Racconti Brevi
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E' in arrivo
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L’aria si è fatta più secca ed i venti hanno cominciato a spirare ad ovest. Lo avverto nell’incerto pigolio dei passeri sull’enorme abete in giardino che è in arrivo qualcosa. Vado in giardino e per poco un uccellino non mi colpisce in pieno viso, ma sono attento e veloce io, e abbassandomi penso anche che gli uccelli volano basso quando è in arrivo un temporale…Lo devo dire a mia moglie. Entro così in casa, la trovo, ripiegata su se stessa come la biancheria che ha appena finito di stirare e le dico:- Tesoro, gli uccelli volano basso.- Come non avessi detto niente lei sparisce in cucina, senza darmi alcun cenno di attenzione. Cosa sta succedendo? Il galletto di metallo luccica e rotea sulla punta del tetto. Riesco a sentire la pressione del cataclisma imminente, ma non capisco. Passeggio lungo il giardino ed uno strano silenzio mi attornia. Mi affaccio anche fuori dal cancello per vedere se quest’atmosfera sospesa ha colto solo la mia casa, piombando su di essa come un grande manto, o se anche fuori il ritmo...
Ero dietro la porta, che spiavo mio padre in salotto. Era seduto che faceva finta di guardare la tv e invece dormiva e a volte respirava aveva come se avesse avuto dei singhiozzi che lo scuotevano tutto. Mamma diceva, che papà in certi momenti andava in apnea, come quando si va sotto l’acqua a vedere i pesciolini. E chi ci credeva? Gli unici pesciolini che c’erano in casa erano morti nell’acquario, ma siccome mia mamma aveva schifo a prenderli con le mani per buttarli via, aspettava che se ne andassero in paradiso. Solo che a volte ci mettevano un casino, dico io!Papà era dimagrito tanto, la mamma gli aveva fatto fare una dieta, perché il dottore diceva che grasso non andava bene. Secondo me comunque non era grasso, sembrava come tutti i vecchi, magri magri, ma con la pancia, dei megapalloncini colorati per i lombrichi, così papà adesso è ancora più magro ma sempre con la pancia! Così mamma impara la prossima volta a sfidare le leggi della natura!Spesso li sento litigare, sono in cucina, in camera da letto, sono nel salotto, e quando arrivo io, fanno dei mega sorrisoni e cambiano discorso. Poveri, forse loro credono di avere...
Camminavo tranquilla per strada, mangiando il mio panino al salame, pensando al libro che avevo nella borsa di tela, a quanto mi piaceva e non vedevo l’ora di finire. Terminato il panino, presi un fresh and clean e mi lavai le mani dall’unto… non mi piaceva avere le mani unte, non capivo come facesse certa gente a mangiare e poi a non pulirsi…. Che bella abitudine che avevo preso. E risi. Risi di gusto!Sembravo quasi una pazza per strada con le briciole sul maglione a ridere senza apparente senso. L’abitudine, la quotidianità, che brutte parole al giorno d’oggi!Tutte le mie amiche vivevano per non essere uguali ad altri, ognuna doveva avere il suo marchio, in modo che se tu avessi chiesto, “Conosci Linda? Quella colorata tipo pippicalzelunghe?”, “Conosci Francesca? Quella fighetta con le borse di Vuitton e i capelli disordinati per abitudine?”, tutti sapevano esattamente a chi ti riferivi. Ma tutte loro avevano qualcosa di riconoscibile nonostante la trasgressività e il voler essere differenti dalle altre. Io non ho mai voluto essere così per forza diversa e infatti ho basato la mia vita sulla quotidianità e piccole abitudini ce mi fanno vivere meglio e più tranquilla. Alla fine per...
