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De panchinitatis capram
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Saggio “De panchinitatis capram”ovvero saggio sul perché inspiegabile la capra dopo tanto sostare e campare( e anche bene) sopra la panca abbia deciso un giorno di trasferirsi al piano di sotto e crepare.IntroduzioneAnni di studi mi hanno portato a voler parlare di questo straordinario documento che l’anonimo kirghiso ha voluto donare all’umanità.“Sopra la panca la capra campa Sotto la panca la capra crepa”Due versi unici, straordinari, misteriosi.Ho dovuto fare i conti con le diverse versioni del manoscritto che scritto in Bungdi (Kirghiso antico) conta numerose traduzioni spesso non assimilabili per significati.E sono comunque anni luce lontano dal poter dare una chiave di lettura definitiva a questi ahimè troppo trascurati , straordinari versi.CAPITOLO 1PERCHE’ CAPRA MIA SEI CREPATA?Tirare le fila di un argomento così vasto richiede tempo energie e soprattutto la tenacia di chi conscio della assurda difficoltà dell’ opera , senza troppo esitare, entra nel merito della questione più importante.L’Anonimo ci ha voluto porre davanti un problema, un indovinello o si tratta di un vero e proprio mistero poetico che non chiede di essere risolto ma solo ammirato, contemplato?Facendo una prosa spiccia potremmo dire che, se ci rifacciamo alla traduzione più famosa del testo, quella presente nell’introduzione, il testo...
Lagos parte 1
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PROLOGO Fuori, la giungla. Il caldo era insopportabile. In quel buco ai confini del nulla verde i condizionatori d’aria frullavano come impazziti. Rivoli di acqua di condensa si snodavano come serpi indolenti nella strada fangosa, andando a terminare la propria precaria vita nella fogna a cielo aperto che si apriva a lato della carreggiata. Poco lontano, la fogna si gettava direttamente nel fiume Ebola. Dentro, la bettola era piena di gente. Poche le donne, quasi tutte prostitute. Un’accozzaglia di personaggi pittoreschi, e senza dubbio pericolosi. Un musicista dalle treccine rasta, che suonava una coppia di bonghi, allietava la serata degli avventori. I quali, per lo più, dimostravano di essere interessati a ben altro: la maggior parte degli uomini era impegnata a intrattenere puttane di sesso incerto sulle ginocchia. Qualcuno dalle maniere spicce aveva iniziato a darsi da fare. Seni e gambe nude avevano già fatto la loro comparsa fra gli applausi dei presenti. Poco lontano, a un tavolo discosto dagli altri, tre figure sedevano davanti a parecchie bottiglie di birra, apparentemente disinteressati a quanto accadeva loro d’intorno. Due di questi parlottavano fra sé,...
Vacanze in Spagna. Parte 1
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La prima vacanza con gli amici fu in Spagna. Eravamo io, Gino, Mimmo ed Emilio. Avevamo 18 anni. Io ero il solo ad avere una macchina. Mi era stata venduta da dei giostrai, si trattava di una macchinina dell'autoscontro, con sotto un motore elaborato di un tagliaerba, capace di raggiungere i 180 chilometri orari solo toccando il pedale dell'acceleratore. Aveva, oltre i due posti davanti, altri due sedili saldati dietro, ricavati da seggiolini del calcinculo. Quel gioiellino era munito di stereosette, collegato a delle casse acustiche da 300 watt di potenza. Se mettevo il volume a palla, la macchina si cappottava. Era una meraviglia, l'unico problema era che ogni tre chilometri bisognava infilare un gettone nella fessura. All'alba del 13 agosto 1983 ci trovammo tutti in piazza, per salutarci. I genitori piangevano, sventolavano fazzoletti bianchi come se partissimo per una missione suicida. Mia madre mi aveva dato una foto di padre pio, come portafortuna. Era una di quelle foto che a muoverla, gli occhi del santo si aprivano e si chiudevano. La madre di Gino gli aveva fatto promettere dinanzi ad una statua della Madonna di...
