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LA PICCOLA MORTE
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La Piccola Morte - prima 1884 - La stanza era fredda e male illuminata da una lanterna, posata al centro del canterano. Il giovane si sentiva a disagio in quella penombra, che aveva un che di peccaminoso ai suoi occhi perché creava strane figure che danzavano sui muri. La giovane donna era sdraiata nel letto, pallida e livida ma con un che di languido nelle membra. Come se la morte già si fosse impadronita di lei. Qualcuno sospirò nella semi oscurità, la madre della fanciulla. Tormentandosi le mani nel grembiule mormorava preghiere in una strana lingua. Poi si rivolse a lui, "Padre, fate qualcosa, vedete come è ridotta. Non vivrà ancora per molto, ne sono certa. Anche il dottore l'ha detto. Padre, aiutatela". Il sacerdote si fece avanti, era l'ultimo arrivato in quella parrocchia, che faceva parte del povero quartiere dormitorio della città nuova, e toccavano a lui quelle uscite nel cuore della notte, per portare conforto ai morenti nella maggior parte delle volte. E ultimamente ne aveva fatte molte di quelle sortite notturne, per aiutare come poteva chi si trovava in una condizione di sofferenza. In quei...
Respirare è doloroso. Ciò nonostante, il mio petto adesso si abbassa e solleva più velocemente, mentre monta in me una consapevolezza amara. Ora so cosa prova una preda. Conosco, in questo momento, la disperata ingiustizia del non avere scampo. Lurido figlio di puttana. Se conosci così profondamente i segreti della mia razza, non puoi non sapere che l' istinto dominante in me, quello del lupo, mi impedisce di cercare la mia morte. Che mi farà lottare per sopravvivere ad ogni costo, come è sempre stato. Non importa quanto la donna desideri morire: il lupo non vuole. Si è allontanato da me indietreggiando di qualche passo. Come se volesse osservarmi meglio. Un' ombra di stupore passa nei suoi occhi intenti. “Da quanto non lo facevi?” C' è un accenno di attonita tenerezza, nel suo tono, che mi provoca ancora uno spasmo di repulsione. Ho capito cos' è, questo senso di oppressione che mi sale da dentro, che mi contorce la faccia. Sto piangendo. “Christine” sussurra, di nuovo chino su di me. “Per quanto...
Si è fermato, ed ora si inginocchia a terra, curvandosi su di me. Ancora quel movimento rapidissimo, impossibile, delle sue pupille dalle quali non riesco a staccare le mie. “Ora mi ascolterai, da brava e senza ringhiare. Perché comportarti da lupo se hai ancora la tua coscienza umana?” Sento ancora la vibrazione salire dal fondo della mia gola. Ma si ferma lì, senza uscire. Un nuovo gelo, il senso freddo della paura, si sovrappone a quello provocato in me dal maledetto argento. E' vero. Lui me lo ordina, ed io non riesco più a ringhiare. “Immagino di doverti dare qualche spiegazione. Tanto per cominciare, vorrai sapere chi sono. “La risposta è molto semplice. Io sono quello che vi dà la caccia. A te e a tutti quelli come te. A tutti voi luridi mostri assassini.” Sorride di nuovo, ma è un sorriso tirato, ancora diverso da tutti quelli che gli ho visto stasera. “Ti stupiresti di quanti anni ho passato a contatto con voi. O meglio, sulle vostre tracce. Ho appreso molto sull' essenza...
“Aspetta... non qui.” Il suo sguardo interrogativo mi segue mentre scendo dall' auto. Poi mi imita, intimidito forse dalla mia sicurezza, sicuramente deluso dalla brusca interruzione dell' incantesimo. Lo raggiungo in un attimo, lo prendo per mano mentre si volta per attivare la chiusura centralizzata. “Vieni.” Sono leggeri i miei passi sull' erba, non così i suoi, non altrettanto esperti del percorso. Il suo respiro, dietro di me, si fa più pesante mentre lo conduco nel folto del bosco. Il Morvan, la Montagna Nera, nell' antica lingua gallica. E' un luogo fiabesco, con i suoi alberi pluricentenari dai tronchi spessi ed avvolti su se stessi in spirali magiche, i rami contorti che affondano nel cielo basso indistinguibile dalle fronde in cui s' impiglia. Perfino di giorno è abitato da ombre quiete, che la notte diventano sprazzi di luce lunare adagiati come pozzanghere luminose tra gli arbusti. Non stupisce che questa foresta fosse sacra, prediletta dagli sciamani dell' antica popolazione i cui resti riposano molti metri sotto di noi. Rallento fino a fermarmi...
La Luna sul Morvan (I parte)
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Garou mi guarda con sospetto. “Davvero mi credi?” Gli angoli della mia bocca si piegano sornioni. “Perché, mi stai raccontando balle?” “No... ma...” Bevo un altro sorso del mio pastis. “Be', allora ti credo.” Anche la sua bocca si piega. Una smorfia che nelle intenzioni sarebbe un mezzo sorriso, insicuro ed amarognolo, il tipo di sorriso che non faccio fatica ad immaginare sul suo volto di ragazzino ai tempi della scuola, quando doveva essere il bersaglio giurato di tutti gli scherzi, anche dei più crudeli. Soprattutto dei più crudeli. Sospira. “Sei il genere di persona che non si capisce mai se stia dicendo sul serio o prendendo in giro.” “Senti chi parla. Guarda che sei tu che stai cercando di convincermi che sei un lupo mannaro.” “Io non cerco di convincerti. Lo sono davvero.” Piccato. Poi si ricorda che sta tentando di rimorchiarmi, e corregge il tiro, spremendosi un sorriso. “Volevo solo metterti in guardia.” Mi volto a metà sulla sedia, allargando lo sguardo sulla penombra fumosa della...
