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Racconti Brevissimi

Amore  (4) Comico  (33)
Drammatico  (22) Erotico  (4) Fantascienza  (3)
Fantasy  (11) Giallo&Noir  (5) Grottesco  (8)
Horror  (7) Impegno sociale  (5) Introspettivo  (13)
Pop  (9) Pulp  (3)
Splatter  (2) Storico  (5) Surreale  (33)
Thriller  (3) Trash  (3)
 
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Sveglio ormai da dieci minuti.Solo ora comprendo l’importanza fondamentale del puntare la sveglia la sera prima.Oggi a scuola c’era l’interrogazione di storia. Dio, credo mi beccherò un tre sul registro. Voto che sarebbe stato comunque il medesimo, semmai mi fossi presentato.Trascorsi altri dieci minuti, decido che è l’ora di alzarmi del tutto.Dinanzi a me si staglia un lungo corridoio: perché alla mattina il bagno è sempre così maledettamente lontano ?Dai, cammina senza farci caso, penso dentro di me. Un turbine di pensieri scuote ora la mia mente, come diavolo avrei spiegato ciò ai miei ? Beh, credo di aver trascorso momenti peggiori di questo, durante la mia vita.Ancora qualche passo e l’avrei raggiunto, quel maledetto bagno.Vedo la porta chiusa. Busso. Nessuna risposta. Povero idiota: sei solo in casa, i tuoi sono usciti da almeno un paio d’ore. Apro la porta ed entro dentro, vedo che anche le finestre sono chiuse. Ma quelle decido di non aprirle, troppa luce solare danneggerebbe i miei occhi, meglio la flebile luce artificiale della lampadina.Mi appresto a lavarmi i denti. Pensate pure quel che volete, ma il sottoscritto non ha mai imparato a lavarseli dall’alto verso il basso, solamente da sinistra verso destra. Continuo...
 
 
"E così tu sai spegnere le luci. Interessante" disse non senza una punta d'ironia Rita. "Pensi che ti stia prendendo in giro? Oh bè... Ci sono abituato. Non è un problema" fu la risposta quasi rassegnata di Frank. "Beh, dovrai ammettere che..." "No, no, davvero" tagliò corto il ragazzo "non è un problema. Te lo dimostro, se sei interessata." Rita ci pensò un attimo, si passò una ciocca di capelli biondi dietro l'orecchio, e guardò Frank da sotto in su. "Mi stai dicendo che hai un potere, e che ce l'hai solo di sera. Devi riconoscere che è la scusa più sciocca mai utilizzata per chiedere ad una ragazza di uscire. Anche se ti applaudo per creatività." "Non ho detto che ho questo potere di sera. Io spengo le luci elettriche. Se spegnessi le luci naturali, spegnerei il sole. Se così fosse, non ci terrei ad avere questa... Questa cosa, questo dono." Rita sollevò gli occhi al cielo e sospirò: "Certo, certo, come no." E poi, estraendo dalla borsetta le chiavi dell'auto, fece per allontanarsi. "E' una torcia quella?" fece Frank. ...
 
 
 
 
Era densa come pece e odorosa di primule e gelsomini l'oscurità quando Anery si fece strada all'interno della cripta dove i suoi familiari passati a vita migliore vi risiedevano in un'eterna macabra riunione. In alto a destra riconobbe il loculo dove riposava le sue vecchie ossa zia Rose, che si diceva in vita avesse praticato, senza troppo riguardo per il buon nome del clan, la professione più antica del mondo e solo il fatto di essere morta senza eredi, cosa che aveva permesso ai suoi fratelli, sorelle e consanguinei di vario genere di impadronirsi dei suoi cospicui averi, le aveva consentito di essere seppellita in quel luogo e non in una fossa comune. Al suo fianco era stato sistemato suo fratello Devon: quanto lei era stata libertina tanto lui aveva abbracciato una vita quasi monacale ed era diventato un acceso sostenitore dei costumi più rigidi. Ora riposavano vicini maledicendosi ogni volta che si parlavano. E passando Anery riconobbe i simulacri dei nonni, che insieme avevano vissuto e a poche ore di distanza erano morti, dimostrazione palese che anche la morte deve farsi da parte di fronte al vero amore. Il...
 
