Racconti Brevissimi
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Il signor Antonio è un pensatore, un grande pensatore, di quelli profondi che penetrano la sostanza delle cose. In fondo, potrebbe anche essere definito un filosofo. Nel corso degli anni ha elaborato una sua originale visione del mondo ed è arrivato a determinare teorie definitive sulle questioni maggiormente dibattute e irrisolte della vita e dell’universo. Ma il fatto è che nessuno lo sa. Lo sa solo lui. Le persone che lo circondano non se ne sono mai accorte. A stento si accorgono di lui, figuriamoci dei suoi sistemi di pensiero. Il signor Antonio è anche uno scrittore e di quelli raffinati, sensibili e anche un po’ realisti. Ma anche in questo caso, nessuno ha mai letto i suoi racconti, i suoi pensieri, i suoi versi. In fin dei conti non li ha mai pubblicati, quindi nessuno sospetta neppure che lui sia capace di scrivere. Tutti lo vedono immerso nelle pratiche dell’ufficio. Certo è un grande lavoratore, uno che risolve i problemi di lavoro, ma da qui a pensare che sia capace di risolvere anche le massime questioni filosofiche, ce ne corre. Antonio sta sempre al balcone. Guarda la gente che passa, ascolta quello che dicono....
Il Mariachi
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“…..como el candor de una rosa. Y decirte nina hermosa...”. Malaguena Salerosa nella versione dei Chingon sfumava lentamente come il sole all’orizzonte. Antonio andò alla finestra e si affacciò a guardare. Il traffico serale procedeva monotono. Sempre la stessa gente sui marciapiedi di quella città annoiata, chiusa, fine a sé stessa. Non avrebbe mai immaginato di finire così, impaludato in quella vita piatta e stabile, troppo stabile. Invidiava le foglie che cadevano dagli alberi, perché nel momento stesso in cui cadevano e per tutto il volo, erano libere dall’albero e non ancora prigioniere della terra. Invidiava gli uccelli, liberi di sfrecciare nel cielo, come frecce scagliate verso il sole nudo. Di quella libertà perduta sentiva il bisogno, era questa la mancanza più grande per lui, l’alfiere della libertà senza confini, ridotto agli arresti domiciliari di quelle quattro mura, per una condanna mai pronunciata, in una città che odiava, in una casa che detestava, tra gente che lo odiava senza saperne il perché, non tollerando neppure il semplice fatto che esistesse. Si nutriva dell’odio scagliato da quegli sguardi obliqui, da quelle bocche digrignanti, da quei gesti freddi e scostanti.Non era questo quello che aveva desiderato, non era questa la sua...
A dream in my heart
In evidenza
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Blue mooooon, uhuhuh, You saw me standing aloooone, uhuhuh … Canto in ufficio, non è una novità. Di solito mantengo un volume che s'inscrive entro il perimetro della mia stanza, oggi, invece, non controllo l'emissione e la voce sgattaiola fuori della porta, andandosene veloce lungo il corridoio e salendo per le scale, ai piani alti. L'umanità più varia si svela al suono della voce armonizzata sulle note di una celebre canzone, e il corridoio diventa una passerella dove, a turno, sfilano i colleghi figuranti, mettendo in scena attimi di autentico spettacolo. without a dream in my heart, without a love on my own… Il primo passante è l'ingegnere, "il milanese", inviso a tutte le segretarie che abbiano avuto la sventura di averci a che dire. In piena marcia, con l'atteggiamento iperlordotico di un cinquenne, sigaretta e accendino pronti per la prossima fumata, il vegliardo Ing. somatizza il mio canto in un fremito corporeo improvviso e, incorniciato esattamente negli stipiti della mia porta, si assesta una grattata fra le chiappe elevandosi in...
Corpus Christi
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Del signor M, tipo asciutto e longilineo, con paio di baffetti ben curati, nessuno poteva dire che in vita sua avesse mai commesso qualcosa di riprovevole. Qualcuno si azzardava addirittura a dire che avesse ancora la coscienza di un bambino, nonostante i suoi sessanta e passa anni di età. Tuttavia questa sua condotta irreprensibile aveva influito sulla sua vita e sul rapporto con gli altri, forgiando un carattere estremamente solitario e riservato. Religiosissimo, passava lunghe ore in chiesa da solo, ben attento che i suoi monologhi con il Signore , compiuti a fior di labbra, non fossero carpiti da estranei. Per questo, credo, uscisse di chiesa appena qualcun altro vi entrava. Ma questa non era la sua unica stranezza. Infatti la convinzione di essere diverso faceva sì che ogni qualvolta offriva la sua candela alla Madonna o a qualche santo, la mettesse sempre separata da quella già presenti, stando poi ad ammirarla convinto che il suo splendore, nonché la cera, avesse un non so che di speciale. Inoltre, durante la messa, al momento dell’eucarestia, faceva sempre in modo di trovarsi per ultimo o per primo, di modo che potesse godere, anche se per breve tempo, di...
Abele sa sentire
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Abele compra i libri dai rigattieri di provincia, cercando con pazienza ciò che può interessargli dentro a quei negozi pieni di cose di ieri, accantonate secondo una logica tutta loro che assomiglia tanto al disordine, ma che disordine non è. O in quei negozi in cui la carta e l’odore acido degli inchiostri convivono in uno spazio ristretto dove a stento si muove il passo senza incespicare nell’una o nell’altro. Ad Abele piace pensare al suono delle parole e per questo nutre una insana e folle mania per i vocabolari. Tutte le lingue conosciute occupano i palchetti più bassi della sua libreria in legno massiccio; grande vanto per lui il dizionario in esperanto, una lingua neutra nata con lo scopo di diventare unica e comune per tutti, capace di far dialogare persone di diverse nazionalità in modo semplice, senza che una parlata prevalga sull’altra: una lingua appartenente all'umanità e non ad un popolo solo. Non ha avuto molto successo, strano. Sopra i dizionari e i vocabolari, ha raggruppato antologie italiane, francesi, spagnole, tedesche. Quanto amore per lo spagnolo così squisitamente musicale, armonioso, mediterraneo, caloroso, sinuoso con tutte quelle esse. Sua moglie glielo sapeva leggere proprio bene,...
E caduta la neve. Teresa lo proclamò al mondo per prima, perché lei in quella casa è sempre stata la prima a svegliarsi, prima anche del sole, e per sempre lo sarebbe stata. E caduta la neve tutta la notte e nemmeno una briciola di felicità, di gioia, di incanto in quelle parole. Anche le cose più innocue, persino quelle che gli altri avrebbero considerato belle notizie, da Teresa erano accolte con freddezza, con cautela, quasi che il Fato potesse infastidirsi della sua felicità. Per questo Teresa non fu mai felice. Si muoveva freneticamente dalla cucina al salone, dal salone alla camera da letto e poi di nuovo tra i fornelli, sempre con qualcosa da sistemare tra le mani, da riordinare, da inventarsi, se era il caso. Non si concedeva mai un momento di vero riposo perché lei si che si dava fare, lei si che non perdeva tempo, che si opponeva in tutti i modi allingiustizia desser nata sfortunata. Questo, perlomeno, era ciò che voleva far intendere a chi, da fuori, la guardava. Teresa, forse lo stesso destino beffardo che ti aveva voluta far nascere in quel paesino...
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