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L'altra Dispensa

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Sveglio ormai da dieci minuti.Solo ora comprendo l’importanza fondamentale del puntare la sveglia la sera prima.Oggi a scuola c’era l’interrogazione di storia. Dio, credo mi beccherò un tre sul registro. Voto che sarebbe stato comunque il medesimo, semmai mi fossi presentato.Trascorsi altri dieci minuti, decido che è l’ora di alzarmi del tutto.Dinanzi a me si staglia un lungo corridoio: perché alla mattina il bagno è sempre così maledettamente lontano ?Dai, cammina senza farci caso, penso dentro di me. Un turbine di pensieri scuote ora la mia mente, come diavolo avrei spiegato ciò ai miei ? Beh, credo di aver trascorso momenti peggiori di questo, durante la mia vita.Ancora qualche passo e l’avrei raggiunto, quel maledetto bagno.Vedo la porta chiusa. Busso. Nessuna risposta. Povero idiota: sei solo in casa, i tuoi sono usciti da almeno un paio d’ore. Apro la porta ed entro dentro, vedo che anche le finestre sono chiuse. Ma quelle decido di non aprirle, troppa luce solare danneggerebbe i miei occhi, meglio la flebile luce artificiale della lampadina.Mi appresto a lavarmi i denti. Pensate pure quel che volete, ma il sottoscritto non ha mai imparato a lavarseli dall’alto verso il basso, solamente da sinistra verso destra. Continuo...
 
 
"E così tu sai spegnere le luci. Interessante" disse non senza una punta d'ironia Rita. "Pensi che ti stia prendendo in giro? Oh bè... Ci sono abituato. Non è un problema" fu la risposta quasi rassegnata di Frank. "Beh, dovrai ammettere che..." "No, no, davvero" tagliò corto il ragazzo "non è un problema. Te lo dimostro, se sei interessata." Rita ci pensò un attimo, si passò una ciocca di capelli biondi dietro l'orecchio, e guardò Frank da sotto in su. "Mi stai dicendo che hai un potere, e che ce l'hai solo di sera. Devi riconoscere che è la scusa più sciocca mai utilizzata per chiedere ad una ragazza di uscire. Anche se ti applaudo per creatività." "Non ho detto che ho questo potere di sera. Io spengo le luci elettriche. Se spegnessi le luci naturali, spegnerei il sole. Se così fosse, non ci terrei ad avere questa... Questa cosa, questo dono." Rita sollevò gli occhi al cielo e sospirò: "Certo, certo, come no." E poi, estraendo dalla borsetta le chiavi dell'auto, fece per allontanarsi. "E' una torcia quella?" fece Frank. ...
 
 
La Piccola Morte - prima 1884 - La stanza era fredda e male illuminata da una lanterna, posata al centro del canterano. Il giovane si sentiva a disagio in quella penombra, che aveva un che di peccaminoso ai suoi occhi perché creava strane figure che danzavano sui muri. La giovane donna era sdraiata nel letto, pallida e livida ma con un che di languido nelle membra. Come se la morte già si fosse impadronita di lei. Qualcuno sospirò nella semi oscurità, la madre della fanciulla. Tormentandosi le mani nel grembiule mormorava preghiere in una strana lingua. Poi si rivolse a lui, "Padre, fate qualcosa, vedete come è ridotta. Non vivrà ancora per molto, ne sono certa. Anche il dottore l'ha detto. Padre, aiutatela". Il sacerdote si fece avanti, era l'ultimo arrivato in quella parrocchia, che faceva parte del povero quartiere dormitorio della città nuova, e toccavano a lui quelle uscite nel cuore della notte, per portare conforto ai morenti nella maggior parte delle volte. E ultimamente ne aveva fatte molte di quelle sortite notturne, per aiutare come poteva chi si trovava in una condizione di sofferenza. In quei...
 
