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Storico

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Un’attivita’ molto importante per essere accettati nella comunita’ degli uomini di Tombolo era, un tempo, il gioco delle carte. Chi sapeva giocare bene a carte al bar era qualcuno, ed essere accettato ad un tavolo non era facile. C’erano delle regole segrete, non scritte ne’ verbali per cui tutti sapevano chi poteva giocare ad un determinato tavolo e chi no. Ogni giorno, dopo mangiato si andava al bar e ci si giocava il caffe’, ma piu’ che il caffe’ ci si giocava la reputazione ed il posto nella segreta gerarchia interna. Nei bar di Tombolo assieme all’aria fumosa si respirava anche la liberta’, per questo erano cosi’ frequentati ed ambiti da tutti, perche’ erano porti franchi e liberi in una societa’ che stava gia’ cominciando a prostituirsi al denaro ed al potere. In nome di tale liberta’ ed indipendenza, nessuno, nemmeno il presidente del consiglio, avrebbe potuto portare via il posto al tavolo delle carte a Jose’ Cana, nobile commerciante e mediatore tombolano. Jose’ giocava di solito contro Beccaria. Non Cesare Beccaria autore “Dei...
 
 
LA LINGUA, IL COMMERCIO, L'AMORE Onara , Tombolo ,Galliera, na manega de galera S. Martin , so cugin, Castèo so fradèo , Bassan so darman. La lingua della nostra regione , ma più in particolare mi riferisco alla lingua parlata in una plaga più ristretta: quella parte del veneto del nord -est che comprende i paesi di Tombolo ,S. Martino, Onara , Galliera, Castelfranco Veneto , Bassano ecc... , paesi che si trovano in un triangolo di terra situato tra le città di Padova , Treviso e Vicenza ...
 
 
TRE MINUTI “Vieni,vieni qua Lothar….abbracciami amico mio !” L’allenatore Hitzfeld è riconoscente al suo uomo più importante. Vincere la Champions League al termine di una stagione esaltante in cui si sono conquistati campionato e coppa,è il coronamento di un sogno incredibile. Che ha comportato sacrifici,rinunce,durissimi allenamenti,trasferte estenuanti.E allora bisogna avere riconoscenza per quel ragazzo con lo sguardo serio,tedesco nell’anima,ma con un cuore latino dentro dopo le esaltanti stagioni passate all’Inter. E lui rappresenta l’anima di questa grande squadra,che oggi ha dominato sul campo. Andata in vantaggio quasi subito con la punizione del suo uomo più in forma : Super Mario Basler,non ha mai corso rischi,ha preso due volte i legni della porta avversaria,ha dominato in lungo in largo. Ma ora, a pochi minuti dalla fine, è giusto dare un po’ di respiro al grande capitano che ha “tirato la carretta” tutto l’anno. Tanto gli avversari hanno già chinato il capo,quasi annichiliti dalla superiorità dei ragazzi di Monaco, ormai incapaci di abbozzare qualsiasi reazione, e in qualche modo fortunati perché il risultato in fondo è striminzito. La panchina è in fermento. In tribuna,il grande Franz Beckembauer,dietro il suo sguardo imperturbabile,fa trapelare la...
 
 
I giochi che si facevano una volta al mio paese, Tombolo, un paese veneto, tra Padova Vicenza e Treviso, penso siano gli stessi giochi che i bambini, pur con nomi diversi, facessero in tutta la pianura padana e forse in tutta Italia. Noi giocavamo ogni sera d'estate sul sagrato della chiesa, era questa un bell'edificio costruito alla fine del 700 con un grandioso atrio esterno, limitato da otto colonne ioniche, impostate su di un alto zoccolo. La facciata esterna , con tutti quei cornicioni, quelle colonne e quegli appigli, costituiva una palestra naturale di free-climbing, il luogo ideale per giocare "Rogna - alta ", gioco che consisteva nel rincorrersi per toccarsi e "petare la rogna" al compagno di gioco, chi fosse caduto dal cornicione sarebbe stato eliminato, per questo si chiamava -Rogna-alta-. Le rogne a quei tempi erano giochi molto diffusi, altri tipi di rogna erano la celeberrima -Rogna scondarse - (in italiano -nascondino-) e la meno nota -Rogna vedarse-. Per stabilire chi avesse la rogna si facevano delle conte. Tra i giochi praticati a quei tempi in paese c'era anche "Cortelin", era questo un gioco da farsi, accucciati per terra, lanciando un coltello in vari modi ed in...
 
