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Racconti a Puntate

Avventura  (22) Comico  (10)
Drammatico  (2) Erotico  (2) Fantascienza  (43)
Fantasy  (47) Giallo&Noir  (25)
Horror  (40) Introspettivo  (10)
Pulp  (4)
Surreale  (62)
Trash  (12)
 
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Fallo per lui, perché non esiste una condanna peggiore, che nascere con un cromosoma xy. Guardo l’uomo che se ne sta legato e mi guarda come il piccolo orfano che chiedeva ancora zuppa. Improvvisamente ucciderlo così, fuori dai giochi, mi sembra un togliersi una soddisfazione senza ricavarne pero un bel niente. Lui morirà, tutto questo è segreto, in quale modo potrebbe mai essere un deterrente per le prossime generazioni? Come al solito in una gattopardesca situazione mi sembra che tutto cambi affinché nulla cambi. Rendere segreto questo incontro non è molto diverso da tacere un’ingiustizia. Il paese dovrebbe sapere. Perché quando si tace e si danno per scontate alcune verità che ormai ci sembrano imprescindibili, è un istante perdere tutto e ritrovarsi al punto di partenza, anzi forse peggio di prima, perché ora ne saremmo complici agli occhi di tutti, poiché falsamente libere. E allora c’è chi dice che alla fine di che ci lamentiamo, il potere ce l’abbiamo noi, e come diceva un famoso politico ogni donna “siede sulla propria fortuna”, che...
 
 
-Non arrabbiarti con lei. E’ solo nervosa. E’ la prima volta che dirige lei questo torneo, ed è una delle prime volte che succede una cosa del genere.- La donna ingioiellata si accende una sigaretta con un lungo bocchino. Sembra una vecchia signora degli anni trenta. - E’ solo che erano delle brave ragazze e..- -Vedrai, a torneo finito penserà meglio a cosa fare. Ora, non farle pesare questa cosa più di quanto dovrebbe.- -D’accordo.- La donna fa un sospiro.- Comunque sei stata brava. O forse è solo la fortuna del principiante?- -Spero di no..-Rispondo io. -Domani lo scopriremo immagino, buona notte- -Buona notte- Prima di andare a dormire finisco quasi l’intero pacchetto di sigarette. Sono nervosa, e quando sono nervosa odio starmene con le mani in mano. L’ultima domanda che mi passa per la testa mi tiene sveglia quasi per tutta la notte. Perché lo stiamo facendo? E’ una questione di titolo? Di principio? Di orgoglio? Di pulizia sessuale? A cosa serve tutto questo? Stiamo migliorando il mondo? O lo stiamo solo facendo a pezzi? ...
 
 
Vorrei alzarmi ed andare verso i bagni, ma lo sparo di Sabina mi dice che non ho molto tempo. Questa volta devo stare attenta. Se colpissi l’uomo con questo non rimarrebbe che un due del ventidue tatuato sulla sua testa. I guidatori sono ammanettati al volante e possono solo sperare di essere un bersaglio in movimento difficile da colpire. Come un soldato mi appiattisco a terra. Decido di esplodere un colpo di prova verso il terreno per rendermi conto della potenza e della velocità. Quando il colpo attraversa la canna seguo la sua traiettoria fino al grosso buco sul pavimento. E’ impressionante. La jeep segue una parabola altalenante. Devo cercare di mirare alle ruote. Se per sbaglio dovessi colpire il serbatoio della benzina rischierei di creare un esplosione che pregiudicherebbe lo stato di salute attuale del mio uomo:quello di persona viva. Così miro basso, ma non faccio altro che scavare dei buchi per terra tanto inutili a me quanto utili ad una famiglia di talpe. Così finisco per fare la cosa che mi sembra più vantaggiosa: sparo al conducente. Il proiettile...
 