 
La lima per le unghie produceva un rumore ovattato mentre veniva passata e ripassata dalla ragazza del salone dove aveva trovato rifugio quando il temporale l'aveva colta a metà della strada verso casa. Non amava luoghi come quello, non perché fosse sciatta e non tenesse a curare il proprio aspetto - anzi, tutto il contrario - ma non vedeva la necessità di spendere soldi quando poteva benissimo pensarci in autonomia. Ma quella era stata un'emergenza e quando si era accorta di dove si era infilata, era troppo tardi per uscire. Inoltre doveva trovare qualcosa da fare in attesa che spiovesse e dato che la sola parte di sé che le creava qualche saltuario fastidio erano le unghie decise che per una volta poteva farsele anche sistemare da un'esperta. Così quando la donna le domandò che cosa desiderasse le mostrò le mani guantate di nero. L'estetista inarcò le sopracciglia alla vista di quelle unghie lunghe e tinte di nero. Si abbinavano alla perfezione al resto del look della giovane donna che stava al centro del suo negozio di parrucchiera. I capelli le scendevano in lunghi riccioli un po' disordinati e legati da un nastro...
 
 
Apro gli occhi dopo...dopo quanto tempo ? Non lo so. Non so nemmeno dove mi trovo. L'ultima cosa che ricordo è una mano che preme qualcosa sulla mia bocca, un odore dolciastro e poi l'oblio. Qualunque cosa mi sia capitata, non promette bene. E questa forse è l'unica cosa che so. Gli occhi sono aperti ma continuo a non vedere nulla. Sono circondata dal buio più totale. Niente panico. Non devo collassare ora. Respiro. Mi affido agli altri sensi per capirci qualcosa. Le mani e i piedi sono stretti da una corda. Nonostante i miei sforzi non riesco a muovermi. Respiro. Ho freddo e realizzo all'improvviso di essere nuda. C'è qualcosa di bagnato che continua a gocciolarmi addosso dall'alto. Dev'essere stato questo a svegliarmi. Credo sia acqua calda. Forse c'è un'infiltrazione o un tubo che perde. Plic. Plic. Plic. Comincia quasi a piacermi. Poi all'improvviso si spalanca una porta e la luce mi squarcia gli occhi. Ora finalmente vedo. E vorrei di nuovo il buio a circondarmi. Così non dovrei fissare quel corpo di donna appeso proprio sopra di me che perde sangue come una flebo staccata. Goccia dopo goccia....
 
 
La volpe continuava a correre, disperatamente, con tutte le sue forze. Era trascorso molto tempo da quando le ultime eco delle grida dei suoi inseguitori si erano spente dietro di lei. Rifugiandosi nel folto della boscaglia sembrava essere riuscita nell’intento di seminarli. Ma non ne era certa. Udì il latrare dei cani quando ormai erano a pochi passi da lei. Purtroppo, non possedeva un olfatto così perfezionato come il loro. Così, non le restò tempo materiale per nascondersi. L’unica via di salvezza era la fuga. E la volpe, piccola creatura braccata allo spasimo, saltando oltre un cespuglio fuggì veloce. Un latrato feroce seguì la sua mossa. Una decina di cani si lanciarono alle terga del nemico che si era scoperto. L’inseguimento era iniziato. * * * A qualche lega di distanza, quattro cavalieri avanzavano con calma attraverso la boscaglia. Tutto era tranquillo, i cavalli freschi e riposati. Si trattava di tre uomini e una donna. I giovani, tutti appartenenti a famiglie di alto rango, indossavano giacche rosse che arrivavano fino a metà coscia e pantaloni...
 
 
 
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