Il nano ed il gigante - Capitolo 5 Hot
Associa un cibo
Capitolo 5 – Ciclone a Mattonrosso
“Lord Sognirosa? Che nome ridicolo...!”
“Lo è”, ammise la signorina Scudoferro. “Ma è il più terribili dei nobili! Lo vede in che stato è la nostra città! Noi poveri facciamo tutti i lavori peggiori, la maggior parte di notte, di modo che nessuno debba vederci. E i ricchi vivono sulle nostre spalle”
Borr non sapeva cosa rispondere. Sentiva la voglia di duellare con i cattivi, di divenire un guerriero famoso. Certo che, un intero castello di soldati, magari era un po' troppo come inizio...
Sì, va bene. Anche con Torevas aveva fatto una cosa del genere, solo era più della serie toccata e fuga. A questo giro, come sarebbe andata?
“Se io acconsentissi ad aiutarvi, lei potrebbe aiutarmi nel mio viaggio verso casa?”
Era confusa dalla domanda. “Vuole che venga con lei?”
“Per i calzini lerci di Azemar, no!”, aveva ancora problemi con quel suo aspetto orripilante. “Vorrei solamente provviste, e dei soldi se possibile”
“Mi dispiace. Non possiedo nessuna delle due. Se fronteggiaste lord Sognirosa, suppongo lo fareste per la gloria soltanto”
“Signorina Scudoferro, la sua storia mi commuove”, biascicò nell'imbarazzo. “Ma la sua richiesta è assurda! Quale eroe, per quanto generoso ed altruista, accetterebbe un'avventura simile senza profitto alcuno, anzi, rischiando di farsi nemico un'intera casata nobile?”
Lei non rispose. Rimase coi suoi occhi cristallini a fissare il tavolo.
“Mi dispiace. Devo rifiutare”, disse con voce triste.
Uscì dalla porta di casa, e vide una scena che gli fece cambiare idea, di fretta e di furia.
Un uomo dai lunghi capelli biondi, ben pettinati in una cascata all'indietro, stava a monta di un cavallo bianco, accompagnato da tante guardie. Vestiva di abiti setosi blu ed armatura leggera viola, contrasto che era un vero proprio pugno alla vista.
“Quello è lord Sognirosa”, madame Scudoferro lo aveva raggiunto sull'uscio, e guardava il nobile insieme a lui.
“Beh, è sicuramente altezzoso, ciò nonostante non sembra malvagio...”
Ad un cenno della mano, una guardia in piena armatura, bussò alla porta di una delle catapecchie di fronte. Lentamente, aprì un uomo di famiglia, accompagnato dalle due figlie.
“Tyrem, sporco verme putriscente indegno della mia vista...”
Nemmeno il Dio dei nani avrebbe saputo dire se il signor Cacciatopi rimase più sorpreso dalla cattiveria gratuita, o dalla sua voce petulante e stridula, ridicola forse peggio del nome.
“Non solo scomodi il mondo con il tuo muso schifoso. No, hai anche il coraggio di non lavorare i campi per tre giorni di fila!”
“La prego signore”, rispose l'uomo. “Mia moglie ha preso una brutta malattia. Il dottore dice che qualcuno la deve guardare, e le mie figlie non ne sono in grado”
“Ah!”, scostò i capelli in un gesto di vanità. “Scuse da pezzenti, per pezzenti! Guardie, portatelo via!”
Dimenandosi dalla presa degli uomini armati, il poveretto urlava, “per favore! Non posso lasciare sola la mia famiglia!”
Lord Sognirosa non lo ascoltava. Vano della sua bellezza, osservava il riflesso del viso sull'armatura, brillante come uno specchio. “E cosa vuoi che mi importi? Sbrigati prima che...”, e sdleng!
Una padellata gli arrivò in piena faccia, ad una velocità inaudita.
La folla che si era riunita, fece un passo indietro. A parte una persona, madame Scudoferro.
Andò a raccogliere la sua padella, gustando il volto deturpato del nobile, il sangue che gli usciva dal naso. “Quest'uomo non ha nessuna colpa! Non merita i vostri soprusi!”
Il signor Cacciatopi rimase a bocca aperta. Per le selle impervie di Jamin! Questa nana ha fuoco da vendere!
“Ah! Mariel Scudoferro, di nuovo tu!”, fece un ghigno di rabbia. “Quante notti dovrai passare in carcere prima di capire che non devi farmi arrabbiare?”
“Non mi importa nulla! Tu non sei un sovrano! Non sei un nobile! Sei un mostro, un vile!”
“Zitta!”, le tirò uno schiaffo. Portava guanti d'arma in acciaio, quindi seppure fosse debole e molle come colpo, degno di lui insomma, comparvero tagli e lividi sul volto della nana. “Guardie! Portate via anche questa scocciatura, che impari una volta per tutte che il mio regno è eterno, la mia autorità indiscutibile, il...”, e sdloooong!