 
-La cosa peggiore è quando non si fermano fino a che non vedono che stai venendo anche tu. Voglio dire, se non mi è piaciuto nei primi dieci minuti, pensi di poter migliorare nei prossimi venti?- -Hai ragione, le donne non fingono per cattiveria, ma per sfinimento.- -Euphemia si gira verso la Vergine di Norimberga -Tu che ne pensi gioia?- Le chiede. Lei la guarda e con il dito medio alzato la invita a farsi gli affari suoi. Poi Euphemia si volta verso di noi. -Non è mai stata con un uomo, per questo si chiama la Vergine di Norimberga. L’arnese più vicino che ha visto è stato quello dell’ultimo ragazzo che ha evirato.- -Dovresti smetterla con i pettegolezzi- La zittisce Turia. - Scherzi, io vengo qui solo per questo.- Si gira verso la Vergine poi di nuovo verso di noi - Scommetto trenta euro che gli spara in faccia- -Io ne scommetto cinquanta che gli spara nelle palle- Dice Turia. E si stringono la mano. Allo sparo di Vibia Sabina, i bersagli basculanti...
 
 
-Sarà un inizio semplice. Userete una Desert Eagle 5.0 su dei bersagli a terra fermi, ad una distanza di venticinque metri. Sistematevi una per ogni postazione ed estraete la pistola dal box sotto di voi. Le postazioni saranno già numerate, ognuna vada verso il proprio numero. Arrivo al mio numero. Ventidue. A fianco a me c’è Turia, mentre dall’altra parte c’è Jiorgia. Lei ha già impugnato il ferro e se lo passa da una mano all’altra, facendo ricadere il braccio che la tiene per il peso. Turia la sta osservando -Sei sicura che quella non sia troppo pesante per te tesoro?- -Pensa per te- Le risponde Jiorgia senza guardarla. Quando sto frugando nel mio box, delle urla improvvise mi prendono alla sprovvista facendomi ricadere all’indietro. -Porca miseria..- Mi ritrovo a esortare mentre sto a gambe all’aria. -Pare che stiano arrivando i nostri compagni- Mi dice Turia. Guardando oltre i bersagli mi accorgo che hanno mosso un furgone sino a qui e quando le porte sono state aperte gli uomini sono caduti giù ammassandosi come carne morta....
 
 
Bene ragazze. Tre…due…uno…Stop.- Un altro sparo segna la fine di questa fase. Per la prima volta mi sembra di essere fiera di qualcosa. A pranzo il chiacchiericcio sovrasta come una bolla le tavolate. Servono lo spezzatino. Vorrei dirgli che lo odio, ma ho talmente fame che lo mando giù a grosse forchettate. Euphemia mi passa un cellulare sulle gambe, c’è una foto sopra, non capisco subito cos’è poi riconosco tutti i tratti di un grosso pene, con a fianco uno di quei pennarelli Uniposca giganti, messo li a rendere la proporzione. -Pensavo che qui li odiaste gli uomini- -Noi non odiamo gli uomini- Mi si siede a fianco Sabina. –Noi odiamo certi uomini. Questi ragazzi non sono stati scelti casualmente. Sappiamo bene che non tutti sono figli di puttana, ma vedi, quegli uomini, non si trovano qui oggi. Questi sono uomini che ti preferiscono drogata e pronta da aprire come una vongola del cazzo, capisci?- -Credo di si.- -Personalmente a me piacciono ben dotati- continua Euphemia- Non vado con nessuno al di sotto dei venti centimetri.- -Ah si, e che fai...
 
 
Vista da vicino ha un’aria un po’ spettrale. Ci guarda silenziosamente poi sbotta in direzione della ragazza con la coda di cavallo. - Tu lo sai che il settanta per cento degli stupri è a opera di familiari o fidanzati? E il diciassette per cento a opera di un conoscente? Lo sai qual è la percentuale per gli stranieri? Il sei per cento. Però è sempre una percentuale. Sai cosa si può evincere da tutto ciò? Non sono di quel paese, o dell’altro. E’ nei loro cromosomi. E’ nell’imperfezione della loro genetica. Come diceva Groucho: Gli uomini sono donne che non ce l’hanno fatta. Vedete io sono gia in lista per andare in Inghilterra a farmi ingravidare da un'altra donna.- -Ma che cavolo vai dicendo?-Dice Jiorgia. -Stanno facendo degli studi, pare che le cellule staminali ricavate dal liquido spinale possano creare una “sperma femminile” in grado di fecondare l’ovulo. Sarebbe la fine degli uomini. – E se ne va scomparendo dietro la porta. -Quella è completamente fuori di testa- Dice la ragazza con la faccia di quella che si è appena...
 
