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Vedi? L’alba è lontana e la camera, il cui tempo si è fermato alla metà del Novecento, è invasa dalle stelle fuggite e dall’ombra. I fari a bulbo di narciso delle auto disegnano griglie di luce, rivelando i fiori della carta da parati sui muri. Luce, buio, luce, buio. Vedi? Il Bambino con il pigiama azzurro ora socchiude gli occhi. È solo nella stanza. Ha lasciato le morbide coperte del minuscolo divano-letto e si è avventurato nella camera. Ora avverte sotto i piedi nudi il calore del legno delle vecchie assi del pavimento. Fuori, di certo nevica ancora. Il Bambino sente i rumori attutiti dei fiocchi che cadono sulle tegole. Gli oggetti bisbigliano fra loro. Il Bambino ha paura e spalanca gli occhi. Gli oggetti interrompono il muto colloquio e tornano all’immobile apparenza. Il buio spegne le immagini nello specchio incastonato nell’immensa anta del vecchio armadio. Il Bambino chiude le palpebre per non guardare. Vedi? Nella camera, il cui tempo si è fermato alla metà del Novecento, il bambino, vincendo il batticuore, socchiude ora pian piano gli occhi per spiare gli oggetti. E all’improvviso gli appare il Sogno. ...
Passio e il vecchio pescatore
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PASSIO E IL VECCHIO PESCATORE (da "Le antiche gesta di Passio", XIV sec.) Passio Kawasaki Sushi Sampei è conosciuta ancora oggi come “l’Arrotina dell’amore”. Nell’antico Giappone feudale la sua figura era così popolare e leggendaria che qualcuno sostiene si tratti solo di un mito, di una credenza popolare. Le katane da lei arrotate, secondo una specialissima tecnica segreta, avevano il potere di fare innamorare perdutamente chi avesse ricevuto un leggero taglio di spada all’altezza del cuore. Imperatori, nobili e potenti di ogni sorta si servivano della sua maestria per ottenere non solo il corpo ma la sincera passione delle donne desiderate, o per combinare matrimoni di interesse osteggiati dalle fazioni rivali o intrighi di corte. Gli uomini comuni, più semplicemente, per vedere realizzato un amore non corrisposto di una contadina o di una pescatrice. Una piccola cicatrice sul petto: fu questa la firma misteriosa ma indelebile che Passio L’Arrotina dell’Amore appose per mano d’altri sulle donne più belle del Giappone antico. Un giorno di primavera del VII anno dell'era Tamagochi, Passio Kawasaki Sushi Sampei giunse camminando a passetti veloci sull'isola di Suzuki. I...
La scrittrice era carina, snella e piacevolmente trasandata. Seduta al suo banchetto nella libreria affollata, aveva continuato a firmare copie del suo nuovo romanzo per tutta la sera. Il suo agente le sedeva protettivo al fianco. La ragazza era sui vent’anni. Era già al secondo libro di successo. Il negozio era affollato di ragazzi più o meno della stessa età. E tutti avevano con sé una copia firmata del suo favoloso libro nuovo. La scrittrice scosse la testa e i capelli bruni, a caschetto, ondeggiarono ammiccanti. Più di un giovane che affollava la libreria si trovò a considerarla estremamente attraente. La ragazza invece stava pensando che iniziavano a venirle dei tremendi crampi alla mano. Era ora di finirla con tutta quella pagliacciata. * * * La pagliacciata, invece, durò fino alle nove di sera. Quando finalmente anche l’ultimo degli entusiasti clienti se ne fu andato, la scrittrice si alzò e annunciò che sarebbe tornata in albergo. Il suo agente si offrì di accompagnarla con la sua auto. Ma lei declinò, sapendo che tanto quello non avrebbe perso occasione per riprovarci. “E’ pericoloso,” le ripeté per l’ennesima volta. Ma lei...
