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De panchinitatis capram
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Saggio “De panchinitatis capram”ovvero saggio sul perché inspiegabile la capra dopo tanto sostare e campare( e anche bene) sopra la panca abbia deciso un giorno di trasferirsi al piano di sotto e crepare.IntroduzioneAnni di studi mi hanno portato a voler parlare di questo straordinario documento che l’anonimo kirghiso ha voluto donare all’umanità.“Sopra la panca la capra campa Sotto la panca la capra crepa”Due versi unici, straordinari, misteriosi.Ho dovuto fare i conti con le diverse versioni del manoscritto che scritto in Bungdi (Kirghiso antico) conta numerose traduzioni spesso non assimilabili per significati.E sono comunque anni luce lontano dal poter dare una chiave di lettura definitiva a questi ahimè troppo trascurati , straordinari versi.CAPITOLO 1PERCHE’ CAPRA MIA SEI CREPATA?Tirare le fila di un argomento così vasto richiede tempo energie e soprattutto la tenacia di chi conscio della assurda difficoltà dell’ opera , senza troppo esitare, entra nel merito della questione più importante.L’Anonimo ci ha voluto porre davanti un problema, un indovinello o si tratta di un vero e proprio mistero poetico che non chiede di essere risolto ma solo ammirato, contemplato?Facendo una prosa spiccia potremmo dire che, se ci rifacciamo alla traduzione più famosa del testo, quella presente...
I giochi di una volta
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I giochi che si facevano una volta al mio paese, Tombolo, un paese veneto, tra Padova Vicenza e Treviso, penso siano gli stessi giochi che i bambini, pur con nomi diversi, facessero in tutta la pianura padana e forse in tutta Italia. Noi giocavamo ogni sera d'estate sul sagrato della chiesa, era questa un bell'edificio costruito alla fine del 700 con un grandioso atrio esterno, limitato da otto colonne ioniche, impostate su di un alto zoccolo. La facciata esterna , con tutti quei cornicioni, quelle colonne e quegli appigli, costituiva una palestra naturale di free-climbing, il luogo ideale per giocare "Rogna - alta ", gioco che consisteva nel rincorrersi per toccarsi e "petare la rogna" al compagno di gioco, chi fosse caduto dal cornicione sarebbe stato eliminato, per questo si chiamava -Rogna-alta-. Le rogne a quei tempi erano giochi molto diffusi, altri tipi di rogna erano la celeberrima -Rogna scondarse - (in italiano -nascondino-) e la meno nota -Rogna vedarse-. Per stabilire chi avesse la rogna si facevano delle conte. Tra i giochi praticati a quei tempi in paese c'era anche "Cortelin", era questo un gioco da farsi, accucciati per terra, lanciando un coltello in vari modi ed in...
L'ultima tortura (Seconda parte)
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Un passo: era fuori dalla cella, fuori dall'inferno. Non ancora, si corresse, tutto quell'edificio era l'inferno, solo se fosse uscito da lì ne sarebbe stato davvero fuori. Non era possibile, mai nessuno, a quanto si diceva, era fuggito da quella prigione. Ma cosa rischiava a provare? "La luce chiama a sé un peccatore", questo aveva detto l'Inquisitore. E se la porta si era davvero aperta, perchè non seguire ancora le sue parole? Shem si avviò a fatica lungo il corridoio. Aveva camminato per pochi passi, quando udì un sommesso parlottio che accompagnava due persone che si avvicinavano. Si guardò intorno disperato. La fuga era già terminata? Si trovava oltre una svolta ad angolo retto, dove il buio era profondo. I passi si avvicinavano e con essi il riflesso di un lume. Presto sarebbe stato visto, la sua speranza dissolta. Nel muro scoprì una rientranza, in essa, a tentoni, individuò una porticina. La spinse. La porta si aprì e lui sgusciò dentro senza richiuderla, non ne avrebbe avuto il tempo. I due uomini passarono davanti alla rientranza e il suono dei loro passi si affievolì....
