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I Racconti La Dispensa dei Golosi

La Dispensa dei Golosi

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La luna, un enorme e vecchio piatto pieno di crepe, diffondeva una luce candida sulla città. Nel vicolo di via Hesse stava avanzando la notte con tutte le sue promesse da non mantenere. Rigagnoli d’acqua e fumo dagli scarichi di un ristorante cinese. Lampi di neon intermittenti dall’insegna della sala da ballo “Andalusian Dog”. Solo un gatto che, con passo pigro, attraversava la strada. Davanti alla vetrina di un negozio abbandonato un uomo con due borse della spesa. Rifletteva la sua immagine nel vetro. Gli occhi grandi e scavati quasi sparivano dietro le due spesse lenti da vista, le guance asciutte e ricoperte dalla barba di almeno tre giorni, il collo magro con un pomo d’Adamo piccolo e appuntito come una bolla d’acne. Fissava la vetrina e non si muoveva. La polvere per terra, sul pianale. Notò, attaccata al vetro, una locandina ingiallita con le offerte del centro commerciale. La staccò e lentamente, ma con forza, l’accartocciò in mano. Guardava i due manichini, spogli, in pose non naturali. Il manichino uomo steso in avanti, il manichino donna aveva il busto piegato a novanta gradi, le braccia come...
 
 
Mirka, con i palmi delle mani, si sfregava le tempie rasate. - Uha! Uha! Uha! - gli unici suoni che uscivano dalla sua bocca con un rigagnolo di saliva che le pendeva dal labbro inferiore. La liana di bava si staccò, colando sulla canottiera sopra una macchia rossa a forma di nebulosa. Seidel aveva la chitarra appoggiata sulla coscia destra, sul divano del salotto, e muoveva il plettro senza toccare le corde. Gli unici cigolii li procuravano gli accordi della mano sinistra. La porta di casa si aprì senza avvisi. Apparve la figura di un secco con la giacca di pelle sopra una maglietta di cotone gialla. Il tipo superò Mirka senza degnarla di uno sguardo e raggiunse il salotto. Ascoltò per un minuto buono il botta e risposta tra i due. Fece una smorfia, ma sorridendo. Si diresse verso il frigo e tirò fuori una birra, accese la tv e si buttò sul divano. - Lo sai che nel milleduecento gli alieni sono arrivati sulla terra? Hanno distrutto totalmente la civiltà esistente che era avanti anni luce rispetto a questa e...- disse Seidel senza neanche guardare in faccia il secco. - Te l’ha detto...
 
 
Un giorno di primavera, Gianni e Paola, si trovavano soli nella loro casetta di campagna in quanto il papà e la mamma si erano dovuti assentare per alcune commissioni in città. Gianni e Paola erano due bravi bambini: lui aveva quasi otto anni e lei ne aveva appena compiuti sei. Decisero quindi di andare a fare una bella passeggiata nei dintorni e, cammina, cammina, si trovarono ai piedi di una bellissima collina verde. Salirono in cima alla collina e trovarono un bellissimo fiore solo soletto in mezzo al prato. Era un fiore con petali multicolori e grande come un pugno di un adulto. Il gambo era alto quasi come la gamba di Gianni ed era bello grosso. I due bambini si fermarono ad ammirarlo e Gianni disse: "Che bel fiore! Lo voglio portare a casa. Lo voglio tenere sul tavolino della mia cameretta." "Ma se lo strappi da terra morirà!" esclamò Paola. "E' troppo bello! E' troppo bello! Lo voglio in casa nostra." E cosi dicendo Gianni prese lo stelo del fiore e provò a strapparlo. D'improvviso, come per magia, apparve...
 