Gli era arrivata un'altra padellata in faccia, da una persona diversa.
La folla andò ancora indietro.
“Chi è stato? Quale delinquente ha appena firmato la sua...?”, sdalungngngn!
Terza padellata, terzo passo indietro.
“AARGH! FATTI AVANTI! BRUTO!”
Il signor Cacciatopi scese le scale dalla penombra dell'uscio in cui si trovava, la sua fida Sbattiterra in una mano, ed una padella nell'altra. “Spero non le dispiaccia signorina Scudoferro. Ho preso in prestito alcuni dei suoi utensili...”
“ALLORA SEI STATO TU?!”, urlava come una donna incinta. “PAGHERAI PER...”, sdlaaaan!
Quarto passo.
“Non mi interrompere mentre parlo”, Borr assunse un'aria autoritaria di gran lunga superiore a quella dell'uomo a cavallo. Aiutò la signorina ad alzarsi, “le ha fatto male quello schiaffo?”
“Non più del solito”, teneva a stento le lacrime sui suoi occhioni. “Piuttosto, lei, lei vuole aiutarmi...?”
“Non volevo”, brandì Sbattiterra con entrambe le mani. “Ma non sopporto i falsi uomini, i codardi come lui”
“Signor Cacciatopi...!”, scoppiò a piangere e lo abbracciò.
“Suvvia, lei porta il nome della madre di Gergamarr, Mariel. Veda di comportarsi come un vero nano...!”, brontolò. La verità, era che quell'abbraccio gli fece piacere. Era tanto tempo che non ne riceveva uno e, assurdo a dirsi, quella piccola ed orrenda nana aveva dei capelli fantastici. Venne quasi inebriato dal loro profumo.
Kaim imperatore! Che vado a pensare?! “Torni in casa, Mariel. Io penserò a questi farabutti”
“NOI FARABUTTI!”, lord Sognirosa era in preda ad una furia incontrollabile. Comparve un rossore delle guance sotto i pesanti strati di cipria del volto. “GUARDIE! LASCIATE STARE QUEI DUE, VOGLIO IL NANO! LO PORTEREMO NELLE PRIGIONI, E LO CONDANNEREMO ALL'ALBA!”
La signorina Scudoferro corse in casa, ed uguale Tyrem. Rimase a guardare la scena dalla finestra, stringendo con le estremità delle dita l'imposta, e pregò.
Nelle strade semi-deserte, rimanevano solo il signor Cacciatopi, lord Sognirosa ed una ventina di guardie.
Borr diede l'inizio della battaglia, facendo tremare il terreno sotto i loro piedi, menò dei fendenti veloci e precisi contro i nemici vicini.
Chiunque rimase impressionato nella maestria con cui agitava l'ascia, la roteava incurante del peso e del filo pesante. Per questo, la sconfitta fu di maggiore risalto.
Scattò verso il lord, pronto all'ennesimo colpo, ed inciampò. Da solo.
Proprio come dicevo prima, era in grado di maneggiare l'arma senza problemi. Eppure, il suo corpo era tozzo ed impacciato. Sognirosa scoppiò a ridere, dopo quel breve momento di paura.
Il nano cadde ai piedi del cavallo bianco, subito venne messo in manette.
“Lasciatemi! Non sapete l'errore che state commettendo!”, li avvertì.
“Ah sì? E come mai, nano?”
“Io ho un gigante con me! Quando non mi vedrà, verrà a cercarmi!”, sperando non stia dormendo.
Ci fu un sussulto generale dei paesani, le guardie al contrario sembravano abituate alle minacce.
“Mpf!”, il nobile aveva sentito discorsi simili centinaia di volte. Di solito il prigioniero non diceva scemenze assurde come il gigante, ma erano sempre compagni valorosi e potenti. “Portatelo via”
Ci tengo che lo sappiate, in quel momento, Gorg Gorg era abbracciato a Morfeo. Sognava una vallata di cervi, mucche, polli, maiali, elefanti. E lui nel mezzo che li mangiava tutti.
Così avrebbe continuato non fosse stato per una visita.
“Psst, gigante!”, sussurrava. “Ehi, gigante! Sveglia!”
La signorina Scudoferro entrò dentro l'orecchia di Gorg e gli urlò dentro, “svegliaaaaaaaaaa!”
Scatto in piedi di soprassalto, “chi è? Che c'è?!”
“Attento! Sono qui!”, la nana era attaccata al lobo dell'orecchio, cercando di non mollare la presa. Si accorse che le spalle erano vicine, quindi lasciò la presa e, con estrema maestria, atterrò vicino al collo dello stupefatto dormiglione.
“Chi sei tu?”