Marta e il suo inferno privato - parte 1
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Marta si svegliò nel silenzio irreale della sua camera. Non era stato il sonno ristoratore, di quelli che ti rimettono al mondo, a farle riaprire gli occhi, perché da quando si era stecchita sul letto, senza nemmeno togliersi le scarpe, gli occhi chiusi a “+” come quelli di una talpa, erano passate solo due ore: prima di addormentarsi un silenzio altrettanto irreale, rotto dagli striduli cinguettii provenienti dall’albero di fronte casa, le aveva annunciato che il Regno della Notte era in rotta completa, e che i suoi bizzarri abitanti si stavano sciogliendo come sogni alla luce dell’alba. Ciò che la svegliò fu altro: un odore. Pungente, aspro, soffocante. Gli occhi aperti ora non coglievano che un muro buio, denso e impenetrabile. “Puzza…che è sta puzza….?? Nooo...mmmpf…” pensò Marta, ancora incapace di muoversi, il corpo inchiodato dalla paresi di un sonno che urlava pietà. Ma la puzza era veramente tanta. TROPPA. “Piscia. E’ puzza di piscia”. Il suo cervello elaborò questa certezza. Un puzzo del genere era ben memorizzato da una creatura come lei, chiamata Cane Giallo. Era un olezzo che le dava sempre il suo...
Le avventure di Solo. Episodio I (Intro)
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Sono Solo. Sono capo barman in un bar di cristallo, dove tutto è a vista: un enorme cubo dove le pareti sono spessi vetri e le porte sono porte a vetri. Poggiato su una piattaforma in mezzo al mare, lambito dalle onde, è collegato alla terraferma da una passerella. Il bar ha una sua appendice, la chiatta, dove c'è un chiosco, il cirinquito e dove il beccheggio e il rollio ti fanno sentire ubriaco prima ancora di bere. Il mio titolare ha undici teste e la sicurezza del locale è affidata ad un manipolo di ex eroi del cinema e dei videogiochi. Quelle che vi racconto sono le mie giornate tipo ed è tutto vero. Incredibilmente vero. Aspetto il mio prossimo cliente.Mi sembra di stare nel bar di guerre stellari, con Giubeca alla porta che sbraita chi può entrare e chi no, e Giabba De At che beve appletini sdraiato sul triclinio. Aspetto il mio prossimo cliente giocherellando con la bottiglia di vodka, quando mi arriva il “prossimo cliente”:...
Questa è forse la storia più strana che abbiate mai ascoltato. Ho un certo pudore a narrarvela: temo di venire preso per pazzo. Eppure ciò che sto per dirvi è la pura verità, ogni parola che da ora in poi sentirete uscire dalle mie labbra non è altro che il racconto scarno e distaccato di ciò che è avvenuto nella realtà. Dunque, dovete sapere che in paese vengo considerato un tipo strano e ombroso. Sono l’unico abitante dotato di una cultura superiore alla media, a parte forse il parroco e il medico condotto. Ma, contrariamente a loro, prediligo la solitudine e una passeggiata nella brughiera di notte a una serata trascorsa al caldo a bere e a raccontare pettegolezzi nella taverna in piazza. Forse questo mio gusto nell’appartarmi è stato scambiato per arroganza dalla gente del paese e dai contadini dei dintorni, adusi alla bonaria cordialità del dottore e del parroco. Ma non si tratta di niente di tutto questo. Mi piace soltanto trascorrere le mie giornate da solo, perso nei miei pensieri. Il vecchio cimitero di campagna, a...
Da “Il lato B del 68” - La Comune di condominio, parte 1 Una domenica mattina alla soglia degli anni Ottanta, di buon’ora, Igor Sciagura, trentenne già precocemente calvo e ingobbito a causa del continuo galoppare per la città per il suo lavoro di messo, udì trillare il campanello. I piccoli Ernesto e Fidél, figli di quello che era stato un valido partecipante delle lotte studentesche nell’hinterland milanese, si precipitarono ad aprire e, dopo aver strappato la maniglia dall’uscio, rotolarono sul pavimento scazzottandosi ed accusandosi a vicenda di aver causato il danno. “Il muro è pericolante vicino alla vostra finestra” disse un muratore entrando. “Mi manda il padrone di casa”. L’uomo s’addentrò nella camera da letto, trascinando sulle piastrelle due robuste assi di legno che aveva portato con sé: quindi cominciò a congiungerle fra loro con lunghi chiodi da falegname, usando come incudine la sponda del letto matrimoniale - da poco acquistato a rate - allo scopo di ricavarne una sorta di ariete. La minuscola moglie di Igor, Carolina Cazzaniga, ancora in pigiama, guardò stupefatta il coniuge, indirizzandogli messaggi gestuali che significavano: “Non dici niente?” Il marito allargò le braccia e...