 
Mi sono perso? Dopo tutto questo tempo, mi sono perso? Quando ero giovane mi buttavo su tutto, spinto dalle mie passioni e dall’infinita fiducia in me stesso e nelle mie possibilità. Ho lavorato molto, ho viaggiato, ho conosciuto così tanta gente che ho bisogno del computer per non scordare i loro nomi. Ho avuto molte donne, mi sono fidanzato, sposato, ho avuto due mogli e tre figli che stanno diventando grandi. Dopo tutto ciò, dopo aver costruito una buona carriera da manager, dopo avere guadagnato tanto e speso altrettanto, mi trovo davanti, di nuovo, a un futuro. Ma ora è diverso, ora devo accelerare, non ho più tutto quel tempo. Se voglio sperimentare, mettermi alla prova, capire dove andare, allora devo farmi venire in mente qualcosa, qualcosa che significativamente rappresenti un cambiamento. Qualche giorno fa, ho cercato su Internet delle agenzie di “casting e provini”: volevo di nuovo fare l’attore come quando avevo 16 anni. Un lavoro ce l’ho. Non guadagno più come una volta, ma non sono in mezzo a una strada. E’ il “progetto” che mi manca,...
 
 
Carlino Bagutti era un uomo cattivo. Un tipo poco raccomandabile, sempre pronto alla rissa, dedito all'alcolismo spinto, all'uso di stupefacenti, che emetteva rumori molesti in locali pubblici, rideva forte durante i funerali e spalava letame dentro le macchine dei vicini. Carlino Bagutti era destinato alla galera, ma un terribile incidente gli cambiò la vita: Un sabato sera, ubriaco fradicio, aveva guidato il tratto Rimini – Milano in contromano a 180 km orari con gli occhi semichiusi fumando uno spinello enorme. Il fumo, spesso e nero, aveva saturato la vettura impedendogli qualsiasi tipo di visuale. Cosa che non lo preoccupò minimamente, dato che era entrato in uno stato mistico e stava sognando di essere Garganella che amoreggiava con Puffetta. Miracolosamente, Carlino giunse dinanzi a casa incolume, parcheggiò, e dopo essere uscito dalla macchina venne investito da un autobus carico di suore in viaggio verso Lourdes. Le suore non si accorsero di nulla, e Carlino Bagutti rimase appiccicato al radiatore dell' autobus per 127 chilometri. Durante un tornante sui Pirenei, Carlino si staccò dalla vettura come fosse un moscone secco, rotolando tra gli alberi. Fu recuperato tre giorni dopo da un contadino, che scambiandolo per...
 
 
  Andava tutto bene fino a quando non le disse che era sua nonna. Lei rimase immobile per qualche secondo, poi urlò e cominciò a rivestirsi in tutta fretta. Lui accese una sigaretta. La guardava frugare nel letto in cerca dell’abbigliamento intimo, tentando ,contemporaneamente, di coprirsi. Sembrava fuori di testa. Farfugliò qualcosa circa l’incesto. “Ma non dobbiamo far figli no? Cioè.. non vorrei esser indelicato, ma io non li voglio e tu non penso possa più averli, giusto?..Giusto?”, reiterò la domanda cercando conferma. “Ma di cosa parli? Di figli? Ma..ma l’incesto è immorale di per sé” rispose istericamente. “Non in tutte le società” “Ah, mi conforta pensare che se avessimo scopato tra qualche aborigeno la situazione sarebbe stata diversa”. “Sono cose che ti fanno pensare no? Cioè, dico, il relativismo della morale..” “Non ti serviranno i tuoi anni di studio in filosofia per far colpo su una ragazza se racconterai di esserti fottuto tua nonna, sappilo”. “Ma pensaci bene. A quante signore della tua età può capire un’esperienza del...
 
 
  Quella mattina d'estate non faceva particolarmente caldo, il cielo però era terso e la luce del sole inondava il mio giardino. Ero lì seduta quando sento strombettare dalla strada: era la mia amica Barbara sulla sua auto decappottabile che mi stava chiamando: "Silvia, salta su. Oggi è una giornata particolare e voglio condividerla con te". "Ma dove andiamo esattamente?". "Shopping, poi una sorpresa. Vestiti e vieni, ti aspetto!" In due minuti mi misi le scarpe, gli occhiali da sole, un foulard ed eravamo già partite. Mi ricordo comprai un rossetto di quelli scintillanti e un braccialetto di perle, lei come al solito esagerò e portò via, tra le altre cose, un paio di scarpe tacco 12 che non so come ci si possa camminare. Ma a Barbara non importava, lei aveva una classe innata. "E adesso dov'è che andiamo?" le chiesi. "All'aeroporto", mi rispose. "Eh? E a farci cosa?", le domandai. Lei mi rispose col suo solito sorriso: "A prendere il mio fidanzato. Sai, l'ho conosciuto tempo fa a una festa, ci siamo innamorati e siccome ha un paio di settimane libere viene a stare da me. Vedrai, ti piacerà, è decisamente simpatico". Rimasi di...
 
