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- Se tocco qui? - Niente. - E qui? - Nemmeno. - Bene. Si mantenga il cuore. Sente dolore? - No, dottore. - Molto bene. E se le dico: Io non so più dolce cosa di ascoltarti chiara voce, la faccia veder bramo, senza lei mi è il mondo oscuro, la tua bocca io bacerei, tenerezza che tu ignori, uno fare di due ardori, io non so più dolce cosa.. - AHIAAA! - Ha sentito male?? - Si, dottore! Ho preso la scossa! - Accidenti, ero quasi certo che c’eravamo riusciti stavolta. - Già, anche io! - Lasci pure, le rimetto apposto il cuore. - Grazie. Ma, insomma, se il cuore l’abbiamo tolto, perché ho sentito la scossa? - Ah, non lo so, non lo so. - Dalle orecchie non dipende perché ci abbiamo già provato e ho sentito tutto ugualmente.. ...
Seconda vita
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Concorso "Racconti Slot Machine!" » Concorso "Racconti Slot Machine!"
Inviato da alpa 30 Marzo, 2010 96 0
Inviato da alpa 30 Marzo, 2010 96 0
Timidi raggi di sole si affacciano tra le nubi mentre pedalo sulla mia bicicletta malandata nellaria gelida del mattino, e il mio fiato si condensa in nuvolette sospese davanti al viso. Amo quando posso perdermi nella quiete ovattata. Il sentiero sconnesso si addentra nel fitto e scuro sottobosco, gli alberi sembrano chiudermi in un abbraccio e il silenzio è rotto solo dal frusciare lieve del vento tra le foglie. Lascio correre i pensieri che hanno ununica direzione, me stessa. Mi chiamo Laura, vivo in un piccolo paese dellappennino, abito in una modesta casetta e lavoro come cameriera nellunico pub della zona. Ho trentanni ma sono nata un anno fa. Fino allanno scorso ero una ragazza come tante, con un lavoro soddisfacente in una grande città, avevo una famiglia, una vita sociale appagante, prospettive e mete da raggiungere. Ora nulla esiste più. Io non esisto più. Ora sono una persona nuova, un personaggio costruito, sono finta. Si chiama Programma Protezione Testimoni: un buco nero che risucchia e annulla tutta la tua...
L’ESTETA Fissava il coltello che aveva in mano, con aria disgustata. “No, non va” – si disse. Aveva appena ucciso un barbone, in un vicolo. Si era assicurato che non passasse nessuno e che le finestre che affacciavano su quel tratto di strada fossero serrate. Era inverno e alle tre di notte non fu difficile riuscire a garantirsi un minimo di privacy. Il tipo era uno qualunque, di quelli che non noteresti mai se non per la puzza e per i mucchi di stracci attorno. L’aveva visto dirigersi verso quella specie di giaciglio, con passo malfermo. Una volta assicuratosi del suo sonno, aiutato dalla bottiglia appena scolata, aveva colpito. Con grazia, eleganza. In fondo, il suo scopo era proprio quello: dimostrare che si può uccidere con stile. Troppi omicidi volgari, in giro. Lui era un perfezionista. Un esteta. Avrebbe fatto un ottimo lavoro. Un’opera d’arte. Però qualcosa non gli piaceva, ora. Troppo sangue sparso a caso, e poi la posizione di quel “coso”. “Ma perché i barboni sono così brutti?” – pensò, inquieto. Ma rinunciò. Era tardissimo e aveva sonno. Si avviò verso la piazza per recarsi a casa, poco lontano. Ma qualcosa lo trattenne e tornò indietro. “Forse se...
DIECI HAIKU
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MangiaVersi - le poesie di Mangiastorie » Mangiaversi - poesie stile libero
Inviato da giordanogenghini 26 Aprile, 2010 161 0
Inviato da giordanogenghini 26 Aprile, 2010 161 0
DIECI HAIKU DI GIORDANO GENGHINI 1. Il piede destro - il sinistro, ed è un passo. Stagioni, vite. 2. Cadono foglie. Sulle dita dei rami unghie di gemme. 3 Ali di luna- nubi sospese, nastri. Sulle finestre, astri. 4. Sul davanzale tre vasi di primule. Mia moglie ride. 5. Neve sui rami - nere virgole i merli fra bianchi richiami. 6. Edera a sera. Sul pioppo, sulla vita pioggia appassita. 7. Fiori di volti ...