Parte 3 Enorme, grasso e pesante fece il suo ingresso un incubo. Aveva ben poco dell’essere umano, a parte forse la figura e i lineamenti. I capelli erano una sorta di pelo ricciuto, lo stesso che ricopriva le zampe munite di zoccoli. Il ventre era pendulo e cascante, le braccia scimmiesche e le mani adunche dalle unghie sporche lunghe come artigli. La bocca, socchiusa in un ghigno infernale, lasciava intravedere, dietro le labbra, i canini, più simili a zanne che a denti umani. Dalla fronte, al di sopra del naso camuso e degli occhi crudeli dalle sopracciglia arcuate, pendevano due mostruose corna da capro. I genitali, quasi invisibili negli impuberi adepti della setta, erano invece mostruosamente evidenti al di sotto della pancia tremula. Leonardo distolse il capo. Quella cosa era un’aberrazione. Ste, dopo il primo momento d’orrore, era ricaduta dietro il velo d’incoscienza provocato dalla droga. Due piccoli fauni la fecero sdraiare supina sull’altare. L’orribile congrega cominciò a osannare il proprio dio. Leonardo si girò di nuovo a guardare e con un fremito d’orrore vide l’essere avvicinarsi alla ragazza con...
Parte 2 Si voltò verso Stefania e la vide pietrificata dall’orrore. La toccò e lei si riscosse. “Dobbiamo fuggire,” le disse in un soffio. Stefania annuì concitatamente, ma non si mosse. Lentamente, Leonardo cercò di farla rientrare all’indietro nella fessura della siepe. Ma lei era atterrita e non riusciva a muoversi. Guidati da quello che pareva il loro capo, gli esserini deformi avevano iniziato a avanzare verso di loro. Sempre più spaventato, Leonardo arretrò a sua volta e, appena fu riuscito a fare indietreggiare Stefania, si affrettò a seguirla oltre la breccia. Una volta fuori, la prese per le braccia, scuotendola violentemente. “Dobbiamo andarcene,” le urlò in faccia. “Dobbiamo andarcene, mi senti? Dobbiamo andarcene via!!” Finalmente lei si riprese, e lo guardò con due occhi terrorizzati. Ma annuì, con decisione. “Sì. Dobbiamo fuggire. Adesso sto bene...” Leonardo le prese la mano e le fece cenno di seguirlo, iniziando a correre. Le avanguardie di quei piccoli demoni stavano iniziando a strisciare fuori dalla loro radura sacra....
Parte 1 “Guarda che bellezza!” “Incredibile!” I due ragazzi erano fermi ai piedi della collinetta che si innalzava pochi metri dopo l’ingresso. Era il parco pubblico più grande che avessero mai visto. Leonardo e Stefania distolsero per un attimo lo sguardo dalle fronde che si stagliavano sopra di loro. Si guardarono negli occhi e si baciarono. Erano innamorati persi, e si vedeva. In quell’istante Stefania pensò di essere veramente felice. “Come abbiamo fatto a non scoprirlo finora?” si chiese il ragazzo a mezza voce. Da quando si erano messi insieme, un paio di mesi prima, erano sempre alla ricerca di posti in cui ci si potesse sedere e stare in santa pace per un po’, da soli. Meglio nel verde, se possibile. “E’ strano davvero che non sia pubblicizzato quasi per niente,” commentò lei. In effetti, erano arrivati lì quasi per caso, attirati da una piccola pubblicità su un giornale locale. Leonardo era passato mille volte da quella strada, in auto, ma non si era mai reso conto che quello fosse l’ingresso di un giardino così grande....
La sognai ancora la notte seguente. Attesi la venuta del sonno quasi con fremente desiderio, ancorché con paura. Quando pensavo che, a causa del mio crescente stato di tensione, non sarei mai riuscito a prendere sonno, caddi addormentato profondamente - quasi per magia. Ed ecco apparire lei, diafana e terribile, suadente e affascinante, la mia dea - la dea della Morte - così come la desideravo. Quella notte mi parlò. E il suo fu un sussurro spaventoso, irresistibile e insieme repellente. La sua voce parve provenire da un luogo d’oltretomba. “Stai lontano dal bosco,” mi sussurrò. “Non avvicinarti ai pozzi.” Un gelo terribile si insinuò in me, non appena udii le parole pronunciate da Cassandra. Chiusi gli occhi, incapace di resistere oltre. Quando li riaprii, Cassandra era scomparsa. * * * Le visite della donna del sogno si susseguirono con regolarità per parecchie notti, e ogni volta Cassandra mi parlava. Ma il suo messaggio era sempre lo stesso, la sua voce sempre il medesimo sussurro denso di terrificanti suoni di morte. I miei sogni si...
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Andrej ha cominciato con la Metamfetamina dopo che a quindici anni i suoi genitori lo obbligarono ad andare in una comunità perché lo avevano beccato...
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Il grosso scarafaggio spunta dallo stipite della porta della dispensa....
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“Kyla dammene un'altra, presto!” “Subito mia signora” Senza alcuna esitazione la servetta afferrò una lunga freccia col piumaggio bianco dalla faretra...
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