 
Respirare è doloroso. Ciò nonostante, il mio petto adesso si abbassa e solleva più velocemente, mentre monta in me una consapevolezza amara. Ora so cosa prova una preda. Conosco, in questo momento, la disperata ingiustizia del non avere scampo. Lurido figlio di puttana. Se conosci così profondamente i segreti della mia razza, non puoi non sapere che l' istinto dominante in me, quello del lupo, mi impedisce di cercare la mia morte. Che mi farà lottare per sopravvivere ad ogni costo, come è sempre stato. Non importa quanto la donna desideri morire: il lupo non vuole. Si è allontanato da me indietreggiando di qualche passo. Come se volesse osservarmi meglio. Un' ombra di stupore passa nei suoi occhi intenti. “Da quanto non lo facevi?” C' è un accenno di attonita tenerezza, nel suo tono, che mi provoca ancora uno spasmo di repulsione. Ho capito cos' è, questo senso di oppressione che mi sale da dentro, che mi contorce la faccia. Sto piangendo. “Christine” sussurra, di nuovo chino su di me. “Per quanto...
 
 
Si è fermato, ed ora si inginocchia a terra, curvandosi su di me. Ancora quel movimento rapidissimo, impossibile, delle sue pupille dalle quali non riesco a staccare le mie. “Ora mi ascolterai, da brava e senza ringhiare. Perché comportarti da lupo se hai ancora la tua coscienza umana?” Sento ancora la vibrazione salire dal fondo della mia gola. Ma si ferma lì, senza uscire. Un nuovo gelo, il senso freddo della paura, si sovrappone a quello provocato in me dal maledetto argento. E' vero. Lui me lo ordina, ed io non riesco più a ringhiare. “Immagino di doverti dare qualche spiegazione. Tanto per cominciare, vorrai sapere chi sono. “La risposta è molto semplice. Io sono quello che vi dà la caccia. A te e a tutti quelli come te. A tutti voi luridi mostri assassini.” Sorride di nuovo, ma è un sorriso tirato, ancora diverso da tutti quelli che gli ho visto stasera. “Ti stupiresti di quanti anni ho passato a contatto con voi. O meglio, sulle vostre tracce. Ho appreso molto sull' essenza...
 
 
“Aspetta... non qui.” Il suo sguardo interrogativo mi segue mentre scendo dall' auto. Poi mi imita, intimidito forse dalla mia sicurezza, sicuramente deluso dalla brusca interruzione dell' incantesimo. Lo raggiungo in un attimo, lo prendo per mano mentre si volta per attivare la chiusura centralizzata. “Vieni.” Sono leggeri i miei passi sull' erba, non così i suoi, non altrettanto esperti del percorso. Il suo respiro, dietro di me, si fa più pesante mentre lo conduco nel folto del bosco. Il Morvan, la Montagna Nera, nell' antica lingua gallica. E' un luogo fiabesco, con i suoi alberi pluricentenari dai tronchi spessi ed avvolti su se stessi in spirali magiche, i rami contorti che affondano nel cielo basso indistinguibile dalle fronde in cui s' impiglia. Perfino di giorno è abitato da ombre quiete, che la notte diventano sprazzi di luce lunare adagiati come pozzanghere luminose tra gli arbusti. Non stupisce che questa foresta fosse sacra, prediletta dagli sciamani dell' antica popolazione i cui resti riposano molti metri sotto di noi. Rallento fino a fermarmi...
 
 
Garou mi guarda con sospetto. “Davvero mi credi?” Gli angoli della mia bocca si piegano sornioni. “Perché, mi stai raccontando balle?” “No... ma...” Bevo un altro sorso del mio pastis. “Be', allora ti credo.” Anche la sua bocca si piega. Una smorfia che nelle intenzioni sarebbe un mezzo sorriso, insicuro ed amarognolo, il tipo di sorriso che non faccio fatica ad immaginare sul suo volto di ragazzino ai tempi della scuola, quando doveva essere il bersaglio giurato di tutti gli scherzi, anche dei più crudeli. Soprattutto dei più crudeli. Sospira. “Sei il genere di persona che non si capisce mai se stia dicendo sul serio o prendendo in giro.” “Senti chi parla. Guarda che sei tu che stai cercando di convincermi che sei un lupo mannaro.” “Io non cerco di convincerti. Lo sono davvero.” Piccato. Poi si ricorda che sta tentando di rimorchiarmi, e corregge il tiro, spremendosi un sorriso. “Volevo solo metterti in guardia.” Mi volto a metà sulla sedia, allargando lo sguardo sulla penombra fumosa della...
 
