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Intervista a DD!

Ecco l'intervista che il mitico Gianluca "Horror" Fantini ha avuto il piacere di fare a DD (che non è una evoluzione transgender di BB)!


 

Fabio, cominciamo con una curiosità: partiamo dallo pseudonimo.
Perché Dorian Dum?


Per molto tempo non ho risposto a questa domanda perché mi divertiva l’idea che ci si “scervellasse” un minimo su ‘sta cosa, poi però dopo l’uscita del mio libro, il cui titolo è appunto “Io sono Dorian Dum”, me l’hanno fatta così tante volte che non è più così difficile trovare la risposta: si tratta dell’anagramma del mio cognome.

Uno scrittore è prima di tutto un lettore: tempo fa hai dichiarato la tua predilezione per la fantascienza classica, in particolare per un grande come Isaac Asimov. Ci racconti il tuo rapporto con il Maestro e anche quali sono gli altri tuoi autori preferiti?


Per me Asimov è stato davvero un maestro: ricordavo proprio tempo fa come “Io Robot” sia stato forse il primo libro letto in modo “spontaneo”, cioè non regalato o consigliato, ma acquistato, letto e scelto per empatia. Asimov mi ha insegnato che non esiste “un genere” se ami davvero scrivere, ma esistono storie belle e altre meno belle. Punto. In effetti io cerco di scrivere ogni tipo di storia che mi venga in mente purché senta che possa venire bene. Accanto ad Asimov metterei sicuramente Dan Simmons e Richard Matheson per ciò che riguarda la narrativa, ma non escluderei il fumetto con Frank Miller, Jack Kirby e Chris Claremont nonché il cinema con George Lucas e Steven Spielberg.
Noterete che mancano nomi italiani, ma solo perché dovrei citare tutti quelli che hanno contribuito, anche solo leggendo le loro opere, a insegnarmi a padroneggiare la nostra bellissima lingua.

Come nasce una storia “alla Dorian Dum”?


Difficile da dire, non c’è ( e magari ci fosse) una ricetta. Sicuramente c’è sempre uno spunto, un’idea che può venire anche dal suono di una parola o dal titolo di una canzone o ancora da un fatto di cronaca e poi, questo sì cerco di farlo sempre, la ricerca dell’originalità se non nella storia quantomeno nel modo di affrontarla. Poi,  richiamando la seconda risposta, scelto un tema principale cerco sempre di contaminarlo con altri di genere differente. Infine, come spesso mi capita di far notare, dal mio punto di vista realtà e fantasia sono divisi da un sottilissimo confine e quindi come accade per la vita vissuta, non è detto che le storie finiscano sempre con una soluzione di tutti i problemi, o con la morte del cattivo: quindi quando arrivo alla parte finale della storia cerco sempre di fare in modo che non sia scontata, vado alla ricerca del colpo di scena e soprattutto lascio la porta aperta, a me ma se vogliamo anche al lettore, verso una possibile prosecuzione della storia stessa. Probabilmente devo questo tipo di approccio anche alla mia passione per la serialità.

In “Eterno presente”, uno dei tuoi racconti più apprezzati sul sito, pur attraverso il filtro della fantascienza affronti uno degli argomenti più “delicati” della nostra storia, ovvero il Ventennio fascista. Ci racconti il perché di questa scelta?


In realtà più che una scelta è stato un percorso obbligato anche se intrapreso con soddisfazione.
Mi spiego. “Eterno presente” mi è stato commissionato dalla provincia di Latina (città dove vivo) nell’ambito di un progetto che è confluito nella pubblicazione di un’antologia di 33 racconti, uno per ognuna delle città della provincia pontina. Gli scrittori, una volta scelta una città della provincia, hanno dovuto raccontarne un fatto storico romanzandolo. Avendo io scelto Latina e dovendo legarmi a un periodo storico è stato giocoforza ricadere nel periodo fascista. Devo dire che, con tutti i distinguo del caso, è un periodo della storia Italiana narrativamente affascinate e ricco di risvolti tutti da sviluppare. Non escludo un “seguito” di “Eterno presente” o la trasformazione in romanzo.

Qual è il rapporto di Dorian Dum con gli altri media (internet, musica, fumetti, informazione, tv e radio)?