L'armadietto
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L’ARMADIETTO Era una notte lunga,interminabile. Dalla finestra socchiusa entravano leggere folate di vento che gonfiavano le tende di mussola bianca. Con la brezza tiepida mi sembrava di percepire profumi di primavera: teneri annunci di nuova vita, di dolce rinascita. Io, invece,mi sentivo morire! e qualcosa era apparso Piero Grossiero. Ma certo, Piero Grossiero, da Brugine, o semplicemente il Grosso, come lo chiamavamo al liceo. Era stato un mio compagno del liceo ed anche dei primi anni di Università, quando, circa trent'anni prima, studiavamo entrambi medicina all'università di Padova. Per un attimo pensai di aver visto un fantasma. Invece seduto in quella panchina del giardino pubblico, davanti a me, c’era proprio lui: Il Grosso in carne ed ossa . Era il più bravo della classe, intelligente, buono spiritoso, anticonformista e pieno di fantasia. In quel momento mi passarono davanti tutti i pomeriggi passati assieme seduti ai tavolini del Pedrocchi a parlare di tutto e di niente. Per la verità, col Grosso, più del secondo argomento che del primo. iEro comunque proprio contento di rivederlo. Ormai era passato così tanto tempo era scomparso anche quel senso di...
ANDARE A DONNE A CINQUANT’ANNI Un uomo sulla cinquantina, per andare a donne ha bisogno delle seguenti cose: 1) I capelli Una capigliatura decente e’ molto importante. Non si puo’bleffare con artifizi o riporti vari, altrimenti si rischia di diventare ridicoli. Molto meglio allora un buon trapianto o fare buon viso a cattiva sorte e rasarli molto corti, pero’ non e’ la stessa cosa. 2) Essere magri e moderatamente sportivi. La donna non ama il panzone assonnato e sempre stanco. Se volete dedicarvi a questa attivita’, e’ opportuno cercare di perdere I chili di troppo senza fare di questa attivita’ il vostro chiodo fisso, altrimenti perderete di vista la vostra meta e vi interessera’ di piu’ il vostro peso e la forma fisica piuttosto che le donne stesse. Questo atteggiamento verra’ subito riconosciuto dalla donna che non lo gradira’. Ricordate e’ lei che vuole essere al centro dell’attenzione, non il vostro corpo. Narcisisti! 3) Essere alti Se vi chiedono quanto siete alti dite sempre: circa un metro e ottanta. La donna tende...
Questo terzo capitolo chiude le avventure del vendicativo Dirty Frank....
Concorso "Racconti Slot Machine!" » Concorso "Racconti Slot Machine!"
Inviato da tupanka 07 Febbraio, 2010 137 0
Inviato da tupanka 07 Febbraio, 2010 137 0
Dopo aver percorso centinaia di metri tra scale mobili e scale non mobili, finalmente sento il rumore della città. Piove, 10 gradi credo, e come sempre il mio ombrello è rotto quando serve. Oggi i napoletani sembrano quasi più educati del solito. Lebbrezza della prima aria fredda da queste parti deve aver smosso un po le idee della gente. Probabilmente continuo a farmi troppe domande, troppe senza risposta alcuna. Sono giorni che ho dentro una malinconia profonda che non mi lascia vivere come vorrei. Sono giorni così cupi che stento a ritornare sui miei passi. Ho ancora, come sempre tra laltro, impresso in mente limmagine di lei che mi saluta per lultima volta. Riesco vagamente a liberarmi di questo pensiero, vagamente, o per meglio dire MAI. Oggi ho deciso di prendere un attimo di vita in più e di godere appieno la giornata: seppur lavorativa. Cerco uno sguardo tra la folla, degli occhi sconosciuti o semplicemente delle parole inutili. Cè qualcuno che cammina al mio fianco, qualcuno che non conosco ma che ha il passo come il mio. Mi...
"Vuoi una Marlboro?", gli chiese lei accendendogli una sigaretta.Detto questo allungò le gambe sopra al letto, fino a distenderle completamente e ne accese una anche per lei..Lui seguiva i suoi movimenti, guardava compiaciuto le sue ginocchia spigolose e quei polpacci magri, vestiti di pelle non troppo giovane oramai e neanche troppo liscia, che pena gli facevano..."Fumi sempre dopo aver fatto sesso?" Le chiese, nauseato dall'odore della nicotina annidata nelle profondità di lei, in ogni poro e piega della pelle, in ogni alito del suo respiro, e sotto il bordo delle unghie delle quali lui sentiva ancora tracce vive sulla pelle. "no, dopo aver fatto sesso mai, fumo solo nelle ore di lavoro" Lui annuì, fingendo di aver capito quel ragionamento, ma in realtà non riusciva ad immaginarsi cosa potesse pensare una testa attaccata ad un corpo spento e non più desiderabile, un corpo che veniva usato e poi gettato sopra il ciglio di un marciapiede, come un biglietto dell'autobus alla fine di una corsa. Lui guardò quel corpo ormai avvizzito, consumato da anni di esperienza e si rese conto di aver cercato, proprio nella sua bruttezza, il puro sfogo di un istinto primordiale e di aver goduto, dentro quel su...
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