 
  Parte 3 Enorme, grasso e pesante fece il suo ingresso un incubo. Aveva ben poco dell’essere umano, a parte forse la figura e i lineamenti. I capelli erano una sorta di pelo ricciuto, lo stesso che ricopriva le zampe munite di zoccoli. Il ventre era pendulo e cascante, le braccia scimmiesche e le mani adunche dalle unghie sporche lunghe come artigli. La bocca, socchiusa in un ghigno infernale, lasciava intravedere, dietro le labbra, i canini, più simili a zanne che a denti umani. Dalla fronte, al di sopra del naso camuso e degli occhi crudeli dalle sopracciglia arcuate, pendevano due mostruose corna da capro. I genitali, quasi invisibili negli impuberi adepti della setta, erano invece mostruosamente evidenti al di sotto della pancia tremula. Leonardo distolse il capo. Quella cosa era un’aberrazione. Ste, dopo il primo momento d’orrore, era ricaduta dietro il velo d’incoscienza provocato dalla droga. Due piccoli fauni la fecero sdraiare supina sull’altare. L’orribile congrega cominciò a osannare il proprio dio. Leonardo si girò di nuovo a guardare e con un fremito d’orrore vide l’essere avvicinarsi alla ragazza con...
 
 
  Parte 2 Si voltò verso Stefania e la vide pietrificata dall’orrore. La toccò e lei si riscosse. “Dobbiamo fuggire,” le disse in un soffio. Stefania annuì concitatamente, ma non si mosse. Lentamente, Leonardo cercò di farla rientrare all’indietro nella fessura della siepe. Ma lei era atterrita e non riusciva a muoversi. Guidati da quello che pareva il loro capo, gli esserini deformi avevano iniziato a avanzare verso di loro. Sempre più spaventato, Leonardo arretrò a sua volta e, appena fu riuscito a fare indietreggiare Stefania, si affrettò a seguirla oltre la breccia. Una volta fuori, la prese per le braccia, scuotendola violentemente.  “Dobbiamo andarcene,” le urlò in faccia. “Dobbiamo andarcene, mi senti? Dobbiamo andarcene via!!” Finalmente lei si riprese, e lo guardò con due occhi terrorizzati. Ma annuì, con decisione. “Sì. Dobbiamo fuggire. Adesso sto bene...” Leonardo le prese la mano e le fece cenno di seguirlo, iniziando a correre. Le avanguardie di quei piccoli demoni stavano iniziando a strisciare fuori dalla loro radura sacra....
 
 
  Parte 1 “Guarda che bellezza!” “Incredibile!” I due ragazzi erano fermi ai piedi della collinetta che si innalzava pochi metri dopo l’ingresso. Era il parco pubblico più grande che avessero mai visto. Leonardo e Stefania distolsero per un attimo lo sguardo dalle fronde che si stagliavano sopra di loro. Si guardarono negli occhi e si baciarono. Erano innamorati persi, e si vedeva. In quell’istante Stefania pensò di essere veramente felice. “Come abbiamo fatto a non scoprirlo finora?” si chiese il ragazzo a mezza voce. Da quando si erano messi insieme, un paio di mesi prima, erano sempre alla ricerca di posti in cui ci si potesse sedere e stare in santa pace per un po’, da soli. Meglio nel verde, se possibile. “E’ strano davvero che non sia pubblicizzato quasi per niente,” commentò lei. In effetti, erano arrivati lì quasi per caso, attirati da una piccola pubblicità su un giornale locale. Leonardo era passato mille volte da quella strada, in auto, ma non si era mai reso conto che quello fosse l’ingresso di un giardino così grande....
 
 
 
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  • SirCredo ha inserito una opinione su La cittadella - parte ottava.
      E' bellissimo, molto originale e ben scritto. L'unico punto ( non problema, ma punto, cha sia ben chiaro) che voglio farti notare èdiverse cose sanno...
    wall 19 ore fa
  • SirCredo ha inserito una opinione su La cittadella - parte prima.
      Non so se lo fai apposta o cosa, ma i tuoi nomi sono strani. Sono finti, eppure allo stesso tempo danno delle immagini strane, in...
    wall 20 ore fa
  • Pepppers ha inserito una opinione su Fango.
      Un bel esempio di fantasy del nostro SirCredo. Mi ha particolarmente colpito la figura dell'Orco che sembra "più umano" degli umani. La domanda è chi...
    wall 21 ore fa
 

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