A questo ho in parte già risposto nella seconda domanda. Per quanto mi riguarda tutti i media contribuiscono a fornire spunti, a formare, come lo chiamo io, il mio background narrativo. Se invece si parla di gusti diciamo che relativamente a cinema e letteratura la spunta su tutti la fantascienza con il giallo/noir/mistery staccato di poco e poi thriller, action e avventura. In ambito fumetto direi che nutro una vera e propria passione per i comics americani in particolare per “I Fantastici Quattro”, il mitico quartetto creato da Stan Lee e Jack Kirby, anche se ultimamente ho preso a seguire un paio di serie manga davvero notevoli, parlo di “Zetman” di Masazaku Katsura e dello strabiliante “Gantz” di Hiroya Oku. Mentre il primo deve molto alle serie di super eroi americane, “Gantz” è davvero un condensato di originalità e azione basato su di una storia che miscela generi come fantascienza, horror, splatter con una spruzzata di erotismo.
Informazione, tv e radio li vedo come un’entità unica, in effetti in tv ultimamente seguo praticamente solo talk show d’informazione e il canale di SkyTG24, oltre alle partite del Bologna (essì, forza rossoblù!!) e quelle dell'Italia nelle competizioni internazionali, idem per la radio con la manopola fissa sulle frequenze di radio24.
Ma questo è forse dovuto al fatto che la musica attraverso iPod, YouTube quant’altro ormai è la colonna sonora delle mie giornate e delle mie scritture con i miei Guccini, Vasco, Ligabue, AC/DC, Depeche Mode.
Internet, infine, è sinonimo di lavoro: mi occupo di sicurezza informatica e passo in rete l’80% del mio tempo lavorativo. Da scrittore, invece, penso che la rete con la sua capillarità sia un ottimo alleato per chiunque abbia bisogno di far conoscere ciò che fa, sia esso un lavoro o una passione e quindi anche un prodotto letterario.
Come dicevo, occupandomi per lavoro d’informatica vivo a stretto contatto con internet da quando esiste  e mi è venuto più facile conoscere in tempi passati determinati meccanismi, che oggi sono alla portata di tutti, e quindi di sfruttarli al meglio per far conoscere il mio libro. Esiste poi il rovescio della medaglia: se da un lato c’è la possibilità di tenere costantemente informati un alto numero di persone sulle proprie iniziative a un costo prossimo allo zero, dall’altro è sempre in agguato il pericolo di rendere la propria presenza troppo pervasiva, rischiando di ottenere l’effetto contrario, un po’ il corrispondente informatico della sovraesposizione mediatica.
In ogni caso va tenuto presente che si tratta solo di una vetrina. Ritengo che il vero valore aggiunto in casi come il mio, sia il passaparola che nasce unicamente da un prodotto che i lettori giudicano di qualità.

Tu sei uno dei pochi di noi che abbia pubblicato “ufficialmente” con una casa editrice: puoi raccontarci qualcosa riguardo a quest’avventura?


È stata una esperienza davvero particolare e avendola vissuta con una casa editrice che non si può certo definire grande, ho potuto toccare con mano ogni singolo passaggio dell’uscita del libro e ne ho curato personalmente la promozione portandolo in giro per l’Italia; da quest’ultima circostanza in particolare ho tratto un’esperienza che mi è tornata utile anche in altri ambiti.
A chi vuole pubblicare trasferisco lo stesso consiglio che Barbara Baraldi diede a me a suo tempo: non conta pubblicare ma conta pubblicare bene. Questo, ovviamente non significa puntare a ogni costo a una grande casa editrice, ma a quella giusta; è importante non spedire il proprio lavoro “a pioggia” ma solo a quelle case editrici che nel loro catalogo hanno opere che sono in sintonia con ciò che si è scritto: non mandate il vostro romanzo fantasy a chi in catalogo ha solo thriller, noir e gialli, sembrerà banale ma succede e ha l’unico effetto di bruciare il vostro nome.
Altrettanto importante è trovare un editore che sia il più possibile trasparente nei nostri confronti.
Tornando a me, dopo aver pubblicato il primo libro nel corso del 2012 toccherà al mio primo romanzo: un giallo dai risvolti horror. Vi terrò aggiornati. Chiudo questa risposta con una domanda, anzi due: paghereste mai qualcuno per farvi lavorare? Perché allora pagare qualcuno per pubblicare il vostro libro?

