenzioni e i recessi del suo animo avevano mandato all'universo una quantità di orrende vibrazioni, che in meno di dodici ore le erano state rispedite indietro con gli interessi. Questo l'aveva disturbata, rendendole impossibile concentrarsi sui suoi impegni e su come organizzare quella che in condizioni normali sarebbe stata una serata sicuramente interessante. Alla fine aveva accettato, più per farla smettere di implorarla più che farle veramente un favore. Si era solo permessa, prima che quella finalmente lasciasse la sua camera per andare a cominciare a stilare il suo programma...
 
 
Federico Ciascheduno, Roma Marzo 2000 Ognuno per se’ Siamo seduti su centinaia di banchi nell’enorme salone del grande hotel Ergife, pieni di ansia e di timide speranze; mille posti per piu’ di diecimila candidati. Oggi c’e’ il grande concorso che potrebbe decidere dell’intera nostra vita, attendiamo col cuore in gola che la commissione detti il tema dell’esame, ognuno concentrato, ognuno chiuso in se stesso a ripassare mentalmente gli argomenti piu’ probabili. Finora eravamo amici, ci sentivamo parte di un tutto- Gli studenti- con gli stessi pensieri e gli stessi problemi, volevamo divertirci, laurearci e non pensavamo ad altro. Ora non siamo piu’ un gruppo; la nostra realta’ e’ strettamente individuale,forse per la prima volta ognuno pensa solo per se’. E’ una situazione stressante, sgradevole , che ci fa sudare e ci tiene sulle spine. Per fortuna in poche ore tutto sara’ finito. C’e’ anche chi di soppiatto estrae dei foglietti stipati fittamente di appunti e li esamina attentamente. Non e’ giusto, non faro’ mai la spia ma spero che li becchino mentre copiano. Ad ogni buon conto,...
 
 
Ho fatto ridere un politico Vent’anni fa fui invitato ad una cena conviviale da un amico. C’erano tutte persone importanti: c’era il sindaco del paese, il notaio, alcuni primari dell’ospedale. Insomma c’era l’elite del paese al completo. Per lubrificare il discorso tracannai alcuni bicchieri di vino buono,e, dopo alcuni minuti, mi misi a parlare confidenzialmente con tutti. Il discorso prendeva le pieghe più varie e strane, senza mai toccare temi che potessero infastidire qualche ospite importante. Ricordo che, ad un certo punto si stava valutando quanto dovevano essere lunghe le gambe di un uomo. Fu allora, che, aiutato dal vino, e voglioso di mettermi in luce, dissi con voce stentorea: “ Le gambe di un uomo dovrebbero essere lunghe tanto...
 
 
Psicoanalisti-dentisti In questi ultimi anni, una delle professioni dell'area medica che sta sempre di più affermandosi , è quella dello psicoanalista-dentista. Non esiste al mondo psicoanalista che almeno una volta nella sua vita non abbia provato un forte impulso verso l'odontoiatria e questo non solo per motivi meramente economici. L'aspirazione contemporanea verso la psicoanalisi e verso l'odontoiatria rappresenta infatti un tentativo disperato di far quadrare il cerchio, una ricerca delle coincidetiae oppositorum che tutti gli uomini di ogni tempo hanno sempre avuto. Capita quindi anche a quotatissimi psicoanalisti , dopo anni di sedute , di progressi e regressi, di tentativi di suicidio interpretati come tentativi di fuga dalla terapia, ( a tal proposito ricordiamo che lo psicoanalista Freudiano classico, rincorre il paziente col conto in mano, fin dentro al loculo) , di essere colti dalla fregola di cavare un dente al paziente. E questo per risolvere certamente e definitivamente ,almeno per una volta, un problema pratico e non dover rivedere mai più quella faccia. E' un raptus. C'è poco da fare. Anche Freud, il padre della psicoanalisi, aveva questa segreta aspirazione. Molti sostengono infatti che il suo primo...
 
 
 
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