E' l'alba del quarto giorno. Ascolto il respiro regolare e profondo di Olmo e guardo il muro sopra il termosifone. La parete bianca è albume montato a neve e io ci annaspo dentro, alla ricerca di un tuorlo di senso.
Gledis, le lettere d'amore, il figlio smilzo della padrona di casa, Ernesta morta di crepacuore, l'affitto pagato, l'appartamento lasciato, il Foschi, Malerba, il singulto soffocato di Angela, l'uomo sudato al sexy-shop, il piccolo Eugenio annegato, la naiade ritrovata, l'uomo senza tronco nella foto, il maestro di musica, la Torrazzi che c'è o ci fa, il 1982... e tutto il resto: non potrei ricomporre questo mosaico neanche se fossi un genio dell'enigmistica!
Cedo al calar delle palpebre e sprofondo in una nuvola di chiara d'uovo…
La faccia larga del Foschi, bidimensionale, apre e chiude la bocca senza emettere suoni mentre, intorno, le orbitano tre santini: Eugenio, Ernesta e Gledis. Il santino di Gledis è una polaroid. C'è una quarta figurina che gira nell'aria, incrociandosi con le altre: è l'uomo solo gambe, mozzato dalla vita in su, con fibbia dorata ai lati dei mocassini marroni. Le immaginette compiono complete ellissi intorno al faccione in 2D che non smette di articolare mute parole. I santini arrestano il loro moto e si allineano sulla fronte piatta del Foschi. Non la quarta figura, che fluttua ancora. I tre, con flebili voci lamentose, ripetono all'unisono una parola:"Il coro, il coro, il coro, il coro, il coro." Nient’altro che quell'unica parola, incessantemente: "Il coro, il coro, il coro, il coro… - e ancora, a ritmo incalzante – il coro, il coro, il coro…”, fino al parossismo, ronzio assordante che mi sveglia.
Olmo fa la toilette mattutina. Gli eventi di questi ultimi giorni non toccano le sue incrollabili abitudini e questo mi assicura una dose indispensabile di serenità.
Lascio il tè a metà nella tazza e ripenso al sogno di poco fa nell'attesa, pigra, che i reni mi diano la spinta necessaria a tirarmi su dalla sedia.
"Maaaanx? Maaaanx!" Foschi! Incredibile! Strombazza il mio nome alla finestra, come se fosse una cosa normale! Non ho nessuna voglia di parlarci. Eravamo d'accordo!
"Maaaanx? Si affacci!" Insiste!
Esco sul balcone con l'indice già teso davanti alle labbra chiuse. Lui, Deo gratias, capisce al volo e comunica disponendo la mano a cornetta, pollice verso l'orecchio e mignolo verso la bocca. Rientro e rispondo al primo squillo, contenendo la stizza:
"Sono qui, Foschi, mi dica."
"Sì, beh, ecco… - bofonchia - mi chiedevo come proseguono le sue ricerche, se ci sono novità…"
"Foschi, cosa dice? Che novità dovrebbero esserci? Se ce ne fossero l'avrei avvertita, non crede? Piuttosto, è sicuro di avermi detto tutto? C'è qualcos'altro che dovrei sapere?"
Sto per continuare, sto per chiedergli come mai scriveva lettere d'amore a Gledis mentre seppelliva Ernesta. Sto per sbattergli in faccia che non credo alla storia dell'uomo distrutto dal dolore e che ho buone ragioni per diffidare di lui.
"A cosa si riferisce Manx? Non capisco…", mi chiede, fin troppo ingenuamente.
Mi prendo un secondo per decidere di tacere e di ripiegare su altro:"E' certo che Gledis non avesse trascorsi burrascosi, una storia recente andata male, un uomo respinto magari? Cerco appigli Foschi, appigli che lei non mi sta dando."
"La Ledi non aveva scheletri nell'armadio, Manx. Io lo saprei! Mi teneva a distanza, lo ammetto, ma non eravamo diventati due estranei." Sembra non credere nemmeno lui a quello che dice e chiude rapidamente la conversazione: "Mancano quattro giorni Manx, conto su di lei, non mi deluda."
Eccolo, il colpo basso, assestato ad arte nello stomaco, per ricordarmi che ho quattro giorni, compreso questo, per tornare da lui, l'accorato Foschi, a portare notizie rassicuranti. Rischio di cadere in un gorgo di elucubrazioni e di perdermi in labirinti che non portano da nessuna parte. Rischio di permanere nella chiara montata a neve fino all'esaurimento.
"Sai cosa ti dico? - sbotto rivolgendomi a Olmo che a malapena mi rimanda uno sguardo - che io non sono il personaggio di un romanzetto giallo dove tutto fila liscio e si risolve nello spazio di centocinquanta paginette! Non so in che razza di storia mi sono messa, ma so che andrò fino in fondo, vada come vada!"
Finisco di bere il mio tè, ormai freddo, e mi concentro su un particolare. Devo procedere per particolari. L'uomo solo gambe, chi è? E' lui la chiave della scomparsa di Gledis, oppure non c'entra affatto? Devo ripartire da qui. Recupero la foto mozzata, mi servirà, carezzo Olmo ed esco di casa con nuovo smalto.
Oggi conoscerò Aldo, il fratello pazzo di Gledis.