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Alterazioni
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"Oh, Dio, i suoi capelli, i suoi occhi, i vicoli, bui, stretti, vuoti, freddi. Un inverno di violenza. Una morte e una degna sepoltura. Perchè non mi lasciate in pace? 60 secondi al minuto, 60 minuti all'ora, 24 ore al giorno, 30 giorni al mese, 12 mesi all'anno... Basta! Avete capito? BASTA! Tutto ciò non ha senso. Perchè devo soffrire per una colpa non mia? La carne è forte ma lo spirito è debole. La carne è al centro di tutto, Caro, carnis. E ogni volta che chiudo gli occhi maledico, e ogni volta che che apro gli occhi maledico. Con quale autorità mi avete costretto in questo posto? Eh? CON QUALE AUTORITA'? Il peccato e il peccatore, e il giusto, e l'innocente. Madre carne e padre sangue, ascoltate le mie preghiere, accettate il mio sacrificio. Tatto, gusto e olfatto, un altro miracolo sotto le mie dita, un'altra vita, ciò che non è me. Ecco fatto. L'unità è in me, perchè mi spingete a corrompermi? Pentitevi, poichè avete deviato il corso dell'universo, le acque sono marcite, il sole si è offuscato, l'aria è malsana. Io purifico, io risano, io porto la giustizia, io assolvo e condanno, io sono il...
Nino Carulo a mensa
In evidenza
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Il turno per il pranzo in mensa era fissato per le dodici e trenta per il reparto di Nino, ma lui cominciava a scalpitare già un’ora prima. “Ragazzi non potete capire che fame ho oggi. Solo che devo mettermi a dieta” ripeteva quasi quotidianamente ai suoi collaboratori, esibendosi in ampi e disarticolati sbadigli. Arrivato davanti al vetro che divideva il vassoio dalle cibarie, però, Nino cominciava ad osservarle con cura e poi chiedeva una porzione abbondante, dimenticandosi dei propositi di dieta formulati appena mezz’ora prima. Una volta aveva fatto una scenata per via di una mozzarella che secondo lui pesava meno di quanto era scritto sull’etichetta: “Adesso la porto in reparto e la peso con una bilancia di precisione e se ho ragione, lei passerà un brutto quarto d’ora” aveva minacciato. Effettivamente quella volta aveva ragione e casualmente aveva scoperto una truffa ai danni dell’azienda, tanto che i colleghi lo avevano invitato a denunciare l’accaduto. Ma la pietà cristiana aveva avuto il sopravvento: “Non mi va di rovinare la vita di una persona” aveva detto a tutti, che nella sua testa si traduceva: “Il Direttore mi dice sempre di stare...
Cosa vedi nei suoi occhi? Cosa accade quando la tua mano stanca si posa su quella stoffa morbida? Piano afferri il primo bottoncino, quello a forma di macchina, o era un albero? Non ricordi, vero? Sei troppo concentrato, nemmeno guardi come ti muovi, sei nervosamente eccitato. Brividi, quelli che conosci fin troppo bene, ti scuotono, precedono il piacere e tu lo sai. Sai che anche stavolta avrai quello che vuoi, lui non farà nulla perchè lui, quella piccola creatura che ti fissa, ti conosce, di te lui si fida. La mano destra finisce di sbottonare con estrema cura il bottoncino, passi al secondo mentre la sinistra gioca con i suoi capelli biondi. Quella mano scenderà piano, lo sai bene, non è la prima volta che giochi con uno come lui, sarà il tuo oggetto della passione. A volte hai pensato che fosse amore, vero? Che quel pianto che sentivi dopo e lo sguardo pietrificato che lo succedeva fossero gioia ed estasi, perchè tu sei convinto di essere un bravo amante vero? Il secondo bottoncino è caduto a terra, il filo ha ceduto. Tac, un rumore che distrae lui, non te, tu non puoi mollare, devi continuare perchè sei cresciuto...
LA CAGNA
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Quando si racconta di puttane si finisce spesso a narrare di storie d’ amore.La puttana che ad un certo punto si innamora del capitato.Il mal capitato che si innamora della puttana, che non potrà mai avere.La puttana che ha sofferto per un uomo e ha deciso di diventarci.Oppure di storie di sfruttamento, di denuncia.Questa è la storia di una puttana a cui non importa niente se non di godere e di tornare a casa con un orgasmo in tasca.Che poi bisognerebbe decidere se ,tra i tanti sinonimi, puttana sia quello corretto da usare.Troia.Zoccola.Mignotta. Andrea,ho deciso,è una cagna. Non ha doppie vite,non ha secondi fini.Non vuole l ‘amore-le coccole-ilmanonellamano-regalisorprese –complimenti-uomini che la guardano negli occhi.Vuole il cazzo. E sembra davvero che le basti. E’ all’Hotel Serapi che trascorse la sua vacanza con Giulia.Piscina con affaccio sul mare.Cinque stelle e una Rimini piena stracolma di uomini di tutte le età, sposati e non.Anche se ha un debole per quelli sposati ,non facerto discriminazioni. Uscendo dall’ ascensore e percorrendo il corridoio, che portava alla sala buffet per i pasti iniziò subito a darsi da fare.Appizzò un po’ il culo,destra sinistra,destra sinistra,il volto...