 
Un passo: era fuori dalla cella, fuori dall'inferno. Non ancora, si corresse, tutto quell'edificio era l'inferno, solo se fosse uscito da lì ne sarebbe stato davvero fuori. Non era possibile, mai nessuno, a quanto si diceva, era fuggito da quella prigione. Ma cosa rischiava a provare? "La luce chiama a sé un peccatore", questo aveva detto l'Inquisitore. E se la porta si era davvero aperta, perchè non seguire ancora le sue parole? Shem si avviò a fatica lungo il corridoio. Aveva camminato per pochi passi, quando udì un sommesso parlottio che accompagnava due persone che si avvicinavano. Si guardò intorno disperato. La fuga era già terminata? Si trovava oltre una svolta ad angolo retto, dove il buio era profondo. I passi si avvicinavano e con essi il riflesso di un lume. Presto sarebbe stato visto, la sua speranza dissolta. Nel muro scoprì una rientranza, in essa, a tentoni, individuò una porticina. La spinse. La porta si aprì e lui sgusciò dentro senza richiuderla, non ne avrebbe avuto il tempo. I due uomini passarono davanti alla rientranza e il suono dei loro passi si affievolì....
 
 
Quel volto, lavorato dal tempo, era reso più lungo da alcune rughe verticali, profonde come cicatrici, scavate da insonnie ostinate e abituali. Gli occhi, di solito rivolti verso terra, avevano come dei lampi improvvisi e si accendevano di una luce del tutto particolare, quasi provenisse da un luogo accessibile a lui soltanto. Chi lo incrociava, mercanti, artigiani, soldati, dame con le loro fantesche, tutta l'umanità che percorreva le stradine della città, gli lasciava il passo accennando una riverenza e poi, appena pensava di essere fuori dalla portata di quello sguardo inquietante, si faceva il segno della croce e proseguiva senza voltarsi, ben lieta di essere diretta in un luogo diverso da quello verso il quale si stava affrettando Alonzo de Elgovar, priore dei Domenicani e Grande Inquisitore di Spagna. Alonzo dedicò uno sguardo al parco che stava attraversando in quella tarda mattina di Ottobre. La luce era appena dorata, filtrata dalle ultime foglie dei platani; un leggero vento, fresco e pulito, spirava dalla campagna portandone i gradevoli profumi e tenendo invece lontani i sentori della gente che si affollava in Siviglia. Il Grande Inquisitore fece un profondo respiro assaporando tutta la bellezza dell'attimo, quasi...
 
 
Tre erano i bar della piazza che costituivano il centro del potere legislativo, esecutivo, giudiziario ed informativo del paese : il bar da Bakù , dove andavano i vecchi, il bar Centrale, frequentato da persone di mezza età e la gelateria da Kino,frequentata prevalentemente dai giovani. Tanto per comprendere le differenze tra i bar, sono utili alcuni parametri tratti dal saggio di “Bacologia” del Bianco Ukare : il primo è il coefficiente di bestemmiazione dato dalla formula: numero medio bestemmie alle ore 10 dove B1 = ---------210----------------------------------------- tempo in minuti (sono state scelte le ore 10 perché ore di minima affluenza).numero medio bestemmie alle ore 14 dove B2 = -----------798--------------------------------------- tempo in minut 10i (sono state scelte le ore 14 perché ore di massima affluenza) Per il bar da Bakù abbiamo: 15 555 B1 = ---15------- B2 = ---798------- minuto minuto per cui risulta Q...
 
