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I Racconti La Dispensa dei Golosi

La Dispensa dei Golosi

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Racconti a Puntate

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12. KISANGANI A Kisangani l’hotel Primus svettava su tutto. Era come una specie di acropoli, che guardava dall’alto le casette basse immerse nella vegetazione dei quartieri ricchi, le catapecchie prive di ogni comfort della bidonville, fino a scendere verso il mercato caotico sulle rive del fiume, laddove il Lualaba diviene il Congo River, a nord delle cascate Boyoma. Oltre Kisangani, il fiume non era più navigabile. Poco lontano, la piccola chiesa cristiana in stile New England e la gigantesca moschea circondata da giardini lussureggianti. La decina di giapponesi impeccabilmente vestiti in giacca e cravatta che scesero all’hotel Primus spiccavano in mezzo alla gente del posto come corvi nella neve. Ma nessuno poteva immaginare che non si trattasse di rispettabili uomini d’affari giunti in città per qualche congresso. Nessuno poteva immaginare che in quelle valigie tutte uguali ci fosse soltanto una katana ricurva e un costume da guerriero ninja. I giapponesi erano appena atterrati al piccolo aeroporto cittadino, il Simi-Simi Airport con un volo privato. Avevano scelto quello, anziché il più grande Bangoka International Airport, per dare meno nell’occhio. Il...
 
 
Capitolo 10 – Salve! Sono un drago. Ore prima dello scontro tra Borr e Treysandall. Borbottando per la fatica ed il sudore che gli imperlava la fronte, Gorg stava percorrendo la stupidissima salita che stupidamente saliva sulla stupidissima salita salente sulla stupida montagna stupida che saliva stupida. Queste furono più o meno le sue parole... La giornata era fantastica, col sole armonioso che lo salutava con i suoi raggi del primo pomeriggio. Lo stupidissimo sole con i stupidissimi raggi che stupidamente irraggiano stupidi i raggi stupidi del caldo stupido... Respirava affannosamente, strascicando le gambe. Senza accorgersene, preso com'era dalle sue lamentele infantili, aveva raggiunto la radura in vetta alla montagna. Uno spazio verde, incontaminato da uomo, stagliava la sua immagina perpetua. Erba folta e vigorosa, scoiattoli danzanti su alberi leggeri, merli neri che volteggiavano sopra la testa. Si sdraiò per terra, distrutto dalla stanchezza, lasciando che quel paradiso lo accogliesse nelle braccia dal tepore innaturale. Scordava solo un dettaglio... Venne svegliato da un cervo che gli leccava la guancia. ...
 
 
11. MASAKO E IL GATTO (o anche TOOL E LA GIAPPONESE) “Sì, signor Presidente?” “Ci siete tutti, non è vero?” “Sì, signor Takashi,” rispose lo Yak. “Ricordate che non dovete mai pronunciare il mio nome,” si alterò il Presidente. “Ci perdoni, signore.” “C’è un cambiamento di programma. Il nostro uomo qui a Nuova Tokyo è finito nelle mani sbagliate. E’ un idiota, e non perderemmo niente. Ma per la nostra copertura è necessario che sia salvato.” Silenzio dall’altro capo del filo. “Basterà uno solo di voi. Tu, Yoshida, per esempio.” “Signor Presidente,” osò controbattere Yoshida. “Io sono a capo della spedizione. Ho preparato tutto fin nei minimi dettagli. Il Congo è un posto pericoloso anche per noi...” Stavolta fu il turno del Presidente di rimanere in silenzio. “E’ per questo che mi piaci, Yoshida. Tu non sei un inutile esecutore di ordini come quei pisciasotto che mi tiro dietro di solito. Hai il coraggio di riferirmi le tue idee. Devo dire che la stessa cosa era venuta in mente anche a me. La...
 
