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La Giostra di Mangiastorie è una rassegna animata di incipit dei nostri racconti, tratti dalla Dispensa dei Golosi. Attualmente abbiamo selezionato una saga molto divertente, quella di Nino Carulo, scritta dal mitico Sibilio. Un rapido carosello di parole tra le quali poter scegliere, per placare la tua fame di storie nuove ....

Lascia che gli incipit dei racconti scorrano liberamente sullo schermo, si alterneranno da soli come i cavalli di una giostra, seguendo intervalli da 20 secondi. Goditi lo spettacolo!   Per leggere comodamente, lascia il cursore del mouse sul testo, e l'animazione andrà in pausa.

Se preferisci, clicca direttamente sul menù numerato in basso per curiosare più velocemente fra i vari incipit.

Quindi, una volta scelto il racconto che preferisci, clicca sul suo titolo per leggerlo interamente. Goditelo e se vuoi lascia un voto e un commento...

Se invece vuoi scegliere con più calma e maggior criterio, vai direttamente alla Dispensa dei Golosi!


 

  • Nino Carulo

     “Stavolta gli rispondo per le rime” pensò Nino mentre aspettava il suo turno fuori dall’ufficio del Direttore. Ogni lunedì mattina il Direttore convocava i suoi diretti sottoposti per un aggiornamento sull’andamento delle attività dei singoli reparti.

    Quella mattina le urla del Direttore si udivano chiaramente nell’anticamera dell’ufficio. Il Direttore era a un passo dalla pensione ma non aveva nessuna intenzione di mollare le redini del comando.

    Nino era un perito chimico, ma il suo sogno era stato diventare ingegnere. Aveva anche provato ad iscriversi all’università e aveva superato tre esami con voti scarsi, quindi aveva deciso che non era il caso di proseguire. Allora suo padre aveva contattato il Direttore, un caro buon vecchio amico di famiglia, che lo aveva sistemato in azienda.

    Ogni volta che Nino faceva l’anticamera per andare al colloquio non riusciva a trattenersi dal muovere ritmicamente e freneticamente la gamba destra e le mani cominciavano a tremargli in maniera vistosa. Inoltre serrava e riapriva gli occhi con una frequenza di trenta, quaranta volte al minuto. I pensieri nella sua testa si accavallavano, cercava di giustificare ogni errore o svista che il capo avrebbe potuto rimproverargli e non ometteva di recitare qualche preghiera.

    Anche quella mattina arrivò il suo turno e, non poco sudato che già faceva un odore acido, entrò nell’ufficio.

    Il Direttore era un uomo di stazza, sempre ben rasato, i capelli ingrigiti ravviati da un lato e la cravatta sempre ben annodata, anche se l’abbinamento cromatico fra giacca e pantaloni era spesso discutibile.

    “Vieni Nino, siediti”.

    “Buongiorno dottore”.

    “Ma che fai, mi dai del lei? Vuoi un caffè?”.

    “No no grazie, è che ho la pressione alta e…”. Nino si ricordò che non aveva preso la mezza pasticca di beta-bloccante e cominciò a divenire preda di un’ansia che si autoalimentava.

    “Nino io alla tua età avevo un metodo infallibile per abbassare le pressione ed era svuotare spesso le vesciche seminali. Chiedi a tuo padre quante volte…”. E si fermò come sovrappensiero.

    Nino era stato un po’ spiazzato da quell’atteggiamento goliardico, decisamente insolito per i colloqui del lunedì mattina e abbozzò un mezzo sorriso di circostanza.

    “Veniamo a noi,” riprese, “oggi non ho voglia di ascoltare i fallimenti del tuo reparto, ma devo chiederti una cosa importante e della massima riservatezza”. Nino si sentì, al tempo stesso, sollevato per lo scampato pericolo e orgoglioso per la fiducia che il Direttore stava riponendo in lui.

    Terminato l’incontro il Direttore volle offrirgli un caffè alla macchinetta vicino al suo ufficio. “Quanto zucchero vuole?” chiese il Direttore che davanti ai colleghi gli dava del lei.

    “No dottore, è che non prendo il caffè, sa… la pressione alta…”.

    “Prenda un tè, allora”.

    “Ecco sì prendo un tè, ci penso io dottore non si disturbi”. E schiacciò il tasto, ma la polvere di tè era finita, quindi la macchina erogò della semplice acqua bollente. Nemmeno zuccherata, perché lo zucchero è miscelato con il tè in quelle maledette macchine.

    Nino se ne accorse immediatamente, ma che poteva fare? Dire al Direttore che non c’era il tè e che doveva offrirgli un’altra bevanda? E poi già gli aveva detto che non poteva prendere il caffè…

    “Però per una volta forse non mi farà male” pensò, ma si ricordò che non aveva preso la mezza pasticca di Nalapress. Iniziò a sentire le prime gocce di sudore che gli imperlavano la fronte e il tremore delle mani iniziò a manifestarsi. Non aveva molto tempo per decidere, era una questione di secondi… Con la coda dell’occhio si accertò che nessuno lo stesse fissando. Il Direttore stava rispondendo al telefonino ma c’erano quei due che ridacchiavano.

    “Non possono aver capito, staranno ridendo per fatti loro. Certo che se è capitato anche a loro prima di me e mi vedono bere che figura faccio? Però devo sbrigarmi altrimenti inizio a sudare sul serio e allora sono fottuto. Quasi quasi butto il bicchiere nel secchio e faccio finta che ho già bevuto... No, non ci crederebbe nessuno, lo sanno tutti che ho un po’ di colite e se bevo una cosa troppo calda devo correre in bagno… Se questo stronzo rimane ancora un minuto al telefono, lo butto e sono salvo”.

    “Allora, ha finito questo tè?” chiese il Direttore riagganciando.

    Nino bevve l’acqua bollente in un sorso.

     

     

     

     

 

Commenti  

 
0 #1 Ab Normal 2011-12-18 16:41
Grande il nostro Nino Carulo! Grande Sibilio! 8)
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