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la cucina che non c'è » La cucina che non c'è - seconda cucina
Inviato da Stranoforte 19 Aprile, 2012 97 0
Inviato da Stranoforte 19 Aprile, 2012 97 0
La signorina Efisia abitava in un piccolo paese in provincia di Nuoro e sosteneva di avere origini cinesi da parte della trisnonna. Pur non avendo alcun tratto orientale, nutriva una profonda, al limite dell’insano, passione per le cose cinesi. Solo che lei in Cina non c’era mai stata, tutto quello che sapeva lo aveva appreso dalle riviste, dalla TV, dai ristoranti e dai negozi cinesi che frequentava spesso. Aveva trasformato casa sua in una piccola Chinatown. Ovunque c’erano calligrammi, lanterne, dragoni, tavolini bassi e altri oggetti raccattati un po’ ovunque. Ovviamente dei falsi clamorosi e grossolani che commercianti senza scrupoli le avevano rifilato a carissimo prezzo. Viveva facendo la badante a vecchie signore rintronate che non capivano nulla di ciò che lei predicava in ordine alla sua passione, passione che - e non riusciva a spiegarsene la ragione – peraltro allontanava tutti i suoi potenziali pretendenti. Un bel giorno vinse una somma enorme al lotto e non ci pensò nemmeno un secondo: mollò le vecchie e si mise subito all’opera per aprire un ristorante cinese. Non avendo mai visto quella originale da vicino, aveva dato vita...
All'imbrunire.
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Questo brano appare su "Auroralia", un'antologia curata da Gaja Cenciarelli intorno ad un'immagine di Jerry Uelsmann. Se digitate su google "Auroralia" troverete ogni riferimento.
Non avevo mai visto gli ippocastani, non ne avevo nemmeno mai sentito parlare. A Sanremo non c’erano. C’erano le palme e quelle siepi di pitosforo che, in grandissimi vasi, recintavano i dehors dei locali pubblici, dall’odore acre e strano che ancora adesso associo al cono gelato che mi compravano quando ero piccolo nelle gelaterie vicine ai pitosfori.
Concorso "Racconti Slot Machine!" » Concorso "Racconti Slot Machine!"
Inviato da Stranoforte 28 Gennaio, 2010 445 0
Inviato da Stranoforte 28 Gennaio, 2010 445 0
Normal 0 14 Buongiorno, sono l'ispettore Mossacùlu della Rai, e non sono venuto per una visita di cortesia e senza attendere alcuna autorizzazione entrò con passo svelto nell'appartamento, dove iniziò a guardarsi intorno con sguardo indagatore. Ah, benissimo, avete il televisore vedo, rilevò l'Ispettore, che aveva avvistato nel salottino ciò che cercava. Embè?, rispose la ragazza che gli aveva aperto senza alzare lo sguardo dal cellulare, col quale stava messaggiando con 4 amiche contemporaneamente. Mi faccia vedere le ricevute di pagamento del canone, dal 2000 ad oggi, grazie, disse l'Ispettore accomodandosi su una sedia come se fosse a casa sua. Boh, che ne so dove sono, rispose la ragazza, sempre intenta nelle sue comunicazioni e masticando vigorosamente una gomma americana. Ah benissimo, quindi lei è in contravvenzione sa? Il canone si paga, cara signorina. Io? E perché devo pagarlo io? Quel televisore non è mica mio! Non c'entra la proprietà dell'apparecchio, signorina. È sul proprietario o sull'affittuario dell'appartamento in cui si trova il televisore che ricade l'obbligo di pagare il canone. E da me cosa vuole? Io mica sono la padrona di casa! Ah no, e chi sarebbe? Mia nonna. Ah, benissimo, allora è...
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