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racconto erotico
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Quella sera mi teleletrasportai sul pianeta Braz, giusto per fare qualche cosa di diverso. Mi avevano detto che lì si trovavano le più belle swarz della galassia, che non vedevano l'ora di arrotolare le loro lingue intorno ad uno dei miei sgrap. Ero eccitato come un fragof, infilai una mano dentro i pantaloni e mi sitemai lo sgrap centrale, che duro come un balzuc mi impediva quasi di camminare. Lei venne verso di me sorridendo; una swarz bellissima, aveva le piu belle dozzine di rabonf che avessi mai visto, e un borgf fantastico. “Non ti ho mai visto da queste parti, ma sembra che il tuo sgrap centrale non veda l'ora di conoscermi” disse, puntando il dito verso di lui, che emise un trillo così forte da svegliare gli altri due sgrap. Feci una grossa risata. Quella swarz era il tipo giusto, e io non vedevo l'ora di varchucchare come uno stulz di Bafalgamore. Glielo dissi. Lei arrossì, dalla punta della testa le uscì uno sbuffo di fumo. Poi mi prese la mano con la sua morbida ventosa e mi condusse a casa sua, in camera da letto. Si spogliò in un'attimo,...
Nino Carulo al bancomat
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La mattina seguente Nino, come faceva quotidianamente prima di recarsi al lavoro, era a messa. Il prete, però, si stava stranamente prolungando con la predica: non faceva che insistere sulla necessità del pentimento costante dei propri peccati a causa della imprevedibilità della morte. Questo prolungamento stava innervosendo Nino per due motivi: prima di tutto perché da buon cattolico aveva una paura fottuta della morte, e poi perché rischiava di arrivare in ritardo al lavoro. “Cosa posso fare? Posso uscire prima che la messa finisca? E se poi non vale? Sono già le nove meno dieci e devo pure passare al bancomat. Magari esco e stasera mi fermo davanti alla statua di padre Pio e gli chiedo perdono”. Così confabulando uscì dalla chiesa alla chetichella e si diresse verso il bancomat che stava dalla parte opposta della piazza. Arrivato a non più di cinque metri dalla banca si accorse che un vecchietto lo stava precedendo e che nemmeno con un’accelerazione improvvisa avrebbe potuto anticiparlo. “Ma porco …” per poco non gli scappò una bestemmia. “Ora ci si mette anche questo vecchio rincoglionito, speriamo che si sbriga. Sei a un...
Nino Carulo e la chianina
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Quella mattina Nino doveva ricevere una visita da parte di Michele Arenante, un fornitore con cui doveva discutere dell’acquisto di alcune parti elettroniche concordato con il Direttore. Come al solito, stava alla sua scrivania con i piedi sul tavolo e la sedia reclinata a fantasticare di avventure erotiche ai Caraibi, ora che aveva saputo che suo cugino Tuzzo aveva conosciuto una cubana durante il suo ultimo viaggio. “Certo ha un po’ il tipico naso a forma di culo” pensava ricordando la foto che il cugino gli aveva mostrato il giorno prima, “ma è veramente una strafica. Quasi quasi a Natale me ne vado anch’io a Cuba, magari sfrutto finalmente queste Millemiglia prima che l’Alitalia vada definitivamente a picco”. Mentre formulava questi pensieri suonò il campanello e Arenante entrò. “Carissimo Michele” esordì. Poi scavallò le gambe e con un colpo di reni raddrizzò lo schienale della sedia. Non si era accorto, però, che i fili del telefono e del computer erano giusto sotto alle sue ginocchia, perciò provocò la caduta del primo e per poco non mandò in frantumi il pc aziendale. “Porco cazzo” pensò. “Non sai quante...