Quel volto, lavorato dal tempo, era reso più lungo da alcune rughe verticali, profonde come cicatrici, scavate da insonnie ostinate e abituali. Gli occhi, di solito rivolti verso terra, avevano come dei lampi improvvisi e si accendevano di una luce del tutto particolare, quasi provenisse da un luogo accessibile a lui soltanto. Chi lo incrociava, mercanti, artigiani, soldati, dame con le loro fantesche, tutta l'umanità che percorreva le stradine della città, gli lasciava il passo accennando una riverenza e poi, appena pensava di essere fuori dalla portata di quello sguardo inquietante, si faceva il segno della croce e proseguiva senza voltarsi, ben lieta di essere diretta in un luogo diverso da quello verso il quale si stava affrettando Alonzo de Elgovar, priore dei Domenicani e Grande Inquisitore di Spagna. Alonzo dedicò uno sguardo al parco che stava attraversando in quella tarda mattina di Ottobre. La luce era appena dorata, filtrata dalle ultime foglie dei platani; un leggero vento, fresco e pulito, spirava dalla campagna portandone i gradevoli profumi e tenendo invece lontani i sentori della gente che si affollava in Siviglia. Il Grande Inquisitore fece un profondo respiro assaporando tutta la bellezza dell'attimo, quasi...
- Siate prudente e parlate solo quando ne avrete il nostro permesso, senza mai offendere e soprattutto senza nominare o invocare il cielo né i santi o altri che non sia colui che verrà. In questo caso tutto andrà per il meglio.- - Molto bene, sarò prudente, ma ora è tempo di iniziare. Dal passato ho capito che l’evocare gli spettri, specialmente quando se n’invoca uno in particolare, è cosa che non si compie senza attese e inganni.- E molto tempo passò infatti, durante il quale le tre megere, liberatesi dai vestiti, a tratti danzavano urlando parole incomprensibili, in altri momenti si gettavano a terra distese, mormorando oscene cantilene; più volte orrende forme presero corpo nella cappa del camino, scheletri ghignanti ancora riempiti di visceri, corpi mutilati e corrotti, ectoplasmi a contorcersi sopra le fiamme sfrigolanti, ma furono tutti respinti e dissolti da gesti e grida delle celebranti quel rito demoniaco. L’uomo assisteva in silenzio dall’angolo più distante, apparentemente calmo ma intimamente atterrito, e non nascose un’espressione di soliievo quando apparve una forma completamente umana tranne per la mancanza del naso. Era senz’altro colui che era atteso: si sapeva come...
La notte del dubbio (Prima parte)
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"Questo disagio risvegliato in me dal reiterare ciò che è condannato dalla legge di Dio e degli uomini non deve rendere più fragile la mia determinazione: in verità nulla di ciò che si compie è giusto o sbagliato ma è il pensiero che lo guida a renderlo tale." Così andava ragionando la persona incappucciata che, uscita da una casa in Bishop Gate, camminava a passo rapido restando il più accosto possibile ai muri della chiesa di St. Helens. Sulla quarantina, dal portamento eretto e agile, quell'uomo possedeva un volto particolare, dove una rada barba grigia e un’alta stempiatura che si spingeva sino al sommo del capo parevano espedienti studiati sapientemente per mettere in risalto lo sguardo intelligente e curioso. Ma esibire quel viso ed essere riconosciuto era quanto di più lontano dai suoi desideri, per questa ragione aveva atteso l'oscurità e accolto come un dono gradito la nebbia che, risalita dal Tamigi, rendeva la sua invisibilità quasi perfetta. Sempre di buon passo, si diresse un tratto verso ovest, oltrepassò la chiesa di San Paolo per poi svoltare a sud, attraversando la zona che un tempo ospitava il monastero...
FIGLI DI UN DIO QUALSIASI Federico Ciascheduno, Roma Marzo 2000 Ognuno per se’ Siamo seduti su centinaia di banchi nell’enorme salone del grande hotel Ergife, pieni di ansia e di timide speranze; mille posti per piu’ di diecimila candidati. Oggi c’e’ il grande concorso che potrebbe decidere dell’intera nostra vita, attendiamo col cuore in gola che la commissione detti il tema dell’esame, ognuno concentrato, ognuno chiuso in se stesso a ripassare mentalmente gli argomenti piu’ probabili. Finora eravamo amici, ci sentivamo parte di un tutto- Gli studenti- con gli stessi pensieri e gli stessi problemi, volevamo divertirci, laurearci e non pensavamo ad altro. Ora non siamo piu’ un gruppo; la nostra realta’ e’ strettamente individuale,forse per la...