 
3) DIVAGAZIONI E ALTRI FATTI INTERESSANTI Gennaio 1859. Proprio quando il conte Camillo Benso sta per siglare un accordo segreto con Napoleone III di Francia, per dichiarare guerra all’Austria, un ribelle dello stato della chiesa, Felice Orsini, tenta di uccidere il sovrano francese colpendolo in fronte con una baguette. Egli sopravvive, ma indispettito decide di chiudere tutti i rapporti con gli italiani e di disdire la prenotazione per agosto alla pensione Miramare di Rimini. Il conte Camillo Benso, da grande diplomatico, lo addolcisce regalandogli un pacco di biscotti Krumiri e assicurandogli lo sconto del 45% sul parcheggio in centro a Torino, più tre quintali di riso carnaroli. La Francia prende tempo chiedendo di mettersi ad un tavolo e discuterne ma non ci sono abbastanza sedie per tutti, in più nessuno vuole pagare l’affitto della sala. Sono giorni di grande tensione, il popolo italiano è col fiato sospeso, a Corbetta un uomo riesce a trattenere il respiro per più di 13 minuti ed entra nel guinnes dei primati. La contessina Andreina è agitata, non dorme, la notte in preda al sonnambulismo si reca nelle stanze dei maggiordomi...
 
 
Nigel raggiunse Amanda dopo solo pochi metri in quell’intricato groviglio di piante che era il sottobosco. La guida aveva con sé una torcia a incandescenza e con quella illuminò in viso la ragazza. Si era ferita in più punti e perdeva sangue da un graffio su una guancia. Il sangue si mischiava alle lacrime. “Che vuoi?” gli parlò in uno stentato francese. “Stammi lontano.” “E’ pericoloso restare qui di notte, ragazza,” rispose il rasta. “E parlami pure in inglese, che riesco a capirti.” Amanda restò a fissarlo immobile, stupita. Conosci l’inglese? urlò fra sé, indignata. E me lo dici soltanto adesso? “Conosci l’inglese?” ripeté, a voce alta. “Sì, è la mia lingua madre: sono giamaicano.” “Non sei africano?” si stupì ancora Amanda. Il rasta scosse la testa. Fece un passo avanti. Amanda non replicò, però lasciò che Nigel le si avvicinasse. Il giamaicano scavalcò un cespuglio spinoso e l’afferrò per un braccio. “Andiamo,” disse. Amanda si divincolò violentemente. “Lasciami!” gli gridò, isterica. “Non mi toccare!” Nigel provò l’impulso improvviso di prenderla a...
 
 
10. LA COMPAGNIA SI INGRANDISCE La pioggia scrosciava e inzuppava fino alle ossa, lì nel bel mezzo della giungla. Stillava dalle foglie e cadeva giù dal collo lungo la schiena. Nonostante il caldo, Lin rabbrividì, mentre, sotto una tendina di fortuna, cercava di portare alle labbra di Nancy una tazza di brodo liofilizzato. Per fortuna, quella mattina, quando se ne erano andati, avevano lasciato loro il necessario per ripararsi dall’acquazzone. Amanda lo aveva salutato con le lacrime agli occhi. Lin la ringraziò per la sua premura e le disse di non preoccuparsi per loro. Nancy non aveva potuto salutare nessuno. Era in delirio, tremava tutta e forse non si era accorta neppure di quanto stava accadendo intorno a lei. Lin aveva osservato McDonald e l’aveva vista di spalle più avanti, in compagnia delle guide. Non si volse quando partirono e a Lin parve che le sue spalle tremassero impercettibilmente. Ma forse era solo una sua illusione. Nel corso della giornata le condizioni di Nancy peggiorarono ulteriormente, e Lin pensò che fosse giunta davvero alla fine. Si chiese se non avesse compiuto la più memorabile cazzata della...
 
 
“Kyla dammene un'altra, presto!” “Subito mia signora” Senza alcuna esitazione la servetta afferrò una lunga freccia col piumaggio bianco dalla faretra che giaceva ai suoi piedi e la passò a Laery. La principessa scostò il manto di cerbiatto che indossava ogni volta che andava in battaglia e tese l'arco senza alcuno sforzo. Era una ragazza più esile rispetto agli altri sassoni e non possedeva la forza necessaria per usare con efficacia le armi del suo popolo. Per tal motivo suo padre aveva commissionato ai migliori artigiani sassoni un arco più leggero e flessibile del normale. Laery tese la corda fino all'orecchio, trattenendo il fiato per meglio prendere la mira. Puntò uno dei tanti soldati romani nella valle di fronte a sé e scoccò il dardo. Kyla non perse di vista la freccia durante tutto il volo. Tutti gli anni passati al fianco della principessa non le avevano ancora insegnato ad usare un'arma, ma almeno adesso riusciva a seguirne ogni singolo colpo. “Se solo avessimo il vento a nostro favore” imprecò Laery, stizzita per un colpo mancato. “Forse sarebbe una buona idea...
 