 
Il Female Challenge Gunplay si tiene in un punto imprecisato in mezzo ai Colli Emiliani. L’incontro è a Modena, ma da lì un autobus con i vetri neri viene a prenderci. Io non conosco nessuna qui, mentre molte altre ragazze sembrano già conoscersi da tempo. Sono tutte diverse, come a intendere che alla fine, ogni donna ha i suoi buoni motivi per partecipare a questo gioco. Guardandomi attorno l’attenzione ricade su di una ragazza. E’ bionda, i capelli le scendono su due spalle muscolose. Guarda fuori dal finestrino e non dice una parola. Con una mano si tormenta una ciocca di capelli. -Guardi Virgin Mary?- una voce interrompe il mio flusso di pensieri. -Come scusa?- -Virgin Mary, altrimenti detta la Vergine di Norimberga. Se ci fosse da far coppia, stai sicura che non sceglierei lei. Comunque piacere, io sono Melanippa.- -Octavia- e ci stringiamo la mano. -Per quale motivo hai detto così?-Le chiedo incuriosita -E’ completamente fuori di testa. Vedi, nessuno dovrebbe portare i suoi problemi in questo posto. Il tuo passato, il tuo futuro, tutto...
 
 
-IL FEMALE CHALLENGE GUNPLAY- A ciascuno di noi è destinata una donna. Se riusciamo a sfuggirle siamo salvi. Samuel Butler A 9 anni ruppi il naso con un pugno ben assestato ad un compagno di classe perché mi guardava sotto la gonna. I miei genitori si arrabbiarono tanto che mio padre mi picchio sul sedere fino a che questo non fu rosso come il sangue che traboccava da quel naso rotto. “Le brave bambine non alzano le mani!” Diceva mio padre. Da questa frase, sembrava invece che quelli che guardavano sotto le gonne fossero bravi bambini, anzi legittimati nel farlo dalla letargia di una bambina che non doveva alzare le mani. Alcuni ricercatori americani hanno effettuato uno studio su come i genitori si comportino diversamente nell’educare maschi e femmine. Osservavano come madri e padri interagivano con i loro figli in un museo della scienza. I genitori tendevano a dare spiegazioni ai figli maschi tre volte di più di quanto non facessero con le femmine, dimostrando e incoraggiando cosi...
 
 
So di non essere in grado di distinguerle a guardarle, così cerco di ricordare. Provo a ricordare che cosa posso aver pensato: sicuramente avrò messo la pastiglia per la ragazza in un punto in cui fosse meno accessibile a me, quindi nella tasca di sinistra. Sono quasi sicuro, mi sembra piuttosto logico. Così infilò una mano sudata nella tasca sinistra, prendo la piccola pastiglia bianca, cerco di riconoscerla ma sopra ha solo una scritta mezza cancellata, proprio come quell’altra. Le mani cominciano a sudare e la piccola pastiglia sta cominciando a sfarsi sulle mani. Cosi smetto di pensarci e caccio la pillola nel bicchiere di birra. Mentre aspetto che si sciolga ne riempio un altro per me e mando giù il mio eccitante. Torno dalla ragazza che mi sorride e mi dice “Grazie”. Se la beve tutta di un fiato. “Andiamo di sopra”? le dico. Mentre saliamo le scale do uno sguardo alla festa al piano terra, le persone sembrano pezzi di verdura che galleggiano in un minestrone ribollente. Poi in un angolo lo intravedo. Le zampe all’aria e una bava verdastra che gli esce dalla mascella....
 
 
 
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