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Sirene con le gambe - parte prima
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Una sirena con le gambe non serve a niente. Ma non serve a niente nemmeno cercare sempre un’utilità a tutto. E ora che sto morendo soffocato fra le cosce di questa sirena, mi accorgo di quanto tempo ho sprecato a cercare di dare un senso agli avvenimenti. Colpa del bisogno di controllo. Se avessi preso le cose per quello che sono, senza appiccicarci sopra etichette personali, sarei vissuto senz’altro meglio. Ora sto semplicemente soffocando, la mia testa è immobilizzata fra le cosce sode e giovani di questa sirena, serrate come una pressa idraulica. E la sua vulva, questa fitta foresta calda e umida che non mi permette di respirare, passatemi la battuta, non odora nemmeno di pesce. Non mi lamento. Ho smesso di divincolarmi, di tirare pugni, di graffiare, di pensare. Lascio che tutto divenga pian piano nero. Qualcuno potrebbe pensare che non combatto più perché è la morte che ho sempre desiderato. Un impossibile viaggio a ritroso dentro un nuovo utero, attraverso la passera di una donna pesce. Per poi rinascere in esotiche località marine. Forse. Ma ammetto che non mi era mai venuto in mente. ...
-Scusa- Mi dice. -Non preoccuparti..-Mentre la sto aiutando, mi finisce tra le mani un libro. La copertina sembra rilegata da morsi di topo, sul fronte leggo “La casa degli spiriti”, di Isabelle Allende. Fottuta Isabelle Allende. Avevo letto quel libro tanti anni fa per far presa proprio su ragazze così, per essere una cazzata pazzesca l’ho trovato un po’ ostico. Sembra una soap-opera sudamericana scritta in maniera molto raffinata. E com’è che i personaggi di libri sudamericani hanno tutti quei cazzo di nomi poi? Perché non possono chiamarsi con nomi normali , brevi, come Alex, Zac, Jeff. Pare che l’Allende sia perfetta per certe giovenche col fascino per la droga e per l’esoterismo. Mancava solo che dal culo si facesse uscire un qualche appunto di Castaneda, e allora il cerchio si sarebbe chiuso. Non sono mai stato un tipo che si beveva tutte quelle cazzate spirituali. Da piccolo ero obbligato ad andare a catechismo, e già allora gli idealismi di...
I will survive
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Oggi ho la bastardite. Qualsiasi cosa io abbia considerato sopportabile ieri, e che probabilmente non mi turberebbe domani, oggi costituisce una ragione per azzannare. Quando mi piglia la bastardite lo so appena sveglia, dalla prima cosa che vedo, dal primo rumore che sento, dal primo odore che inalo. Stamattina, nello spazio di un attimo, ho realizzato la gravità dell'attacco. Non ho altra scelta che ignorare il mio stato abbastardato, bardarmi, grugnire e andare in ufficio. Fortunatamente sono un asso della dissimulazione: posso piazzarmi, le otto ore, davanti al pc e resistere. Sarà sufficiente non parlare con nessuno, non incontrare nessuno, non rispondere alle telefonate di nessuno. Basterà mummificarsi nel loculo per il tempo che separa la strisciata di entrata dalla strisciata di uscita. Che ci vuole? Ora prima > Entrata Attraverso l'atrio senza salutare il centralinista che, per combinazione, si sta annusando l'ascella e non mi vede passare. Raggiungo la mia stanza di lavoro e...
Da ragazzo avevo un amico di nome Yama. Veniva da un paesino dell’India, Bihar, un paese povero irrigato dai flussi del Gange. I suoi genitori lavoravano per una fabbrica di scooter a Fatuha, e quando questa aveva chiuso la madre si era spostata qui con lui, mentre il padre aveva trovato lavoro in una raffineria a Barauni. Io e Yama avevamo un gioco, si chiamava “Come ti azzecco il morto”. Non era nato come un gioco vero e proprio. Ogni mattina Yama scorreva i titoli dei giornali, poi veniva da me e mi diceva: -Lo sai chi è morto?- Potevano essere personaggi più o meno rilevanti, ma a Yama non ne sfuggiva uno. Poteva essere Sexy-Cora, la pornostar tedesca morta durante un intervento di mastoplastica, o il triste suicidio di Mario Monicelli. Ricordo ancora con quanto entusiasmo venne da me un giorno dicendo: -Elizabeth Taylor- La mia Cleopatra delle notti solitarie. Ormai non c’era neanche più bisogno di aggiungere altro. Ci incontravamo alla fermata dell’autobus alla mattina e ci...
Il travone nero al banco mi sussurra l'ordinazione che naturalmente non capisco. Sarà qualche frociata tipo vodka pesca lemon piuttosto che redbull, bevono tutti la stessa cosa sti cazzo di uomini con le tette. E sussurrano tutti. Come a nascondere il vocione, come se me ne fregasse un cazzo del loro vocione e come se potessi capirli con il casino infernale che c'è in questo acquario spaccatimpani. Mentre gli faccio un cocktail a mia scelta, tanto non si lamenterà, mi ritrovo a misurarlo: è un bestione alto due metri, complici i tacchi su cui si muove come una scimmia con una zampa più corta dell'altra. Non deve essere facile starci sopra. Al travone, intendo, non sui tacchi. E chissà com'è starci sotto. Al banco c'è anche un uomo senza tette che mi infastidisce con la sola presenza. Sento già un feedback negativo, un aura di karmayoga tossica. Guai, insomma. Flirta con il travone nero credendolo una donna ed è evidentemente un maschio alfa che non c'entra assolutamente nulla con la festa dei tre sessi del sabato sera. Mi...