Sono cieca dalla nascita e questo per me non è mai stato un grosso problema.I miei genitori sono stati meravigliosi con me, non facendomi mai sentire un peso e amandomi esattamente per quella che sono; ma è dall’altra gente che bisogna diffidare.Probabilmente sapendo che sono cieca e quindi andicappata, mi hanno sempre trattata come un peso morto, parlato con compassione e isolato i miei genitori con mille scuse. Grazie a me però, hanno finalmente aperto gli occhi a una società così cattiva e opportunista, ora sanno alzare le spalle e ridere di quelle persone ignoranti.Ho una tranquilla vita da venticinquenne come chiunque altra, solo con qualche piccola differenza! Io il cane non l’ho avuto perché mi piaceva ma perché mi serve e quindi da sette anni il mio migliore amico è Theia, sempre pronto a proteggermi e al mio fianco da sette lunghi anni. Non posso andare al cinema, ma in discoteca mi diverto un casino perché percepisco la musica, come fosse realmente dentro di me. Bisogna solo saper cercare il lato positivo e “vedere” con realtà le cose che ti succedono intorno e non la realtà che ti crei e tutto sembrerà più facile ed eviterai di soffrire...
Eroi - Parte 2
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Uno scricchiolio. Ancora di soprassalto. Di nuovo sveglio. -Chi c'è? Stupido moccioso sei ancora tu? Silenzio. Aveva passato il segno. Meritava una lezione quel piccolo demone. Aprì l' armadio ed estrasse il fucile a pompa carico e pronto all' uso.Scese le scale lentamente. Una voce ridicola -Ciao bellezza! Carote sgranocchiate.. Era quel coniglio quello dei cartoni animati... quello che sgranocchiava carote perennemente comesichiamava? Un sogno. Stava sognando. Non doveva temere nulla. Temere cosa poi.Da un coniglio?Il coniglio si avvicinò -Ehi!! Che cannone hai in mano! Potreti farti del male!Da' qua! Naaaa sei antiquato amico! Prova con queste! Ammiccò. -Sono più efficenti credimi Si trovò nella mano sinistra un ridicolo rotolo di candelotti di dinamite, la miccia accesa si stava consumando. Trascorsero alcuni istanti. I denti sporgenti del roditore sogghignavano....
Eroi - Parte 1
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Quaranta gradi. L' estate più calda che si ricordasse in città negli ultimi 10 anni. L' asfalto rovente trasudava bitume, sembrava sul punto di liquefarsi. Nelle ore più calde le strade diventavano deserte. Unici esseri viventi randagi boccheggianti con la lingua penzolante, a caccia d' improbabili zone d' ombra e gatti pietrificati dal calore. Il ronzio del condizionatore cessò. -No! Dannazione! Dannazione! Il condizionatore si era guastato. Ecco! Un' altra prova che la malasorte lo perseguitava! Ma no, no!Lui, lui lo sapeva... la malasorte...la sfortuna.. tutte sciocchezze! Era una punizione... la punizione divina! Pregò il Signore di perdonarlo per la sua imperfezione... per quell' imperfezione che ancora non gli aveva consentito di portare a termine La Missione che gli era stata assegnata. Ma ci sarebbe riuscito sì! A scovarla.... a trovarla... a intrappolare la madre dell' Anticristo, che si nascondeva lì tra loro, ne era certo. Ma doveva farlo subito, mentre era ancora piccola, mentre i suoi terribili poteri erano ancora latenti, affrontabili da un...
Il Palombaro Audace - parte 2 Doveva farlo. Quante ore passate a osservare il mondo sospeso di quei pesci tropicali, colorati e vivaci! Rapita, li seguiva con lo sguardo volare sinuosi fra le lunghe piante acquatiche, premurosamente impiantate…schivarsi per poi inseguirsi a rotta di collo, attraverso le insenature fittizie di un pezzo di legno o di una roccia che lei stessa, come un piccolo Dio, aveva collocato. Li aveva visti baciarsi, fare figli, lottare, morire. Un piccolo racconto dentro un teca di vetro. Gli occhi tondi e sporgenti di quelle creature, insieme a quel boccucce sempre in movimento, comunicavano col loro alfabeto muto di raggiungerli, di diventare una di loro: “Vieni, nuota con noi! Sei una di noi!”. Anche se c’era solo uno strato di vetro a separarli, com’era distante da quell’universo silenzioso! E come trovava minaccioso e incomprensibile, a volte, quello reale in cui viveva. Doveva farlo. Provare almeno una volta. Si fece coraggio e bevve avidamente, sforzandosi di non sentire alcun sapore. Sentì quel liquido freddo e raccapricciante scenderle nelle viscere. Finalmente era finito. Ora solo il risucchio della lattina. Poi nulla. Aspettò. Niente, assolutamente niente. Era...