Nino Carulo e Christine
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I colleghi la chiamavano Christine. Come Christine, la macchina infernale, quella del film. Alcuni si erano spinti a Generale Lee, la fuoriserie dei cugini Duke di Hazzard. Era la fedele Talbot cammellata di fine anni ’80, un diesel di quasi due tonnellate di stazza duro a morire: cinquecentomila chilometri e sentirli tutti! Rumorosamente. Non è che Nino fosse particolarmente affezionato a quel ferro e certamente non avrebbe avuto difficoltà ad acquistare una macchina nuova, visto che godeva di un generoso stipendio. Stava aspettando pazientemente che gli fosse concessa l’auto aziendale: “ Il Direttore me l’ha promessa” si ripeteva spesso. E rispondeva così anche ai colleghi che gli facevano notare che l’azienda non attraversava un buon momento e che il periodo dei benefit era da considerarsi ormai trapassato. Ma Nino credeva nella parola data. Una volta il collega Mentola gli fece notare che le ruote posteriori convergevano spaventosamente invece di essere perpendicolari al suolo e ricordavano un po’ la vecchia Ape Piaggio 50. “Ma no… deve essere perché ho fatto da poco la convergenza!” rispose Nino. “Se guardi bene anche la tua ce le ha così”. Ma intanto pensava:...
Sono in coda all'ufficio dell'anagrafe. Ho sette persone davanti a me. Cronometro la prima che si avvicina allo sportello. E' un uomo vestito da testimone di Geova. Sbriga la sua pratica in quattro minuti e 12 secondi. Faccio un rapido calcolo: Sette persone per una media di quattro minuti, fanno 28 minuti. Ci aggiungo cinque minuti, tanto per stare tranquillo, fanno 33 minuti. Guardo l'orologio, sono le dieci e venti, alle undici sono fuori di qui. La seconda che si avvicina allo sportello è una ragazza di circa 18 anni. Ha due fotografie, le passa nella fessura, l' incaricata le fissa per un po', poi scuote la testa e gliele ripassa. Nasce una accesa discussione. Passano 4 minuti, poi 7, poi otto. Dopo otto minuti e 37 secondi la ragazza sbuffa, mi passa di fianco sibilando un vaffanculo, e se ne va. Mi ha rovinato la media. La terza donnina per fortuna ha sbagliato sportello, chiede scusa e se ne va. Controllo l'orologio: Due minuti secchi. Il quarto è un tipo completamente sordo. L'...
A stare chiusi in una cella frigorifera ne pensi di cose
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Dodici anni fa sono andato a fare la spesa all' Iper Coop e per sbaglio sono finito dentro una cella frigorifera. Ho provato a chiamare aiuto, ma dato che nessuno arrivava mi sono seduto su una cassa di petti di pollo aspettando che mi aprissero. Dopo un paio d'ore che ero lì a battere i denti, mi viene una sonnolenza da non riuscire a tenere gli occhi aperti. Mi sono addormentato placidamente. Sognavo di mungere una mucca quando di fronte a me è comparsa una luce bianca e da quella luce, è uscito un uomo, alto, di bell'aspetto, con una lunga barba, indossava una tunica splendente e degli zoccoli di legno. Roba semplice, ma di classe, che non passa mai di moda. Quel tipo mi si avvicina sorridendo, io vorrei alzarmi dalla cassetta di petti di pollo, ma ho il culo gelato e non riesco a staccarlo da lì. “ Chi sei, Dio?” chiedo “ No, sono suo cugino.” Mi risponde l'uomo. “Dio ha l'idraulico in casa che gli si è rotto lo sciacquone del water, e non può lasciarlo solo perchè gli deve passare gli...
La focaccia di Battistin
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La focaccia di Battistin ...Me l'aseunno de neutte e poi m'adescioche perdo e bave comme 'na lumassa. Chi ha coraggio me digghe che son nescio,mi ghe diggo de scì ... e tetto fugassa. Me la sogno di notte e poi mi sveglio / che perdo le bave come una lumaca / chi ha coraggio mi dice che son fesso / Io gli dico di sì … e succhio focaccia...(V. E. Petrucci "A Fugassa" ). - Betta, anche questa notte lo stesso sogno, come se ci fossero due che ratellano [1] dentro la mia testa, cosa vorrà dire?- Giovanbattista Sciaccaluga, Battistin per tutti, aveva la barba lunga di una settimana, gli occhi rossi e le rughe sulla fronte sembravano ancora più profonde del solito mentre accendeva la vecchia abatjour sul comodino. La Betta, compagna di vita da tanti anni che nemmeno li contava più, si svegliò brontolando: - Ancora quei due? Vuol dire che devi andare dal tabaccaio a giocare i numeri al lotto, cosa rompi alle...
