Cari mangioni,
vi presentiamo la prima intervista che inaugura il nostro magazine (dedicato appunto alle interviste...)
Abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda al mitico rosco115, new entry di Mangiastorie, ma subito saltato all'occhio per il suo inarrivabile talento comico.
Lo abbiamo incontrato in una località segreta, che abbiamo raggiunto bendati e narcotizzati. Rosco115 ci attendeva nella sua vestaglia rossa a bordature dorate, sorseggiando una coppa di chardonnet, il sigaro nell'altra mano. E' sen'altro un uomo molto affascinante e i suoi baffetti a manubrio farebbero impazzire qualsiasi donna.
Rifiutiamo lo champagne, che temiamo ancora narcotizzato, e attacchiamo con le nostre domande pungenti (e un po' pallose)....
Per fortuna rosco115 ci tiene desti con la sua ironia ...
- Rosco115, hai esordito con un tuo umorismo intelligente e cinico, caratterizzato da piacevoli e ben calibrati inserti surreali. Quali sono le tue maggiori fonti di ispirazione, anche non letterarie? Tutto ispira?
Tutto ispira, certamente. Una frase, il particolare di una faccia, una notizia letta sul giornale, una battuta che non fa ridere...Il mio sguardo, un po' obliquo sulla realtà, vira al comico, al surreale, al grottesco. Durante una passeggiata in montagna potrei immaginare di veder spuntare da dietro un albero uno gnomo vestito in smoking che balla il tip tap. Probabilmente nello stesso posto, un amante dell'horror sognerebbe di trovarsi faccia a faccia con un serial killer munito di sega circolare.
Il serial killer potrebbe, a un certo punto, ballare anche il tip tap, ma questo non posso saperlo.
Per quanto riguarda le influenze, ci metto i Fratelli Marx, Stanlio e Ollio, La Pantera Rosa, Peter Sellers, Totò, la Smorfia ( annunciaziò! Annunciaziò!) , Non Stop, Kurt Vannegut, Una strana coppia di suoceri (Peter Falk, Alan Arkin), Jack Lemmon, Walter Matthau, Mario Monicelli, Alberto Sordi primo periodo, Manfredi, Gasmann, Benni, Pazienza, Linus anni 80/90 ecc ecc...lista lunghissima.
- Rosco115: ha un significato particolare questo tuo nickname?
Quando anni fà ho iniziato a girare per internet, avendo scarsa memoria, ho cercato un nickname facilmente memorizzabile, quindi con grande astuzia, ho preso le ultime lettere del mio cognome (RO) e le ultime tre del mio nome (SCO) e le ho unite. Il numero del giorno e mese della mia nascita. Ho scoperto in seguito che Rosco era il nome dello sceriffo scemo di Hazzard. A volte il destino...
- Domandona esistenziale: che significato ha per te scrivere? ti sei mai chiesto perchè lo fai, da dove scaturisce questo bisogno?
Scrivere è il modo più economico per creare mondi, personaggi e situazioni che a volte mi entrano in testa., come un colpo di pistola nella notte, BANG! E in questo caso possiamo parlare, con tutta la leggerezza del caso, di ispirazione.
Ma l'ispirazione è molto sopravalutata. Se si vuole scrivere in maniera continuativa, bisogna mettersi davanti al computer e provare a farsi venire una buona idea, svilupparla, rifarla, cestinarla, e rifarla ancora. Questa è la parte che mi piace di più. Mettermi alla prova. Trovare il ritmo giusto. Cercare la parola esatta.
Se ci riesco, e i miei raccontini piacciono a chi li legge, allora provo un grande piacere, che sconfina nel piacere fisico, mi spoglio e vado in giro per la città a abbracciare tutti quelli che incontro.
- Pensi che la comicità sia anche un modo di affrontare ed esorcizzare le nostre paure, un po' come usare un guanto da forno a fiorellini per le cose che scottano? O è semplicemente un libero sfogo istintivo su cui non c'è molto da filosofeggiare?
Certo. Nel mio caso mi ha aiutato molto a superare la paura verso le persone col porto d'armi che cercano di spararmi senza motivo. Grazie ai miei scritti ho esorcizzato questa fobia, e non ho più nessun timore nel farmi sparare addosso da sconosciuti. Anzi, spesso prendo a schiaffi tutori dell'ordine per provocarli. Purtroppo sino a oggi mi hanno solo preso a calci, ma non demordo.
- Nei tuoi racconti ricorrono spesso i tratti grotteschi di un mondo quotidiano piccolo borghese che sembra implodere (o esplodere): la formalità per bene presente nei dialoghi de "L'esecutore", la "Coda" e l'alienante burocrazia che sfocia nel surreale; la famiglia sfasciata di Cappuccetto Rosso, con la nonna che non vale la pena di curare perchè già con un piede nella fossa....e così via; matrimoni sfasciati nel racconto della cella frigorifera, divinità molto umane. Sono solo contrasti per ottenere un effetto comico o dietro c'è una critica più o meno velata alla nostra contemporaneità? Alla sua apparente "normalità", dietro la quale si celano piccoli e grandi orrori quotidiani?
Non scrivo mai pensando di fare un trattato di sociologia sul mondo contemporaneo, ma leggendo i miei raccontini a distanza, salta all'occhio un filo comune, che potremmo chiamare:
Tutti noi, in certi momenti della giornata, siamo ridicoli. ( Questa splendida massima potete anche stamparla su delle magliette, non vi chiederò nessuna provvigione )
Quanto può essere ridicolo il Papa, con quella sottanona, mentre si reca in bagno? Gli finisce mai il rotolo di carta igienica sul più bello? Quanto è ridicolo Berlusconi con i suoi doppiopetti? La signora che la mattina alle cinque, in pigiama, porta il cane fuori a fare i bisognini? I ragazzi con i pantaloni sotto il culo? Non è ridicola la signora che dice al giornalista quanto il suo vicino, che ha appena ucciso 12 persone, fosse una persona tranquillissima. E il giornalista che chiede al padre di una vittima se vuole perdonare il suo assassino? E quelli che applaudono ai funerali?
- Hai già pubblicato qualcosa, partecipato a qualche evento legato all'editoria o simili? Fai parte di qualche altro progetto o gruppo di scrittori?
Pubblicato, si. Nel senso che ho vinto un premio di scrittura umoristica e mi hanno pubblicato un racconto lungo. Ma essendo pigro ho scritto un romanzo giallo/comico che potrebbe essere un grande best sellers, se solo mi decidessi a mandarlo a qualche casa editrice. Così come i raccontini, che non ho mai mandato a nessuno...
Quindi, EDITORI!, muovetevi, sono ancora libero, contattatemi adesso, eviterete la fila.
Faccio parte di un gruppo di scrittori, alcolisti, che con la scusa della cultura, si ritrovano a gozzovigliare e cantare canzoni triviali a doppio senso. Abbiamo anche creato una fondazione e un blog ( che non citerò, perchè sono un signore).
- Chiudiamo con una domanda mangiastoriana: che gusto hanno i racconti di rosco115? a cosa vanno accompagnati (contorno, vino) e cosa invece li rovina?
Direi che i miei racconti sono come una cucina semplice, fatta con prodotti di qualità, genuini, rispettosi di chi li coltiva e di chi li assapora. Un buona bistecca chianina, pasta trafilata in bronzo, una mozzarella di bufala come si deve, un buon pomodoro, origano fresco, olio d'oliva extravergine spremuto a freddo...
Un buon vino rosso, diciamo piemontese, invecchiato massimo quattro anni, da bere con gli amici.
Niente acqua, per favore.