Adesso parliamo di una delle mie “fisse”: il citazionismo “alla Tarantino”, per così dire. Qual è il rapporto di Dorian Dum, se c’è, con questo tipo di opportunità artistica?


Eh, personalmente quando posso la uso moltissimo, anche se cerco di “nascondere” le citazioni il più possibile: vivo questa cosa come una sorta di sfida tra me e il lettore. Ad esempio il racconto “La Tigre: il ritorno”, apparso qualche mese fa sul sito, è pieno zeppo di riferimenti a personaggi e situazioni prese dal mondo dei comics e della narrativa avventurosa oltre, ovviamente, a quelle esplicitamente salgariane.

 

 

Intervista a rosco115!

 

Cari mangioni,

vi presentiamo la prima intervista che inaugura il nostro magazine (dedicato appunto alle interviste...)

Abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda al mitico rosco115, new entry di Mangiastorie, ma subito saltato all'occhio per il suo inarrivabile talento comico

Lo abbiamo incontrato in una località segreta, che abbiamo raggiunto bendati e narcotizzati. Rosco115 ci attendeva nella sua vestaglia rossa a bordature dorate, sorseggiando una coppa di chardonnet, il sigaro nell'altra mano. E' sen'altro un uomo molto affascinante e i suoi baffetti a manubrio farebbero impazzire qualsiasi donna. 

Rifiutiamo lo champagne, che temiamo ancora narcotizzato, e attacchiamo con le nostre domande pungenti (e un po' pallose)....

Per fortuna rosco115 ci tiene desti con la sua ironia ...


- Rosco115, hai esordito con un tuo umorismo intelligente e cinico, caratterizzato da piacevoli e ben calibrati inserti surreali. Quali sono le tue maggiori fonti di ispirazione, anche non letterarie? Tutto ispira?

Tutto ispira, certamente. Una frase, il particolare di una faccia, una notizia letta sul giornale, una battuta che non fa ridere...Il mio sguardo, un po' obliquo sulla realtà, vira al comico, al surreale, al grottesco. Durante una passeggiata in montagna potrei immaginare di veder spuntare da dietro un albero uno gnomo vestito in smoking che balla il tip tap. Probabilmente nello stesso posto, un amante dell'horror sognerebbe di trovarsi faccia a faccia con un serial killer munito di sega circolare.

Il serial killer potrebbe, a un certo punto, ballare anche il tip tap, ma questo non posso saperlo.

Per quanto riguarda le influenze, ci metto i Fratelli Marx, Stanlio e Ollio, La Pantera Rosa, Peter Sellers, Totò, la Smorfia ( annunciaziò! Annunciaziò!) , Non Stop, Kurt Vannegut, Una strana coppia di suoceri (Peter Falk, Alan Arkin), Jack Lemmon, Walter Matthau, Mario Monicelli, Alberto Sordi primo periodo, Manfredi, Gasmann, Benni, Pazienza, Linus anni 80/90 ecc ecc...lista lunghissima.


- Rosco115: ha un significato particolare questo tuo nickname?

Quando anni fà ho iniziato a girare per internet, avendo scarsa memoria, ho cercato un nickname facilmente memorizzabile, quindi con grande astuzia, ho preso le ultime lettere del mio cognome (RO) e le ultime tre del mio nome (SCO) e le ho unite. Il numero del giorno e mese della mia nascita. Ho scoperto in seguito che Rosco era il nome dello sceriffo scemo di Hazzard. A volte il destino...


 - Domandona esistenziale: che significato ha per te scrivere? ti sei mai chiesto perchè lo fai, da dove scaturisce questo bisogno?

Scrivere è il modo più economico per creare mondi, personaggi e situazioni che a volte mi entrano in testa., come un colpo di pistola nella notte, BANG! E in questo caso possiamo parlare, con tutta la leggerezza del caso, di ispirazione.

Ma l'ispirazione è molto sopravalutata. Se si vuole scrivere in maniera continuativa, bisogna mettersi davanti al computer e provare a farsi venire una buona idea, svilupparla, rifarla, cestinarla, e rifarla ancora. Questa è la parte che mi piace di più. Mettermi alla prova. Trovare il ritmo giusto. Cercare la parola esatta.