 
Il signor Antonio è un pensatore, un grande pensatore, di quelli profondi che penetrano la sostanza delle cose. In fondo, potrebbe anche essere definito un filosofo. Nel corso degli anni ha elaborato una sua originale visione del mondo ed è arrivato a determinare teorie definitive sulle questioni maggiormente dibattute e irrisolte della vita e dell’universo. Ma il fatto è che nessuno lo sa. Lo sa solo lui. Le persone che lo circondano non se ne sono mai accorte. A stento si accorgono di lui, figuriamoci dei suoi sistemi di pensiero. Il signor Antonio è anche uno scrittore e di quelli raffinati, sensibili e anche un po’ realisti. Ma anche in questo caso, nessuno ha mai letto i suoi racconti, i suoi pensieri, i suoi versi. In fin dei conti non li ha mai pubblicati, quindi nessuno sospetta neppure che lui sia capace di scrivere. Tutti lo vedono immerso nelle pratiche dell’ufficio. Certo è un grande lavoratore, uno che risolve i problemi di lavoro, ma da qui a pensare che sia capace di risolvere anche le massime questioni filosofiche, ce ne corre. Antonio sta sempre al balcone. Guarda la gente che passa, ascolta quello che dicono....
 
 
“…..como el candor de una rosa. Y decirte nina hermosa...”. Malaguena Salerosa nella versione dei Chingon sfumava lentamente come il sole all’orizzonte. Antonio andò alla finestra e si affacciò a guardare. Il traffico serale procedeva monotono. Sempre la stessa gente sui marciapiedi di quella città annoiata, chiusa, fine a sé stessa. Non avrebbe mai immaginato di finire così, impaludato in quella vita piatta e stabile, troppo stabile. Invidiava le foglie che cadevano dagli alberi, perché nel momento stesso in cui cadevano e per tutto il volo, erano libere dall’albero e non ancora prigioniere della terra. Invidiava gli uccelli, liberi di sfrecciare nel cielo, come frecce scagliate verso il sole nudo. Di quella libertà perduta sentiva il bisogno, era questa la mancanza più grande per lui, l’alfiere della libertà senza confini, ridotto agli arresti domiciliari di quelle quattro mura, per una condanna mai pronunciata, in una città che odiava, in una casa che detestava, tra gente che lo odiava senza saperne il perché, non tollerando neppure il semplice fatto che esistesse. Si nutriva dell’odio scagliato da quegli sguardi obliqui, da quelle bocche digrignanti, da quei gesti freddi e scostanti.Non era questo quello che aveva desiderato, non era questa la sua...
 
 
IL CERCHIO DELLA DEA : UNA STORIA CELTICA “Sbrighiamoci, voglio uscire prima possibile da qui” La voce di Enya era come un soffio nel silenzio. Ricordava bene il motivo che li aveva condotti nella camera più profonda del tempio della Dea Morrigan, ma nulla le incuteva terrore quanto l'oscurità. Gli occhi verdi della giovane ragazza celtica vagarono impauriti per la stanza. L'unico fioco chiarore in quella camera buia proveniva dall'altare. Ogni ombra le sembrava una minaccia, ogni scricchiolio un pericolo. La ragazza fissava terrorizzata le colonne salire alte fino a perdersi nell'oscurità, come se non vi fosse un tetto. Il vecchio che la seguiva le carezzò i lunghi capelli biondi, guardandola con affetto. “Anche se uscissimo non ti sentiresti più sicura. Devo davvero ricordarti che mancano ancora molte ore al sorgere del sole?” Sembrava quasi divertito dalle sue stesse parole, ma la risata venne spenta da alcuni...
 
 
 
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