Stavo lavorando nel mio negozio di fiori in una stradina nascosta di New York, nellUpper East Side. Ogni giorno mi recavo nel mio angolo alzavo la pesante saracinesca, giravo il cartello con su scritto OPEN e mi mettevo al lavoro fra le tante piante. Le mie sorelle, le mie confidenti. Tenevo ogni genere di fiore e bulbo, tranne le piante grasse, perché mi mettevano malinconia. Nei vasetti, mettevo il significato di ognuna di loro. Era divertente vedere come la gente si stupiva del significato che voleva dire un loro dono o come spesso le future spose stavano ore davanti ad ogni fiore per decidere quale potesse portare più fortuna al loro matrimonio.. Il mio negozio era arredato semplicemente, con colori pastelli, volevo che lattenzione fosse solo per le piante e che chiunque avesse la possibilità di perdersi, di distrarsi, di staccare da tutto. Prestavo sempre poca attenzione alla gente che entrava, la salutavo e tornavo subito al lavoro. Il mio compito era dedicato al riinvasamento delle piante, alla sua nebulizzazione, al regolamento delle lampade. Mi dava pace ed ero contenta. Un giorno vidi entrare un uomo sui 40 anni, alto,...
MARTA E IL SUO INFERNO PRIVATO – parte 2 “Notato niente?” aggiunse poco dopo, giocherellando col cordone delle veneziane simil giapponesi. “Eh?” “Notato niente, Cane Giallo?!” Marta si impegnò, fece andare al massimo il cervello, anche per evitare di dare di matto. Rimase incredula. Tutta la stanza era invasa dal piscio. Giallo, scuro e quasi denso per la gran quantità, arrivava all’altezza del bordo del letto, senza però strabordarvi sopra. La puzza le tornò in mente, acquistò un senso, ma ora era stranamente sopportabile. Un piccolo oceano privato di piscio. Era la conferma che la realtà che conosceva da sempre era andata a farsi un giro, senza avvertire. Cosa cazzo stava succedendo? “Salta su, presto..” disse Virgilio, sommerso di piscio fino alla cinta, dopo aver spinto verso il letto il salvagente a forma di paperella che Marta teneva ancora in camera, ricordi di bambina. Più che un salvagente era una specie di buffa imbarcazione, fatta come un salvagente ma chiusa sul fondo. Al culmine del lungo collo di gomma, gli ingenui occhi disneyani sormontavano il sorridente ed...
L'estate è alle porte - parte 1
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Tragedie Umane e Gustosi Manicaretti L’estate è alla porte..(“potresti svignartela dalla finestra” – “smettetela di far gli stipiti”) - parte 1 Sara fissò la propria immagine di fronte allo specchio. I jeans rossi dell’anno precedente urlavano vendetta: le cuciture sembravano dovessero cedere da un momento all’altro pronti a sprigionare un’energia capace di mantenere accesi i lampioni di Corso Emanuele per almeno 15 giorni. Questo era il periodo dell’anno che più odiava: mentre le giovani donne dal fisico asciutto scivolano voluttuose nei bikini sgargianti e trikini simil cilicio, lei veniva assalita da attacchi di panico, sensi di colpa e sogni premonitori. Si svegliava urlante e madida di sudore pensando alle lasagne della madre ed ai favolosi tortelli della nonna, due generazioni di donne responsabili dei morbidi paraurti depositati tra pancia e fianchi. Al culmine della disperazione la giovane femmina aveva individuato tre possibili alternative: Abbracciare per i 3mesi estivi la religione musulmana armandosi di un burqa integrale. Prenotare nelle biblioteche...
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