La cittadella - parte ottava Hot
Il nonno si passò una mano nodosa sul viso dai tratti stanchi e tirati. Aveva parlato per ore, e per un quasi centenario come lui – anche se gli uomini dei boschi erano dotati di una naturale lunga vita – non era stato uno scherzo.
Molti dei ragazzi si erano appena riscossi da quella fascinazione affabulatoria, e sospiravano sollevati alla notizia della salvezza insperata del loro eroe.
Nella sala grande si fece un silenzio di tomba, in attesa che il vecchio concludesse la sua storia. Svalberg riusciva a sentire sfrigolare nel camino le braci che andavano spegnendosi. Fece un passo avanti e si chinò a riattizzare un po’ il fuoco, almeno di quel tanto per permettere al vecchio di concludere la sua storia al caldo.
Il nonno attese ancora un altro attimo e infine ricominciò a parlare.
“E questo è ciò che accadde alla cittadella fortificata di Noordland, ultimo avamposto degli eterni nel Continente. Una volta spazzata via la civiltà dei castelli, però, anche per i wampyr cominciò il declino. Per quanto riguarda la fine della nostra storia, noi restiamo a osservare il nostro eroe che se ne va verso un destino incerto in compagnia del suo variegato clan, perso in un mondo ostile e misterioso. Quale sarà la loro sorte? Non guardate me: io non saprei dirvelo. La storia finisce qui…”
Il silenzio calò nella sala grande. Per un attimo non si sentì volare una mosca. Tutti i bambini erano lì a bocca aperta, gli occhi e la testa ancora pieni della fantastica avventura di Pan de Lorn e dei suoi compagni.
Il nonno emise un mugolìo soddisfatto, si stirò e fece per alzarsi in piedi. Fu allora che cominciò il coro delle proteste, dapprima in sordina, poi via via sempre più insistenti.
“No, dài, nonno, la storia non può finire così!”
“Devi dircelo!”
“Sì, vogliamo saperlo, che fine ha fatto Pan de Lorn?”
“Io non lo so, ve l’ho detto,” rispose il nonno, pacato. “E poi è ora che andiate tutti a letto. E anche per un povero vecchio come me è giunta l’ora di coricarsi…”
“Non ancora, nonno Hemmy, non ancora…” protestò il piccolo Wans, il più intraprendente di tutti.
Fu allora che si levò la vocina di Grendel, la più piccola delle sorelline di Svalberg, di poco più grande di Wans.
“Nonno Hemmy… nonno Hemmy…” mormorò pensierosa, nel silenzio sbalordito che era appena calato nella sala grande. “E nonna Tori… non sarà mica che…”
Nonno Hemmy si stirò di nuovo, e per un attimo sembrò simile al gatto di casa che in quel preciso momento dormiva tranquillo e soddisfatto nel tepore della stalla giù in basso. Un sorriso sornione si allargò sulle sue vecchie labbra screpolate.
Il suo sguardo incrociò quello di Svalberg che già conosceva la storia e se la rideva sotto i baffi, godendosi lo stupore dei bambini.
Il vecchio gli strizzò l’occhio e si avviò verso la sua camera, mentre i bambini stupefatti schiamazzavano intorno. Lo attendeva il sonno dei giusti ed era molto soddisfatto.
Cerca fra gli altri racconti di Gianluca
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 1
un bello spuntino...!
E' bellissimo, molto originale e ben scritto. L'unico punto ( non problema, ma punto, cha sia ben chiaro) che voglio farti notare èdiverse cose sanno di strano per un fantasy (ma dopo aver letto anche Gradar immagino sia proprio la tua peculiarità). Esempio, i nomi Starkwager e Mangaman (che sembra l'eroe nerd di un fumetto giapponese) ed il fatto che la porta per il magazzino del sangue, abbia una tastiera numerica dove vada inserito il codice. In un racconto di epoca pseudomedievale fa strano...
E forse, più che altro per i miei gusti personali, è un po' troppo "politico". Io un paio di combattimenti in più li avrei letti volentieri XD (non stare a sentire quest'ultimo consiglio. Fosse per me, i libri dovrebbero avere venti combattimenti a capitolo, pure quelli dove non c'entrano niente, tipo "Cime Tempestose 2 - La vendetta")
Cibo
Consiglio
Pro e Contro
Allora, i nomi... SirCredo, tu metti il dito nella piaga. In effetti non sono molto bravo coi nomi per le storie fantasy... Essì che invece i nomi in un fantasy sono fondamentali, dovrebbero essere evocativi, ecc. ecc. (vedi per esempio i nomi tolkieniani). Il problema è che spesso mi trovo nella necessità di creare un nome in 4 e 4=8, quando sono in piena... eruzione creativa. Alle volte, anzi spesso, vien fuori una ca'ata (es. Mangaman) poi mi ci affeziono e il nome resta lì! Non sono particolarmente orgoglioso, poi, dell'altro che tu citi (in realtà mi sono ispirato alla città norvegese di Stavanger) e anche Svalberg (Svalbard? Boh?) non è granchè. In questo caso avevo intenzione di dare un'impronta di tipo nordico-medievale.
Per quanto riguarda le incongruenze che tu citi, è vero, per un fantasy classico ci sono eccome: ma questa storia fa parte di un gruppo di racconti e di un romanzo ambientato sulla terra alla fine dei tempi (in questo caso mi ispiro a Jack Vance) e come Vance mi sono ormai costruito uno stile che più che verso il filone epico va su quello ironico... non so se mi sono spiegato con questo lungo papiro, spero di sì. Comunque grazie dei lusinghieri commenti.