La focaccia di Battistin
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La focaccia di Battistin ...Me l'aseunno de neutte e poi m'adescioche perdo e bave comme 'na lumassa. Chi ha coraggio me digghe che son nescio,mi ghe diggo de scì ... e tetto fugassa. Me la sogno di notte e poi mi sveglio / che perdo le bave come una lumaca / chi ha coraggio mi dice che son fesso / Io gli dico di sì … e succhio focaccia...(V. E. Petrucci "A Fugassa" ). - Betta, anche questa notte lo stesso sogno, come se ci fossero due che ratellano [1] dentro la mia testa, cosa vorrà dire?- Giovanbattista Sciaccaluga, Battistin per tutti, aveva la barba lunga di una settimana, gli occhi rossi e le rughe sulla fronte sembravano ancora più profonde del solito mentre accendeva la vecchia abatjour sul comodino. La Betta, compagna di vita da tanti anni che nemmeno li contava più, si svegliò brontolando: - Ancora quei due? Vuol dire che devi andare dal tabaccaio a giocare i numeri al lotto, cosa rompi alle...
Flavinio sgranò gli occhi. Ad una decina di metri vide un sassone biondo con dei lunghi baffi intrecciati correre verso di lui. Deglutì al pensiero della grande ascia nelle mani del nemico. Alzò lo spesso scudo di metallo fino a nascondere completamente il viso, pensando che era meglio non vedere ciò che sarebbe accaduto. Con una mano toccò un ciondolo portafortuna, preparandosì come meglio poteva all'urto. Il suo respiro si fece affannato e proprio a pochi secondi dall'impatto capì di aver paura. Volse lo sguardo quasi smarrito verso Acilio. Anche l'amico si era riparato dietro l'ampio scudo. Teneva gli stivali ben piantati nel terreno nella speranza di resistere, il suo viso mostrava segni di rabbia. “Sporchi sassoni. Attento Flavinio, arrivano!” Il soldato romani avvertì distintamente il morso dell'ascia sull'acciaio. Al clangore metallico seguì un urto, poi un altro e un altro ancora. Flavinio faticò a credere che tutta quella forza potesse derivare da un solo uomo. Il romano si sentì addosso la pressione di decine di nemici, che premevano e annaspavano in cerca di spazio. Non fu in grado di soffocare un gemito. Il suo viso era sudato e aveva caldo....
C’è uno spiraglio di salvezza tra le morse serrate di codesta creatura troppo cresciuta. Vedo la luce del giorno che vi penetra. Un signor Grillo non può sostare serenamente tra la vegetazione senza che un gigante qualsiasi lo rapisca per sottoporlo ai suoi futili giochi. Che mondo beffardo accipicchia! Ai miei tempi era oltremodo diverso, oggigiorno c’è poco verde dove rifugiarsi e troppi predatori affamati. Mi dispiace ragazzo ma adesso non posso più giocare con te, ho altri affari e ben più importanti che mi aspettano. Scatto verso quella luce che offre libertà. Ecco, ci sono riuscito! Sono caduto su di un sasso muschioso ma non posso fermarmi. Basteranno due salti lunghi per portarmi a distanza di sicurezza. Zooomp Zoooomp Ouch!! Ineducata piantina! Perché non sei inerme? Birbantello cucciolo di umano! Privarmi meschinamente di un’antenna, non è una cosa carina da fare, mascalzone! Ci penserò in un altro momento, or ora è in atto la stagione dell’amore e l’istinto di copulazione freme. “…”...
Amore maledetto ( con morale annessa)
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Carlino Bagutti era un uomo cattivo. Un tipo poco raccomandabile, sempre pronto alla rissa, dedito all'alcolismo spinto, all'uso di stupefacenti, che emetteva rumori molesti in locali pubblici, rideva forte durante i funerali e spalava letame dentro le macchine dei vicini. Carlino Bagutti era destinato alla galera, ma un terribile incidente gli cambiò la vita: Un sabato sera, ubriaco fradicio, aveva guidato il tratto Rimini – Milano in contromano a 180 km orari con gli occhi semichiusi fumando uno spinello enorme. Il fumo, spesso e nero, aveva saturato la vettura impedendogli qualsiasi tipo di visuale. Cosa che non lo preoccupò minimamente, dato che era entrato in uno stato mistico e stava sognando di essere Garganella che amoreggiava con Puffetta. Miracolosamente, Carlino giunse dinanzi a casa incolume, parcheggiò, e dopo essere uscito dalla macchina venne investito da un autobus carico di suore in viaggio verso Lourdes. Le suore non si accorsero di nulla, e Carlino Bagutti rimase appiccicato al radiatore dell' autobus per 127 chilometri. Durante un tornante sui Pirenei, Carlino si staccò dalla vettura come fosse un moscone secco, rotolando tra gli alberi. Fu recuperato tre giorni dopo da un contadino, che scambiandolo per...
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