Mio cugino Pasquale
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Mio cugino Pasquale è un uomo molto importante. Una volta lavorava in un circo, era il più grande mangiatore di cristalli d'Europa. Ne andava matto, appena vedeva un bicchiere gli veniva l'acquolina. Un giorno è entrato in un bar e ha chiesto un crodino. Appena finito il crodino ha iniziato a mangiarsi il bicchiere. Il cameriere si è indispettito e gli ha urlato: "Ma che fa? Mi mangia il bicchiere di cristallo?" "Ti conviene stare zitto se no ti mangio tutto il tavolino!" gli ha risposto mio cugino, che non si fa mettere in piedi in testa da nessuno. Dopo un pò di anni che andava avanti a fare questo lavoro ha iniziato ad avere forti bruciori di stomaco, e il dottore gli ha consigliato di cambiare mestire. Grazie all'aiuto di un nostro parente che ha agganci molto in alto ( fa il Papa) mio cugino ha trovato lavoro come segretario di stato delle Nazioni Unite. E' stato lì un paio di mesi, era quasi riuscito a convincere Coffi Annan a bombardare la Svizzera quando su you tube è iniziato a circolare un suo...
racconto erotico
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Quella sera mi teleletrasportai sul pianeta Braz, giusto per fare qualche cosa di diverso. Mi avevano detto che lì si trovavano le più belle swarz della galassia, che non vedevano l'ora di arrotolare le loro lingue intorno ad uno dei miei sgrap. Ero eccitato come un fragof, infilai una mano dentro i pantaloni e mi sitemai lo sgrap centrale, che duro come un balzuc mi impediva quasi di camminare. Lei venne verso di me sorridendo; una swarz bellissima, aveva le piu belle dozzine di rabonf che avessi mai visto, e un borgf fantastico. “Non ti ho mai visto da queste parti, ma sembra che il tuo sgrap centrale non veda l'ora di conoscermi” disse, puntando il dito verso di lui, che emise un trillo così forte da svegliare gli altri due sgrap. Feci una grossa risata. Quella swarz era il tipo giusto, e io non vedevo l'ora di varchucchare come uno stulz di Bafalgamore. Glielo dissi. Lei arrossì, dalla punta della testa le uscì uno sbuffo di fumo. Poi mi prese la mano con la sua morbida ventosa e mi condusse a casa sua, in camera da letto. Si spogliò in un'attimo,...
La notte del dubbio (Prima parte)
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"Questo disagio risvegliato in me dal reiterare ciò che è condannato dalla legge di Dio e degli uomini non deve rendere più fragile la mia determinazione: in verità nulla di ciò che si compie è giusto o sbagliato ma è il pensiero che lo guida a renderlo tale." Così andava ragionando la persona incappucciata che, uscita da una casa in Bishop Gate, camminava a passo rapido restando il più accosto possibile ai muri della chiesa di St. Helens. Sulla quarantina, dal portamento eretto e agile, quell'uomo possedeva un volto particolare, dove una rada barba grigia e un’alta stempiatura che si spingeva sino al sommo del capo parevano espedienti studiati sapientemente per mettere in risalto lo sguardo intelligente e curioso. Ma esibire quel viso ed essere riconosciuto era quanto di più lontano dai suoi desideri, per questa ragione aveva atteso l'oscurità e accolto come un dono gradito la nebbia che, risalita dal Tamigi, rendeva la sua invisibilità quasi perfetta. Sempre di buon passo, si diresse un tratto verso ovest, oltrepassò la chiesa di San Paolo per poi svoltare a sud, attraversando la zona che un tempo ospitava il monastero...
Prima di crollare a terra ho sentito distintamente un “Fanculo” provenire alle mie spalle. Tanto che ho avuto il tempo di pensare “Ma a chi fanculo?”. Il “fanculo” era digrignato da una voce cupa e bruciata. Molto bruciata. Qualcuno avvezzo a concedersi cicchetti di lava seguiti dall’immancabile sigaretta. Mr. “Fanculo”, non ho mai avuto il piacere di vederti. Rimarrai per sempre Mr. “Fanculo”. Fanculo dunque, Mr. “Fanculo”… Il mio sguardo era fisso sulla campagna rianimata dalla primavera, verde e chiazzata di giallo, le chiome dei pioppi lontani mosse dal vento. Ero lì fermo che riprendevo fiato nel bel mezzo di una lunga passeggiata agreste. Quelle cha fanno bene alla salute. Rimiravo il bel paesaggio, così bello che qualcuno in altre epoche si sarebbe messo a dipingerlo. Ma ecco che all’idilliaca immagine qualcuno allega un sonoro sbagliato, un roco e infernale “fanculo”. The final fanculo. Tempi moderni, i quadri col sonoro. Prima di potermi girare per vedere chi fosse è arrivato un dolore così forte da diventare qualcosa di solido e separato dalla mia nuca che nel frattempo andava in briciole. Ho sentito un “craaack”, sordo, come se qualcuno avesse...