Lollypop
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Lo scartò lentamente, mentre sullo schermo labbra innamorate giungevano al corollario di ogni storia della Hollywood spargi sospiri: il bacio che racchiudeva il segreto della felicità, invidia per le single che fingevano il cinismo davanti a un abito bianco e poi dentro crepavano d’invidia. A lei la felicità l’avevano strappata di colpo, senza darle la possibilità di abituarsi alla perdita. Come uno stupro del cuore, da cui le radici del sogno vissuto per alcuni, pochi anni -troppo pochi!-, erano state tolte in un attimo. Nemmeno la dolcezza che stava suggendo lentamente, mentre si abbandonava a un annoiato zapping, serviva a risollevare il morale. Era più a terra di una ruota a terra, in un’auto priva di quella di scorta. Stanca del solito bla bla catodico, Lena, o meglio Lolly per la sua sfrenata passione per il Lollypop, mise a tacere tutto. Le immagini di vallette ancheggianti strizzate in costumi da spogliarelliste di serie c si ridussero a un muto puntino rosso. Nell’appartamento dove aveva abitato con Samuele per un anno in uno stato di ordine perfetto, adesso...
Possible ending
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** Era di lunedì. La povera Susanna aveva lavorato fino alla tarda sera del venerdì precedente ed era schiattata sulla sua fedele Olivetti in un sussulto schiumoso. Riversa sulla scrivania da oltre due giorni, l'avevano trovata la mattina presto e subito avevano mandato a chiamare Piero perché venisse a ritirarla. Fa la ronda ogni giorno, Piero, alle 10 del mattino e alle 5 del pomeriggio. Percorre i corridoi del Silver spingendo, con andatura stanca, una lettiga cigolante e verifica le condizioni dei presenti. Quelli vispi, concentrati in chilometrici calcoli o impegnati in conversazioni telefoniche, li salta con un sorriso e un vago cenno del capo, gli altri, chini sulla tastiera o fissi davanti al monitor, li interroga puntualmente: “Buondì Ingegnere – tutti ingegnere li chiama – come sta oggi?" Oppure: “Buongiorno Dottoressa – tutte dottoressa le chiama – oggi come va?” E le risposte sono sempre di questo tenore: "Piscio sangue, caro Piero, ma non mi abbatto! Con i miei 75, sono fra i più giovani del settore e non intendo andarmene, non prima degli altri!" Oppure: “Meglio, Piero: quel clisterino ha fatto miracoli, un vero toccasana!” "Bravo...
Everybody Comes to Rick's
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Buttò il mozzicone di sigaretta a terra e lo spense con la punta della scarpa. Cazzo… se solo avesse avuto uno smoking bianco, 30 chili di meno, una bottiglia di whiskey ed un fottuto negro a suonare il pianoforte, sarebbe stato uguale a Humphrey Bogart in Casablanca. “Suonala ancora Sam”.. bisbigliò tra i denti, mentre un vento gelido gli tagliava la faccia. Coincidenze.. eccolo arrivare da lontano un negro..o nero?.. qual è la giusta espressione che non offende stè scimmie? “Sei in ritardo Alfio..disse guardandolo di sbieco” “In ritardo?” - rispose trafelato l’uomo guardando l’orologio … “ma Paolo, ieri sera dicevamo..” “Ieri sera dicevamo molte cose..tu dicevi che io debbo badare a tutte e due..mbè non ho fatto altro da ieri e la conclusione è questa: tu devi partire con Victor..” “Chi cazzo è Victor?” “Lascia perdere..entriamo che si gela … gli altri ci raggiungeranno dentro l’edificio” “Quante persone stiamo aspettando?” “Due..” rispose laconicamente accendendo l’ennesima sigaretta. Improvvisamente udirono il suono di...
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SirCredo ha inserito una opinione su La cittadella - parte ottava.E' bellissimo, molto originale e ben scritto. L'unico punto ( non problema, ma punto, cha sia ben chiaro) che voglio farti notare èdiverse cose sanno...
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SirCredo ha inserito una opinione su La cittadella - parte prima.Non so se lo fai apposta o cosa, ma i tuoi nomi sono strani. Sono finti, eppure allo stesso tempo danno delle immagini strane, in...