Se ci riesco, e i miei raccontini piacciono a chi li legge, allora provo un grande piacere, che sconfina nel piacere fisico, mi spoglio e vado in giro per la città a abbracciare tutti quelli che incontro.


- Pensi che la comicità sia anche un modo di affrontare ed esorcizzare le nostre paure, un po' come usare un guanto da forno a fiorellini per le cose che scottano? O è semplicemente un libero sfogo istintivo su cui non c'è molto da filosofeggiare?
Certo. Nel mio caso mi ha aiutato molto a superare la paura verso le persone col porto d'armi che cercano di spararmi senza motivo. Grazie ai miei scritti ho esorcizzato questa fobia, e non ho più nessun timore nel farmi sparare addosso da sconosciuti. Anzi, spesso prendo a schiaffi tutori dell'ordine per provocarli. Purtroppo sino a oggi mi hanno solo preso a calci, ma non demordo.

 - Nei tuoi racconti ricorrono spesso i tratti grotteschi di un mondo quotidiano piccolo borghese che sembra implodere (o esplodere): la formalità per bene presente nei dialoghi de "L'esecutore", la "Coda" e l'alienante burocrazia che sfocia nel surreale; la famiglia sfasciata di Cappuccetto Rosso, con la nonna che non vale la pena di curare perchè già con un piede nella fossa....e così via; matrimoni sfasciati nel racconto della cella frigorifera, divinità molto umane. Sono solo contrasti per ottenere un effetto comico o dietro c'è una critica più o meno velata alla nostra contemporaneità? Alla sua apparente "normalità", dietro la quale si celano piccoli e grandi orrori quotidiani?

Non scrivo mai pensando di fare un trattato di sociologia sul mondo contemporaneo, ma leggendo i miei raccontini a distanza, salta all'occhio un filo comune, che potremmo chiamare:

Tutti noi, in certi momenti della giornata, siamo ridicoli. ( Questa splendida massima potete anche stamparla su delle magliette, non vi chiederò nessuna provvigione )

Quanto può essere ridicolo il Papa, con quella sottanona, mentre si reca in bagno? Gli finisce mai il rotolo di carta igienica sul più bello? Quanto è ridicolo Berlusconi con i suoi doppiopetti? La signora che la mattina alle cinque, in pigiama, porta il cane fuori a fare i bisognini? I ragazzi con i pantaloni sotto il culo? Non è ridicola la signora che dice al giornalista quanto il suo vicino, che ha appena ucciso 12 persone, fosse una persona tranquillissima. E il giornalista che chiede al padre di una vittima se vuole perdonare il suo assassino? E quelli che applaudono ai funerali?



 - Hai già pubblicato qualcosa, partecipato a qualche evento legato all'editoria o simili? Fai parte di qualche altro progetto o gruppo di scrittori?

Pubblicato, si. Nel senso che ho vinto un premio di scrittura umoristica e mi hanno pubblicato un racconto lungo. Ma essendo pigro ho scritto un romanzo giallo/comico che potrebbe essere un grande best sellers, se solo mi decidessi a mandarlo a qualche casa editrice. Così come i raccontini, che non ho mai mandato a nessuno...

Quindi, EDITORI!, muovetevi, sono ancora libero, contattatemi adesso, eviterete la fila.

Faccio parte di un gruppo di scrittori, alcolisti, che con la scusa della cultura, si ritrovano a gozzovigliare e cantare canzoni triviali a doppio senso. Abbiamo anche creato una fondazione e un blog ( che non citerò, perchè sono un signore).


 - Chiudiamo con una domanda mangiastoriana: che gusto hanno i racconti di rosco115? a cosa vanno accompagnati (contorno, vino) e cosa invece li rovina?

Direi che i miei racconti sono come una cucina semplice, fatta con prodotti di qualità, genuini, rispettosi di chi li coltiva e di chi li assapora. Un buona bistecca chianina, pasta trafilata in bronzo, una mozzarella di bufala come si deve, un buon pomodoro, origano fresco, olio d'oliva extravergine spremuto a freddo...

Un buon vino rosso, diciamo piemontese, invecchiato massimo quattro anni, da bere con gli amici.

Niente acqua, per favore.

 

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