Il vizio di mio zio Umberto
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Il parroco don Gianni: un metro e 65 Il vigile, signor Costantino: un metro e 72 La signora Cesira e il marito Gastone. Un metro e 57 lui, un metro e 55 lei. Mio zio Umberto ha il vizio di andare in giro per il paese e misurare la gente. Lo fa da quando era piccolo, non si sa perchè. Se glielo chiedi, lui risponde con un “mah!” Fosse scemo, uno capirebbe, invece si è laureato alla bocconi con 110 e lode. Adesso lavora nel comune del mio paese come geometra. Se vede qualcuno in città che non conosce gli si avvicina, tira fuori il metro e lo misura. Se qualcuno gli domanda:“Ma cosa fa'!”, lui fa la faccia seriosa e agitando una mano gli risponde “Lei non si preoccupi, che io sono geometra e se faccio così un motivo c'è” Ma il motivo non c'è. Sarà una tara di famiglia, forse. Il padre di mio zio Umberto, mio nonno ( 1 metro e 88) per un certo periodo della sua vita aveva preso...
Il nano ed il gigante - Capitolo 1
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Capitolo 1 – Il signor Cacciatopi Luccicando tra le rigogliose fronde degli alberi, il sole rosso del tramonto spaccava le foglie verdi, illuminando il villaggio di Terranera. E in ogni dove gli abitanti conversavano, mangiavano, giocavano a carte. Quelli più seri e con una famiglia lavoravano pure, sudando ed imprecando. Ma di solito queste cose in una fiaba non le dice nessuno... Esattamente come nessuno parla mai del principe debole, o basso, burbero, cinico, insensibile, peloso, rozzo, maleducato e puzzolente. Nessuno a parte me, il vostro narratore. Qui bisogna partire per iniziare il nostro lungo viaggio, in una stamberga, un buco fatto da assi di legno, dove il nostro eroe combatté le sue prime battaglie. Siete emozionati all'idea di conoscerlo? Sì? Io non lo sarei... Il signor Cacciatopi aveva di nuovo problemi con i bambini del vicinato. “Sei basso, sei basso!”, gli dicevano. E gli tiravano pomodori alla finestra, glieli schiacciavano nella cassetta delle lettere. Lui usciva fuori brandendo una scopa come...
Cappuccetto Rosso
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C'era una volta un lupo che aveva una gran fame, da molto tempo non metteva sotto i denti qualcosa di morbido e succulento. Pochi giorni prima era quasi riuscito a mangiarsi tre porcellini, ma quei maledetti l'avevano fatta franca rifugiandosi dentro una casa di mattoni. Ai voglia a soffiare per cercare di buttarla giù, quella casa non si era mossa di un millimetro. Il lupo allora aveva provato a entrare dal camino, ma la coda aveva preso fuoco ed era dovuto scappare a gambe levate. Il lupo, depresso, si osservò la coda annerita e spelacchiata, e pensò che forse era il caso di chiamare il suo analista per un nuovo appuntamento. Stava quasi per comporre il numero sul telefonino quando sentì dei passi alla sue spalle ; Si girò di scatto e fu tanta la meraviglia quando si trovò di fronte una bambina. “ Una bambina!” esclamò il lupo “ Un lupo che parla!” gridò la bambina Il lupo aveva già l'acquolina in bocca e stava per...
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SirCredo ha inserito una opinione su La cittadella - parte ottava.E' bellissimo, molto originale e ben scritto. L'unico punto ( non problema, ma punto, cha sia ben chiaro) che voglio farti notare èdiverse cose sanno...
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SirCredo ha inserito una opinione su La cittadella - parte prima.Non so se lo fai apposta o cosa, ma i tuoi nomi sono strani. Sono finti, eppure allo stesso tempo danno delle immagini strane, in...