L’alieno gigante
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L’alieno gigante Nella nostra comunità, tutto andava per il meglio. Eravamo felici. Vinte le ultime guerricciole con le aggressive popolazioni confinanti, che avevamo respinto molto lontano, nella nostra meravigliosa società regnava la pace. Principali occupazioni di tutti erano il lavoro, la ricerca del cibo, il miglioramento delle abitazioni, la cura dei discendenti, il buon uso del tempo libero. Grazie agli studi delle menti migliori della comunità, avevamo trovato perfino il modo di usufruire dell’acqua quando era necessaria e di riparararci dalle violente piogge torrenziali quando imperversavano. Il territorio - interamente a nostra disposizione, e provvisto anche di vegetazione - ci permetteva di allevare, cacciare, raccogliere a nostro piacimento. La costruzione delle nostre abitazioni e delle vie che le collegavano procedeva ordinatamente e senza intoppi. Il modo in cui la nostra comunità era governata dalla nostra regina era perfetto. Nessuno si lamentava del governo. Ogni cosa andava per il meglio. Se gli dèi e la fortuna avevano scelto di proteggere qualche popolazione della nostra specie - in un’esistenza che pure non è mai facile per nessuno - di sicuro noi eravamo quei protetti. Tutto filava liscio....
"E così tu sai spegnere le luci. Interessante" disse non senza una punta d'ironia Rita. "Pensi che ti stia prendendo in giro? Oh bè... Ci sono abituato. Non è un problema" fu la risposta quasi rassegnata di Frank. "Beh, dovrai ammettere che..." "No, no, davvero" tagliò corto il ragazzo "non è un problema. Te lo dimostro, se sei interessata." Rita ci pensò un attimo, si passò una ciocca di capelli biondi dietro l'orecchio, e guardò Frank da sotto in su. "Mi stai dicendo che hai un potere, e che ce l'hai solo di sera. Devi riconoscere che è la scusa più sciocca mai utilizzata per chiedere ad una ragazza di uscire. Anche se ti applaudo per creatività." "Non ho detto che ho questo potere di sera. Io spengo le luci elettriche. Se spegnessi le luci naturali, spegnerei il sole. Se così fosse, non ci terrei ad avere questa... Questa cosa, questo dono." Rita sollevò gli occhi al cielo e sospirò: "Certo, certo, come no." E poi, estraendo dalla borsetta le chiavi dell'auto, fece per allontanarsi. "E' una torcia quella?" fece Frank. ...
Solo un bicchiere. Solo un ultimo dannato bicchiere, un bianco di quelli che picchiano peggio di un rosso, ma quando lo scopri, nella bottiglia è rimasta solo... aria! E che aria! Fitta di piombo! Il locale è quello giusto lha scelto lei -Dai è lultimo, con due occhi così a Cinzia non puoi dire di no e che fai? ...Ok Ok, ti gira già la testa, ma lei te la fa girare di più! Che fai? Prendi il calice con la sinistra la bottiglia con la destra, versi e guardi il liquido giallo oro srotolarsi nellincavo di cristallo, pensi che spettacolo! E mentre pensi non lo sai ancora che lo spettacolo di questa sera sei tu. Lultimo... sì è lultimo lo so, e allora devo gustarmelo, inspiro a bordo bicchiere e il profumo mi parla di legni preziosi, il colore mostra metalli preziosi, gli occhi di Cinzia mi parlano di... Poi la festa inizia. Non lo so cosè, almeno non in quel preciso istante, è qualcosa di molto, molto veloce e quando si ferma fa male. Fidatevi ne so qualcosa, la spalla è la mia, sì quella dalla parte del bicchiere. Cade,...
In principio era il nulla. Solo il vuoto, intere distese di niente. In principio, solo due forme fluttuavano lungo lo spazio deserto, solo due essenze riempivano quel disarmante silenzio: Erothas e Tanatya. Essi non sapevano da dove venissero, quale fosse la loro storia. Non erano a conoscenza di quello che li circondava ne della loro ragion d’essere. Non disturbavano la loro quiete con domande che difficilmente avrebbero trovato una risposta, non era per loro importante. Non sapevano cosa li avesse preceduti, o cosa avrebbe seguito; era abbastanza per loro dare amore e riceverne. loro erano il principio, e finchè l’uno avesse avuto l’altro, niente avrebbe potuto disturbarli. L’amore. Questo era portatore di esistenza; questo era cio di cui erano fatti Erothas e Tanatya. Un giorno, mentre Erotas contemplava Tanatya, Tanatya notò in lui una punta di tristezza, un mutamento nella sua consueta placidità. Così gli si avvicinò. -C’è qualcosa che ti preoccupa?- Chiese. -Forse- Rispose Erothas. Poi fece una...
COME TI SEI FATTA BELLA Vi ho mai raccontato del mio primo grande amore? Il primo e anche l’unico che io abbia mai avuto. Quanto ho pianto allora e da allora non ho mai smesso di farlo. Avevo quindici anni, portavo gli occhiali, ero goffo, imbranato e con un principio di acne. Chiara, invece, era la più bella della classe: tutti non avevano occhi e attenzioni che per lei e lei aveva attenzioni per tutti eccetto che per me. L’ho amata in silenzio, per colpa della mia stramaledetta timidezza, per tutti gli anni del liceo, vedendola andare alle feste degli altri, in discoteca o al cinema con altri, vedendola ridere e parlare con tutti. Eccetto che con me. Del resto non potevo neppure sognarmi che una come lei si accorgesse di uno come me. Mi accontentavo, quindi, di sognarla ad occhi aperti di giorno, di sognarla la notte e, dovrei vergognarmi a confessarlo, ma è la cosa più naturale e più diffusa fra gli adolescenti, di eccitarmi nell’immaginare avventure...
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