Il Palombaro Audace - parte 1 Le tre di notte, il soggiorno di casa. Il sudore colava copioso sulla fronte di Laura, o meglio del “Palombaro Audace”, come lei stessa si era ribattezzata durante i preparativi dal viaggio che stava per compiere. Un viaggio ai limiti dell’umana concezione, vissuto con fervore mistico unito ad una incontenibile esaltazione infantile (non erano stati pochi i momenti in cui si era sorpresa mentre mandava risolini divertiti, gli occhi spalancati, le mani che battevano veloci un applauso insensato…). Un confuso sistema di corde, passate più volte all’altezza delle ascelle e sotto le cosce, a creare una sorte di bizzarra seduta, sorreggeva la sua figura penzoloni sopra l’acquario di casa. Una sospensione garantita da due manici di scopa inchiodati insieme e poggiati alle loro estremità all’ultimo gradino di due scale di alluminio, affiancate per la stessa lunghezza, da una parte e dall’altra dell’acquario. Una sorte di folle ponte traballante, nel cui centro la parte finale della corda usata per la seduta era fissata con nodoni incredibilmente grandi. Il Palombaro era ormai irriconoscibile, chiusa in una tuta ricavata con fogli...
Miss Dark – parte 3 Il tempo di realizzare che l’ultimo giro sottile di corda era stato tagliato da Glauco, concentratissimo nel suo assurdo sforzo di liberatore, che Alessia allungò l’avambraccio destro con una decisione sconosciuta. Sentì la coscia sudata e risalì rapida come un mangusta sù fino al membro. In un istante, con disgusto ma con forza, serrò il pugno sullo scroto del suo aguzzino, stringendo come una pazza, digrignando i denti e urlando. L’urlo di Glauco superò di gran lunga il suo e l’assordante rimbombo della televisione messi assieme. Era paonazzo, gli occhi fuori dalle orbite. Ad Alessia sembrava di stringere una viscida lumaca gigante, ma il suo padrone era in suo potere, finalmente. Era lui questa volta ad essere immobilizzato dal dolore, i ruoli erano stati sovvertiti. Dire che lo teneva per le palle non era una metafora. Doveva essersi immobilizzato come un gattino preso per la collottola. Alessia, inondata dalla sua stessa adrenalina, finalmente parlò, ansimando. “Perché non mi dai un gancio destro ora, Glauco… eh?”....
Miss Dark – parte 2 La sedia si impennò un poco sul davanti, la testa di Alessia fu sbalzata all’indietro come un palloncino, e un piccolo firmamento di stelline roteanti le apparve dentro al cervello. Fu lì, nel delirio di quel colpo, che si materializzò il primo coniglietto bianco. Le stelline si radunarono in un solo punto, e come piccoli mattoni luminescenti gli diedero forma. Il coniglietto, una specie di Hello Spank ma con le orecchie molto più lunghe e rosa, gli occhi simil disneyani, grossi dentoni e un corpo più snello la salutò imbarazzato con la manina, strizzando gli occhi a “x”. Poi le fece un grosso sorriso, si girò su se stesso e per farla sorridere mosse velocemente la coda a batufolo, infilando la testa fra le gambe. Era buffo e Alessia rise a mo’ di pernacchia con le labbra. “C’hai poco da ridere, stronza” disse Glauco, di nuovo piegato su lei, a un centimetro dal suo naso. Rimanendo piegato a metà, le gambe divaricate e proteso in avanti col busto, come un orango pelato eccitato dalla lotta, si esibì con due ganci...
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