“Mi chiamo Mariel Scudoferro. Senti, tu sei amico di Borr Cacciatopi, vero? Ti ho cercato in lungo ed in largo per tutta la foresta...!”
Lui avvicinò il suo enorme occhio, per scrutarla meglio. Poi sorrise, e disse, “sai, penso di non avere mai visto nessuno bello come te”
“Sì sì, va bene. Senti, un nobile malvagio ha preso il tuo amico e.... che cosa hai detto?!”, spalancò ogni muscolo, fibra, arto del suo corpo. “Tu pensi che io sia bella?!”, era totalmente abbagliata da quel complimento che tanto aveva sognato nella sua vita di solitudine. “Mi prendi forse in giro...?”
“No. Hai due occhioni blu, un viso dolce e rotondo, capelli scuri scuri e lucenti. Secondo me sei bella”
“Ma sono una nana...!”
“Mariel. Tutti gli esseri sotto i venti metri di altezza sono nani per me”, stranamente aveva già imparato il suo nome.
“Sì, ma non ho la barba...!”
“Oh Mariel, siediti pure. Dobbiamo fare un discorso”, sedette, abbattendo un paio di alberi. Prese un tono paterno, “vedi. Tu sei una donna. Quindi non hai la barba, od il pisello. Io sono un maschio. Quindi ce li ho. Chiaro?”
“No no...”, scosse la testa.
“Sì. E' così invece”, disse col suo tono infantile ed ingenuo.
“Lo so che è così! Quello che dico è, che per i nani è diverso! Anche le donne hanno la barba!”
“Ah”, succhiò il pollice. “Che popolo disgustoso i nani...”, aggrottò le sopracciglia.
“Quindi io sono più bella senza barba?”, non riusciva a smettere di gioire.
“Certo. La barba irrita. E' come quando mangi una capra, e devi sputare la lana. Te la ritrovi in bocca tutto il giorno”
Mariel rise di gusto. Che giornata strana, pensò. Prima trovo un guerriero dall'aspetto burbero eppur col cuore d'oro. Ed ora un gigante simpatico e gentile...!
D'un tratto, la fretta che l'aveva portata lì veloce come il vento, la ritrovò e l'assalì. “Mi stavo quasi scordando! Un nobile malvagio ha imprigionato Borr, e vuole mandarlo alla ghigliottina domani stesso all'alba!”
Gorg era confuso. “Che cos'è la ghigliottina?”
“E' quel coso”, non trovava una descrizione. “Quello con la lama, che cade e fa zack!”
“Mmh. Fa zack?”
“Sì, insomma, che taglia la testa!”
Il gigante scattò in piedi, spalancò gli occhi, e la sua voce divenne una tempesta nel verde della foresta. “Vogliono tagliare la testa a Borr?! E se vuole mangiare, dove va il cibo dopo?!”
“No, Gorg. Se gli tagliano la testa”, aveva intuito che quello davanti a lei fosse ancora un bambino. Pensava solo al cibo, e molti temi da adulti gli erano oscuri. “Beh, se gliela tagliano, lui morirà. Sai cosa significa morire?”
“Sì”, comparvero dei lacrimoni grandi abbastanza da riempire tre vasche da bagno ciascuno, scorsero sulle guance rosa di latte. “Ma Borr non può morire. Borr è amico di Gorg. Borr è primo compagno...!”
“E infatti non morirà!”, Mariel lo rassicurò. “Io e te adesso andiamo a liberarlo, che ne dici?”
“Sì!”, smise di piangere, tutto allegro. “Batti cinque!”
Lei era più piccola di un dito. Guardò l'enorme palmo e disse, “meglio di no. Forza, verso il castello!”
In groppa a quella strana cavalcatura, Mariel provò un vento mai sentito prima.
Un vento di libertà.
NDA, la prossima domenica posterò il capitolo 6. Poi darò qualche settimana a voi mangiastoriani per digerire i tre capitoli di Mattonrosso :P
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recensioni redazione
Voto medio dell'autore: 2 user(s)
Molto bene
gustosissimo e piacevole, bravo sir credo! :)
Cibo
Consiglio
Pro e Contro
Sempre meglio
Sempre meglio, SirCredo, continua così.... mi piace sempre di più... non farci attendere troppo! (mi riferisco alla tua minaccia finale)
Cibo
Consiglio
Pro e Contro
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 1
Top 10 opinionisti - Guarda tutte le mie opinioni
La nana e il gigante... gimme five!
Continuo a leggere questo fantasy d'un fiato. Piccolo consiglio: attenzione in fase di rilettura, a volte la forma non è precisa. E vai con l'altro capitolo!
Cibo
Consiglio
Pro e Contro
Gentilissima come al solito Amarganta :D
La rilettura la faccio, forse è proprio il mio stile ad essere poco ortodosso (o simbolo di un italiano privo di regole grammaticali...)