 
Molti anni fa, quasi per caso, ebbi la fortuna di essere testimone dei principali eventi che condussero all nascita di un importante seppur locale scisma religioso. Ero nell’assolato cortile del patronato di tombolo e come ogni pomeriggio d’estate stavo giocando una democratica partitella di calcio tra ragazzi. Era democratica perché le squadre si andavano formando in corso d’opera. Ogni tanto entravano in campo due nuovi giocatori ed avvisavano gli altri dicendo : “ Mi paro par qua e Ugo para par là”. Così le squadre divenivano sempre più numerose ed era sempre più difficile, soprattutto per me, arrivare a dare un calcio al pallone. Accanto a ragazzini di 14 -15 anni come me, giocavano anche operai, garzoni, meccanici di oltre 30 anni e le partite duravano interi pomeriggi con molti giocatori che si alternavano perché dovevano abbandonare il gioco per andare a lavorare. Ricordo che quella volta giocava anche il mio temuto nemico Frigo, un ragazzone tre anni più vecchio di me, ma che frequentava ancora la terza media per ovvi motivi. Frigo me le aveva suonate alcune volte e sempre per futili motivi, non aveva bisogno di...
 
 
  La prima volta che provai qualcosa che poteva assomigliare ad un desiderio sessuale fu davanti ai cartelloni del cinema Superga (la sala cinematografica concorrente a quella del prete). Si vedevano le coscie e la scollatura generosa di una mulatta. Il titolo era : Zaira la vergine della foresta.   Ricordo ancora la strana sensazione che ne provai, non sapevo cosa volevo fare ma zaira mi piaceva in modo diverso dalle altre. Avrei voluto strofinarmici contro, toccarle le coscie e le tette e farle certe cose che non sapevo nemmeno io perche’.   Non importava che parlasse o stesse zitta, potevo farte anche tutto io da solo. Gia’, ma cosa fare e perche’? Questo ancora non lo sapevo. Era vero che Bepe Massele mi aveva gia’ spiegato come nascono I bambini, ma mettere tutto quello che provavo ora in relazione alla nascita dei bambini mi sembrava una autentica fesseria. Massele mi aveva spiegato una strana teoria secondo la quale, per far nascere I bambini, bisognava che l’uomo mettesse il suo ciccio dentro il buchetto che...
 
 
SEMEIOTICA Negli anni 1972-1973 ci fu il boom delle iscrizioni universitarie alla facoltà di medicina. Forse a causa del dottor Kildert, protagonista di una fortunata serie di telefilm americani, tutti volevano curare, salvare, trattare umanamente il prossimo e se possibile contribuire con qualche fondamentale scoperta scientifica alla salvezza dell’umanità, guadagnando, perché no, anche dei buoni soldi. Mi iscrissi anch’io aspettandomi di trovare quell’ambiente accogliente ed umano che avevo visto nei filmetti americani, invece l’impatto con l’università’ fu traumatico. File interminabili di studenti, code alla segreteria per iscriversi, code ovunque. Gli esami del primo anno erano cinque: chimica, fisica, istologia, biologia ed il cosiddetto colloquio di anatomia. Qualche genio dell’università aveva voluto chiamare con questo nome “Colloquio” quella parte dell’esame di anatomia che trattava dei muscoli delle ossa, delle arterie e delle vene e che consisteva in una prova scritta perché i professori non avrebbero avuto il tempo di ascoltare tutti. Quindi l’unica prova scritta del primo anno si chiamava “Colloquio”. Già questo la diceva lunga. Le prime settimane passarono nella disperata ricerca di aule ed orari. Non appena trovavamo l’aula giusta, trovavamo anche, appeso da qualche parte...
 
 
 
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