Tre erano i bar della piazza che costituivano il centro del potere legislativo, esecutivo, giudiziario ed informativo del paese : il bar da Bakù , dove andavano i vecchi, il bar Centrale, frequentato da persone di mezza età e la gelateria da Kino,frequentata prevalentemente dai giovani. Tanto per comprendere le differenze tra i bar, sono utili alcuni parametri tratti dal saggio di “Bacologia” del Bianco Ukare : il primo è il coefficiente di bestemmiazione dato dalla formula: numero medio bestemmie alle ore 10 dove B1 = ---------210----------------------------------------- tempo in minuti (sono state scelte le ore 10 perché ore di minima affluenza).numero medio bestemmie alle ore 14 dove B2 = -----------798--------------------------------------- tempo in minut 10i (sono state scelte le ore 14 perché ore di massima affluenza) Per il bar da Bakù abbiamo: 15 555 B1 = ---15------- B2 = ---798------- minuto minuto per cui risulta Q...
Molti anni fa, quasi per caso, ebbi la fortuna di essere testimone dei principali eventi che condussero all nascita di un importante seppur locale scisma religioso. Ero nell’assolato cortile del patronato di tombolo e come ogni pomeriggio d’estate stavo giocando una democratica partitella di calcio tra ragazzi. Era democratica perché le squadre si andavano formando in corso d’opera. Ogni tanto entravano in campo due nuovi giocatori ed avvisavano gli altri dicendo : “ Mi paro par qua e Ugo para par là”. Così le squadre divenivano sempre più numerose ed era sempre più difficile, soprattutto per me, arrivare a dare un calcio al pallone. Accanto a ragazzini di 14 -15 anni come me, giocavano anche operai, garzoni, meccanici di oltre 30 anni e le partite duravano interi pomeriggi con molti giocatori che si alternavano perché dovevano abbandonare il gioco per andare a lavorare. Ricordo che quella volta giocava anche il mio temuto nemico Frigo, un ragazzone tre anni più vecchio di me, ma che frequentava ancora la terza media per ovvi motivi. Frigo me le aveva suonate alcune volte e sempre per futili motivi, non aveva bisogno di...
p { margin-bottom: 0.21cm; } Gli alieni esistono e sono tra noi. Non è l’affermazione di un pazzo visionario o di qualcuno che ha voglia di notorietà gratuita ad ogni costo, perché essa proviene da un operatore del settore, chiamiamolo così, che poi sarei io. Diciamo che posso parlare dell’argomento con una certa cognizione di causa perché la Ditta per cui lavoro, tiene sotto sorveglianza questi ospiti spaziali. Chi sono io? Un nome o un numero di matricol non ha alcuna importanza.Vi basti sapere che sono solo uno dei tanti che lavorano per la Ditta, ma non sono certo un man in black, anche se pure noi abbiamo i nostri mezzi. Alle nostre spalle c'è una storia molto lunga e questo non è il contesto adatto per raccontarla, ma posso, dire senza tema di essere smentito, che i visitatori che vengono da cielo sono molti ed è da molto tempo che ci osservano e ci studiano. I loro travestimenti, sono andati perfezionandosi con il passare dei decenni, e se i primi visitatori parevano veri e propri mostri, e in epoche più...
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Laura Manx ha aggiunto una nuova scheda La prima storia di Laura Manx - INTERMEZZO - Giorno quarto di sette - Undicesimo episodio in Giallo&Noir.
- E' l'alba del quarto giorno. Ascolto il respiro regolare e profondo di Olmo e guardo il muro sopra il termosifone. La parete bianca è...
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Pepppers ha aggiunto una nuova scheda La Leggenda del Cavaliere Nero ( Capitolo II ) in Fantasy.
- CAPITOLO II : L'INFANZIA DI EDHELDUR “Se c'è una cosa su cui tutti i...