 
9. SI TORNA DABBASSO Il Presidente ricevette il primo messaggio dai suoi Yakuza dopo due settimane. Avevano intercettato Tool lì a Nuova Tokyo, e avevano scoperto quale fosse il suo compito senza che lui sospettasse nemmeno della loro esistenza. L’unico tassello che ancora mancava al mosaico era riuscire a scoprire cosa diavolo fossero andati a fare gli altri in Congo. Il Presidente fece i suoi complimenti e comunicò loro di restare in attesa di notizie. Rimase a pensare per lunghe ore. Infine riattivò la comunicazione e li trovò sempre lì in attesa, pazienti come la morte. E forse altrettanto inesorabili. “Radunate una decina di fratelli,” disse soltanto. “E ritrovatevi tutti a Kinshasa fra due settimane. Dovrete fare un viaggetto in Africa. E’ tutto.” Gli Yakuza scomparvero. Il Presidente sorrise soddisfatto e si alzò dalla sua poltrona. Si fermò per un attimo davanti alla grande vetrata che dava sui grattacieli di Nuova Tokyo. Poi si volse e si diresse verso una porticina che dava sulla stanza attigua. La aprì. Lì il buio era impenetrabile. C’era puzzo di chiuso e...
 
 
Capitolo 9 – Arriva il tuo eroe! Sapendo di non poter affrontare Treysandall senza una preparazione adeguata, fisica o psicologica che fosse, Borr aveva detto al suo amico di cercare il drago. In caso la mostruosa fiera fosse partita sulle loro tracce, l'avrebbe dovuta tenere occupata. Gorg, “tenerlo occupato? Un drago?” Borr, “sì” “E come?” “Che ne so io? Sbatti le braccia e fai il verso del pollo...” “Eh?”, spalancò la bocca. “Che idea è?” “Per le palle di fuoco del giocoliere Darten! Eurl il furioso ha vinto contro Grental il barbaro, proprio con quella mossa, ed è passato alla storia!” Il gigante brontolò sommesso, “voi nani avete troppe leggende”. Prese a camminare intorno alla montagna, “e sono pure stupide”, pochi passi ed era già lontano. Il compagno gli urlò dietro, “parla quello che crede alle talpe d'oro ed ai carciofi rosa!” “CARCIOFI ROSSI!”, disse, ed i suoi passi pesanti scomparvero nell'aria. “Mah”, grugnì il nano, afferrando la prima pietra della scalata. “Perché non rosa a questo punto...?” ...
 
 
2) LA TENERA CONTESSINA La contessina Andreina non è una ragazza frivola ma una creatura dolce e sensibile. E’ anche molto intelligente. Uno spettacolo indimenticabile è osservarla quando, prima di spedire una lettera, lecca tutta la busta e ci appiccica su il francobollo. Tutti i pomeriggi alle cinque beve il tè col suo anziano professor Ugo Rossi, da lei chiamato col vezzeggiativo di Herbert Von Kubbert, un uomo che ha dedicato la vita alla stesura del libro definitivo sulla storia della filosofia occidentale ma che ha abbandonato l’impresa quando ha scoperto di non sapere né leggere né scrivere. Deluso è tornato al suo vecchio mestiere di tappezziere, lavoro svolto egregiamente fino al giorno in cui, mentre incollava la moquette all’interno di un cannone, fu sparato sino al confine svizzero. Escludendo il fatto che la lingua a volte gli si stacca dal palato e che il braccio destro è più lungo di quello sinistro di 50 cm, egli ora è completamente guarito. Il professore accetta di buon grado le domande di Andreina anche se spesso non le capisce e si limita ad annuire con fare misterioso “Professor...
 
 
 
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